Un incontro tra psicoterapia e arteterapia

Ceci n’est pas un article, ma una premessa, appunti sparsi di una cornice che man mano riempirò sempre più di contenuti. Nel mio percorso formativo di psicoterapeuta, ho avuto modo di affrontare temi basilari, ma c’era qualcosa che nell’ attuale cultura psicologica non mi soddisfaceva del tutto. Dovevo spaziare maggiormente. I modelli psicologici a volte appaiono, per la loro storia, come se ritenessero di avere caratteristiche universali. L’arteterapia invece, attraverso la valorizzazione del patrimonio antropologico, mi è sembrata integrare la complessità culturale del soggetto. Grazie a questo percorso parallelo, ho approfondito temi come la centralità della relazione tra i corpi. Ho scoperto quanto la creatività artistica non sia una prerogativa di pochi e privilegiati “artisti”, ma una capacità diffusa e inevitabile, mai del tutto individuale. Lavorando ho compreso quanto, nella relazione d’aiuto, contino i corpi, anche quello del terapeuta. Inoltre le interazioni tra questi non necessitano esclusivamente del toccarsi. Grazie alla scoperta dei neuroni specchio e a tutti gli studi di psicofisiologia sappiamo infatti quanto queste interazioni corporee siano in grado di plasmarci reciprocamente, anche senza contatto fisico.  Se andiamo a ritroso nel tempo, ci renderemo conto che buona parte di quella che noi chiamiamo arte fosse in realtà un’arte collettiva, quindi una forma di arteterapia ante litteram. Si pensi, tra le tante testimonianze, alle pitture rupestri della Cueva de las Manos, forme d’arte anonima e condivisa, in cui l’Io del soggetto non aveva quel ruolo ipertrofico a cui siamo abituati oggi. Il nostro corpo rappresenta il frutto dinamico e attivo dell’interazione, attuale e storica, tra corpi. Per questo nell’ arteterapia secondo il metodo Lacerva, quello della scuola in cui mi sono formata, parliamo di corpo relazionale e condiviso.  “Nascere non basta”, come ricorda una poesia di Neruda e un libro di Zoja, perché il nostro corpo acquisisce la sua completa umanità solo grazie alla relazione ritmico corporea con i nostri caregiver. Un passaggio di testimone che dura da quando l’Homo Sapiens Sapiens è sulla Terra. Oggi, con gli effetti devastanti della virtualizzazione dei corpi, dobbiamo tenere in considerazione questi concetti. L’arteterapia in questo può valorizzare ulteriormente il lavoro clinico in ambito psicologico.

Come osservare in classe strategie per evitare errori

Per chi si occupa di processi di insegnamento-apprendimento l’osservazione rappresenta lo strumento fondamentale per capire i comportamenti degli alunni. Osservare nella scuola significa “fotografare” una situazione educativa, per poi analizzarla nei dettagli, comprenderla e, se possibile, cambiarla.  Ciò che viene osservato ,però, dipende dall’osservatore e, quindi, per evitare di cadere nella soggettività è necessario, come diceva Marcel Proust avere “nuovi occhi” . Bisogna allenare la nostra mente, evitando “scappatoie osservative”, che potrebbero indurre al fallimento. Osservare significa tratteggiare in maniera accurata  caratteristiche relative ad un fenomeno,ad una persona  all’interno di un setting limitato e secondo un tempo ben stabilito. Per osservare bisogna: concentrarsi con attenzione sul soggetto o fenomeno; riconoscere  dati certi; evitare di fare interpretazioni soggettive. La sfida sta, a questo punto, nel  distinguere  il semplice  guardare dall’osservare. Guardare si riferisce al processo percettivo della vista; osservare, invece, presuppone l’intenzionalità dell’azione stessa. Ad esempio, si può guardare un quadro registrando percettivamente i colori e le forme dell’immagine, ma solo dopo un’attenta osservazione è possibile cogliere le sfumature cromatiche ed ulteriori elementi rappresentati. Osservare in classe  permette di raccogliere  “dati certi” che riguardano gli alunni, i loro bisogni, le loro motivazioni, i loro pensieri e i loro apprendimenti, evitando di formulare considerazioni soggettive. Volendo prendere in esame dati certi possiamo procedere citando le seguenti frasi: il bambino è seduto, il ragazzo ride, l’alunno scrive. Queste frasi non sono soggette ad interpretazioni, ma sono vere e proprie  conoscenze fattuali di natura oggettiva. La deduzione, invece,  induce ad interpretare i dati osservati, valutandoli qualitativamente e quantitativamente rispetto a dei parametri soggettivi che sono propri del soggetto che osserva.  Esempi di deduzioni: Marco è triste, Andrea è arrabbiato, Maria è nervosa. La scuola richiede agli insegnanti  abilità e competenze osservative, per decodificare situazioni complesse, rispondendo  in maniera appropriata alla  poliedricità dei comportamenti che si manifestano nei contesti di apprendimento. Per diventare buoni osservatori, occorre  mantenersi aperti al dubbio e alla reinterpretazione di quanto osservato secondo la logica della continuità e della corrispondenza. /wp-content/uploads/2021/03/scientific-marzo-2.pdf

Essere Adolescenti Durante Una Pandemia: bisogni e valori

Saper distinguere i bisogni degli adolescenti dai loro valori  può essere di supporto nel processo di esplorazione tipico dell’adolescenza L’adolescenza è di per sé la fase dell’esplorazione e della vitalità e la pandemia attuale sembra aver ostacolato i processi che dovrebbero dispiegarsi in modo naturale nell’arco di vita. Il termine adolescente deriva dalla parola latina adolescens (participio presente di adolescere) che vuol dire “che si sta nutrendo”. Se si guardano gli adolescenti in quest’ottica, è inevitabile pensare che i bisogni e i valori siano differenti rispetto a quelli degli adulti. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, cosa può fare un genitore o un adulto educante? Può creare le condizioni contestuali necessarie al soddisfacimento dei bisogni dell’adolescente, aiutandolo a selezionare i comportamenti che partono da valori e non da impulsi momentanei. Per tutti coloro che si sono ritrovati a vivere la propria adolescenza durante la pandemia, creando pensieri su tutto ciò che sentono di aver perso a causa del Covid-19, diventa fondamentale porre attenzione sulle cose che si sono scoperte importanti, sul tipo di persona che si vuole essere e su ciò che può essere fatto in questa direzione, nel momento presente. E ancora di più, è in questa fase evolutiva che inizia a definirsi l’autostima. E la stima di sé può svilupparsi attraverso i valori a  cui si fa riferimento e non per gli obiettivi che, a causa della pandemia, diventa difficile raggiungere. È la creatività, è il coraggio, è la persistenza che orienta il proprio comportamento, anche e soprattutto nei momenti più difficili. E l’adulto ha il compito di essere presente, di supportare l’adolescente nella sua fase di scoperta, di comprendere i suoi bisogni, di essere un modello positivo.

Nostalgia e Psicologia: che cosa ci manca di più, della vita di prima?

Aspetti psicologici della sensazione di mancanza e una buona notizia sul ruolo della nostalgia. È passato circa un anno dall’inizio della nostra vita diversa, e sembra già un secolo. Conosciamo tutti la nostalgia: di un luogo, di un momento, di un amore del passato. Ma guardiamo da vicino questo sentimento complesso, di struggente bellezza. Il nome, dal greco, contiene “nostos” e “algos”. Coniato dal dottor Hofer alla fine del Seicento, è la combinazione di “ritorno a casa” e “dolore”. Descriveva la condizione dei soldati al fronte, che sentivano acutamente la mancanza dei luoghi natii. Siamo anni luce da allora, in termini di conoscenze psicologiche, arte e letteratura. Nostalgia oggi definisce tutto ciò che ci manca del passato: un cibo felice della nostra infanzia, una persona, un periodo, un sogno. È uno stato emotivo complesso, anche di perdita; ma la maggior parte delle volte non si associa a umore negativo. Anzi: ricordare esperienze condivise, crescita e risultati ottenuti sostiene il benessere psicologico. Numerosi esperimenti di induzione di nostalgia hanno evidenziato nei partecipanti un aumento dell’autostima, del sentimento di appartenenza sociale e persino dei comportamenti caritatevoli. In questo scenario pandemico, alla domanda “Cosa ti manca?”, ognuno pensa a tempi andati molto recenti. Esercitare la nostalgia oggi può essere uno straordinario modo per reagire: perché ci ricorda il nostro significato e valore. È molto più di un pensiero al passato: è un luogo sicuro, confortevole, accogliente, come un’abitudine buona. Da cui guardare verso il futuro. 

Tuo figlio sa creare un aeroplano di carta?

Spesso i genitori si lamentano del fatto che i figli siano sempre avanti allo schermo, o che non utilizzino i giochi che hanno a disposizione in casa. Vi siete mai chiesti se i vostri figli sanno giocare? Potreste scoprire che non utilizzano i loro giochi perché non sanno come funzionano. Diverse volte mi è capitato di dover insegnare a bambini, ma anche a ragazzi, di mescolare le carte. Un gesto semplice, offrite un mazzo di carte a vostro figlio e verificate se sa mescolarle. In caso contrario solitamente un genitore reagisce in due modi:  Dedica del tempo al figlio e glielo insegna;  Gli mischia le carte.  Questa ultima opzione è ampiamente diffusa, e non solo in questo tipo di insegnamento, ma anche in altre pratiche educative genitoriali. Spesso, infatti, un genitore si sostituisce al figlio, anche senza accorgersene, rendendolo privo di scoprire una sua abilità/risorsa che potrebbe invece gratificarlo. Oggi parliamo di mancanza di autostima, ma l’autostima si costruisce proprio cosi’. Insegnate ai vostri figli a giocare, a costruire un aeroplano di carta, e ricordate di fotografare il suo sorriso, quando riesce in un nuovo gioco, ed il vostro, perché siete stati capaci di prendervi cura di  una sua difficoltà.

SALUTE MENTALE E PANDEMIA COVID-19 IN ITALIA

La pandemia ha avuto forti ripercussioni sulla salute mentale. Diverse ricerche svolte sul territorio italiano hanno riscontrato significativi esiti di salute psicologica. La pandemia da Covid-19 ha cambiato radicalmente le nostre abitudini e il nostro stile di vita. L’Italia è stato tra i primi paesi ad essere travolto, in maniera rapida e improvvisa, dal virus, registrando un forte impatto sul benessere psicologico.  Gli studi riguardanti la salute mentale sviluppati sul territorio italiano, riguardano le prime settimane di lockdown nazionale In questo periodo, la popolazione ha dovuto affrontare una nuova realtà, fatta di isolamento, incertezza e distanziamento sociale. Tutto ciò ha avuto effetti significativi sull’equilibrio psico-emotivo delle persone. I principali esiti di salute mentale riscontrati in questi studi sono sintomi depressivi e ansiosi [2,4,5,6,7,10], stress psicologico [1,2,4,5,7,8] e sintomi da stress post-traumatico [2,10]. Tali sintomi, inoltre, sono peggiorati durante le ultime settimane del lockdown [4,5]. Donne, giovani [2,3,4,7,9,10] e persone con preesistenti problemi di salute fisica o mentale presentano una maggiore incidenza di tali problematiche [4]. Inoltre, avere conoscenti o familiari che hanno contratto il virus [2,7] o averlo contratto in prima persona [4], risultano essere ulteriori fattori di rischio. Allo stesso modo, lo sono dovere lasciare casa per lavoro [7] e trascorrere molto tempo su internet [5]. Di contro, un alto livello di soddisfazione per la propria vita, vivere con membri della famiglia o conviventi [4,5] e ricevere supporto familiare [6], sono fattori protettivi rispetto alla possibilità di riscontrare esiti negativi di salute psicologica.  In conclusione, la situazione emergenziale ha avuto un forte impatto sulla salute mentale della popolazione italiana. Questo soprattutto in termini di stress percepito e presenza di sintomi depressivi e ansiosi . È quindi urgente e necessario pensare interventi psicologici funzionali a livello nazionale. Questi devono avere il compito di aiutare le persone a fronteggiare gli effetti dell’emergenza pandemica sul benessere psicologico. La bibliografia è al seguente link /wp-content/uploads/2021/03/scientific-febbraio-2.pdf

Blog di psicologinews. Un pettirosso ci salverà

Oggi 21 marzo 2021 nasce il Blog di psicologinews. Quando ho incontrato il mio green dream, è venuto un pettirosso a salutarmi e mi ha spinto in un tuffo nel passato. La memoria è immediatamente andata a quando, influenzato dal libro di letture, alle elementari, pensavo che il pettirosso fosse un uccellino veramente tosto. La leggenda raccontava che la macchia sul petto se la fosse procurata nel tentativo di alleviare la sofferenza di Cristo togliendogli una spina dalla fronte… Così oggi primo giorno di primavera di un terribile anno di sofferenze nasce il Blog di psicologinews Come un piccolo uccellino, il nostro Blog, con l’impegno quotidiano proverà ad informare, aiutare a riflettere ad aumentare nel pubblico la fiducia nell’intervento psicologico. La nostra redazione pubblicherà sistematicamente su aree tematiche specifiche. Uno spazio e dedicato agli ospiti. Siamo sempre aperti a collaborazioni nello spirito di servizio e colleganza…  Devo dire che questo pettirosso con sguardo curioso e impertinente, leggero, su un rametto di falso bosso fiorito, è l’immagine più efficace per rappresentare il nostro Blog di psicologinews . Bonne chance