Il Laboratorio di lettura del lunedì

di Fulvia Ceccarelli e il gruppo di lettura Da tempo coltivavo un sogno: dar vita ad un Laboratorio di lettura. Laboratorio, perché immaginavo qualcosa di non rigidamente strutturato, da aggiustare in itinere sulla base di ciò che l’esperienza avrebbe suggerito. Così, qualche anno fa, ho predisposto e fatto circolare una locandina dal titolo La lettura come strumento terapeutico, che ha raccolto un discreto numero di adesioni. L’idea è nata parlandone con un amico che ha condotto gruppi di lettura. Da quel momento ho iniziato a reperire informazioni, senza però trovare una modalità che mi convincesse fino in fondo. Che sentissi viva e coinvolgente, come accade quando inciampiamo per caso in qualcosa che ci fa vibrare dentro. Un libro, ad esempio, quando tocca certe corde. A lungo mi sono chiesta se fosse il caso di scegliere una tematica generale in base alla quale orientare le proposte. Oppure concordare la lettura di un libro che tutti avremmo letto nel mese intercorrente tra un incontro e il successivo, per commentarlo insieme. Tuttavia, considerato che un mese vola in fretta e può non essere sufficiente, a meno di scartare testi voluminosi, resta comunque il fatto che ciò che piace ad alcuni non piace necessariamente ad altri. E una delle poche regole della casa è che un libro può essere letto solo se ci ingaggia. E lo scopo del Laboratorio è incuriosire. Condivido appieno il suggerimento del buon Pennac, che sostiene che se tra libro e lettore non scatta una “corrispondenza di amorosi sensi”, meglio piantare il libro a metà. Oltre al fatto che già nel quotidiano siamo obbligati a leggere obtorto collo libretti di istruzione, clausole capestro e via dicendo. Mentre ero alle prese con i miei dubbi, mi sono imbattuta in un interessante programma radiofonico in cui degli attori leggono brani tratti da racconti e romanzi. Che mi ha fatto riscoprire il piacere di ascoltare storie lette ad alta voce da altri. Come accadeva con le fiabe. Quando, sbrigliando la fantasia, fantasticavamo di luoghi e personaggi evocati dal racconto. Da un lato, impazienti di sapere come sarebbe andato a finire. Dall’altro, dispiaciuti di abbandonare dei compagni di avventura. Così, mi è venuto in mente di coinvolgere un’amica attrice, proponendole di diventare la lettrice ufficiale del nascente gruppo. E lei, seria, mi ha domandato: “Perché cerchi un attore che si cali nella parte e non ti fidi del fatto che, se un certo personaggio e una certa trama ti hanno particolarmente colpita, troverai il modo di trasmetterlo a chi ti ascolta. Attraverso le pause, l’intonazione della voce, le sottolineature che saprai fare solo tu in quel preciso modo. Perché hanno conquistato te e non un altro”. Prendendo il coraggio a due mani, ho deciso che, di volta in volta, qualcuno del gruppo avrebbe letto agli altri poche pagine di un racconto che gli stava particolarmente a cuore. Presentandole a modo suo e fidandosi del buono che ne sarebbe scaturito. Al primo incontro eravamo una dozzina di persone. Più donne che uomini. Dopo aver brevemente illustrato le idee che mi frullavano in testa, sono entrata nel vivo, leggendo ad alta voce e in modo passabilmente gradevole, un brano tratto da Segreta penelope di Alicia Gimenez Bartlett. Rispetto al quale, peraltro, nutrivo qualche dubbio. Perché il tema trattato era impegnativo. Infatti il personaggio di Ramona, psicoterapeuta di lungo corso, sostiene la tesi che le donne siano più esposte degli uomini ad ammalarsi di patologie psichiche. Terminata la lettura, dopo attimi di silenzio, ho chiesto ai presenti di ascoltarsi dentro e provare a sentire quali emozioni avessero suscitato in loro le parole del racconto. Timidamente, una dopo l’altra, sono emerse delle riflessioni e anche qualche critica. Cosa spiazzante e apprezzabile al tempo stesso, perché il Laboratorio per non implodere, non può che essere uno spazio fisico e mentale, all’insegna della libertà di pensiero e di parola. Mica facile! Questa è stata la nostra modalità di procedere. Con cui abbiamo affrontato temi molto umani, al di là delle epoche storiche e delle latitudini. Ad esempio, leggendo Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita di Federico Pace, abbiamo riflettuto su cosa significhi scegliere e su come ogni scelta implichi l’abbandono di qualcosa in favore di qualcosaltro, generando cambiamento. Con Nemesi di Philip Roth, abbiamo sfiorato il tema della morte, chiedendoci se esista una buona ricetta per convivere con la sua ombra lunga o se sia meglio vivere fingendo di essere immortali. Questo tema, intenso e delicato, è stato reso pensabile grazie alle diverse anime presenti nel gruppo. E ci ha affratellato. Alla fine dell’incontro ci abbracciamo e le persone si attardano a parlare tra loro più del solito. Con Riparare i viventi di Maylis de Kerangal, affrontiamo il tema della donazione degli organi di una persona cara, morta di morte improvvisa, spesso molto giovane. Immedesimandoci nei parenti più prossimi, ci siamo chiesti cosa si provi sapendo che continuerà a vivere sì, ma sparpagliata in tante persone diverse. Leggendo L’uomo che vede passare i treni di Simenon, riflettiamo su quale sconquasso produca la fine di una storia d’amore. Mettendo a confronto il punto di vista maschile e femminile. Con L’arte di viaggiare di Alain de Botton, parliamo del “sublime”. Che per alcuni è la sensazione di sentirsi parte di un tutto, che seduce e nel contempo umilia, perché ci mette di fronte alla nostra finitezza di uomini. Come accade quando ammiriamo un paesaggio, un’opera d’arte, un fiore. Con In fuga, tratto da Sherzi del destino di Alice Munro, trattiamo dell’incontro con l’Eros. Di cosa significhi per noi il rifiuto dell’altro e di come talvolta ci si riconosca a pelle, tra estranei. Di quanto il destino esista a prescindere o di quanto invece ne siamo artefici. Con Ricordi e racconti di Umberto Saba, affrontiamo il tema del rapporto con chi, affettivamente vicino a noi, come una madre ad esempio, ha una sensibilità diversa dalla nostra. E ci ama diversamente da come vorremmo. Forse crescere significa imparare ad accettarlo. Con Il Regno di Emmanuel Carrere, trattiamo il nostro rapporto con