Quando la coppia devia: la digressione come risorsa relazionale

Quante volte ci capita di osservare coppie che, apparentemente, “si perdono” in chiacchiere inutili, discussioni laterali o interessi divergenti? In realtà, queste digressioni non sono deviazioni prive di senso: sono forme di comunicazione silenziosa. La coppia, quando il copione abituale diventa stretto o saturo, spesso parla d’altro per proteggere il legame, per prendersi una pausa dall’attesa o dall’obbligo di rispondere a schemi troppo rigidi.
La digressione può, dunque, avere molte forme: il silenzio, il racconto di aneddoti apparentemente insignificanti, piccoli sintomi individuali o spostamenti di attenzione. Tutto questo non è casuale: funziona come un messaggio indiretto del sistema, che dice “abbiamo bisogno di spazio per restare insieme”. Riconoscere questo linguaggio significa iniziare a vedere la coppia come un organismo vivo, capace di muoversi in direzioni diverse senza perdersi.
La digressione come linguaggio del legame
In queste pause si possono cogliere desideri inespressi, tensioni sottili, paure di perdita di sé o dell’altro. La digressione diventa così uno spazio privilegiato per osservare il legame nella sua complessità e per comprendere quali risorse, quali equilibri sottili, stanno proteggendo la coppia. Non si tratta di abbandonare la traiettoria terapeutica, ma di sostenere una forma di intimità più autentica e meno rigidamente predeterminata.
Il lavoro clinico non consiste nel cancellare la digressione, ma nel renderla pensabile, trasformandola gradualmente da movimento implicito a possibilità condivisa di significazione. È spesso in questo contesto che la coppia può iniziare a immaginare forme nuove di stare insieme, meno vincolate a definizioni identitarie rigide o a aspettative normative.
Nella clinica di coppia la digressione è un fenomeno frequente e spesso sottovalutato. Se osservata da una logica lineare, appare come una resistenza, una fuga o una perdita di tempo. Da una prospettiva sistemica, invece, essa può essere letta come una forma di comunicazione complessa, un messaggio che non passa dal contenuto ma dalla struttura della relazione. In termini batesoniani, la digressione non riguarda ciò di cui la coppia parla, ma ciò che sta accadendo nel sistema mentre parla d’altro. Tale fenomeno diventa così una strategia autoregolativa, in altre parole, non si manifesta come un errore comunicativo, quanto piuttosto come un metodo indiretto con cui il sistema cerca di rimanere vitale e coeso.
Abitare la digressione: una posizione clinica possibile
Il rischio più comune, in seduta, è tentare di ricondurre subito la coppia al “tema centrale”: la nostra cultura clinica valorizza spesso la linearità e l’efficienza. Ma riportare troppo presto sul percorso rischia di soffocare la vitalità del sistema. “Abitare” la digressione significa sospendere il giudizio, accogliere il movimento, osservare senza forzare.
Conclusioni
La digressione, lungi dall’essere un errore di percorso, può essere letta come un atto di intelligenza relazionale del sistema coppia. Quando la coppia devia, non sempre sta evitando il focus: talvolta sta cercando un centro più abitabile, capace di sostenere la complessità del legame. Riconoscere questo movimento significa assumere una posizione clinica che privilegia il processo, la relazione e la vita del sistema, più che la coerenza del contenuto.