
La Realtà virtuale come Strumento Clinico Innovativo per la Cura
di Antonella Catalano

La realtà virtuale( RV) è una realtà riprodotta digitalmente in un ambiente tridimensionale che, grazie all’utilizzo di determinati dispositivi, può essere esplorato, facendo immergere la persona in ambienti non reali, dando la percezione di essere in situazioni realmente esistenti. Questa tecnica funziona grazie all’attivazione e l’amplificazione percettiva e multisensoriale. Questa tecnologia per quanto possa essere percepita come molto innovativa e moderna, ha radici remote, infatti nasce nel 1957 grazie al progetto “Sensorama” di Morton Heilig, anche se non aveva ancora un utilizzo clinico. Successivamente, nel 1984 grazie al VLP Research, viene coniato il binomio RV. Finalmente nel 1992 la RV approda in ambito clinico, grazie al progetto Cave (Cave Automatic Virtual Environment), che consiste in una stanza in cui vengono riprodotte immagini tridimensionali. Nel 2012 la società Oculus VR crea un prototipo di visore, il cui utilizzo era finalizzato al campo dei videogiochi. Nel 2019 il settore si vede protagonista di una vera e propria rivoluzione, anche grazie a Facebook, infatti viene creato un visore che funziona in autonomia e da lì in poi siamo arrivati ai Visori di ultimissima generazione che oggi possiamo facilmente reperire in commercio.
Come la Realtà Virtuale si inserisce nell’applicazione clinica?
Negli ultimi anni, la realtà virtuale (RV) è approdata nel mondo della psicologia, proponendosi da subito come strumento innovativo e potente per il trattamento di alcuni disturbi, diventando integrazione della pratica clinica nel trattamento di disturbi come le fobie, il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e l’ansia.
La RV sta rapidamente diventando un’alleata nella pratica terapeutica, offrendo nuove soluzioni per affrontare sfide complesse. In ambito psicologico può amplificare l’esperienza percettiva somatica, emotiva, immaginativa e metacognitiva degli utenti con lo scopo di trarre materiale utile al cambiamento positivo. La VRET permette ai pazienti di essere immersi in ambienti virtuali progettati per esporli in modo controllato e graduale in situazioni e scenari che normalmente possono far emergere paura o stress. L’ esposizione a questi scenari avviene in un contesto sicuro e protetto che consente agli utenti di affrontare e rielaborare i propri traumi in modo diretto, ma con il supporto costante del terapeuta. Con questo strumento clinico, particolarmente potente, Il trattamento delle fobie può avvenire con una simile intensità di esperienza non possibile in un setting tradizionale.
I pazienti possono confrontarsi con le loro paure più profonde e vincolanti per la loro vita, come: volare, parlare in pubblico, andare dal dentista, fare una risonanza magnetica o un prelievo, tutto questo senza mai lasciare lo studio del terapeuta, che può monitorare in tempo reale le reazioni e l’attivazione del paziente durante le esperienze virtuali. L’ utilizzo della realtà virtuale in psicoterapia è vantaggioso per il paziente, ma offre anche un supporto concreto ai professionisti, un altro aspetto che rende la RV così potente nella psicologia clinica è la sua capacità di essere altamente personalizzata. I terapeuti possono creare scenari che rispecchiano le specifiche problematiche dei pazienti, migliorando l’efficacia del trattamento.
La RV consente una desensibilizzazione graduale e controllata permettendo al paziente di affrontare il ricordo, in caso di episodi traumatici, in un ambiente sicuro, senza essere sopraffatto da emozioni travolgenti e incontrollabili. Inoltre, si è rivelato uno strumento molto efficace in accostamento alle tecniche di rilassamento, mindfulness e respirazione profonda amplificano e arricchiscono l’efficacia del trattamento importanti per l’approccio terapeutico, tra i benefici principali: riduzione dei livelli di cortisolo e aumento della consapevolezza del sé e del controllo emotivo, favorendo un miglioramento del benessere psicofisico. La combinazione tra il feedback del paziente e le simulazioni virtuali consente di ottenere interventi sempre più mirati e personalizzati, inoltre con l’utilizzo del biofeedback si può monitorare lo stato di attivazione attraverso alla risposta galvanica della pelle.
Nel campo della riabilitazione cognitiva, il focus riguarda utenti affetti da disturbi cognitivi, traumi cerebrali e declino neurologico, che possono trarre benefici grazie ad ambienti virtuali specifici e progettati per la stimolazione cognitiva utilizzando elementi riabilitativi della vita di tutti i giorni, facilitando l’apprendimento di strategie corrette, utili alla memoria, attenzione e funzioni esecutive.
In sintesi, la realtà virtuale non è solo una tecnologia, ma rappresenta una rivoluzione nella psicologia clinica supportata da numerosi dati scientifici.
Come per ogni innovazione, è fondamentale ricordare che il suo utilizzo deve essere consapevole e regolato, senza mai sostituire l’importanza della relazione umana tra terapeuta e paziente.
La psicologia del “futuro”, che oggi è già realtà, si basa su un importante equilibrio tra tecnologia e umanità, dove la realtà virtuale si affiancherà ai tradizionali metodi terapeutici, offrendo la possibilità di portare la cura psicologica a livelli mai raggiunti prima.
Riferimenti:
- La maggior parte dei riferimenti fanno parte della masterclass di Idego alla quale ho partecipato nel 2024.
- Guida psicologica alla rivoluzione digitale autore Bernaldelli Luca ed. Giunti
- Botella, C., Fernández-Álvarez, J., Guillén, V., García-Palacios, A.(2017)
- Riva G come trasformare la tecnologia da un problema ad un opportunità 2019
- Morgati ,riva 2016 conoscenza , comunicazione e tecnologia : aspetti cognitivi della realtà virtuale