Uomini Altamente Sensibili

di Federico Rossi Cosa significa essere un (vero) uomo?In fondo un uomo non è che un essere umano che dimora all’interno di un corpo maschile. Spessoquesto ce lo dimentichiamo.Siamo un po’ tutti vittime del patriarcato, di questa mascolinità tossica che contraddistingue lanostra società. Ma non solo. Siamo anche vittime del matriarcato, di una femminilità avvelenatadalla stessa spasmodica brama di controllo del suo equivalente maschile. Entrambi condividono illoro scopo: acquisire potere per dominare e trionfare sul mondo, negando, di fatto, i propri limiti ele proprie oscurità.L’essere umano appena nato aspira naturalmente ad essere onnipotente fin dalla nascita e dai primirapporti con il caregiver. Nel tempo e col tempo, questo suo bisogno egocentrico deve fare i conticon il principio di realtà, con l’osmotico confronto con se stesso e ciò che lo circonda. Diconseguenza non resta che innalzare difese, sviluppare fantasie, scendere a patti con se stessi, leproprie vulnerabilità ed i vissuti inaccettabili che spesso ci portano ad agire come chi dovremmoessere, piuttosto che come siamo.Non è cosa semplice essere realmente autentici quando alla libertà d’animo si contrappongonoresistenze ed ostacoli psicologici, personali, sociali e culturali. Da questi attriti e divergenzeemergono perpetui conflitti, in cui il ‘divenire’ diventa lotta costante verso il mondo e se stessi, unlusso riservato a pochissimi, un miracolo di vita che germoglia e si sviluppa per essere poi acquisitorealmente soltanto nel corso della vita.Come disse lo Psicoanalista Svizzero Carl G. Jung: “Il privilegio di una vita è diventare chi seiveramente.”Lo sa bene l’uomo, quello altamente sensibile, che lotta costantemente contro uno stereotipomaschile che spesso non ha nulla a che vedere con la sua natura.Durante la crescita l’uomo si trova immerso e trascinato dalle correnti gravitazionali del suo sesso,imbevuto di preconcetti costruiti, che trovano le loro radici nell’inconsapevolezza della gente, mache tuttavia ne determinano il comportamento.Il patriarcato in fondo è proprio questo, un sistema di potere che stabilisce una gerarchia basatasulla presunta superiorità degli uomini rispetto alle altre identità di genere, portando adiscriminazioni, pregiudizi culturali e limitazioni nell’accesso alle posizioni di potere per chi non siidentifica come maschio eterosessuale. Questo sistema permea la società moderna, influenzando lenorme culturali e coinvolgendo tutti gli individui, incluse le donne, poiché crescono immerse inquesta cultura patriarcale.Ne deriva la concettualizzazione di una ‘mascolinità tossica’, funzionale al mantenimento del primomodello dominante, ma che ha subito cambiamenti nel corso del tempo. L’origine del termine risaleagli anni ’80, quando lo psicologo Shepherd Bliss lo coniò per la prima volta. Secondo uno studiopubblicato nel Journal of School of Psychology, la mascolinità tossica è definita come: “l’insieme ditratti maschili socialmente regressivi che promuovono il dominio, la denigrazione delle donne,l’omofobia e la violenza insensata.”Questa visione tossica della mascolinità può essere suddivisa in alcune caratteristiche chiave:→ Durezza: Gli uomini sono spinti a mostrare forza fisica, insensibilità emotiva ecomportamenti aggressivi.→ Anti femminilità: Gli uomini dovrebbero respingere tutto ciò che è considerato femminile,inclusa l’espressione emotiva e l’accettazione d’aiuto.→ Potere: Gli uomini sono incoraggiati a cercare il potere e lo status (sia sociale chefinanziario) per ottenere il rispetto altrui.La mascolinità tossica, spesso definita come machismo, si manifesta attraverso una serie dicomportamenti che possono avere conseguenze dannose, non solo per gli uomini ma per tutti,indipendentemente dal genere o dall’identità di genere.Chi abbraccia questa visione di mascolinità:X Mostra una mancanza di connessione emotiva con se stesso e gli altri.X Evita il confronto, preferendo mantenere il controllo e prendere decisioni unilateralmente.X Ha difficoltà a chiedere aiuto quando ne ha bisogno.Si crea così una figura mitologica e totemica presa a modello, in assenza di altri riferimenti, dalsesso maschile. Una sorta di lobby non dichiarata, in cui determinati gruppi ed individui nonpossono che godere di vantaggi significativi. Ne sono avvantaggiati ad esempio i soggetti cherispecchiano i tratti della “triade oscura” (narcisismo, machiavellismo e psicopatia), come moltisoggetti “tradizionalisti”, fino ad arrivare alle imponenti strutture di potere, come le corporazioni. Imedia spesso amplificano questi ideali, mentre settori quali la tecnologia e la sanità possonoinvolontariamente perpetuarli. Non da ultimi la religione e lo sport sovente consolidano questenorme, sostenendo visioni conservatrici o fondamentaliste.Siamo tutti testimoni di una società che è vittima ed artefice di un’esacerbata industrializzazione edi una cultura consumistica “usa e getta” post-industriale, in cui si segue un percorso di intensaoggettificazione umana, grazie al quale la parola “successo” è sinonimo di status e ricchezzamateriale. Ciò non può che portare ad un contesto con una maggioranza insoddisfatta, in cui glisforzi per incarnare l’ideale di “vero uomo” nella società attuale rischiano di vacillare e crollare. E’una condizione paradossale, soprattutto se si tiene presente quanto, durante l’epoca georgiana(1714-1830) prima della Rivoluzione Industriale, la mascolinità era associata a saggezza, virtuositàe libera espressione emotiva, contrapponendosi drasticamente alle successive concezioni industrialie belliche di virilità. Tuttavia, per riscrivere queste norme, gli uomini necessitano del supporto delledonne, che li accettino per ciò che sono veramente. Hanno bisogno di accettare e che vengaaccettata la propria sensibilità, ma anche dell’incoraggiamento empatico e comprensivo da parte dialtri uomini.Di tale cambiamento di mentalità gioverebbero tutti, single e famiglie, soprattutto in salute. Datialla mano dimostrano che, nonostante gli uomini abbiano minori diagnosi di disturbi d’ansia odepressivi rispetto alle donne (segno in questo caso di un trattamento ricevuto dalla società piùadeguato ai loro bisogni e desideri), essi presentano un tasso di suicidio significativamentesuperiore alle stesse, salendo al 77% dei casi negli USA. Il sesso maschile è inoltre più suscettibilealle dipendenze, oltre che rappresentare circa il 93% della popolazione carceraria. Questi numerisorprendenti sono rimarcati anche dal fatto che che gli uomini vivono in media 5-10 anni in menodelle donne. Il dott. Thomas Perls, professore alla School of Medicine dell’Università di Boston,sostiene che circa il 70% di questa differenza nell’aspettativa di vita sia attribuibile allo stile di vitaed ai fattori ambientali, mentre solo il 30% a fattori biologici. Questa teoria è corroborata daulteriori studi su monaci e suore del dott. Marc Luys, tramite i quali si coglie che in quei casi lalongevità è risultata quasi identica tra i due sessi, grazie a uno stile di vita simile e regolamentato.Come conseguenza all’imperare di queste “pre-concezioni” maschili, l’uomo (con più o menosensibilità) non può che ritrovarsi costretto a seguire tali ideali,