Maestri per un giorno: dal gioco di ruolo all’apprendimento significativo

Nella scuola il bambino non rappresenta il semplice destinatario dell’azione didattica, ma entra nel processo di insegnamento-apprendimento. quale stakeholder che apre il suo scrigno di emozioni, cognizione e affettività a chi si prende cura di lui, in modo amorevole e autorevole.

Il gioco di ruolo “Maestri per un giorno” frutto di una esperienza di ricerca sul campo permette ai bambini di simulare i comportamenti didattici e gli atteggiamenti educativi.

I bambini e le bambine hanno la possibilità di giocare ad essere insegnanti, individuando anche i tempi, gli spazi e gli strumenti utili all’implementazione del gioco.

Sono invitati a far finta di essere “piccoli maestri”, intenti ad   illustrare un argomento, un concetto oppure un nucleo fondante della disciplina scelta.

L’ attività didattica è progettata per promuovere l’interdipendenza positiva e lo scambio comunicativo efficace, puntando sul fatto che il gioco di ruolo è un gioco a somma diversa da zero dove i bambini pensare a loro stessi come a un unico corpo con più teste, diventando esperti in una particolare area disciplinare. Ne deriva, quindi, che il docente ascolta, accoglie e supporta i piccoli allievi durante lo scambio di competenze.

Occorre ribadire che è comunque compito del docente illustrare a tutti gli allievi la natura e la finalità del gioco di ruolo, sondando preventivamente anche la loro disponibilità alla partecipazione. 

Il setting di ruolo diventato una vera e propria knowledge factory con i dovuti adattamenti e con gli spazi di raccordo, ovvero le aree fuori dall’aula, utili a permettere a tutti i bambini   di utilizzare anche il lessico disciplinare.

Durante la simulazione i bambini imparano ad   usare   le parole giuste, il corretto tono di voce e la prossemica adeguata, utile a far arrivare il messaggio valido al docente. 

Il gioco di ruolo Maestri per un giorno richiede di seguire step ben precisi:

– Warm up: i bambini sono invitati a discutere sul tema del role play e nello specifico sul gioco di ruolo “Maestri per un giorno”.

– Selezione degli stakeholders: il docente chiede la disponibilità dei bambini al gioco di ruolo.

– Individuazione del tempo e selezione dei materiali: di quali materiali e di quanto tempo hanno bisogno i bambini per questo gioco di ruolo.

– Organizzazione del setting: I bambini scelgono se restare seduti, cambiare la disposizione delle sedie o dei banchi e disposizione della scena. I bambini cominciano la simulazione e fanno finta di essere piccoli maestri.

Per un bambino giocare a fare il maestro significa promuovere nuove identità enattive che lo aiutano ad affrontare i problemi, esplorando alternative e cercando soluzioni nuove e creative.

Il role play stimola   l’immaginazione degli allievi che diventano interpreti e registi della “storia interpretata” acquisendo autoconsapevolezza del proprio stato emotivo; essi, infatti, imparano a conoscere i propri punti deboli e i propri punti di forza, favorendo quella presa di coscienza morale, affettiva ed emotiva, utile per identificarsi e relazionarsi con l’altro, nell’ottica di un apprendimento significativo, il quale non verrà dimenticato e rimarrà nelle capacità dello studente. Ovviamente gli studenti sono consapevoli del proprio apprendimento, svolgendo così un ruolo attivo e partecipativo.

Ci sono molti benefici nell’introdurre questa metodologia nell’istruzione primaria, poiché l’apprendimento significativo consente al bambino di costruire il proprio apprendimento.

Il processo viene compiuto quando nuove conoscenze o informazioni sono correlate alla struttura cognitiva del discente in modo non arbitrario e sostanziale o non letterale. L’apprendimento significativo si verifica, quindi, quando nuove informazioni “si connettono” con un concetto rilevante preesistentenella struttura cognitiva. Fondamentale è che il bambino sperimenti in prima persona quello che è il risultato delle metodologie e delle strategie didattiche affinché le stesse diventino “pezzi unici della proprio essere unico”.