Le Procedure del Sistema Poliscreativa

Il Sistema Poliscreativa si basa su un insieme di procedure che uniscono creatività, corporeità e gradualità, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo personale in un contesto sicuro e accogliente. Le procedure si articolano su tre pilastri fondamentali: giochi di condivisione creativa, gradualità delle esperienze e attualizzazione pratica. Vediamo insieme come ciascun elemento contribuisce a questo approccio. Al centro del Sistema Poliscreativa troviamo i giochi di condivisione creativa, ritmica e corporea, che ci aiutano a riconnetterci con le esperienze positive delle prime fasi di vita. Questi giochi, spesso spontanei e senza scopo apparente, permettono di stimolare ricordi ed emozioni, come se osservassimo un caleidoscopio che ci offre nuove configurazioni emotive. Questi momenti possono portare alla scoperta di soluzioni e risposte più funzionali rispetto a quelle precedenti. Il principio è semplice: rivivere queste esperienze in un ambiente sicuro e accogliente, come quello che il Sistema Poliscreativa crea, ci permette di ritrovare i lati positivi della nostra memoria. Anche quando affiorano esperienze difficili, il contesto protetto e condiviso aiuta ad affrontarle senza paura, sapendo di essere supportati. Un altro aspetto chiave del Sistema Poliscreativa è la gradualità. Crediamo che il cammino di crescita non debba per forza essere faticoso o doloroso. A differenza di approcci che vedono nella sofferenza una tappa obbligata, noi preferiamo un percorso graduale, dove si avanza con calma, evitando inutili sofferenze. Le nostre procedure, soprattutto all’inizio, possono durare anche pochi minuti. Quando notiamo che le emozioni – siano esse piacevoli o spiacevoli – diventano troppo intense, preferiamo rallentare, portando il lavoro a un livello più gestibile. Così, la volta successiva, possiamo andare un po’ più in là, ripercorrendo quei sentieri emotivi con delicatezza e passo dopo passo, senza fretta. Questo dà a ogni persona il tempo necessario per adattarsi e trovare un nuovo equilibrio. Infine, l’aspetto più concreto del nostro approccio è l’attualizzazione pratica delle competenze acquisite. La vita si svolge nel presente e, di fronte a difficoltà concrete, è naturale chiedersi come affrontarle. Come posso superare l’ansia? Come gestire un lutto o una malattia? Come posso parlare in pubblico senza bloccarmi? Il Sistema Poliscreativa, pur tenendo conto degli aspetti profondi dell’inconscio, punta a fornire risposte pratiche e immediate. Ogni fase del percorso, per quanto graduale, è pensata per avere un effetto tangibile nella vita quotidiana. Le nostre procedure non rimandano a un futuro lontano, ma puntano a miglioramenti concreti qui e ora, evitando attese indefinite.Conclusione Il Sistema Poliscreativa propone un metodo di crescita personale che unisce creatività, gradualità e applicazione pratica. Attraverso il gioco creativo, il rispetto dei tempi personali e l’attenzione a soluzioni reali, si offre un percorso che permette di affrontare le difficoltà della vita in modo sereno e sostenibile. Questo approccio, dolce e progressivo, si pone come un’alternativa a metodi più intensivi, rispettando i tempi e i bisogni di ciascuno, per una crescita armoniosa e duratura.

L’Effetto Spotlight: quando pensiamo che tutti ci stiano guardando

L’effetto spotlight è un fenomeno psicologico per cui gli individui tendono a sovrastimare quanto le proprie azioni e il proprio aspetto siano notati dagli altri. Immaginate di trovarvi sotto un riflettore in una stanza buia: tutto ciò che fate sembra essere messo in evidenza e osservato da tutti. Questa è la metafora alla base dell’effetto spotlight. Le radici dell’effetto spotlight L’effetto spotlight è radicato nel concetto di autoconsapevolezza e nell’attenzione selettiva. Quando siamo autoconsapevoli, diventiamo estremamente attenti ai nostri comportamenti, errori e apparizioni. Tuttavia, questo aumento della consapevolezza personale non si traduce automaticamente in una maggiore attenzione da parte degli altri. Gli studi hanno dimostrato che le persone sono molto meno concentrate su di noi di quanto immaginiamo, poiché sono a loro volta preoccupate delle proprie azioni e percezioni. Studi sull’effetto spotlight Un celebre esperimento condotto da Gilovich, Medvec e Savitsky nel 2000 ha illustrato chiaramente questo effetto. I partecipanti venivano invitati a indossare una maglietta con un’immagine imbarazzante e poi a entrare in una stanza con altri individui. Successivamente, dovevano stimare quante persone avessero notato la maglietta. I risultati hanno mostrato che i partecipanti sovrastimavano significativamente il numero di persone che avevano effettivamente notato la maglietta. Questo esperimento ha fornito una chiara evidenza del divario tra percezione personale e realtà. Implicazioni psicologiche L’effetto spotlight ha diverse implicazioni psicologiche. Può contribuire all’ansia sociale, poiché le persone possono sentirsi costantemente sotto esame, portandole a evitare situazioni sociali per paura del giudizio. Questo può limitare le esperienze di vita e le opportunità di crescita personale. Inoltre, può influenzare l’autostima e la percezione di sé, facendo sentire gli individui più vulnerabili e insicuri. Strategie per mitigare l’effetto spotlight Fortunatamente, ci sono diverse strategie che possono aiutare a ridurre l’impatto dell’effetto spotlight: 1. Rivalutazione cognitiva: consiste nel ristrutturare i pensieri in modo più realistico. Ad esempio, ricordare che gli altri sono probabilmente concentrati su se stessi e non stanno prestando tanta attenzione come si pensa. 2. Pratica della mindfulness: la mindfulness può aiutare a ridurre l’autoconsapevolezza eccessiva e l’ansia, focalizzando l’attenzione sul momento presente piuttosto che su ipotetici giudizi altrui. 3. Esposizione graduale: affrontare lentamente e ripetutamente situazioni sociali temute può desensibilizzare l’individuo alla paura del giudizio, dimostrando empiricamente che le proprie preoccupazioni sono spesso esagerate. L’effetto spotlight è un bias cognitivo che può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana, influenzando il comportamento sociale e la percezione di sé. Comprendere questo fenomeno è il primo passo per mitigarlo e per vivere in modo più sereno e autentico. Ricordate che, nella maggior parte dei casi, gli altri sono troppo impegnati a preoccuparsi di se stessi per osservare ogni vostra mossa.

La tentazione: meglio combatterla o abbandonarsi?

tentazione

Fra le esperienze quotidiane che ci mettono costantemente alla prova, c’è sicuramente la temuta tentazione. Secondo la psicologia, la tentazione è una sorta di conflitto interiore tra un divieto perentorio e il desiderio di trasgressione ad esso. Le tentazioni assumono molteplici forme e possono richiedere tante energie e strategie per poterle fronteggiare. Nessuno, purtroppo, può considerarsi immune all’esposizione alla tentazione; ciò che cambia, invece, è la capacità di autocontrollo di ciascuno e l’investimento emotivo personale. L’aspetto interessante dell’essere indotti in tentazione è rappresentato proprio dalla rigidità con cui viene imposto il divieto. Sembrerebbe infatti, che ci sia una corrispondenza esponenziale, secondo la quale più qualcosa sia vietata e più aumenta il desiderio di raggiungerla. La curiosità, ad esempio, spinge spesso i bambini a trasgredire, violando quindi le regole imposte, magari per garantire la loro sicurezza fisica. Sono, infatti, attratti proprio dai divieti imposti: non toccare quella fiamma, non urlare, non correre sui gradini, non mangiare in fretta. Tutte regole che stimolano la curiosità di capire l’ambiente e le conseguenze dei loro comportamenti.Gli adulti, invece, preferiscono l’appagamento di un desiderio o di un bisogno più fisiologico, come il mangiare oppure il tradimento, che porta ad un immediato e transitorio stato di benessere. Le restrizioni di una dieta ferrea, legami affettivi monotoni e abitudinari, per gli adulti, si trasformano in specchietti per allodole, che attraggono più delle eventuali conseguenze negative. Nasce così quel temporaneo tormento interiore, in cui bisogna decidere se far prevalere l’autocontrollo oppure rifugiarsi in un piacevole stato di beatitudine. La risposta, ovviamente, è tutta nelle conseguenze del proprio comportamento e in quanto sia importante per noi l’oggetto della tentazione. Abbandonarsi o combatterla diventa, quindi, una esperienza di arricchimento del proprio se: da un lato, permette infatti di comprenderne le conseguenze e dell’altro aiuta la propria autostima e autocontrollo.

Mindfulness a scuola

Mindfulness: alcune pratiche da utilizzare a scuola La scuola rappresenta un contesto fondamentale per lo sviluppo dei bambini, non solo per gli apprendimenti ma anche per gli aspetti psicosociali. Sicuramente molti insegnanti manifestano a lungo andare segnali di stress, demotivazione, diminuzione dell’energia che può condizionare negativamente gli apprendimenti dei bambini. Il senso di autoefficacia è considerato un fattore protettivo, ovvero la consapevolezza della propria efficacia nell’affrontare situazioni difficili con la convinzione che, con impegno e tecniche adeguate, sia possibile raggiungere determinati obiettivi educativi (Bandura, 2000). Questa risorsa può essere potenziata con la mindfulness. Per praticare percorsi di mindfulness che vedano insieme insegnanti ed allievi è importante che: vengano pianificate le attività in momenti che siano agevoli per tutti; sia creato un contesto funzionale all’interno dell’aula, dove svolgere le pratiche; sia pianificata una routine; vengano coinvolti gli allievi nella creazione dello spazio mindful; vengano coinvolti anche i genitori per svolgere alcuni esercizi a casa con i propri figli. Alcuni esempi di pratiche di mindfulness: Il respiro Cercate di inspirare profondamente l’aria. Fate attenzione al momento in cui trattenete il respiro. Poi espirate e fate attenzione a ciò che provate. E’ caldo? Freddo? Provate a focalizzarvi su ciò che sentite quando fate brevi inspirazioni ed espirazioni. Che tipo di sensazioni provate? E ora lasciate che il respiro abbia il suo naturale ritmo. Qualcosa è cambiato nella vostra mente? Quale tipo di respiro vi fa sentire più tranquilli? Usate il respiro che più vi aiuta a stare bene con voi stessi. Nei panni di uno studente Cercate un posto tranquillo, sedetevi, prendete tre respiri profondi, chiudete gli occhi e immaginate il vostro allievo difficile sulla porta. Mettetevi nei suoi panni, guardate il mondo dalla prospettiva dei suoi anni, della sua situazione familiare, dei rapporti con i compagni, del suo concetto di sè come allievo non diligente, che spesso ha interazioni difficili con gli insegnanti, che lascia a metà il suo compito. Come si sentirà? Con quali preoccupazioni entra nell’aula? Che cosa si aspetta da voi? Quali sono i suoi sogni? I suoi limiti? Cosa gli impediscono di fare? E quali sono i suoi punti di forza? E voi adesso cosa gli direte? Volete provare a mettere in evidenza i suoi punti di forza oggi?

La comunicazione assertiva: un ponte verso relazioni sane e efficaci

La comunicazione assertiva rappresenta un approccio fondamentale per esprimere in modo chiaro ed efficace i propri bisogni, desideri e opinioni, rispettando al contempo quelli degli altri. Questo stile comunicativo favorisce relazioni sane e contribuisce a ridurre i conflitti, migliorare l’autostima e promuovere la fiducia reciproca. Definizione di comunicazione assertiva La comunicazione assertiva è la capacità di esprimere i propri pensieri, sentimenti e bisogni in modo aperto, onesto e appropriato, senza essere aggressivi o passivi. Gli individui assertivi sono in grado di difendere i propri diritti e rispettare quelli degli altri, trovando un equilibrio tra le proprie esigenze e quelle degli interlocutori. I Tre stili di comunicazione 1. Aggressivo: la comunicazione aggressiva implica la volontà di dominare o controllare gli altri, spesso a scapito dei loro diritti. Gli individui aggressivi possono usare un linguaggio duro, minaccioso o intimidatorio. 2. Passivo: la comunicazione passiva è caratterizzata dalla sottomissione e dalla rinuncia ai propri bisogni e diritti per evitare conflitti. Le persone passive possono avere difficoltà a esprimere i propri sentimenti e spesso si sentono sfruttate o ignorate. 3. Assertivo: la comunicazione assertiva si posiziona tra i due estremi. Le persone assertive esprimono i loro bisogni e sentimenti in modo diretto e rispettoso, senza violare i diritti altrui. Caratteristiche della comunicazione assertiva ⁃ Chiarezza: essere chiari e specifici su ciò che si vuole comunicare.⁃ Onestà: esprimere i propri sentimenti e pensieri autentici.⁃ Rispetto: riconoscere e rispettare i diritti e le opinioni degli altri.⁃ Ascolto attivo: prestare attenzione e mostrare interesse per ciò che l’altro sta dicendo.⁃ Comportamento non verbale: utilizzare un linguaggio del corpo congruente, come il contatto visivo e una postura aperta. Benefici della comunicazione assertiva 1. Miglioramento delle relazioni: le relazioni interpersonali tendono a migliorare quando si adotta uno stile comunicativo assertivo, poiché favorisce il rispetto reciproco e la comprensione. 2. Riduzione dello stress: esprimere i propri bisogni e sentimenti in modo chiaro e rispettoso può ridurre lo stress e l’ansia associati ai conflitti irrisolti. 3. Aumento dell’autostima: l’assertività contribuisce a sviluppare un senso di autoefficacia e autostima, poiché permette di difendere i propri diritti e bisogni. 4. Risultati positivi nei conflitti: la comunicazione assertiva facilita la risoluzione dei conflitti in modo costruttivo, portando a soluzioni vantaggiose per entrambe le parti. Tecniche di comunicazione assertiva 1. Messaggi “Io”: utilizzare frasi che iniziano con “Io” per esprimere i propri sentimenti e bisogni, riducendo il rischio di accusare o incolpare l’altro. Ad esempio, “Io mi sento frustrato quando non vengo ascoltato durante le riunioni”. 2. Tecnica del disco rotto: ripetere calmo e fermo il proprio punto di vista o richiesta senza arrabbiarsi o cedere, mantenendo la propria posizione. 3. Concordare sui fatti: riconoscere le verità nelle affermazioni dell’altro senza cedere o compromettere i propri diritti. Ad esempio, “Capisco che sei occupato, ma ho bisogno di chiarire questo punto con te”. 4. Gestione delle emozioni: imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni, evitando di reagire in modo impulsivo o aggressivo. La comunicazione assertiva è una competenza essenziale che può essere appresa e sviluppata con pratica e consapevolezza. Adottare uno stile comunicativo assertivo non solo migliora la qualità delle relazioni interpersonali, ma contribuisce anche al benessere psicologico individuale. Attraverso la chiarezza, l’onestà e il rispetto reciproco, la comunicazione assertiva crea un ambiente in cui tutti possono sentirsi valorizzati e compresi.

Il frustrato e la sua tossicità verso se stesso e gli altri

frustrato

L’aggettivo frustrato è sempre più diffuso come sinonimo di fallito, deluso e depresso. Fin da bambini, l’esperienza della frustrazione ci accompagna quotidianamente, perché non sempre è possibile appagare nell’immediato un bisogno o un desiderio. Già Freud, che ha introdotto il termine nei suoi studi psicologici, sosteneva l’aspetto positivo della frustrazione, come capacità di adattamento al mondo esterno. D’altro canto, però, il frustrato è colui che mette in atto meccanismi e comportamenti psicologici di rigidità e negatività. Dsl punto di vista psicologico, vittima della frustrazione è proprio chi di fronte ad uno stimolo fisico o ambientale non reagisce, ma ne percepisce soltanto gli aspetti negativi. I sintomi di tipo emotivo più comuni sono la rabbia, l’ansia e l’umore depresso. I comportamenti tipici, inoltre, sono l’evitamento delle persone e delle situazioni oltre alla procrastinazione. Il frustrato, nello specifico, ha una rigidità di pensiero fossilizzata su quanto sia difficile ottenere dei risultati, e tende a vivere prevalentemente nel passato. Perde totalmente di vista il qui e ora, rimarginando sulle sue difficoltà: non utilizza le proprie risorse interne per superare lo stato di empasse, ma “ si crogiola” in esso. Proprio per questo modo di fare, la sua autostima e il suo umore virano verso il basso, compromettendone la salute mentale e le relazioni interpersonali. La vicinanza, infatti, ad una persona con tali caratteristiche, soprattutto se ci sono legami affettivi, diventa purtroppo tossica. Gestire continuamente malumori, sconfitte anticipate, rabbia infondata aumenta sensibilmente il rischio di esporsi a situazioni spiacevoli. Si compromette purtroppo anche la motivazione al cambiamento o per lo meno a provarci, perdendo di vista proprio la capacità di adattamento utile per vivere. Il frustrato dovrebbe quindi interrompere questo modus operandi: un cambiamento di strategia orientato ad un’analisi realistica dei bisogni/aspettative/risultati. Il tutto deve essere corredato da entusiasmo, motivazione e fiducia in se stessi.

Gelosia retroattiva: quando il passato influenza il presente

La gelosia retroattiva è una forma di gelosia che affonda le sue radici nel passato del partner, creando una serie di dinamiche emotive e comportamentali complesse. Questa condizione non solo mette alla prova la solidità della relazione, ma può anche influenzare profondamente il benessere psicologico di chi ne soffre. Approfondiamo ulteriormente questo tema, esplorando le sue sfumature, le implicazioni psicologiche e le strategie di intervento. Dinamiche psicologiche della gelosia retroattiva 1. Cognizioni distorte: chi soffre di gelosia retroattiva tende ad avere pensieri distorti riguardo al passato del partner. Può pensare che le relazioni passate fossero migliori dell’attuale o che il partner sia ancora legato emotivamente agli ex. Queste cognizioni alimentano sentimenti di insicurezza e inferiorità. 2. Ruminazione ossessiva: un tratto distintivo della gelosia retroattiva è la ruminazione ossessiva. L’individuo passa molto tempo a pensare al passato del partner, analizzando dettagli e creando scenari immaginari che aumentano l’ansia e la frustrazione. 3. Proiezione e confronto: la tendenza a confrontarsi con gli ex del partner è comune. Chi soffre di gelosia retroattiva spesso proietta le proprie insicurezze sugli ex, vedendoli come minacce costanti. Questo confronto continuo può diventare una fonte di stress cronico. Impatti emotivi e comportamentali La gelosia retroattiva può portare a una serie di conseguenze negative sia a livello individuale che relazionale: 1. Ansia e depressione: l’ansia legata alla gelosia retroattiva può diventare pervasiva, portando a sintomi di depressione. L’individuo può sentirsi costantemente preoccupato e triste, incapace di godere della relazione presente. 2. Controllo e manipolazione: in alcuni casi, la gelosia retroattiva può portare a comportamenti di controllo e manipolazione. L’individuo può cercare di limitare le interazioni del partner con gli ex o monitorare i suoi movimenti, creando un ambiente relazionale tossico. 3. Sfiducia e risentimento: la costante preoccupazione per il passato del partner può erodere la fiducia reciproca. Il partner, sentendosi sotto costante scrutinio, può sviluppare sentimenti di risentimento, portando a conflitti e alienazione. Strategie di intervento e gestione Per affrontare efficacemente la gelosia retroattiva, è fondamentale adottare un approccio multifacetato che includa tecniche cognitive, comportamentali e relazionali. 1. Ristrutturazione cognitiva: la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) può essere estremamente utile nel trattare la gelosia retroattiva. Questa tecnica aiuta a identificare e modificare i pensieri distorti, sostituendoli con cognizioni più realistiche e positive. 2. Mindfulness e accettazione: le pratiche di mindfulness possono aiutare a gestire l’ansia e la ruminazione. Imparare a vivere nel momento presente e ad accettare i propri sentimenti senza giudicarli può ridurre l’impatto della gelosia retroattiva. 3. Dialogo aperto e onesto: una comunicazione aperta e onesta con il partner è essenziale. Esprimere i propri sentimenti in modo non accusatorio e ascoltare le rassicurazioni del partner può migliorare la comprensione reciproca e rafforzare la fiducia. 4. Sviluppo dell’autostima: lavorare sulla propria autostima è cruciale per combattere l’insicurezza che alimenta la gelosia retroattiva. Attività che promuovono l’autoefficacia e l’autocompassione possono avere un impatto positivo significativo. 5. Supporto terapeutico: nei casi più gravi, il supporto di un terapeuta qualificato può fare la differenza. La terapia di coppia può anche essere utile per affrontare le dinamiche relazionali e costruire una base di fiducia e rispetto reciproco. La gelosia retroattiva rappresenta una sfida complessa che può minare le fondamenta di una relazione sana. Riconoscere questa forma di gelosia e comprendere le sue dinamiche è il primo passo verso la guarigione. Attraverso la consapevolezza, la comunicazione e il supporto terapeutico, è possibile superare la gelosia retroattiva, costruendo una relazione basata sulla fiducia, sull’accettazione e sull’amore reciproco. La chiave è lavorare insieme per affrontare le insicurezze e valorizzare il presente, lasciando andare i fantasmi del passato.

La tolleranza alla frustrazione: questa sconosciuta

Tolleranza

La tolleranza alla frustrazione è la capacità personale di non amplificare il malessere e sofferenza, soprattutto di tipo psicologico. Partendo dalla definizione di frustrazione, essa è definita come una condizione psicologica in cui un forte desiderio non trova immediatamente un appagamento. Essa nasce quindi nel momento in cui alcuni impedimenti oppure ostacoli ne rallentano o addirittura vietano che il bisogno venga soddisfatto, con conseguente stato di piacere. La sua accezione negativa è quella fortemente conosciuta e temuta, proprio perché determina uno stato psico-fisico di dispiacere e tensione. Si fa, infatti, spesso riferimento all’idea che una mancata gratificazione generi frustrazione. Di conseguenza, si cominciano a manifestare i suoi sintomi più comuni, come la bassa autostima, l’ansia e la facile irritabilità. Proprio per questo stato di malessere che la accompagna, si è soliti pensare che sia meglio evitarla, cedendo a tutti i costi alla soddisfazione del bisogno che l’ha creata. Una sorta di legge del tutto e subito a cui bisogna sottostare per non soffrire, mai. Dal punto di vista psicologico, la frustrazione e la sua tolleranza ad essa, sono elementi che ci permettono di adattarci meglio all’ambiente. I primi approcci alla frustrazione si hanno già poco dopo la nascita: si pensi all’allattamento o al cambio del pannolino che per diversi motivi devono essere ritardati. Ovviamente l’ immaturità e la non autosufficienza del bambino lo fanno strillare fino a quando non sarà appagato il suo bisogno fisiologico. Durante la crescita, l’esposizione a continue rinunce o ritardi, spesso fossilizzano l’idea negativa che la frustrazione sia la condizione che crea esclusivamente malessere. D’altro canto, però, la tolleranza alla frustrazione ci aiuta a migliorare la comprensione delle nostre emozioni, grazie proprio alla sua attivazione sia fisica che psichica. Inoltre, un lasso di tempo fra il desiderio e la sua gratificazione determina un affinamento della capacità di resilienza e adattamento.

L’ autoaccettazione durante l’adolescenza

Durante l’adolescenza, è normale sentirsi un po’ confusi e incerti su chi si è e su come affrontare le sfide della crescita. È un periodo emozionante e pieno di cambiamenti, in cui i ragazzi e le ragazze si mettono alla ricerca della propria identità e sperimentano nuove relazioni sociali. L’importanza dell’ accettazione durante l’adolescenza, non è sempre un viaggio semplice: le aspettative della famiglia possono sembrare opprimenti e le emozioni possono diventare travolgenti. Le emozioni, come la tristezza, la rabbia e l’ansia, possono diventare, in alcuni casi, difficili da gestire.

Poliscreativa un sistema, una comunità in movimento

Il Sistema Poliscreativa è un complesso organico e strutturato, fondato su principi filosofici e su un progetto etico e politico che mi ha formata. Prima di tutto Poliscreativa, è una filosofia e una visione dei nostri corpi nel mondo, accompagnata da un insieme di procedure che mirano a favorire una serenità condivisa e a migliorare lo stato fisico, emotivo e relazionale dei partecipanti. Questo sistema si propone di aumentare le nostre capacità di provare piacere nella vita e di minimizzare al massimo gli effetti delle inevitabili esperienze sgradevoli. Il nome “Poliscreativa” ci ricorda che ognuno di noi possiede una propria creatività, la quale è sempre il risultato delle interazioni con l’ambiente che ci circonda, rappresentato dalla molteplicità, che in greco antico era definita appunto “polis”. Attraverso pratiche di meditazione creativa corporea, sia individuali che collettive, il Sistema Poliscreativa è in grado di arricchire ogni esperienza nei campi artistico, terapeutico, riabilitativo, preventivo, socializzante e formativo. Questa pratica meditativa, sempre corporea e condivisa, può modificare il nostro stato emotivo, il nostro stile cognitivo e relazionale, e il nostro livello di coscienza e consapevolezza, in maniera graduale e costante, mantenendo sempre un controllo etico, sia individuale che collettivo, sul processo in atto. Le varie componenti del Sistema Poliscreativa possono essere utilizzate in diversi contesti operativi, trovando collocazione in molte aree nelle quali si possano realizzare progetti per la promozione umana: Area Artistica, Area Psicopedagogica, Area Preventiva e Riabilitativa, Area Psicoterapeutica, Area comunitaria e della socializzazione, Area del Team Building e della prevenzione del Burnout, le varie aree le vedremo nello specifico nel prossimo articolo.