Dismorfofobia e il “boom” della chirurgia estetica.

Body Dysmorphic Disorder

Una delle domande maggiormente frequenti negli ultimi anni è “Ma perché tutti vogliono cambiare il proprio aspetto?”. Il ricorso alla chirurgia estetica è, infatti, aumentato, in maniera esponenziale, ma dietro questa tendenza non c’è solo il desiderio di migliorarsi, bensì un vero e proprio fenomeno psicologico sempre più diffuso: la Dismorfofobia o Disturbo da Dimorfismo Corporeo (BDD- Body Dysmorphic Disorder).

Cos’è la Dismorfofobia?

La dismorfofobia è un disturbo psicologico caratterizzato da una preoccupazione eccessiva e debilitante per i difetti fisici percepiti che spesso sono inesistenti o minimi. Chi ne soffre può passare ore allo specchio per prestare attenzione a quella che suo avviso è un’imperfezione, cercare conferme dagli altri e ricorrere con in sistema alla chirurgi estetica. Rappresenta una tipologia di Disturbo Ossessivo Compulsivo in quanto le persone tendono a mantenere una attenzione focalizzata e selettiva sul proprio aspetto esteriore. Questo conduce ad una serie di sintomi e pensieri ripetuti che inducono a sofferenza ed è per tale ragion che vengono messi in atto dei comportamenti per ridurre la sintomatologia ed eliminare il “difetto percepito”.

Social Media e Dismorfofobia

Uno dei fattori principali che alimentano la dismorfofobia è l’uso massiccio dei social media. Instagram, TikTok e Snapchat hanno creato nuovi standard di bellezza, spesso irrealistici, grazie all’uso di filtri e tale fenomeno, noto come “Snapchat Dysmorphia”, porta molte persone a desiderare di assomigliare alle versioni modificate di sé stesse, generando un senso di insoddisfazione per il proprio aspetto reale. A peggiorare la situazione è la costante esposizione a influencer e celebrità che promuovono una bellezza “ritoccata”, facendo sembrare la chirurgia estetica una pratica comune e necessaria per sentirsi accettati.

Aumento della Chirurgia Estetica: Moda o Necessità?

Secondo recenti studi, il numero di interventi estetici è in continua crescita. In particolare sembra essersi diffuso altresì il fenomeno del turismo estetico che permette di accedere a determinate tipologie di interventi a costi ridotti. Il problema principale è che, per chi soffre di Dismorfofobia, la chirurgia estetica non è mai una soluzione definitiva. Dopo un primo intervento, spesso l’attenzione si sposta su un altro “difetto”, innescando un circolo vizioso di insoddisfazione e ulteriori operazioni. Molti pazienti scoprono che, nonostante i cambiamenti estetici, il disagio psicologico persiste o addirittura peggiora. Dunque la chirurgia estetica è come una sorta di “spirale della dipendenza!”

Come si viene fuori da questa spirale?

Sicuramente l’approccio alla Dismorfofobia deve essere di natura multidisciplinare, ma in particolar modo con la psicoterapia è possibile lavorare sulla percezione distorta di sé e sull’accettazione del proprio corpo. Inoltre, bisognerebbe lavorare su un uso maggiormente consapevole dei social media e sulla promozione della cosiddetta “body neutrality“. Da ultimo, ma non per importanza bisogna sottolineare che è assolutamente necessario un percorso di supporto psicologico prima di sottoporsi alla chirurgia, così da poter distinguere i “desideri estetici” dalle “ossessioni patologiche”.

Conclusioni

L’incremento del ricorso alla chirurgia estetica è un fenomeno molto complesso, legato a fattori psicologici, sociali e culturali. Se da un lato il progresso in medicina permette di migliorare il proprio aspetto in maniera più efficiente, dall’altro sarebbe di fondamentale importanza prestare attenzione alle motivazioni che conducono a tali cambiamenti e soprattutto se gli stessi sono solo la “punta di un iceberg” di un disagio differente e celato. Il vero cambio di rotta, infatti, parte dall’accettazione di sé e non passa solo dall’estetica, ma dalla capacità di riconoscere la differenza tra bellezza autentica e “modelli imposti” dalla società.