La Psicoterapia della Gestalt

Valter Mastropaolo direttore della scuola di Psicoterapia della Gestalt, spiega su cosa si incentra la psicoterapia della Gestalt.  La Gestalt rispetto ad altre teorie psicoterapeutiche ha la soggettività come focus centrale, il termine Gestalt significa forma, ma anche configurazione, quindi è la configurazione soggettiva della propria vita. Ovvero la possibilità e la capacità di dare significato e senso alla vita. Per la Gestalt nel disagio psicologico quindi esiste una dimensione soggettiva, un significato che l’individuo è chiamato a dare. Questo lo si fa attraverso l’espressione, quindi il percorso di psicoterapia consiste nell’autorealizzazione, che avviene non attraverso l’apprendimento ma si manifesta in modo naturale nel corso dell’esistenza. I termini fondamentali della psicoterapia della Gestalt sono la consapevolezza e la responsabilità. Nella ricerca del senso della vita è necessario che l’individuo diventi pienamente consapevole di sé stesso e quindi accettare tutto ciò che egli è, evitando il più possibile le scissioni di ciò che non gli piace.  Quindi l’individuo diventa consapevole di tutto, e da questo momento la sua vita diventa una scelta, perché è chiamato a dare una direzione, diventando responsabile in prima persona di questo viaggio ovvero la propria esistenza.

Francesco Mancini

Francesco Mancini è specializzato in neuropsichiatria infantile, è psicoterapeuta cognitivista ed è associato presso l’Università Guglielmo Marconi. Dirige dal 1994 un network di scuole di psicoterapia cognitiva e comportamentale, che ha sedi in tutta Italia e una delle più antiche è quella di Napoli. La storia della scuola di Psicoterapia Cognitiva inizia 42 anni fa nel 1978, quando fu fondato il centro di psicoterapia cognitiva, questo centro è stato uno dei motori principali dello sviluppo della psicoterapia cognitiva in Italia. Fino al 1994 l’attività didattica consisteva in un training di 100 ore l’anno, riconosciuti dalla società italiana di terapia cognitiva comportamentale, nel 1992 i soci del centro di psicoterapia cognitiva fondarono l’Associazione di Psicologia Cognitiva. Questa esperienza fu tra le prime 12 scuole nel dicembre del 1993 ad essere riconosciuta dal Ministero dell’Università, come centro capace di organizzare corsi abilitanti all’esercizio della psicoterapia. Nel 2000 fu fondata la scuola italiana di psicoterapia cognitiva che organizza vari corsi tra le sedi c’è Napoli, Verona, Ancona, Grosseto e Reggio Calabria. Le scuole si rivolgono principalmente in tre direzioni: la clinica, la didattica e la ricerca. La clinica ha sempre avuto il primato, ma per l’approccio cognitivo comportamentale, la psicoterapia deve essere fondata sulla ricerca scientifica. In particolare sulla ricerca di esito, cioè quella ricerca che cerca di rispondere alla domanda quali terapie funzionano meglio per quali disturbi. Nel dominio della psicoterapia si tende a dare grande importanza alle tecniche e una troppo scarsa importanza alla conoscenza dei processi psicologici, su cui si pretende di intervenire. Nella tradizione psicologica ha sempre avuto un’importanza speciale la relazione terapeutica, l’approccio comportamentale però, non esprime molta enfasi ai problemi connessi con la relazione terapeutica anche se, negli ultimi anni c’è un interesse crescente da parte di queste scuole.  Infine un altro tema riguarda, cosa fa star male gli psicoterapeuti e cos’è che porta al burnout. La risposta non sta tanto nel fatto che gli psicoterapeuti stanno in continuo contatto con la sofferenza psicopatologica. Piuttosto è la solitudine, sappiamo che se uno psicoterapeuta segue un paziente borderline all’interno di un’equipe con cui può discutere del caso clinico, condividere i compiti e responsabilità, le cose per lui e per il suo impatto emotivo saranno di gran lunga enormemente inferiori.  Altro è quello che accade se il terapeuta segue lo stesso paziente borderline nel chiuso del suo studio. Per prevenire questo problema Scuole hanno cercato di sostenere la creazione di nuovi studi professionali associati, attraverso il coinvolgimento dei neo specializzati. 

Analisi Transazionale a orientamento Psicodinamico

Salvatore Ventriglia, direttore della scuola di specializzazione a indirizzo analitico transazionale orientamento psicodinamico di Caserta fondata nel 2008  Racconta cosa lo ha spinto e cosa ha rappresentato per lui l’incontro con l’analisi transazionale, e infine l’identità specifica della scuola di analisi transazionale a orientamento psicodinamico di Caserta  La sua esperienza inizia con gli studi in medicina, ma nel corso della sua formazione ci fu un’esperienza che segnerà la sua esistenza, ovvero la conoscenza di persone che soffrono di un disagio psichico, questo lo spinge ad approfondire la psicopatologia. Da qui poi inizia ad avvicinarsi ad una specifica formazione ovvero quella analitica transazionale. Dopo una lunga e approfondita formazione, nasce in lui il desiderio di trasmettere le sue conoscenze per questo decide poi di fondare nel 2008 la sua scuola.

Anna Maria Alfè

Anna Maria Alfè Psicoterapeuta Gruppoanalista, in relazione a questo determinato momento storico affronta il problema della paura del contagio, ed illustra gli elementi fondanti del pensiero gruppoanalitico. L’individuo isolato è un concetto astratto, in quanto il gruppo è determinante nel vissuto individuale a partire dalla nascita.  Durante il percorso di crescita assumiamo valori e una serie codici umanizzanti dalla madre al neonato, quindi la madre fornisce quelli che sono i codici umanizzanti che una società condivide.  Questi codici saranno poi condivisi con il gruppo di appartenenza. Questi ci consentono di riconoscerci come umani e di condividere con gli altri una modalità esistenziale. Questo aspetto è estremamente importante perché noi dipendiamo esclusivamente dalla relazione con l’altro, ed in ciò consiste l’aspetto ottimistico, della visione gruppoanalitica. L’essere umano ha bisogno di cooperare con gli altri esseri umani, per poter sopravvivere e per poter evolvere. Allo stesso tempo è necessario anche che si sviluppi una  parte che costituisce la nostra identità, ovvero l’aspetto originale creativo che costituisce il nostro stare al mondo e di intendere le relazioni.  Per questo è importante riuscire ad avere un pensiero individuale che si allontani da quello del gruppo. In questo periodo storico il pensiero principale è quello riguardante la paura del contagio, è necessario quindi cercare di allontanare questi pensieri negativi, attraverso idee creative che ci permettono di allargare i nostri orizzonti. 

Gemma Trapanese – Il Dipartimento di Psicoanalisi Applicata alla coppia e alla famiglia

Gemma Trapanese direttore del Dipartimento di Psicoanalisi Applicata alla coppia e alla famiglia, espone l’esperienza personale del suo percorso professionale. Laureata nel 1978 in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Psichiatria, iniziò la sua esperienza presso L’Ospedale Psichiatrico Frullone.  Le lente e faticose operazioni di dimissione dei pazienti, l’hanno portata ad entrare in contatto con le famiglie dei pazienti, facendola avvicinare sempre di più alle problematiche relazionali. Dopo questa esperienza iniziò un training di coppie e famiglie a Roma, approfondendo quindi il modello Sistemico Relazionale, ed iniziò poi a coniugare la sua formazione di coppie e famiglie secondo il modello Sistemico Relazionale con la Psicoanalisi.  Infatti, nel 2000, insieme ad altri psicoanalisti, fonda il Dipartimento di Psicoanalisi Applicata, interessati proprio alla ricerca della matrice relazionale della formazione psichica dell’individuo, riuniti inoltre intorno alla rivista “Interazione” Attualmente il Dipartimento di Psicoanalisi Applicata alla coppia e alla famiglia, appartiene alla CFPP che è, la costola della Federazione Europea della Psicoterapia Psicoanalitica, nel settore pubblico il dipartimento organizza proprio all’interno della CFPP un corso di specializzazione non solo per gli psicoterapeuti già formati secondo il modello psicoanalitico ma anche psicoterapeuti per esempio con il  modello sistemico relazionale, cognitivo comportamentale o qualsiasi altro modello, interessati comunque raccogliere un’integrazione con un modello vicino, in particolare il modello psicoanalitico che è capace di poter cogliere quanto avviene veramente all’interno della relazione tra psicoterapeuta e coppia o psicoterapeuta e famiglia.

La Psicoterapia della Gestalt

Raffaele Sperandeo racconta della sua esperienza formativa professionale e di come si è avvicinato alla psicoterapia della Gestalt. Si laurea in Medicina e si occupa prevalentemente di neurologia, ma quando inizia a scoprire come gli aspetti emotivi delle persone determinano gran parte dell’evoluzione delle malattie anche di tipo organico, scopre che il suo interesse non è tanto il funzionamento del cervello ma quello della mente.  Inizia quindi una ricerca dei vari approcci terapeutici che avessero senso per una persona che aveva una formazione organicistica positivista. Inevitabilmente si avvicina alla psicoterapia della Gestalt in quanto è un approccio molto flessibile ed ha la capacità di consentire a chi se appropria di declinare la propria sensibilità, il proprio paradigma scientifico e la propria radice formativa in maniera efficacie all’interno di una terapia.

Ester Livia Di Caprio

Ester Livia Di Caprio espone la sua opinione sui temi della formazione e la sua personale esperienza come formatrice. Il formatore per definizione deve essere in una posizione di apprendimento quindi parte da una posizione basica che è la stessa di chi apprende. L’allievo a sua volta ha bisogno di apprendere dalla relazione con il formatore. Per essere un buon formatore c’è bisogno di una spinta motivazionale alla formazione, ovvero una spinta conoscitiva che in qualche modo deve essere trasferita al formando. La psicoterapia, quindi non è solo un apprendimento di tecniche, ma è una spinta motivazionale alla conoscenza e il compito del formatore sarà proprio quello di trasmettere questa dimensione.

Antonio Ferrara – IGAT

Antonio Ferrara dirige l’Igat, Istituto Gestalt e Analisi Transazionale, ha esposto un approfondito excursus sulla nascita di questi due approcci teorici. Fritz Perls è stato uno dei fondatori della Gestalt, questo termine tedesco ha che fare con la complessità e l’insieme, noi siamo quindi alla ricerca sempre della complessità e dell’insieme. Non c’è niente in questa nostra esistenza che non sia connessa a tante altre cose, vuol dire che se si cura una persona, in qualche maniera accade che anche chi gli sta intorno cambia. Il cambiamento è contagioso e questo è un contagio molto utile. In una persona si presentano tanti vuoti tanti buchi, questi buchi ovviamente sono delle carenze che si riflettono poi in sintomi in malessere. Il compito del terapeuta in questo caso è quello di andare a individuare questi buchi e di colmarli. Dietro questa idea, c’è il principio che ognuno di noi ha un potenziale senza limiti,  tutti gli esseri umani incontrano però delle difficoltà  che impediscono che questo potenziale si sviluppi. Allora ripristinare il potenziale significa calarsi effettivamente nella realtà dell’oggi  lasciare il passato  che è stato per vedere oggi effettivamente chi si è diventati.  Ci sono una serie di tecniche, come ad esempio quella della sedia calda uno strumento attraverso il quale, una persona espone una sorta di libera associazione. Esprime la sua situazione attuale e cosa gli manca, esplorando quindi i propri stati emotivi. L’ analisi transazionale di Eric Berne, invece guarda un pò più analiticamente a questi temi, dando importanza al concetto di intuizione. Primo strumento importante per il terapeuta il quale deve intuire per arrivare alla profondità del paziente.  Berne ispirandosi alla psicoanalisi affronta gli stati dell’io, strutture profonde della nostra personalità radicate in noi fin dalla nascita, attraverso i genitori, i quali trasmetto il proprio bagaglio culturale.  Lo scopo della psicoterapia è quindi quello di aiutare una persona a superare i suoi blocchi, fare spazio nella mente, per dar via al cambiamento, attraverso la stimolazione del proprio potenziale.