Dipendenze: la nostalgia della prima volta

Molte dipendenze non iniziano con la sofferenza. Iniziano con qualcosa che funziona. Nel precedente articolo abbiamo visto come alcune esperienze legate a sostanze o comportamenti problematici riescano ad “agganciarsi” più facilmente quando incontrano un bisogno già presente, anche se difficile da riconoscere. Ma cosa succede dopo? Cosa accade quando quel piacere inizia lentamente a cambiare? Cosa accade quando si continua a cercare qualcosa che ormai non è più raggiungibile? Il problema è che l’effetto cambia Quando qualcosa ci fa stare bene — o semplicemente meno male — il cervello lo registra molto velocemente. È un meccanismo naturale. Impariamo continuamente attraverso ciò che ci dà piacere, sollievo o sicurezza. C’è però un aspetto meno evidente: il cervello si abitua. Quella stessa esperienza che all’inizio sembrava intensa, nuova o potente, con il tempo perde parte del suo effetto. Ed è qui che molte persone iniziano inconsapevolmente a cambiare rapporto con ciò che stanno usando. Non cercano più soltanto piacere. Cercano di tornare a come si sentivano all’inizio. È una differenza sottile, ma importante. Perché a un certo punto non si rincorre più qualcosa di nuovo. Si rincorre un ricordo, un desiderio irrealizzabile. La nostalgia della “prima volta” Le dipendenze continuano anche quando il piacere diminuisce. Da fuori questo può sembrare incomprensibile: “Se non ti fa stare bene, perché continui?” Esiste una sorta di nostalgia che accompagna la condizione di dipendenza patologica. Non necessariamente la nostalgia della sostanza o del comportamento in sé, ma della sensazione associata ai primi momenti: senso di leggerezza, di forza, di distanza dai problemi, o semplicemente di sollievo. Con il tempo, però, quella sensazione originaria tende a non ripresentarsi più nello stesso modo. Ed è forse anche per questo che alcune persone vivono la dipendenza come una rincorsa continua verso qualcosa che sembra allontanarsi sempre di più.  Alcuni riferiscono persino che il piacere finisca per trovarsi nella rincorsa stessa. Altri dicono che la sostanza “non sia più quella di una volta”. Ma spesso non è la sostanza ad essere cambiata: è l’assuefazione ad aver trasformato completamente l’esperienza.  Una ricerca che cambia significato Nel cortometraggio Nuggets, il protagonista torna più volte verso ciò che inizialmente gli aveva dato una sensazione intensa e piacevole. Ma, scena dopo scena, quella ricerca cambia forma. Non sembra più una scoperta. Diventa qualcosa di automatico, quasi necessario. Ed è forse questo uno degli aspetti più insidiosi della dipendenza: il momento in cui non ci si accorge più di stare cercando qualcosa che, nel frattempo, è già cambiato. Cosa stiamo cercando davvero? Forse una delle domande più difficili riguarda proprio questo punto. Quando continuiamo a rincorrere una sensazione che non esiste più davvero, cosa stiamo cercando? Il piacere? Oppure il ricordo di una versione di noi che, almeno per un momento, sembrava stare meglio? E così, lentamente, la nostalgia della prima volta lascia spazio a qualcosa di diverso: non più soltanto il desiderio di ritrovare una sensazione, ma il bisogno crescente ma allo stesso tempo frustrato di evitare la sua assenza. Bibliografia Everitt, B. J., & Robbins, T. W. (2005). Neural systems of reinforcement for drug addiction. Nature Neuroscience, 8(11), 1481–1489. https://doi.org/10.1038/nn1579 Koob, G. F., & Volkow, N. D. (2016). Neurobiology of addiction: A neurocircuitry analysis. The Lancet Psychiatry, 3(8), 760–773. https://doi.org/10.1016/S2215-0366(16)00104-8Schultz, W. (2015). Neuronal reward and decision signals: From theories to data. Physiological Reviews, 95(3), 853–951. https://doi.org/10.1152/physrev.00023.2014