Adolescenza interrotta: la parola ai ragazzi

Parla Angela ad un anno dall’inizio della pandemia da COVID-19: solo per chi ha voglia di ascoltarli veramente. Poche parole solo per presentarvi Angela. Lei è una ragazza di 18 anni, ha terminato il liceo e fatto la maturità l’anno scorso. È una ragazza come tante e come tante racconta di sé e dei suoi amici. Un anno di pandemia: cambiamenti per tutti, nuove abitudini, regole da rispettare e occhi che guardano i nostri comportamenti e cercano di giudicare il giusto e l’errato; quest’ultimo che viene rivisto soprattutto in noi adolescenti. Agli occhi dei grandi non prendiamo la situazione sul serio e siamo superficiali: ma è davvero così? Come si sentono gli adolescenti dopo aver fatto i conti con un anno che sembra non essere passato, come se ci trovassimo in una specie di bolla? A mio parere sono stati proprio gli adolescenti e ancora lo sono, quelli a dimostrare più tenacia, più onestà e più coraggio; quelli che hanno saputo mantenere il sorriso il quale non è altro che l’arma migliore per tutto ciò. Non è solo ai giovani che bisogna delegare responsabilità e rivoluzioni, siamo i primi ad essere stanchi, i primi a voler tornare a studiare insieme nelle classi, i primi a voler uscire, a desiderare di fare sport e voler ritornare alla normalità. Eppure proprio i giovani in quest’anno di pandemia hanno dimostrato di sapersi mettere in gioco, hanno avuto la forza di ribaltare se stessi in un mondo chiuso nelle proprio case e ora hanno solo voglia che tutto passi in fretta perché quando saranno catapultati di nuovo nella vita vera, quella a cui erano abituati una volta, avranno tanto da condividere con il mondo esterno e saranno i primi a non essere più le stesse persone di un anno fa. Si sentiranno migliori perché i giovani hanno fatto grandi sforzi ma quasi nessuno è stato riconoscente nei confronti di questi: il nostro riconoscimento lo riavremo con la libertà assoluta e lo ritroveremo negli abbracci mancati, nelle feste saltate, tra i banchi delle scuole, in un campetto da calcio, in una sala di danza, nei nostri sogni che questa pandemia per un po’ ha messo in stand by.

Adolescenza interrotta: la parola ai ragazzi

Parla Angela ad un anno dall’inizio della pandemia da COVID-19: solo per chi ha voglia di ascoltarli veramente. Poche parole solo per presentarvi Angela. Lei è una ragazza di 18 anni, ha terminato il liceo e fatto la maturità l’anno scorso. E’ una ragazza come tante e come tante racconta di se e dei suoi amici. Un anno di pandemia: cambiamenti per tutti, nuove abitudini, regole da rispettare e occhi che guardano i nostri comportamenti e cercano di giudicare il giusto e l’errato; quest’ultimo che viene rivisto soprattutto in noi adolescenti. Agli occhi dei grandi non prendiamo la situazione sul serio e siamo superficiali: ma è davvero così? Come si sentono gli adolescenti dopo aver fatto i conti con un anno che sembra non essere passato, come se ci trovassimo in una specie di bolla ? A mio parere sono stati proprio gli adolescenti e ancora lo sono, quelli a dimostrare più tenacia, più onestà e più coraggio; quelli che hanno saputo mantenere il sorriso il quale non è altro che l’arma migliore per tutto ciò. Non è solo ai giovani che bisogna delegare responsabilità e rivoluzioni, siamo i primi ad essere stanchi, i primi a voler tornare a studiare insieme nelle classi, i primi a voler uscire, a desiderare di fare sport e voler ritornare alla normalità. Eppure proprio i giovani in  quest’anno di pandemia hanno dimostrato di sapersi mettere in gioco, hanno avuto la forza di ribaltare se stessi in un mondo chiuso nelle proprio case e ora hanno solo voglia che tutto passi in fretta perché quando saranno catapultati di nuovo nella vita vera, quella a cui erano abituati una volta, avranno tanto da condividere con il mondo esterno e saranno i primi a non essere più le stesse persone di un anno fa; si sentiranno migliori perché i giovani hanno fatto  grandi sforzi ma quasi nessuno è stato riconoscente nei confronti di questi: il nostro riconoscimento lo riavremo con la libertà assoluta e lo ritroveremo negli abbracci mancati, nelle feste saltate, tra i banchi delle scuole, in un campetto da calcio, in una sala di danza, nei nostri sogni che questa pandemia per un po’ ha messo in stand by. 

Adolescenza interrotta

I racconti dei ragazzi di un liceo dell’area metropolitana di Napoli. Il virus che ormai da un anno ci tiene in ostaggio è atterrato nelle vite di tutti noi deflagrando e sconvolgendo la nostra quotidianità. Il senso di ‘vita interrotta’ di ‘sospensione’ di ‘costante ripetersi di giorni uguali a se stessi’ è ciò che raccontano i ragazzi di un Liceo dell’area metropolitana a nord di Napoli presso il quale svolgo il mio lavoro di psicologa. I ragazzi si raccontano e confessano la loro sofferenza, taciuta ai più La rabbia e la tristezza sono le emozioni che più li accompagnano nelle loro giornate: loro, i ragazzi, non hanno nessuna ‘scusa’ per uscire un po’, vedere amici, la fidanzata/o, loro non hanno motivi validi per andare in giro, loro, quando ci vanno in giro, sono irresponsabili e menefreghisti. Certo lo sanno che alcuni loro amici non rispettano le regole e che almeno dovrebbero mettere la mascherina, ma almeno però loro escono un po’, perché dopo un anno davvero non se ne può più. Mi raccontano che non hanno voglia di studiare e se lo fanno non è la stessa cosa, qualcuno mi racconta che non vuole alzarsi la mattina perché tanto è inutile. Qualche altro mi dice che non può parlare con nessuno e allora la sofferenza e il disagio aumentano. Il mio lavoro cominciato a Dicembre dello scorso anno in piena seconda ondata continua e terminerà a Maggio e mai come in questo periodo la sensazione è che ascoltare empaticamente è sollievo, contenimento e forza per questi ragazzi della pandemia.