Lo spazio occupato dal vuoto é chiamato Yutori

Il Giappone, si sa, ha dei termini o ideogrammi specifici per identificare emozioni, sensazioni o comportamenti.

Con la parola Yutori si intende la creazione di uno spazio vuoto, di una pausa tra un’attività ed un’altra.

Il concetto quindi indica proprio quello spazio, che, presi dalla frenesia e dall’iperconnessione della vita quotidiana, tendiamo a rimpicciolire e a far scomparire del tutto.

Il continuo rincorrere il tempo e le cose da fare spesso porta ciascuno di noi ad avere la percezione del riposo, della pausa o del rallentamento come qualcosa di negativo.

Per cui si associa la vitalità esclusivamente ai mille impegni calendarizzati, come se il tempo senza far nulla non solo fosse sprecato, ma addirittura sfiancante dal punto di vista emotivo e mentale.

Quindi, risulta inconcepibile, l’idea di concedersi un intervallo, perché non se ne attribuisce la funzione rigenerante, ma soltanto invalidante.

Lo Yutori si inserisce proprio come spazio di vita che non necessariamente deve essere riempito da qualcosa.

Al contrario, quel vuoto da impegni, efficienza può essere il valore aggiunto da attribuire alle nostre azioni, perché producono maggiore consapevolezza di ciò che siamo, abbiamo e possiamo fare.

Spesso, la difficoltà maggiore quando si comincia a dedicare “del tempo al proprio tempo ” sta nel respirare, e più precisamente, nel percepire la respirazione in modo regolare, svincolarsi dalla sensazione di essere continuamente in affanno.

Raggiunta la consapevolezza di poter abbassare volontariamente la frequenza del nostro respiro, l’alleggerimento anche dei pensieri e delle attività nasce da sé, migliorando così il tempo e gli spazi successivi.

Un decluttering di cose e sensazioni che appesantiscono corpo e anima per ritrovare così equilibrio e motivazione, fondamentali per lo stato di benessere psicologico e generale.