Intelligenza emotiva: superare i confini del Q.I.

Intelligenza emotiva: superare i confini del Q.I.

Il concetto di intelligenza emotiva ha rivoluzionato la comprensione delle capacità umane. A differenza della classica accezione dell’intelligenza, la quale si concentra sulla sfera razionale-cognitiva e sulla misurazione del Quoziente Intellettivo (Q.I.), l’intelligenza emotiva, valutata attraverso il Quoziente Emotivo (Q.E.), si focalizza sulla consapevolezza, la gestione e la comprensione delle emozioni, sia personali che altrui. In un contesto sempre più interconnesso e orientato socialmente, l’importanza dell’intelligenza emotiva diviene sempre più evidente e l’intelligenza cognitiva non sarà più sufficiente per poter percepire la realtà circostante nel suo complesso.

La prima definizione di intelligenza emotiva

Il costrutto psicologico dell’intelligenza emotiva è stato definito per la prima volta nel 1990 dagli psicologi Salovey e Mayer. I due psicologi, nella loro elaborazione della definizione al costrutto psicologico, la identificherebbero come una tipologia di intelligenza sociale. A sua volta, l’intelligenza sociale, elaborata da Thordike nel 1920, sarebbe una capacità di comprensione delle altre persone che si rifletterebbe in una maggior saggezza nelle relazioni sociali.

Salovey e Mayer, quindi, riprendono il concetto dell’intelligenza sociale per poter elaborare la definizione di intelligenza emotiva, la quale farebbe riferimento ad una capacità di monitorare, differenziare e comprendere le emozioni, proprie od altrui, in modo da guidare il proprio pensiero e le proprie azioni.

Componenti e competenze di Goleman

Pochi anni dopo Salovey e Mayer, nel 1995, lo psicologo Daniel Goleman ha ampliato il costrutto psicologico, identificando cinque specifiche componenti dell’intelligenza emotiva:

  1. Autoconsapevolezza: la capacità di avere consapevolezza del proprio stato emotivo e di riconoscere le proprie emozioni, competenze, capacità e limiti.
  2. Autoregolamentazione: la capacità di gestire i propri stati emotivi, evitando di negarli o eliminarli, ma piuttosto modulandoli per produrre comportamenti adattivi e adeguati al contesto.
  3. Motivazione: la capacità di mantenere un impegno personale e di sfruttare le occasioni presenti per poter raggiungere e realizzare i propri obiettivi.
  4. Empatia: la capacità di riconoscere gli stati d’animo e le emozioni altrui, evitando pregiudizi e sintonizzandosi emotivamente con le altre persone.
  5. Abilità sociali: la capacità di gestione emotiva all’interno di un contesto relazionale, permettendo così lo sviluppo di competenze comunicative e di gestione di conflitti.

Queste cinque componenti, specifica Goleman, si possono suddividere a loro volta in due competenze: le prime tre caratteristiche farebbero parte della competenza personale, legata alla gestione e sul controllo di sé stessi, mentre le ultime due caratteristiche andrebbero a comporre la competenza sociale, che si focalizzerebbe invece sulle relazioni e le interazioni con le altre persone.

Conclusioni

Possedere un’alta intelligenza emotiva si traduce in maggiore flessibilità cognitiva, adattabilità e maturità emotiva. Inoltre, un elevato livello di intelligenza emotiva può essere estremamente utile per migliorare la qualità della vita. Oltre che rendere i contesti relazionali con familiari o pari maggiormente funzionali, l’intelligenza emotiva può apportare benefici anche nell’ambito educativo e lavorativo, affrontando così le sfide quotidiane in modo più efficace. Nell’ambito clinico, l’intelligenza emotiva offre nuove prospettive e approcci per il miglioramento del benessere psicologico. Pertanto, sviluppare questa competenza è essenziale, poiché è considerata apprendibile e non immodificabile. Riconoscere il valore e l’importanza delle emozioni, sia proprie che altrui, è un passo fondamentale in questo processo. Come disse Goleman“A tutti gli effetti abbiamo due menti, una che pensa, l’altra che sente. Queste due modalità della conoscenza, così fondamentalmente diverse, interagiscono per costruire la nostra vita mentale”.

Bibliografia

  • Brackett, M. A., & Mayer, J. D. (2003). Convergent, discriminant, and incremental validity of competing measures of emotional intelligence. Personality and social psychology bulletin29(9), 1147-1158.
  • Nelis, D., Quoidbach, J., Mikolajczak, M., & Hansenne, M. (2009). Increasing emotional intelligence:(How) is it possible?. Personality and individual differences47(1), 36-41.
  • Goleman, D. (1996). Emotional intelligence. Why it can matter more than IQ. Learning24(6), 49-50.
  • Lopes, P. N., Salovey, P., & Straus, R. (2003). Emotional intelligence, personality, and the perceived quality of social relationships. Personality and individual Differences35(3), 641-658.
  • Salovey, P., & Mayer, J. D. (1990). Emotional intelligence. Imagination, cognition and personality9(3), 185-211.
  • Goleman, D. (2000). Lavorare con intelligenza emotiva. Come inventare un nuovo rapporto con il lavoro (Vol. 45). Bur.
  • Thorndike, E. L. (1920). Intelligence and its uses. Harper’s Magazine, 140, 227–235.