Il viaggio emotivo della genitorialità desiderata: PMA e vissuti psicologici

Negli ultimi anni i percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) sono diventati una realtà sempre più presente nella pratica clinica e nei servizi territoriali. L’accesso ai trattamenti attraverso il Servizio Sanitario Nazionale e le ASL ha rappresentato un importante passo avanti in termini di equità e tutela del diritto alla cura. Tuttavia, accanto alla dimensione medica, esiste un universo emotivo spesso silenzioso, fatto di speranze, attese, frustrazioni e trasformazioni profonde dell’identità individuale e di coppia. L’infertilità: una ferita invisibile L’infertilità o la difficoltà a concepire non rappresentano soltanto una condizione medica. Per molte persone costituiscono una vera e propria esperienza di perdita: la perdita dell’immagine di sé come genitore “naturale”, del controllo sul proprio corpo e, talvolta, della spontaneità del desiderio di avere un figlio. Molte coppie raccontano di sentirsi improvvisamente diverse dalle altre, isolate in un mondo in cui la maternità e la paternità sembrano esperienze semplici e scontate. A questo si aggiungono il senso di inadeguatezza, la vergogna e, non raramente, un profondo sentimento di colpa. La sofferenza è spesso invisibile perché socialmente poco riconosciuta. Non esistono rituali per elaborare il lutto di una gravidanza che non arriva e chi attraversa questi percorsi si trova frequentemente a convivere con domande indiscrete, consigli non richiesti e aspettative familiari che possono amplificare il dolore. La medicalizzazione del desiderio di genitorialità L’accesso ai percorsi di PMA determina una progressiva trasformazione del desiderio di avere un figlio in un processo altamente medicalizzato. Il tempo della coppia viene scandito da protocolli, esami diagnostici, monitoraggi, attese e decisioni terapeutiche. La sessualità perde frequentemente la sua dimensione spontanea per assumere una funzione strumentale e riproduttiva. Particolarmente significativo appare il vissuto corporeo delle donne, che descrivono spesso la sensazione di un corpo espropriato della propria intimità e costantemente sottoposto a valutazione clinica. Il corpo diviene contemporaneamente oggetto di cura, di speranza e di possibile delusione. Anche gli uomini, sebbene meno frequentemente coinvolti nelle procedure invasive, sperimentano sentimenti di impotenza, fallimento e perdita di controllo, vissuti che non sempre trovano adeguati spazi di elaborazione. La coppia e la ridefinizione degli equilibri relazionali Dal punto di vista sistemico-relazionale, la PMA costituisce un evento critico che investe l’intero sistema di relazioni. Il percorso diagnostico-terapeutico richiede alla coppia una continua riorganizzazione dei propri equilibri interni, delle aspettative reciproche e delle modalità di comunicazione del dolore. La letteratura evidenzia come i partner possano sviluppare strategie di coping differenti: uno dei due può ricercare il confronto e la condivisione emotiva, mentre l’altro può privilegiare modalità di gestione maggiormente razionalizzanti o evitanti. Tali differenze, se non riconosciute, possono essere vissute come mancanza di comprensione o disinvestimento affettivo. Parallelamente, anche il sistema familiare allargato entra nel processo. Le aspettative intergenerazionali, i mandati familiari relativi alla genitorialità e le pressioni esplicite o implicite provenienti dalle famiglie d’origine contribuiscono a definire il significato che la coppia attribuisce alla propria esperienza di infertilità. Conclusioni La PMA rappresenta uno dei contesti clinici nei quali appare maggiormente evidente l’inscindibilità tra corpo, mente e relazioni. Dietro ogni protocollo terapeutico vi sono persone e coppie impegnate in un complesso lavoro di ridefinizione identitaria, di elaborazione delle perdite e di confronto con il limite e con l’incertezza. Per i professionisti della salute mentale e per i servizi territoriali la sfida consiste nel costruire percorsi di cura che non si limitino alla dimensione biologica della riproduzione, ma che sappiano accogliere e accompagnare la sofferenza emotiva, relazionale ed esistenziale che abita il desiderio di diventare genitori. “La domanda di un figlio non riguarda soltanto la nascita di un bambino, ma interroga le storie familiari, i mandati transgenerazionali e le rappresentazioni della generatività che attraversano le generazioni. La PMA diventa così uno spazio clinico privilegiato per osservare come il desiderio, il limite e la perdita si inscrivano nelle trame relazionali e nei processi di costruzione dell’identità individuale e di coppia.“ Bibliografia