L’ESITANZA VACCINALE E LA PSICOLOGIA

Per esitanza vaccinale si intende l’espressione da parte degli individui di dubbi e perplessità circa i vaccini. Questo li porta a non sottoporsi alle vaccinazioni.

A seguito della pandemia Covid-19, risulta interessa indagare il fenomeno dell’esitanza vaccinale da un punto di vista psicologico. La psicologia, infatti, può dare una chiave di comprensione delle motivazioni dietro all’esitazione di molte persone.

Prima di entrare nel merito del caso Covid-19, bisogna fare delle considerazioni generali che riguardano tutti i diversi tipi di vaccinazioni. 

A un livello individuale, secondo l’immaginario collettivo, vaccinare significa inoculare un agente patogeno in un organismo sano, cioè che non presenta i segni della malattia per il quale il vaccino promette di proteggere. 

Questo attiva delle paure profonde che fanno venire a meno il pensiero logico-razionale.

Queste fantasie inconsce sono tanto più presenti, quanto più la vaccinazione sia a protezione di una patologia spaventosa e sconosciuta, come poteva esserlo il Covid-19. Fortunatamente, però, non siamo sempre in balia dei nostri impulsi. 

Oltre al livello individuale, entra in gioca anche l’influenza sociale. 

Essa è un fenomeno psicologico che rimanda alla psicologia delle masse e all’effetto gregge studiato da Le Bon. La base di questi studi si fonda sull’idea che le decisioni di un individuo inserito in un “gregge” spesso non dipendono tanto da un ragionamento personale, quanto più dal comportamento degli altri membri del gregge.

Soprattutto in situazioni di incertezza, infatti, le persone tendono a emulare il comportamento altrui.

Questo fenomeno è molto visibile al giorno d’oggi. I nuovi media, infatti, hanno la possibilità di uniformare l’opinione pubblica eliminando le differenze individuali nei processi di scelta. 

Nel mondo della salute, oggi le persone sui social media non solo condividono informazioni, ma cercano anche supporto emotivo per migliorare la convivenza con la propria malattia. Se da una parte questo può dare dei risvolti positivi, dall’altra essi diventano dei contesti dove nascono facilmente fake news.

Le persone tendono a rifugiarsi nelle fake news in quanto esse semplificano fenomeni complessi. Sono, però, molto pericolose in quanto possono manipolare le percezioni degli individui.

Secondo il bias di auto-conferma, gli individui tendono a ritenere “più vere” informazioni incontrate più frequentemente nel loro processo di ricerca e dunque, in parte già immagazzinate in memoria. Sui social media si verifica il fenomeno della bolla informativa in quanto per via di algoritmi matematici, la persona tende a essere più esposta solo a una selezione di contenuti più coerenti a quelli ricercati in precedenza. 

A questo punto diventa importante chiedersi come ridurre la tanto ormai diffusa esitanza vaccinale.

La psicologia dei consumi e della salute può dare un importante contributo in questo ambito perché in primo luogo si mette in ascolto delle preoccupazioni delle persone e solo successivamente sviluppa una campagna vaccinale centrata su una comunicazione autentica.

Non si parla solo di autenticità, ma anche della capacità di costruire fiducia alla cui base c’è l’ascolto e la comprensione dei dubbi. Solo ascoltandoli e capendoli, infatti, si possono smontare.

Dunque, per sconfiggere l’esitanza vaccinale è necessario creare delle campagne comunicative che seguono un preciso schema. 

Prendendo come esempio il caso Covid-19:

  1. STEP 1: generalmente la prima parte della comunicazione contiene un esplicito rimando alla minaccia. Si fa spesso ricorso a dati epidemiologici/statistiche relative al Covid-19.
  2. STEP 2: segue poi una sezione in cui si rievocano alcune preoccupazioni e false credenze sul vaccino, che vengono riportate in modo aneddotico (ad esempio come “Molti temono che questo vaccino sia poco sicuro perché creato troppo in fretta”). 
  3. STEP 3: l’ultima parte della comunicazione riporta dati scientifici forti e convincenti contro la minaccia e le false credenze ricordate nello step precedente. Solitamente questa parte della comunicazione è riportata in modo chiaro, razionale e con il supporto di dati da fonti ufficiali in modo da enfatizzarne la salienza e persuasività.

BIBLIOGRAFIA

Graffigna, G. (2021). Esitanti: quello che la pandemia ci ha insegnato sulla psicologia della prevenzione. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore