News Fatigue: quando anche il cervello dice “basta così”

Apri il telefono “solo un attimo”. Vuoi dare un’occhiata veloce alle notizie. Due minuti, massimo cinque. Poi chiudi. Solo che non succede quasi mai così. Dopo qualche scroll ti senti già più teso. Magari un po’ irritato. Forse perfino svuotato. Non è successo nulla nella tua vita personale, eppure il corpo è contratto, la mente è affollata, l’umore è sceso di qualche gradino.

Se ti riconosci in questa scena, potresti aver sperimentato la news fatigue: una forma di affaticamento psicologico legato al consumo continuo di notizie, diffusasi a partire dall’era del Covid.

Viviamo immersi in un flusso informativo che non si interrompe mai. Notifiche, aggiornamenti in tempo reale, titoli allarmanti, commenti sui social, analisi, contro-analisi. Non esiste più il “momento del telegiornale”. L’informazione è permanente. Sempre disponibile. Sempre urgente.

Il nostro cervello, però, non è progettato per restare in uno stato di allerta costante. Dal punto di vista evolutivo siamo programmati per dare priorità alle minacce. È un meccanismo di sopravvivenza: meglio accorgersi di un pericolo che ignorarlo. Ecco perché le notizie negative catturano più attenzione. Restano più impresse. Ci attivano di più. È il cosiddetto negativity bias.

Il problema è che oggi le “minacce” non sono eventi occasionali. Sono contenuti mediatici ripetuti, amplificati, commentati, rilanciati. Ogni notizia drammatica attiva il nostro sistema di allerta. Un po’ di attivazione è normale. Ma quando l’attivazione è continua, il sistema si affatica. È come vivere con un allarme che suona in sottofondo tutto il giorno. A un certo punto non è più informazione: è sovraccarico!

Molte persone iniziano allora a evitare volontariamente le notizie. E spesso si giudicano per questo. “Sto diventando superficiale.” “Dovrei essere più informato.” “Non mi importa più di nulla.”
In realtà, molto spesso non si tratta di disinteresse. Si tratta di autoregolazione.
Quando percepiamo che le informazioni sono troppe, ripetitive e soprattutto fuori dal nostro controllo, il nostro sistema psicologico cerca di proteggersi. Se non posso fare nulla rispetto a ciò che sto leggendo, continuare a espormi aumenta solo il senso di impotenza. L’evitamento, in questi casi, diventa una strategia per ridurre l’attivazione.

La news fatigue non nasce dall’indifferenza. Nasce dall’eccesso di coinvolgimento senza possibilità di azione. È una forma di stanchezza emotiva che può manifestarsi con irritabilità, cinismo, senso di vuoto, difficoltà di concentrazione. Oppure con quella frase che sento spesso in studio: “È sempre tutto terribile.” Il punto centrale è proprio questo: il cervello tollera meglio lo stress quando possiamo agire. Quando possiamo solo assistere, l’energia mobilitata dalla minaccia non trova uno sbocco. E si trasforma in fatica.

Questo non significa che dobbiamo smettere di informarci. Significa che forse abbiamo bisogno di una nuova forma di igiene mentale: un’igiene informativa. Scegliere quando informarsi invece di reagire a ogni notifica. Limitare il numero di fonti. Chiederci: “Posso fare qualcosa rispetto a questa informazione?” Se la risposta è sì, l’azione riduce l’impotenza. Se la risposta è no, forse possiamo concederci di non restare esposti per ore.
Da una professionista attivamente impegnata nel sociale, ne sono convinta: mettere confini non è disimpegno civile. È preservare la propria capacità di restare lucidi, presenti, emotivamente disponibili. Perché quando siamo sopraffatti, non siamo più né consapevoli né efficaci.

In un mondo che urla continuamente “urgente!”, forse la competenza emotiva più importante è scegliere quando ascoltare e quando spegnere. Se ogni tanto senti il bisogno di chiudere le app, respirare e tornare al tuo spazio personale, non stai scappando dalla realtà. Stai prendendoti cura del tuo sistema nervoso.
E prendersene cura, oggi, è un atto profondamente consapevole.

Bibliografia

Soroka, S., Fournier, P., & Nir, L. (2019). Cross-national evidence of a negativity bias in psychophysiological reactions to news. PNAS, 116(38), 18888–18892.

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de Bruin, K., de Haan, Y., Vliegenthart, R., Kruikemeier, S., & Boukes, M. (2021). News avoidance during the COVID-19 crisis: Understanding information overload. Digital Journalism.