Dal virtuale al reale e viceversa: nuova idea di Famiglia

Lo sviluppo tecnologico degli ultimi venti anni ha portato profondi cambiamenti nella quotidianità di ciascuno di noi, al punto che molti oggetti di utilizzo frequente hanno una connessione in rete:  dal semplice smartphone  al televisore o la console per videogiochi, dalla lavatrice alla lampadina.

Con un semplice click, tutto diventa digitale, virtuale, come anche i bisogni personali e sociali di relazionarsi con gli altri. Tantissime le applicazioni sul nostro cellulare che ci permettono di comunicare nella tradizionale forma scritta, ma anche con dei video, con chi è lontano:  gli store digitali ci offrono app di messaggistica istantanea, siti d’incontro, di allenamento fitness con un personal trainer, cucinare con uno chef stellato.

La Psicologia, nei suoi studi sulla Famiglia, ne ha evidenziato la trasformazione in termini di legami affettivi (qui), e in base a bisogni personali di relazionarsi e di accudimento, individuando un vero e proprio ciclo vitale familiare, che cambia con il modificarsi degli obiettivi e dei membri. E anche la tecnologia contemporanea, si è adeguata a questi repentini cambiamenti, implementando applicazioni in cui si può simulare una realtà analoga a quella che viviamo oggigiorno: dei giochi di ruolo sociale in cui creare dei personaggi, spesso anche con le nostre sembianze fisiche, con una vita “pseudoreale”, in cui arredano la propria casa, lavorano, si incontrano, si sposano, mettono al mondo dei figli, che piangono, vanno accuditi, crescono, ripercorrendone così le tappe della vita reale.

La stessa pandemia ha intensificato l’utilizzo delle app per collegarci tra di noi, per accorciare le distanze, ma anche per crearci delle realtà alternative, virtuali, in cui rifugiarci, perdendo così il contatto con il qui e ora. Anche i social network, infatti, sono spesso considerati alternativi alla vita sociale; un profilo virtuale si confonde e si sovrappone a quello reale, perdendo purtroppo la funzione integrativa e aumentandone il fattore isolante. Il reale e il virtuale possono coesistere in un gioco di equilibrio tra le parti, dove la tecnologia non sostituisce la corporeità, ma la completa e, con un giusto approccio, la migliora.

 

Se la famiglia fosse un frutto, sarebbe un arancio, un cerchio di sezioni tenute insieme ma separabili, con ciascun segmento distinto. (Letty Cottin Pogrebin)