Il letto di Procuste: dal mito alla psicologia

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L’espressione il letto di Procuste parte dalla mitologia per essere utilizzata per indicare una situazione difficile a cui è necessario adattarsi.

Il protagonista, infatti, secondo la leggenda, deturpava i corpi delle proprie vittime, all’interno di un letto che considerava della misura ottimale.

In effetti , Procuste lacerava i corpi dei malcapitati, perchè li considerava malvagi. Eliminando così le persone cattive , lui si preservava da situazioni minacciose.

Partendo quindi dal mito, in Psicologia si è identificata una sindrome il cui nome fa riferimento proprio al gigante.

La sindrome di Procuste, infatti, è una patologia il cui quadro clinico si caratterizza di dolore e tristezza per il successo altrui. Chi ne è affetto, prova una forte invidia per l’altro, che, in effetti considera una vera e propria minaccia.

Se da un lato c’è chi vive il proprio successo come se fosse usurpato, la sindrome dell’impostore, dall’altro, c’è chi non riesce a gioire della realizzazione altrui e cerca di boicottare le situazioni.

La descrizione tipica di chi è affetto da questo atteggiamento è peculiare: i comportamenti tipici e palesi sono la denigrazione e l’atto di sminuire gli altri.

Si concretizza una forma di invidia che porta il soggetto a fare ostruzionismo nei confronti della vittima, senza un reale motivo. Questo atteggiamento, non conosce relazioni; si manifesta nelle relazioni interpersonali sia di tipo amicale che lavorativo.

Ovviamente, si generano rapporti dannosi, che logorano i malcapitati, proprio come succedeva alle vittime poste nel letto di Procuste.

Alla base di comportamenti così screditanti e opponenti, sicuramente ci sono una scarsa stima e una inadeguata fiducia in se stessi, che spinge il soggetto a concentrarsi sull’altro, anziché convogliare le proprie energie al fine di migliorarsi.

Per lui è più facile dire che l’altro è cattivo, invece di attivarsi per cercare di incrementare gli aspetti positivi della propria personalità.