La Fragilità dell’Adolescente di Oggi: uno sguardo psicoanalitico tra Lacan, Dolto e Mannoni

di Gabriella Soriano

L’adolescenza è sempre stata una soglia complessa, un territorio di passaggio in cui l’individuo si confronta con il desiderio, l’identità e l’alterità. Oggi questo tempo psichico appare particolarmente esposto: gli adolescenti sembrano più fragili, più permeabili allo sguardo dell’Altro, più dipendenti da conferme istantanee e più spaventati dall’idea di mancare. La psicoanalisi offre una lente preziosa per comprendere questa vulnerabilità contemporanea.

Lacan ci mostra come l’identità nasca sempre nello sguardo dell’Altro. Nel mondo digitale, questo Altro non è più soltanto la famiglia o il gruppo dei pari, ma una moltitudine di occhi virtuali che costantemente valutano, commentano e definiscono. L’adolescente si trova così immerso in uno specchio infinito, dove la domanda “Che cosa sono per l’Altro?” diventa pressante e continua. L’ideale dell’Io che ne deriva è iper-esigente e spesso irraggiungibile, generando senso di inadeguatezza e angoscia.

Dolto ci guida invece a osservare il corpo adolescente come luogo di trasformazione e di enigma. Il corpo, che cambia rapidamente e si sessualizza, parla prima delle parole. Ma oggi questo corpo è anche esposto, fotografato e confrontato con modelli digitali che rischiano di trasformarlo in un oggetto da mostrare piuttosto che in uno spazio da abitare. Restituire all’adolescente la possibilità di dare senso a ciò che vive nel corpo, di nominare ciò che sente, diventa un passaggio fondamentale per la costruzione della sua soggettività.

Mannoni invita a riconoscere che la crisi adolescenziale non è un malfunzionamento, ma un momento fondativo. Oggi, però, il disagio del ragazzo assume forme silenziose: ritiro sociale, apatia, irritabilità, sintomi somatici, difficoltà a sostenere la frustrazione. L’adolescente spesso non protesta, ma si ritrae. In un mondo che chiede performance costante, la crisi viene talvolta neutralizzata troppo in fretta, impedendo al giovane di attraversarla e trasformarla.

Nel contesto contemporaneo non si può parlare di fragilità come debolezza. È piuttosto il risultato di una ipersollecitazione continua: tutto è immediato, pubblico, confrontabile. Ogni errore appare definitivo, ogni emozione amplificata, ogni scelta carica di conseguenze. L’adolescente vive immerso in un rumore identitario che rende più difficile distinguere ciò che desidera da ciò che gli viene richiesto.

La psicoanalisi può offrire uno spazio diverso, dove non c’è urgenza di prestazione e dove è possibile mettere parole sulle esperienze più confuse. È un luogo in cui il giovane può esplorare il proprio desiderio, separarlo dallo sguardo dell’Altro e riconoscere la propria verità interna.
Seguendo Lacan, si apre uno spazio di incontro con ciò che determina il soggetto; con Dolto, si dà forma e significato alla voce del corpo; con Mannoni, si attraversa la crisi come un momento necessario della crescita.

La fragilità dell’adolescente di oggi non è una diagnosi, ma un segnale. È il punto in cui il mondo interiore incontra le pressioni dell’epoca. La psicoanalisi, con la sua capacità di ascolto e di lettura del desiderio, permette di accogliere questa vulnerabilità senza giudicarla, accompagnando il giovane nella costruzione di spazi più autentici per esistere.