
«Lo sapeva che era pericoloso.»
«Glielo avevamo detto mille volte.»
«Possibile che non abbia pensato alle conseguenze?»
Sono frasi che molti genitori pronunciano quando un adolescente mette in atto un comportamento rischioso. E spesso la domanda che segue è sempre la stessa: perché lo ha fatto, se sapeva che poteva andare male?
La risposta non è semplicemente che gli adolescenti “non hanno paura” o che non comprendono le conseguenze delle proprie azioni.
Il rapporto tra adolescenza e rischio è più complesso.
Sapere non significa necessariamente fermarsi
Un adolescente può sapere perfettamente che qualcosa è rischioso.
Può conoscere le conseguenze dell’uso di una sostanza, sapere che guidare in un certo modo è pericoloso, comprendere che una determinata situazione potrebbe creare problemi e, nonostante questo, scegliere di farlo.
Questo perché conoscere un rischio e lasciarsi guidare da quella conoscenza sono due cose diverse.
Durante l’adolescenza diventano particolarmente importanti la ricerca di nuove esperienze, la curiosità, la ricompensa immediata e il riconoscimento sociale. La presenza degli altri può inoltre rendere alcune esperienze più coinvolgenti e più difficili da valutare soltanto attraverso le loro possibili conseguenze.
Non significa che il ragazzo non sappia distinguere ciò che è sicuro da ciò che non lo è.
Significa che, in quel momento, altre cose possono avere un peso maggiore.
Il rischio non è sempre il contrario della paura
Siamo abituati a pensare che per evitare un comportamento pericoloso sia sufficiente avere paura delle sue conseguenze.
Ma l’adolescenza ci mostra che non è sempre così.
Una persona può avere paura e, contemporaneamente, essere molto attratta da ciò che sta per fare. Può esserci la paura di essere giudicati, ma anche il desiderio di essere accettati dal gruppo. La paura di fallire, ma anche la curiosità di vedere cosa succede. La paura di perdere il controllo, ma anche il desiderio di sentirsi liberi.
Per questo il comportamento rischioso non nasce necessariamente dall’assenza di paura. A volte nasce proprio dalla convivenza di emozioni diverse, alcune delle quali spingono in direzioni opposte.
Crescere significa anche provare
L’adolescenza è una fase in cui molte esperienze vengono fatte per la prima volta.
Il ragazzo comincia a sperimentare relazioni diverse, nuovi gruppi, nuove autonomie, nuove forme di trasgressione e nuovi modi di stare nel mondo.
In questo senso, una certa quota di rischio fa parte anche del processo di crescita.
Per diventare autonomi bisogna poter scegliere. E per scegliere bisogna anche poter sperimentare.
Il problema nasce quando la ricerca dell’esperienza supera la capacità di riconoscere ciò che può mettere realmente in pericolo sé stessi o gli altri.
Qui diventa importante non confondere rischio e pericolo.
Provare qualcosa di nuovo può contenere un rischio senza essere necessariamente distruttivo. Al contrario, alcuni comportamenti possono avere conseguenze molto gravi anche quando vengono vissuti dal ragazzo come un gioco o una semplice esperienza.
Cosa possono fare gli adulti?
Di fronte a un comportamento rischioso la reazione più immediata è spesso aumentare gli avvertimenti. Spiegare ancora una volta cosa potrebbe succedere. Mostrare esempi. Imporre divieti.
Tutto questo può essere necessario, soprattutto quando esiste un pericolo concreto. Ma non sempre permette di comprendere cosa abbia reso quella esperienza così importante per il ragazzo.
Chiedersi “perché l’ha fatto?” non significa giustificare il comportamento.
Significa provare a capire cosa stava cercando in quell’esperienza.
Adrenalina? Appartenenza? Curiosità? Riconoscimento? Autonomia? La possibilità di sentirsi finalmente grande?
Comprendere queste dimensioni permette di intervenire non soltanto sul comportamento, ma anche sul bisogno che lo ha accompagnato.
Perché crescere significa inevitabilmente incontrare il rischio.
Il compito dell’adulto non può essere eliminare ogni rischio dalla vita di un adolescente. Può essere, piuttosto, aiutarlo a imparare quali rischi vale la pena correre e quali invece possono avere un costo troppo alto.
E forse è proprio questo uno dei passaggi più delicati dell’adolescenza: imparare a scegliere, mentre si sta ancora imparando chi si è.
Bibliografia
- Steinberg, L. (2007). Risk Taking in Adolescence: New Perspectives From Brain and Behavioral Science. Current Directions in Psychological Science, 16(2), 55–59.
- Kwon, S.-J., & Telzer, E. H. (2022). Social contextual risk taking in adolescence. Nature Reviews Psychology, 1, 393–406.


