Dislessia evolutiva: neuroimmaig della lettura lenta e faticosa

di Roberto Ghiaccio I ricercatori conducono continuamente studi circa le cause della dislessia, l’identificazione precoce e i trattamenti. La dislessia evolutiva è associata alla d i f fi c o l t à nell’elaborazione dell’ortografia (la forma scritta) e della fonologia (la struttura sonora) del linguaggio. Per comprendere l’origine di questi problemi, gli studi di neuroimaging hanno confortato l’anatomia e la funzionalità cerebrale di persone con e senza dislessia. Tuttavia nonostante abbiamo tanti reperti di laboratorio resta ancora un’amara ostinazione alla sua negazione. Per molti anni, è stato comune tra genitori o insegnanti ( purtroppo anche alcuni clinici) credere erroneamente che un individuo con dislessia avesse difficoltà a leggere o padroneggiare le abilità linguistiche semplicemente perché non era intelligente o non si impegnava/ allenava abbastanza, o peggio era s v o g l i a t o / s f a t i c a t o / scansafatiche. Tuttavia, anni di ricerca mostrano che la dislessia non è correlata all’intelligenza o alla motivazione di un individuo, ma piuttosto a una difficoltà linguistica con basi neurobiologiche (vedi Galaburda, et al., 1985). Gli scienziati hanno scoperto che non esiste una singola sezione del cervello c h e s i a l ‘ u n i c a r e s p o n s a b i l e dell’apprendimento della lettura. I mo l t e p l i c i p r o c e s s i c o i n v o l t i nell’apprendimento della lettura come la mappatura grafema-fonema, in cui le lettere possono essere associate ai suoni corrispondenti e decodificate, e il riconoscimento visivo della forma delle parole, in cui i lettori mappano parole familiari e producono rappresentazioni mentali di tali parole, si verificano in una rete di aree del cervello piuttosto che in un’area specifica. Poiché il cervello umano non è già cablato per leggere, non esiste un “centro di lettura” del cervello e non ci sono “geni di lettura”, ogni singolo cervello deve imparare a leggere da solo. Nell’imparare a leggere, il cervello compie un’impresa incredibile: crea un circuito specializzato che serve solo per leggere, riciclando parti del cervello originariamente progettate per svolgere altre funzioni, come recuperare i nomi. Questo nuovo “circuito di lettura” combina processi provenienti da diverse aree del cervello e quindi funziona a una velocità così veloce da sembrare quasi automatico. Ma non tutti i cervelli creano facilmente un circuito di lettura fluido. Questo è il caso della dislessia. Piuttosto che essere una malattia o una condizione medica (l’errata percezione comune), la dislessia è u n ‘ o r g a n i z z a z i o n e c e r e b r a l e diversa, una neurodiversità, o meglio una neuovarietà, in cui il circuito di riciclaggio per la lettura è stato interrotto o cablato in maniera differente, cosi da non garantire quella padronanza c o m p o r t a m e n t a l e n e c e s s a r i a a l l ’ a u t o m a t i z z a z i o n e . Da t a l e “mancanza” centrale scaturiscono effetti non solo sugli apprendimenti ma anche sul funzionamento/adattamento. Poiché la lettura è un’invenzione culturale nata dopo l’evoluzione degli esseri umani moderni, nessuna singola area cerebrale funge da centro di lettura. Invece, le regioni del cervello che assolvono altre funzioni, come il linguaggio parlato e il riconoscimento degli oggetti, vengono reindirizzate-riciclate (piuttosto che specificate in modo innato) allo scopo di leggere (Dehaene & Cohen, 2007). La lettura coinvolge molteplici processi cognitivi, due dei quali sono stati di particolare interesse per i ricercatori. La mappatura grafema-fonema in cui le combinazioni di lettere (grafemi) sono mappate sui suoni corrispondenti (fonemi) e le parole sono quindi “decodificate”insieme, questi processi ci consentono di pronunciare parole e di accedere al significato. In accordo con questi processi cognitivi, studi su adulti e bambini hanno dimostrato che la lettura è supportata da una rete di regioni nell’emisfero sinistro (Price, 2012), comprese l e cortecce occipito-temporale, temporo-parietale e frontale inferiore. La corteccia occipito-temporale contiene “l’area visiva della forma della parola”. Sia la corteccia frontale temporo-parietale che quella frontale i n f e r i o r e s v o l g o n o u n r u o l o nell’elaborazione fonologica e semantica delle parole, con la corteccia frontale i n f e r i o r e coinvolta anche nella formazione dei suoni del linguaggio.È stato dimostrato che queste aree cambiano con l’età (Turkeltaub, et al., 2003) e sono alterate nelle persone con dislessia (Richlan et al., 2011). La corteccia occipito-temporale ha la potenzialità epigenetica dell’area visiva della forma della parola. Sia la corteccia frontale temporo-parietale che la frontale inferiore svolgono un ruolo nell’elaborazione fonologica e semantica delle parole, la corteccia frontale inferiore è coinvolta anche nella formazione dei suoni del linguaggio. È stato dimostrato che queste aree cambiano con l’età (Turkeltaub, et al., 2003) e sono alterate nelle persone con dislessia (Richlan et al., 2011). La prova di una connessione tra la dislessia e la struttura del cervello è stata scoperta per la prima volta esaminando l’anatomia del cervello di adulti deceduti diagnosticati dislessici evolutivi (Galaburda). Le attuali tecniche di imaging hanno rivelato un volume di sostanza grigia e bianca inferiore e un’integrità alterata della sostanza bianca nelle aree occipito-temporali e temporo-parietali dell’emisfero sinistro. I primi studi funzionali erano limitati agli adulti perché impiegavano tecniche invasive con utilizzo materiali radioattivi. Il campo della mappatura del cervello umano ha beneficiato notevolmente dell’invenzione della fMRI. Studi provenienti da diversi paesi sono convergenti nei risultati di aree alterate dell’emisfero sinistro (Richlan et al., 2011), comprese le [LP1]  cortecce ventrale occipito-temporale, temporo-parietale e frontale inferiore (e le loro connessioni. Diverse varianti genetiche sono associate alla dislessia e il loro impatto sul cervello è studiato stato nelle persone e nei topi. Gli animali che sono stati allevati per avere geni associati