
Gli ultimi studi sociologici definiscono quella attuale come la società del rischio.
Beck, infatti, enfatizza il fatto che la società contemporanea ha delle nuove forme di rischio rispetto a quelle del passato.
Nelle generazioni precedenti, i pericoli erano legati prevalentemente ad agenti catastrofici di tipo naturale, come le epidemie e le carestie.
Attualmente, invece, i rischi sono di tipo tecnologico e soprattutto su larga scala.
Rientrano in queste categorie l’inquinamento, i cambiamenti climatici, le crisi finanziarie e le pandemie.
L’esposizione al rischio quindi diventa per così dire democratica, in quanto nessuno ne resta immune.
L’inquinamento, ad esempio, colpisce tutti, anche chi lo produce, senza distinzione di confini o classe sociale.
L’azione umana, la globalizzazione, il progresso scientifico hanno portato ad un cambiamento anche riguardo alle incertezze relazionali.
Gli individui infatti, sembrano godere di una maggiore libertà di azione, svincolandosi da futuri precostituiti tradizionalmente.
Allo stesso tempo, però, l’incertezza del domani ha reso le relazioni molto più precarie, basate su legami deboli evitando anche l’impegno sul lungo termine.
Va, inoltre, sottolineato l’orientamento preso dalla politica nella gestione del rischio, in quanto ci ritiene comunque tutti responsabili.
I problemi sistemici mondiali sono considerati anche conseguenze di scelte personali che si riflettono sulla collettività.
La politica mondiale quindi ci orienta ad assumere atteggiamenti di responsabilità diffusa.

