Effetto Zeigarnik e i file mentali non chiusi

La psicologa lituana Zeigarnik teorizzò all’inizio del secolo scorso un fenomeno psicologico che porta il suo nome.

Tale effetto riguarda il fatto che la mente umana ha la tendenza a ricordare, con maggiore facilità e insistenza, i compiti e le azioni rimaste incomplete.

L’autrice, in seguito all’esperimento sottoposto ai suoi studenti, notò che quelle attività non completate creavano una tensione psicologica che impediva al cervello di concentrarsi su altri processi.

Da qui, l’effetto Zeigarnik inquadra proprio quella tendenza delle persone a chiudere i cosiddetti cerchi mentali per evitare quindi l’ansia da completamento.

Nella vita quotidiana, spesso, L’incalzare degli eventi, la procrastinazione, il sovraccarico cognitivo e lo stress giocano un ruolo determinante nel non portare a termine i compiti.

Così facendo, l’individuo, anziché portare coscientemente l’attenzione altrove, lascia aperti dei processi cognitivi che creano tensione in sordina, fino a quando non vengono conclusi.

Ne consegue spesso una sensazione di sopraffazione per tutte quelle cose ancora da dover fare, creando confusione e stress mentale.

Capita di frequente, che il completamento del compito può essere risolto in breve tempo invece di lasciare il file mentale aperto.

Ocomunque può essere scomposto in piccoli blocchi orientati alla conclusione che determinerebbe una situazione mentale di soddisfazione e ordine.