La riapertura dopo il COVID e la necessità di prendersi del tempo

di Francesca Dicè

isolamento sociale nel post pandemia

Altro tempo. L’affermazione potrebbe lasciare esterrefatti ma solo in un primo momento. Qualche tempo fa, in pieno aumento dei contagi, un docente, durante un incontro – rigorosamente online – appartenente ad un intervento di psicologia scolastica, mi disse: “Dottoressa, cosa dobbiamo aspettarci, quando riapriremo?”. Risposi che nessuno poteva saperlo, poiché l’esperienza dell’emergenza sanitaria COVID-19 era assolutamente nuova per il mondo intero. Infatti, non è assolutamente da darsi per scontato che la riapertura coincida con una frenetica tendenza di massa a riprendere le abitudini prima della pandemia; la Pandemic Fatigue (Murphy, 2020) infatti, caratterizzata da molteplici complessità, è anche composta da quella che è stata definita “la sindrome della capanna”, o “sindrome del prigioniero”, ovvero uno stato di malessere, stress e ansia all’idea di uscire nuovamente di casa dopo un periodo protratto di isolamento e distanziamento sociale (Senese, 2020; Giunti Psychometrics, 2020). Essa può presentare degli effetti collaterali i m p o r t a n t i q u a l i l o s v i l u p p o d i sintomatologie ansioso-depressive o una forte tendenza all’aggressività ed all’irascibilità. È importante sottolineare come questa sindrome possa essere considerata una reazione assolutamente fisiologica ad una situazione sociale complessa quale quella dell’emergenza sanitaria da COVID-19; il flusso di informazioni contrastanti generato dai media, la preoccupazione di contagiare se stessi o i propri familiari, le difficoltà sul piano economico e le restrizioni sociali possono portare le persone, anche in fasi di minore rischio, ad assumere comportamenti volti ad evitare il contatto sociale ed a svolgere la maggior parte delle attività quotidiane attraverso canali telematici. Essa tuttavia non può essere in alcun modo trascurata e sottovalutata, poiché questa tendenza dal ritiro sociale può rischiare di cristallizzarsi: le persone vanno sicuramente sostenute ed accompagnate in un graduale ritorno alla vita di prima, in un processo di recupero delle attività precedenti. Può essere utile, per noi specialisti, pensare a queste persone come a coloro che vivono una condizione di stress post-traumatico, e che quindi hanno bisogno di un tempo di riadattarsi alla normalità quotidiana; può essere utile, nel nostro lavoro, aiutarli a recuperare le piccole attività che conducevano prima, magari nel loro tempo libero, oppure sostenerli nel ripensare le paure e le preoccupazioni, ma anche i loro spazi, il loro modo di lavorare e di affrontare il loro quotidiano (Gruppo San Donato, 2020).

In altri termini, recuperando il celebre libro di Maffei (2014), è necessario riappropriarsi della bellezza della lentezza, vedendo la gradualità come risorsa e non come un nuovo, ennesimo limite richiesto dall’emergenza medica, onde evitare il rischio di decisioni troppo rapide, di nuovi approcci al mondo esterno troppo veloci alle quali le persone rischiano di non essere completamente pronte e che possono creare nuovi disorientamenti.

Bibliografia.

Giunti Psychometrics (2020). Sindrome
della capanna: cos’è e come affrontarla.
Retrieved from https://bit.ly/3g1mvmz
Gruppo San Donato (2020). Covid e
sindrome della capanna: come
affrontarla. Retrieved from https://bit.ly/
3v58l82
Maffei L., (2014). Elogio della Lentezza.
B o l o g n a : I l M u l i n o . I S B N
978-88-15-25275-3
Murphy J. (2020). Pandemic Fatigue. Ir
Med J, 113(6):90.
Senese R. (2020). Sindrome della
Capanna o del Prigioniero: che cos’è?
Retrieved from https://bit.ly/3g1mjnl