Lo sportello di ascolto psicologico a scuola

L'importanza dell'ascolto

Nelle scuole il sostegno psicologico è fondamentale per gestire il disagio scolastico, ossia uno stato di malessere, che impedisce agli alunni di raggiungere i traguardi didattici e il successo formativo. Per questi motivi in molte istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado è attivo uno sportello d’ascolto per gli studenti, che possono incontrare lo psicologo per un colloquio anche per i problemi di apprendimento.

A scuola: tra storie sociali e benessere psicologico

“La narrazione è parte della natura umana come il respiro e la circolazione del sangue”(Antonia Susan Byatt)  Il viaggio nelle storie sociali permette di sperimentare il benessere psicologico, all’insegna dell’armonia corpo-mente. Le storie sociali ricordano il passato e preparano al futuro. La narrazione di “social stories” permette di rimettersi in movimento, facendo emergere le ombre che si muovono in profondità, sperimentando così un profondo benessere psicologico. Abbiamo sempre raccontato storie, sin dai tempi più antichi. Alcuni studi hanno dimostrato che leggere o ascoltare storie attiva aree cerebrali che hanno a che fare anche con la sfera sociale ed emotiva. Quando gli allievi stanno male, ricorrere alle storie sociali significa, “prendersi cura” di loro, facendo comprendere che in classe vi è una coscienza larga, dove l’ascolto e la narrazione favoriscono l’equilibrio psicologico e la serenità emozionale. In realtà l’ascolto di “social stories” scatena emozioni e desideri, crea un contatto da mente a mente, da cuore a cuore, da sensi a sensi. La storia sociale costituisce una delle opportunità psicoeducative, per dare un significativo contributo allo sviluppo delle abilità sociali. Il valore psicologico delle social stories Le storie sociali accrescono la capacità di decision making e di concentrazione in una dimensione di rilassamento emotivo. Esposti alla fonte narrativa, il lettore ascolta il silenzio e il rumore delle parole. Caratteristica della storia sociale è di poter essere applicata a partire già dalla scuola dell’infanzia e la sua applicazione è attualmente sperimentata in molte istituzioni scolastiche. Le social stories permettono al bambino di formulare domande e aiutano la comprensione sociale, offrendo una sensazione di prestigio e controllo delle proprie risorse personali. Che dire? Le storie sociali contengono emozioni e stati d’animo, diventano il luogo di incontro metaforico, di conoscenza e di relazioni, considerando che la psicologia è innanzitutto scienza delle relazioni (Carli,2004). https://carolgraysocialstories.com/social-stories/

Decision making a scuola e compiti di sviluppo

In nessun ordine di cose l’adolescenza è il tempo della vita semplice.(Janet Erskine Stuart) Le ricerche psicologiche hanno portato alla luce molte cose sull’adolescenza, fra cui il costo che i compiti di sviluppo hanno sul piano psicologico dei ragazzi e delle ragazze. Per inserirsi nei diversi contesti sociali l’adolescente deve affrontare diversi compiti evolutivi, ossia compiti che si presentano in un determinato periodo della vita di un individuo e la cui buona risoluzione conduce alla felicità e al successo nell’affrontare i problemi successivi (Havighurst 1952). Per non parlare delle domande di senso che l’adolescente si pone. Chi sono? Che cosa voglio fare della mia vita? Come posso realizzare ciò che voglio? Cosa posso dire? Nel complesso ogni azione comporta il superamento di un compito di sviluppo il cui scopo è la conoscenza e il controllo dell’individuo sulla realtà. Alcuni comportamenti sono uguali per tutti gli adolescenti. Le condotte principali non cambiano. Ciò che può differire, sono, invece, i dettagli. Infatti, ciascun adolescente è diverso dall’altro ed è chiaro che diverso sarà anche il suo approccio alla vita. Cosa può fare la scuola? Ogni volta che l’adolescente deve affrontare un un compito di sviluppo vive momenti di angoscia e tensione interna che si ripercuotono anche sul piano degli apprendimenti. Gli adolescenti possono manifestare situazioni di malessere e di insuccesso formativo. Dinanzi ai vari compiti di sviluppo l’adolescente risponde in vario modo: -affonta o nega il problema -risolve subito o procrastina la situazione di disagio – ricerca un “capro espiatorio” -individua una persona in grado di sostituirsi nella risoluzione del problema. A volte gli adolescenti non riescono a fronteggiare in maniera efficace i vari compiti di sviluppo e potrebbero sperimentare il senso del “fallimento psicologico” , che si ripercuote in alcuni casi anche sul piano degli apprendimenti. La scuola deve far comprendere agli adolescenti che la vita è fatta di prove e che ci sono risposte corrette e risposte non perfette. Non parliamo di risposte sbagliate. Successivamente si punterà su strategie di decision making mediante i seguenti step offrendo all’allievo la possibilità di: identificare il problema(relativo ai compiti di sviluppo) che intende risolvere fare un elenco di varie opzioni di scelta individuare i punti di forza e di debolezza mettere in campo la scelta effettuata rivedere la decisione presa.

Alunni ribelli: anatomia della comunicazione

Secondo Anthony Robbins, saggista statunitense, il nostro comportamento è determinato dallo stato d’animo vissuto. Lo stato d’animo è la condizione psicofisica in cui una persona si trova. Se il nostro stato d’animo è sereno, siamo collaborativi e positivi. Al contrario, se siamo una tristi e arrabbiati diventiamo aggressivi e scontrosi. Stati d’animo negativi possono scatenare la ribellione e l’ angoscia degli allievi. Qui lo stesso copione. Rifiutano qualsiasi occasione didattica e guardano “tutto e tutti” con sospetto e diffidenza. Sarebbe certamente semplicistico pensare di eliminare definitivamente i comportamenti ribelli, ma è possibile che una comunicazione efficace riduca notevolmente gli effetti. La comunicazione è alla base della relazione e determina l’azione, poichè attraverso di essa mandiamo e riceviamo feedback positivi o negativi. Durante le sperimentazioni i ricercatori ottenevano maggiori consensi quando utilizzavano una comunicazione fatta di parole gentili e gesti di cura. Ed è per questo che un numero sempre maggiore di insegnanti si sforza ,di tematizzare e promuovere una comunicazione efficace, evitando stereotipi e pregiudizi. Non dimentichiamo l’importanza del contatto oculare e l’inclinazione del corpo in avanti. Bisogna trovare sempre il giusto equilibrio tra linguaggio verbale e gestuale. Dobbiamo imparare ad ascoltare il disagio. https://psicologinews.it/presentazione-libro-alessandra-bernasconi/?list Una buona comunicazione per gestire comportamenti ribelli. Le parole pronunciate devono essere lontane da emozioni provate. Ricordiamoci che emozioni negative provate scatenano parole negative. Le frasi utilizzate devono prevedere il messaggio IO e non il messaggio TU (tecnica di Gordon). Possiamo dire all’alunno: io non sono contento/a quando ti comporti in questo modo, piuttosto che dire sei un maleducato. La comunicazione deve comprendere una vera e propria autoriflessione del comportamento ribelle. Condurre  l’allievo  a riflettere sul comportamento   anche attraverso il gioco di ruolo. Soffermandosi su questi punti si aiuterà l’allievo a : vincere le proprie resistenze gestire la propria rabbia evitare di cadere in un baratro Le mille sfaccettatura della comunicazione aprono i nostri orizzonti e rendono gli altri meno soli. Riflettiamo sulla comunicazione e cerchiamo di trasformare gli errori degli alunni in momenti di crescita individuale e collettiva.

Maestri per un giorno: gioco di ruolo e apprendimento significativo

Il gioco di ruolo apre le porte alla creatività. Il gioco di ruolo “Maestri per un giorno” permette ai bambini di simulare la didattica. Questo gioco è utile all’apprendimento. alla comunicazione e alla socializzazione. I bambini fanno finta di essere insegnanti. Spiegano l’argomento scelto, individuano i tempi, gli spazi e gli strumenti utili al gioco. Il setting di ruolo diventa una vera e propria knowledge factory ,ma con i dovuti aggiustamenti. In primis, il docente illustra lo scopo del gioco e si assicura della disponibilità degli alunni nel voler partecipare. Bisogna seguire delle fasi ben precise. Ecco alcuni suggerimenti. Le fasi del gioco: – Warm up: i bambini sono invitati a discutere sul tema del role play e nello specifico sul gioco di ruolo “Maestri per un giorno”. – Selezione dei partecipanti : il docente chiede la disponibilità dei bambini al gioco di ruolo. – Individuazione dei tempi e selezione dei materiali: di quali materiali e di quanto tempo hanno bisogno i bambini per questo gioco di ruolo. – Organizzazione del setting: I bambini scelgono se restare seduti, cambiare la disposizione delle sedie o dei banchi. Il role play stimola   l’immaginazione degli allievi che acquisiscono l’ autoconsapevolezza del proprio stato emotivo- Imparano a conoscere i propri punti deboli e i propri punti di forza, fondamentali per relazionarsi con l’altro. Ci sono molti benefici nell’introdurre questa metodologia nell’istruzione primaria, che consente al bambino di costruire il proprio apprendimento significativo. Apprendo e non dimentico più. Il processo di apprendimento è compiuto quando nuove conoscenze si collegano alla struttura mentale dell’ allievo, in modo non arbitrario, ma con consapevolezza e intenzionalità.  L’apprendimento significativo si verifica, quindi, quando nuove informazioni “si connettono” con un concetto rilevante preesistent enella struttura cognitiva. Fondamentale è che il bambino sperimenti in prima persona quello che è il risultato delle metodologie e delle strategie didattiche affinché le stesse diventino “pezzi unici della proprio essere unico”. 

Come osservare in classe strategie per evitare errori

Per chi si occupa di processi di insegnamento-apprendimento l’osservazione rappresenta lo strumento fondamentale per capire i comportamenti degli alunni. Osservare nella scuola significa “fotografare” una situazione educativa, per poi analizzarla nei dettagli, comprenderla e, se possibile, cambiarla.  Ciò che viene osservato ,però, dipende dall’osservatore e, quindi, per evitare di cadere nella soggettività è necessario, come diceva Marcel Proust avere “nuovi occhi” . Bisogna allenare la nostra mente, evitando “scappatoie osservative”, che potrebbero indurre al fallimento. Osservare significa tratteggiare in maniera accurata  caratteristiche relative ad un fenomeno,ad una persona  all’interno di un setting limitato e secondo un tempo ben stabilito. Per osservare bisogna: concentrarsi con attenzione sul soggetto o fenomeno; riconoscere  dati certi; evitare di fare interpretazioni soggettive. La sfida sta, a questo punto, nel  distinguere  il semplice  guardare dall’osservare. Guardare si riferisce al processo percettivo della vista; osservare, invece, presuppone l’intenzionalità dell’azione stessa. Ad esempio, si può guardare un quadro registrando percettivamente i colori e le forme dell’immagine, ma solo dopo un’attenta osservazione è possibile cogliere le sfumature cromatiche ed ulteriori elementi rappresentati. Osservare in classe  permette di raccogliere  “dati certi” che riguardano gli alunni, i loro bisogni, le loro motivazioni, i loro pensieri e i loro apprendimenti, evitando di formulare considerazioni soggettive. Volendo prendere in esame dati certi possiamo procedere citando le seguenti frasi: il bambino è seduto, il ragazzo ride, l’alunno scrive. Queste frasi non sono soggette ad interpretazioni, ma sono vere e proprie  conoscenze fattuali di natura oggettiva. La deduzione, invece,  induce ad interpretare i dati osservati, valutandoli qualitativamente e quantitativamente rispetto a dei parametri soggettivi che sono propri del soggetto che osserva.  Esempi di deduzioni: Marco è triste, Andrea è arrabbiato, Maria è nervosa. La scuola richiede agli insegnanti  abilità e competenze osservative, per decodificare situazioni complesse, rispondendo  in maniera appropriata alla  poliedricità dei comportamenti che si manifestano nei contesti di apprendimento. Per diventare buoni osservatori, occorre  mantenersi aperti al dubbio e alla reinterpretazione di quanto osservato secondo la logica della continuità e della corrispondenza. /wp-content/uploads/2021/03/scientific-marzo-2.pdf