LO PSICOLOGO NELLA SCUOLA “INCLUSIVA”

di Monica Gianfico

da Psicologinews Scientific

psicologo scuola

Nella scuola italiana gli alunni con Bisogni Educativi Speciali sono in aumento ed emerge la necessità della presenza costante della figura dello Psicologo che promuova l’Inclusione Scolastica.

L’Articolo 1 della Legge 18 febbraio 1989 n. 56 definisce la figura dello psicologo come professione che “comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità”. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”.

Inoltre, in base al Codice Deontologico, ha il dovere di accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità”. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere sé stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace” (Art. 3).

Pertanto nel contesto scolastico italiano lo psicologo è il professionista specificamente preposto alla tutela della salute psicologica della popolazione, la figura professionale che lavora e agisce con le persone e i gruppi che afferiscono all’organismo scuola e alla sua comunità.

La scuola italiana è una scuola “inclusiva”, attenta ai bisogni degli alunni BES.

Cosa vuol dire BES?

Il significato del termine BES, acronimo di “Bisogni Educativi Speciali”, viene precisato con l’emanazione della Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012: “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica“ .

Le esigenze degli alunni BES, permanenti o temporanee, nascono per una varietà di ragioni diverse:

“L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit, in ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.

Tre sono le categorie di alunni con BES identificate dal Miur:

1. alunni con disabilità, per il cui riconoscimento è necessaria la presentazione della certificazione ai sensi della legge 104/92;

2. alunni con disturbi evolutivi specifici, tra cui:

• D.S.A. – disturbi specifici dell’apprendimento (per il cui riconoscimento è necessario presentarldiagnosi di D.S.A);

• deficit di linguaggio;

• deficit delle abilità non verbali;

• deficit della coordinazione motoria;

• ADHD – deficit di attenzione e di iperattività;

3 alunni con svantaggio sociale, culturale e linguistico.

In che modo lo psicologo si è attivato a scuola?

L’istituzione scolastica italiana si è sempre rivolta allo Psicologo prevalentemente attraverso “Lo sportello d’ascolto” che si configura come uno spazio di consulenza gratuito rivolto a tutti gli alunni, alle famiglie e ai docenti in cui l’utenza può riflettere sui propri vissuti e rileggerli in modalità più adeguate promuovendo così i l loro benessere, tuttavia questo servizio è stato realizzato per periodi di tempo limitati.

Siamo consapevoli delle esigenze degli alunni?

I profondi cambiamenti avvenuti dal punto di vista sociale e culturale hanno influito in maniera significativa contribuendo all’emergere nella scuola di nuove esigenze sia rispetto ai processi di apprendimento che alle componenti emotive e relazionali, inoltre attualmente stiamo assistendo allo sviluppo di un crescente malessere degli alunni dovuto al disagio psicologico provocato dell’emergenza CORONAVIRUS, periodo durante il quale i protagonisti della scuola hanno dovuto ridefinire le relazioni con i compagni di classe, gli insegnanti e il resto del personale scolastico.

Gli alunni con Bisogni Educativi Speciali aumentano.

Nelle scuole italiane sono in costante aumento gli alunni con Bisogni educativi speciali (BES).

Le motivazioni dell’aumento sono diverse, rispetto al passato è aumentata la sensibilità verso questi nuovi fenomeni e di conseguenza è migliorato l’approccio metodologico diretto alla loro riconoscibilità, inoltre ha contribuito la presenza di studenti provenienti da altri Paesi.

Alla luce di tali considerazioni la scuola è chiamata a rispondere ad esigenze diversificate e occorre rinnovare una Psicologia in azione che deve intervenire fino al raggiungimento della presenza costante dello psicologo attraverso un progetto finalizzato ad intervenire nelle aree di disagio degli alunni BES.

Il punto di partenza di tale condizione è avvalersi dello psicologo come risorsa e strumento fondamentale nello “spazio personale” del periodo formativo scolastico dell’alunno con il suo Bisogno Educativo Speciale. Di conseguenza, nella prospettiva dell’inclusione, è prioritario consolidare un servizio psicologico in orario scolastico ed extrascolastico che possa offrire delle attività che siano integrate favorendo così la cultura del benessere psicologico nella scuola di ogni ordine e grado. Inoltre, tale azione, deve essere finalizzata a favorire l’analisi dei bisogni di tutti gli alunni BES rispetto alla d i m e n s i o n e d e l l ’ a p p r e n d i m e n t o , coadiuvando in tal modo, i docenti curricolari e di sostegno nelle attività di progettazione didattico – educativa e per i percorsi di orientamento .

L’ obiettivo dello psicologo a scuola dovrebbe essere dunque quello di avere la possibilità di contribuire con le sue competenze all’inclusione sociale di ogni alunno all’interno di un progetto che permetta di potenziare le sue abilità relazionali al fine di riconoscere i propri bisogni e gli altri come portatori di bisogni uguali o diversi, in tal modo si andrebbero a valorizzare tutte le differenze individuali e si potrebbero sperimentare le capacità di autoregolazione ed empatia verso l’altro, un intervento che supporterebbe anche l’alunno con disabilità per raggiungere e mantenere un funzionamento ottimale nell’interazione con il suo ambiente di vita.

Lavorare in questa direzione vuol dire favorire la costruzione del senso di appartenenza attraverso un lavoro in sinergia anche con tutti i servizi territoriali rivolti alla scuola al fine di costruire l’identità e il percorso scolastico di ogni alunno con il suo “ Bisogno Educativo Speciale “.

La collaborazione con la famiglia

Sviluppare la collaborazione costante tra psicologo della scuola e famiglia vuol dire offrire contesti di confronto e riflessione tra i genitori circa il ruolo educativo che sono chiamati a svolgere nei confronti dei figli valorizzando così le risorse familiari esistenti e mettendoli nella condizione di individuare strategie educative praticabili.

Infine si dovrebbe estendere la competenza psicologica costantemente anche con percorsi di formazione iniziale e in itinere alle famiglie oltre che a tutto il personale scolastico.

In conclusione emerge un quadro completo sui temi dei Bisogni Educativi Speciali in cui l’intervento che bisogna realizzare in ambito scolastico deve essere una progettualità condivisa e portata avanti da un professionista specifico, “Lo Psicologo”, che deve collaborare insieme al personale scolastico al fine di promuovere le risorse degli alunni per lo sviluppo del loro benessere nella società.

Bibliografia

Daniela Bulgarelli, Patrizia Chiaruttini, Cristiana Gavello, Sofia Massia, Virginia Muscatello, Silvia Spinelli e Silvia Roberta Villa- Lo psicologo scolastico cenni normativi e buone prassi. Ordine degli Psicologi del Piemonte 2019.

Dario Ianes Sofia Cramerotti – Dirigere scuole inclusive. Strumenti e risorse per il dirigente scolastico. Erickon 2016

Dario Ianes L’evoluzione dell’insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva. Erickon 2014