L’ADHD e la gestione del tempo: l’orologio interno veloce

di Roberto Ghiaccio scientific sett ott 22 Calda giornata di inizio agosto (molto calda), è afosa anche l’aria condizionata, sudo e faccio tardi, e pure sono sceso quasi un’ora prima, la playlist dell’auto infuocata passa Sergio Cammariere che canta “Tempo, mondo di sogno Mezze creature superumane Sento chitarre, gatti suonare E lancinanti come zanzare Tempo, sembra leggero Poi d’improvviso tutto è importante Ogni dettaglio significante Può divenire significato”. Tempo, il tempo, ed allora in quella situazione penosa ed imbarazzante, sudato in ritardo ma sceso prima mi ricordo le parole di un giovane adulto… “Sono in ritardo. Sarò lì tra poco. Mi dispiace tanto di essere in ritardo…e pure sono partito prima, è che calcolo sempre male tempi, ma mo arrivo” il giovane giungerà dopo settimane a fare i l suo approfondimento per ADHD (nel corso dell ’articolo capirete perché settimane). “Time is the ultimate yet nearly invisible disability afflicting those with ADHD.” Un deficit di elaborazione del tempo è stato proposto come endofenotipo neuropsicologico per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), ma la sua traiettoria di sviluppo deve ancora essere esplorata e compresa. La maggior parte delle persone con ADHD fatica a gestire il proprio tempo e a fare le cose giuste al momento giusto. Perché la procrastinazione, la cecità nel tempo, l’annebbiamento e il ritardo cronico sono rilevanti impacci quotidiani per i soggetti con ADHD. L’ADHD è associato a una varietà di problematiche non incluse ne menzionate nei criteri diagnostici ufficiali, come la disinibizione emotiva, i problemi di memoria, la consapevolezza di sé la motivazione, ed opacità nella percezione del tempo. Il concetto di tempo è un mentale e biologico che è innato in molti organismi viventi e include la percezione del tempo, la sequenza temporale e la riproduzione del tempo. Il senso del tempo è una funzione esecutiva implica una ripartizione fluida del tempo disponibile tra le varie attività/ priorità, il successo nella vita e un buon adattamento richiedono una buona gestione del tempo ma l’orologio interno di alcune persone ticchetta troppo forte, o troppo lento, il che influisce sulla loro capacità di gestire il tempo ma fortunatamente, possiamo integrare le capacità interne con sistemi, strumenti e strategie esterni, che ai soggetti con ADHD vanno insegnate. Il tempo richiede attenzione e la gestione del tempo richiede capacità di inibizione, planning e sequencing, le buone intenzioni o la buona volontà non bastano, in quanto scompaiono a causa della scarsa consapevolezza del tempo che aumenta la disattenzione e non silenzia le attività concorrenti, affaticando così la memoria di lavoro. La percezione del tempo è direttamente associata all’elaborazione del tempo, ovvero alla capacità di registrare e stimare quanto tempo sta trascorrendo. In questa rassegna, la percezione del tempo è definita in termini pratici e l’elaborazione del tempo e la prospettiva del tempo sono discusse in termini di focalizzazione e velocità di elaborazione della percezione del tempo. La relazione tra deficit specifici nella funzione esecutiva, come difficoltà con l’inibizione emotiva e comportamentale, ridotta capacità di memoria di lavoro, automotivazione, pianificazione e risoluzione dei problemi, e la loro connessione con l’ADHD sta diventando più chiara per i clinici. Le problematiche relative al funzionamento esecutivo e alle differenze nella percezione del tempo sono state rilevate più spesso nei bambini con ADHD, ma ora vengono studiate anche negli adulti con ADHD. La connessione tra disfunzione esecutiva e ADHD ha portato i ricercatori a ipotizzare che la sintomatologia dell’ADHD potrebbe essere collegata a un deficit nella percezione del tempo. Uno studio che ha confrontato i bambini con ADHD e i controlli a sviluppo tipico (TDC) ha mostrato che i bambini con ADHD avevano difficoltà nei compiti di memoria prospettica. Secondo Barkley i soggetti con ADHD hanno una sorta di miopia per il futuro, ossia non riesco a vedere il là e allora, ma solo un qui ed ora, in una sorta di interruttore o ora o non ora. L’orizzonte temporale è offuscato e ridotto, per questo pianificare il futuro appare complicato, con il rischio o di una eccessiva immediatizzazione o una procastinazione in un frenetico rapporto con i tempi. Tale orizzonte temporale breve impone una maggiore attualizzazione temporale per cui ciò altera anche la sensazione del guadagno, dell’attesa, studi ormai noti sottolineano come le persone con ADHD scelgono opzioni con guadagni più immediati, come se il presente fosse percepito di più rispetto al futuro. Quando un’attività di memoria prospettica basata sul tempo è stata somministrata a un gruppo ADHD e a un gruppo TDC, le prestazioni del gruppo ADHD erano significativamente peggiori rispetto al gruppo TDC e avevano più difficoltà a ricordare gli elementi dell’attività, con deficit in memoria di lavoro e con disattenzione. Altri studi hanno dimostrato che i compiti a tempo tendono a provocare l’effetto di sovraccarico cognitivo nei soggetti con ADHD, che potrebbe portare a uno svantaggio significativo nella vita di tutti i giorni e ostacolare le prestazioni a scuola o al lavoro. Sulla base di questi recenti studi, si può ipotizzare che la percezione del tempo sia un fattore di mediazione tra ADHD e deficit nel funzionamento esecutivo e possa comportare difficoltà significative per l’adattamento quotidiano. Nel 2005, Toplak e Tannock hanno identificato differenze pronunciate negli adolescenti con ADHD nella discriminazione e nella percezione del tempo, il che li ha portati a ipotizzare che gli individui con ADHD abbiano gravi menomazioni legate alla percezione del tempo e che potrebbero aver e cause neurobiologiche. Ulteriori studi hanno dimostrato che i bambini con ADHD avevano deficit nella percezione del tempo, della sequenza temporale e della riproduzione del tempo rispetto ai TDC. Altri ricercatori hanno anche riscontrato differenze tra adolescenti con ADHD e un gruppo di controllo per la stima del tempo, in particolare per intervalli di tempo più lunghi. Il gruppo ADHD ha fatto male in un compito di prestazione continua, ma non c’erano differenze significative nella memoria di lavoro. La letteratura suggerisce che le persone con ADHD si comportano male in specifici compiti di replicazione a tempo che si basano fortemente sul controllo dell’impulsività e si concentrano sui processi