Il vortice dell’ansia. Alterazioni psicopatologiche e trattamento nelle esperienze ansiose

di Veronica Iorio da Psicologinews Scientific L’ansia è un’esperienza di per sé naturale che può tramutare in forme patologiche fino ad assumere il volto di una sofferenza dilaniante. Quest o ar t icol o par te da uno sguardo fenomenologico sulle modificazioni del vissuto nelle condizioni ansiose. Si sofferma poi, in particolare, sul rapporto che l’individuo vive con la realtà interna ed esterna, in termini sia di interruzioni del contatto sia di alterazioni delle strutture e funzioni psichiche, secondo un approccio integrato di psicoterapia della Gestalt e Analisi Transazionale. Si conclude, infine, con una breve esposizione dell’intervento mirato al recupero del naturale fluire dell’esperienza e al superamento delle modalità copionali che impediscono il soddisfacimento dei bisogni del presente. Ansia e angoscia: definizioni Il tema dell’ansia richiede una trattazione congiunta di ansia e angoscia. Entrambi i termini derivano dal latino: ‘ansia’ dal latino tardo anxia, da angere ‘stringere’, ed ‘angoscia’ dal latino angustia ‘strettezza’. Spesso l’ansia è assimilata all’angoscia poiché la distinzione terminologica appartiene solo alle lingue di origine latina. L’inglese e il tedesco p o s s i e d o n o i n f a t t i u n ’ u n i c a p a r o l a , rispettivamente anxiety e Angst. In ambito clinico ansia e angoscia talvolta sono considerate equivalenti, talvolta distinte e l’impiego dei due termini è molteplice. Gli psicologi in genere parlano di ansia, gli psicoanalisti preferiscono parlare di angoscia, gli psichiatri tendono ad individuare l’ansia nella presenza di sintomi psichici e l’angoscia in una concomitanza di manifestazioni psichiche e somatiche. Di frequente l’angoscia viene identificata come uno stadio più grave dell’ansia e più prossimo alla patologia, connesso ad un grado maggiore di sofferenza e coinvolgimento somatico. Eugenio Borgna utilizza i due termini in modo interscambiabile, benché riconosca una maggiore pregnanza semantica nel termine angoscia. In questa sede, si adotterà la sua posizione. Nel dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia l’ansia corrisponde ad uno “stato t o rme n t o s o d e l l ’ a n ima , p r o v o c a t o dall’incertezza circa il conseguimento di un bene sperato o la minaccia di un male temuto”. L’angoscia è descritta come un “senso di soffocamento, oppressione che genera agitazione, affanno, difficoltà a respirare, ansito”. “Sofferenza fisica o morale, acuta, tormentosa, in cui l’uomo teme di soccombere; preoccupazione assillante che non dà respiro; inquietudine, ansia ossessiva”. “Stato di malessere soprattutto fisico, ma sempre mescolato di apprensione vitale, vicino alle manifestazioni di affettività primordiale, quando l’essere si sente minacciato nella sua esistenza senza saperne bene le cause o senza poter provvedere ai rimedi”. La categoria dell’angoscia è entrata nel pensiero occidentale attraverso la vicenda umana di Kierkegaard. Ampiamente discussa in ambito filosofico, ha raggiunto la sua massima elaborazione in psicopatologia. Nel 1997 V. E. von Gebsattel scrive: “L’angoscia ha cessato dall’essere la questione privata della singola persona. L’umanità occidentale in generale è immersa nell’angoscia e nella paura: un determinato present imento di minaccia terribilmente incombente sconvolge la certezza ontologica della persona umana. L’invadenza del fenomeno dell’angoscia, che da cento anni cresce vertiginosamente, ha raggiunto un’intensità mai sperimentata fino ad oggi”. Secondo Borgna, vi sono tre categorie dell’angoscia: l’angoscia esistenziale, che fa parte della vita, in quanto emozione radicale e costitutiva della condizione umana, l’angoscia nevrotica, che nasce dai conflitti, come espressione di ferite infantili spesso caratterizzate dalla solitudine e dall’abbandono, e l’angoscia psicotica propria dell’esperienza depressiva devastata dal desiderio di morire e dalla colpa. Nella depressione l’angoscia assume la sua forma più dilaniante. Il fluire della vita si arresta e l ’ e s i s t enz a s i t r a sfigur a divent ando un’esperienza sconvolgente. Dall’ansia naturale all’ansia patologica L’ansia è un fenomeno che si manifesta lungo un continuum che va da uno stato di attivazione naturale dell’organismo a forme gravi di patologia. Nella psicoterapia della Gestalt l’ansia corrisponde ad una eccitazione, un’energia vitale e creativa fondamentale per la sopravvivenza e la gratificazione dei bisogni. Tale energia cresce, decresce o si mantiene stabile durante il ciclo naturale dell’esperienza, in funzione delle esigenze autoregolative e adattive proprie dell’organismo. Tuttavia, per varie ragioni questo libero fluire di vitalità può interrompersi e l’ansia diventa un malessere. L’eccitazione si realizza in qualsiasi tipo di contatto forte e consiste in un aumento nell’intensità del processo metabolico di ossidazione d e l l e sostanze n u t r i t i v e immagazzinate. Con il bisogno di maggiore aria, l’organismo aumenta in modo spontaneo il ritmo e l’ampiezza della respirazione. Se invece i n t e r v i e n e u n t e n t a t i v o d i c o n t r o l l o sull’eccitazione, l’intensificarsi della respirazione si blocca e si genera un vuoto che richiama altra aria. L’ansia nasce da una costrizione involontaria del petto che priva l’organismo della quantità adeguata di ossigeno e rappresenta l’esito del conflitto tra l’eccitazione e l’autocontrollo. Secondo Fritz Perls l’uomo moderno tende ad escludere dall’area della consapevolezza la continuità della sua esperienza poiché considera l’emozione come un turbamento da evitare. Ogni mome n t o d e l l ’ e s i s t e n z a è c o n n o t a t o emotivamente ed ogni emozione è di per sé un’eccitazione. Pertanto, in condizioni naturali l’energia scorre in modo continuo nello scorrere ininterrotto dell’esperienza. Tuttavia, nella società occidentale le qualità della calma e della ragione sono stimate più dell’emotività. Una sorta di “crociata a favore del controllo delle emozioni” insegna ai bambini a reprimere i propri vissuti piuttosto che ad esprimerli, a privilegiare le esigenze del mondo esterno, ritenute reali, a scapito del sentire. Perls afferma: “Nella misura in cui il vostro senso di realtà è stato distaccato dalla vostra personalità odierna, il tentativo di sperimentare la realtà farà insorgere in voi l’angoscia (mascherata forse come stanchezza, noia, impazienza, fastidio), e ciò che specificamente