La Psicologia Ospedaliera: dal modello della malattia a quello della salute

Recuperare la centralità della persona malata nel processo di cura, attraverso percorsi assistenziali e protocolli di intervento I primi servizi di psicologia in ambito ospedaliero nascono negli anni ‘80 sulla spinta del movimento che mirava ad “umanizzare” le cure mediche. Mario Bertini, professore emerito di Psicologia della Salute all’Università La Sapienza di Roma , è stato tra i primi in Italia ad immaginare lo psicologo dentro i sistemi sanitari in affiancamento ai medici”. Contribuendo in tal modo, a quella piccola rivoluzione copernicana che, gradualmente, ha portato la comunità scientifica ad abbandonare il vecchio modello di “malattia” a favore del nuovo modello di “salute”. La visione che separa nettamente la psiche dal corpo, non regge più da tempo, non esiste una malattia solo “organica” o un disturbo solo “psicologico”. E’ pertanto necessario, ragionare nei termini di una integrazione continua e circolare tra benessere e malessere , che tenga conto delle dimensioni biologiche, psicologiche e sociali della persona malata. La psicologia ospedaliera , si pone in tal senso, come un ulteriore tassello nel processo di confronto tra due culture. Quella medica e quella psicologica, che nella loro diversità di modelli e di approcci, possono e devono, trovare dei punti di convergenza rispetto al fine comune. La promozione del benessere della persona malata. Promuovere benessere, in ambito ospedaliero, significa curare la persona malata e non la malattia. Ponendo una maggiore attenzione alla componente soggettiva della stessa e creando le condizioni per una visione più ampia dell’assistenza, in cui la relazione nella sua in-terconnessione con l’esperienza della malattia diventa il nodo centrale della cura

La Psicologia dello Sport

Stefano Zenaboni psicologo dello sport e psicoterapeuta, spiega cos’è la psicologia dello sport, ovvero è una area della psicologia che studia principalmente la performance sportiva e il benessere psicologico.  La psicologia dello sport può utilizzare numerose strategie che vanno ad allenare la parte della mente che si occupa proprio di prestazione sportiva. Le aree che interessano l’eccellenza nella performance sportiva sono tre:  l’area tecnico tattica che riguarda tutto lo studio delle regole e delle strategie di gioco, l’area fisico atletica che riguarda invece tutti gli aspetti muscolari e tutti gli aspetti del comportamento legato alla prestazione sportiva e l’aria mentale che riguarda tutte le tecniche e le strategie utilizzate dalla nostra mente per potenziare il risultato.  Gli strumenti utilizzati dallo psicologo dello sport possono essere diversi oltre al colloquio classico quindi osservazione delle strategie di gioco, del funzionamento mentale dell’atleta direttamente sul campo, esiste anche l’utilizzo di strumenti Nuove tecnologie sono il bio feedback o il neuro feedback che vengono impiegati soprattutto per valutare la linea base della fisiologia dell’atleta attraverso semplicemente dei cardiofrequenzimetri che valutano il battito cardiaco a riposo e anche in fase di prestazione sportiva  si possono utilizzare anche apparecchiature come il GSR la resistenza elettrica galvanica, per valutare la tensione muscolare e altre apparecchiature come l’elettroencefalogramma, ovvero la valutazione delle onde cerebrali, quindi valutare la qualità attentiva o la concentrazione dell’atleta sia sul campo che eventualmente in fase di studio nello studio del professionista. Uno strumento di nuova generazione sono gli occhiali per la realtà virtuale questi occhiali sono dei visori, che vengono applicati allo sportivo come esercizio di visualizzazione o di rilassamento,  lo sportivo si immerge in queste esperienze a 360 ° e sviluppa la sua capacità di immergersi, di visualizzarsi e di essere consapevole delle proprie sensazioni corporee aiutandolo così a sviluppare una maggiore consapevolezza delle sensazioni.

Un incontro tra psicoterapia e arteterapia

Ceci n’est pas un article, ma una premessa, appunti sparsi di una cornice che man mano riempirò sempre più di contenuti. Nel mio percorso formativo di psicoterapeuta, ho avuto modo di affrontare temi basilari, ma c’era qualcosa che nell’ attuale cultura psicologica non mi soddisfaceva del tutto. Dovevo spaziare maggiormente. I modelli psicologici a volte appaiono, per la loro storia, come se ritenessero di avere caratteristiche universali. L’arteterapia invece, attraverso la valorizzazione del patrimonio antropologico, mi è sembrata integrare la complessità culturale del soggetto. Grazie a questo percorso parallelo, ho approfondito temi come la centralità della relazione tra i corpi. Ho scoperto quanto la creatività artistica non sia una prerogativa di pochi e privilegiati “artisti”, ma una capacità diffusa e inevitabile, mai del tutto individuale. Lavorando ho compreso quanto, nella relazione d’aiuto, contino i corpi, anche quello del terapeuta. Inoltre le interazioni tra questi non necessitano esclusivamente del toccarsi. Grazie alla scoperta dei neuroni specchio e a tutti gli studi di psicofisiologia sappiamo infatti quanto queste interazioni corporee siano in grado di plasmarci reciprocamente, anche senza contatto fisico.  Se andiamo a ritroso nel tempo, ci renderemo conto che buona parte di quella che noi chiamiamo arte fosse in realtà un’arte collettiva, quindi una forma di arteterapia ante litteram. Si pensi, tra le tante testimonianze, alle pitture rupestri della Cueva de las Manos, forme d’arte anonima e condivisa, in cui l’Io del soggetto non aveva quel ruolo ipertrofico a cui siamo abituati oggi. Il nostro corpo rappresenta il frutto dinamico e attivo dell’interazione, attuale e storica, tra corpi. Per questo nell’ arteterapia secondo il metodo Lacerva, quello della scuola in cui mi sono formata, parliamo di corpo relazionale e condiviso.  “Nascere non basta”, come ricorda una poesia di Neruda e un libro di Zoja, perché il nostro corpo acquisisce la sua completa umanità solo grazie alla relazione ritmico corporea con i nostri caregiver. Un passaggio di testimone che dura da quando l’Homo Sapiens Sapiens è sulla Terra. Oggi, con gli effetti devastanti della virtualizzazione dei corpi, dobbiamo tenere in considerazione questi concetti. L’arteterapia in questo può valorizzare ulteriormente il lavoro clinico in ambito psicologico.

Come osservare in classe strategie per evitare errori

Per chi si occupa di processi di insegnamento-apprendimento l’osservazione rappresenta lo strumento fondamentale per capire i comportamenti degli alunni. Osservare nella scuola significa “fotografare” una situazione educativa, per poi analizzarla nei dettagli, comprenderla e, se possibile, cambiarla.  Ciò che viene osservato ,però, dipende dall’osservatore e, quindi, per evitare di cadere nella soggettività è necessario, come diceva Marcel Proust avere “nuovi occhi” . Bisogna allenare la nostra mente, evitando “scappatoie osservative”, che potrebbero indurre al fallimento. Osservare significa tratteggiare in maniera accurata  caratteristiche relative ad un fenomeno,ad una persona  all’interno di un setting limitato e secondo un tempo ben stabilito. Per osservare bisogna: concentrarsi con attenzione sul soggetto o fenomeno; riconoscere  dati certi; evitare di fare interpretazioni soggettive. La sfida sta, a questo punto, nel  distinguere  il semplice  guardare dall’osservare. Guardare si riferisce al processo percettivo della vista; osservare, invece, presuppone l’intenzionalità dell’azione stessa. Ad esempio, si può guardare un quadro registrando percettivamente i colori e le forme dell’immagine, ma solo dopo un’attenta osservazione è possibile cogliere le sfumature cromatiche ed ulteriori elementi rappresentati. Osservare in classe  permette di raccogliere  “dati certi” che riguardano gli alunni, i loro bisogni, le loro motivazioni, i loro pensieri e i loro apprendimenti, evitando di formulare considerazioni soggettive. Volendo prendere in esame dati certi possiamo procedere citando le seguenti frasi: il bambino è seduto, il ragazzo ride, l’alunno scrive. Queste frasi non sono soggette ad interpretazioni, ma sono vere e proprie  conoscenze fattuali di natura oggettiva. La deduzione, invece,  induce ad interpretare i dati osservati, valutandoli qualitativamente e quantitativamente rispetto a dei parametri soggettivi che sono propri del soggetto che osserva.  Esempi di deduzioni: Marco è triste, Andrea è arrabbiato, Maria è nervosa. La scuola richiede agli insegnanti  abilità e competenze osservative, per decodificare situazioni complesse, rispondendo  in maniera appropriata alla  poliedricità dei comportamenti che si manifestano nei contesti di apprendimento. Per diventare buoni osservatori, occorre  mantenersi aperti al dubbio e alla reinterpretazione di quanto osservato secondo la logica della continuità e della corrispondenza. /wp-content/uploads/2021/03/scientific-marzo-2.pdf

Essere Adolescenti Durante Una Pandemia: bisogni e valori

Saper distinguere i bisogni degli adolescenti dai loro valori  può essere di supporto nel processo di esplorazione tipico dell’adolescenza L’adolescenza è di per sé la fase dell’esplorazione e della vitalità e la pandemia attuale sembra aver ostacolato i processi che dovrebbero dispiegarsi in modo naturale nell’arco di vita. Il termine adolescente deriva dalla parola latina adolescens (participio presente di adolescere) che vuol dire “che si sta nutrendo”. Se si guardano gli adolescenti in quest’ottica, è inevitabile pensare che i bisogni e i valori siano differenti rispetto a quelli degli adulti. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, cosa può fare un genitore o un adulto educante? Può creare le condizioni contestuali necessarie al soddisfacimento dei bisogni dell’adolescente, aiutandolo a selezionare i comportamenti che partono da valori e non da impulsi momentanei. Per tutti coloro che si sono ritrovati a vivere la propria adolescenza durante la pandemia, creando pensieri su tutto ciò che sentono di aver perso a causa del Covid-19, diventa fondamentale porre attenzione sulle cose che si sono scoperte importanti, sul tipo di persona che si vuole essere e su ciò che può essere fatto in questa direzione, nel momento presente. E ancora di più, è in questa fase evolutiva che inizia a definirsi l’autostima. E la stima di sé può svilupparsi attraverso i valori a  cui si fa riferimento e non per gli obiettivi che, a causa della pandemia, diventa difficile raggiungere. È la creatività, è il coraggio, è la persistenza che orienta il proprio comportamento, anche e soprattutto nei momenti più difficili. E l’adulto ha il compito di essere presente, di supportare l’adolescente nella sua fase di scoperta, di comprendere i suoi bisogni, di essere un modello positivo.

Nostalgia e Psicologia: che cosa ci manca di più, della vita di prima?

Aspetti psicologici della sensazione di mancanza e una buona notizia sul ruolo della nostalgia. È passato circa un anno dall’inizio della nostra vita diversa, e sembra già un secolo. Conosciamo tutti la nostalgia: di un luogo, di un momento, di un amore del passato. Ma guardiamo da vicino questo sentimento complesso, di struggente bellezza. Il nome, dal greco, contiene “nostos” e “algos”. Coniato dal dottor Hofer alla fine del Seicento, è la combinazione di “ritorno a casa” e “dolore”. Descriveva la condizione dei soldati al fronte, che sentivano acutamente la mancanza dei luoghi natii. Siamo anni luce da allora, in termini di conoscenze psicologiche, arte e letteratura. Nostalgia oggi definisce tutto ciò che ci manca del passato: un cibo felice della nostra infanzia, una persona, un periodo, un sogno. È uno stato emotivo complesso, anche di perdita; ma la maggior parte delle volte non si associa a umore negativo. Anzi: ricordare esperienze condivise, crescita e risultati ottenuti sostiene il benessere psicologico. Numerosi esperimenti di induzione di nostalgia hanno evidenziato nei partecipanti un aumento dell’autostima, del sentimento di appartenenza sociale e persino dei comportamenti caritatevoli. In questo scenario pandemico, alla domanda “Cosa ti manca?”, ognuno pensa a tempi andati molto recenti. Esercitare la nostalgia oggi può essere uno straordinario modo per reagire: perché ci ricorda il nostro significato e valore. È molto più di un pensiero al passato: è un luogo sicuro, confortevole, accogliente, come un’abitudine buona. Da cui guardare verso il futuro. 

La Figura dello Psicologo

Elisa Simeoni illustra la figura dello psicologo. Lo psicologo è una figura professionale iscritta all’albo degli psicologi, ciò significa che per essere considerato uno psicologo a tutti gli effetti è necessaria una laurea in psicologia quinquennale, un anno di tirocinio ed esame di Stato per poi iscriversi all’albo. Lo psicologo si occupa della diagnosi, della riabilitazione oltre che al supporto della persona, ciò significa che una persona che si trova in difficoltà in una particolare fase di vita può rivolgersi alla figura dello psicologo per ritrovare la sua serenità e il suo benessere a 360° Lo psicologo si avvale di alcuni strumenti conoscitivi, quindi tesi a conoscere la persona a livello di personalità, a livello di relazioni interpersonali e con tutta una serie di competenze lo aiuterà a trovare delle risposte, lo aiuterà a divenire più consapevole rispetto al suo funzionamento individuale e interpersonale. Quindi non si tratta solamente di risolvere un disagio, non si tratta di fornire consigli e sostituirsi alla persona, bensì accompagnarla in questo viaggio teso alla conoscenza di sé.

Tuo figlio sa creare un aeroplano di carta?

Spesso i genitori si lamentano del fatto che i figli siano sempre avanti allo schermo, o che non utilizzino i giochi che hanno a disposizione in casa. Vi siete mai chiesti se i vostri figli sanno giocare? Potreste scoprire che non utilizzano i loro giochi perché non sanno come funzionano. Diverse volte mi è capitato di dover insegnare a bambini, ma anche a ragazzi, di mescolare le carte. Un gesto semplice, offrite un mazzo di carte a vostro figlio e verificate se sa mescolarle. In caso contrario solitamente un genitore reagisce in due modi:  Dedica del tempo al figlio e glielo insegna;  Gli mischia le carte.  Questa ultima opzione è ampiamente diffusa, e non solo in questo tipo di insegnamento, ma anche in altre pratiche educative genitoriali. Spesso, infatti, un genitore si sostituisce al figlio, anche senza accorgersene, rendendolo privo di scoprire una sua abilità/risorsa che potrebbe invece gratificarlo. Oggi parliamo di mancanza di autostima, ma l’autostima si costruisce proprio cosi’. Insegnate ai vostri figli a giocare, a costruire un aeroplano di carta, e ricordate di fotografare il suo sorriso, quando riesce in un nuovo gioco, ed il vostro, perché siete stati capaci di prendervi cura di  una sua difficoltà.

SALUTE MENTALE E PANDEMIA COVID-19 IN ITALIA

La pandemia ha avuto forti ripercussioni sulla salute mentale. Diverse ricerche svolte sul territorio italiano hanno riscontrato significativi esiti di salute psicologica. La pandemia da Covid-19 ha cambiato radicalmente le nostre abitudini e il nostro stile di vita. L’Italia è stato tra i primi paesi ad essere travolto, in maniera rapida e improvvisa, dal virus, registrando un forte impatto sul benessere psicologico.  Gli studi riguardanti la salute mentale sviluppati sul territorio italiano, riguardano le prime settimane di lockdown nazionale In questo periodo, la popolazione ha dovuto affrontare una nuova realtà, fatta di isolamento, incertezza e distanziamento sociale. Tutto ciò ha avuto effetti significativi sull’equilibrio psico-emotivo delle persone. I principali esiti di salute mentale riscontrati in questi studi sono sintomi depressivi e ansiosi [2,4,5,6,7,10], stress psicologico [1,2,4,5,7,8] e sintomi da stress post-traumatico [2,10]. Tali sintomi, inoltre, sono peggiorati durante le ultime settimane del lockdown [4,5]. Donne, giovani [2,3,4,7,9,10] e persone con preesistenti problemi di salute fisica o mentale presentano una maggiore incidenza di tali problematiche [4]. Inoltre, avere conoscenti o familiari che hanno contratto il virus [2,7] o averlo contratto in prima persona [4], risultano essere ulteriori fattori di rischio. Allo stesso modo, lo sono dovere lasciare casa per lavoro [7] e trascorrere molto tempo su internet [5]. Di contro, un alto livello di soddisfazione per la propria vita, vivere con membri della famiglia o conviventi [4,5] e ricevere supporto familiare [6], sono fattori protettivi rispetto alla possibilità di riscontrare esiti negativi di salute psicologica.  In conclusione, la situazione emergenziale ha avuto un forte impatto sulla salute mentale della popolazione italiana. Questo soprattutto in termini di stress percepito e presenza di sintomi depressivi e ansiosi . È quindi urgente e necessario pensare interventi psicologici funzionali a livello nazionale. Questi devono avere il compito di aiutare le persone a fronteggiare gli effetti dell’emergenza pandemica sul benessere psicologico. La bibliografia è al seguente link /wp-content/uploads/2021/03/scientific-febbraio-2.pdf