Narcisismo: uno specchio di luci e ombre

Narcisismo

Il narcisismo ci appartiene tutti. Dal sano amor proprio alle forme patologiche, grandiose e fragili: può avere molteplici volti.

Si illude, e vagheggia se stesso; è attratto dall’altro e lo attrae; si cerca, e il se stesso lo cerca: s’infiamma del fuoco che ha acceso”.

(Ovidio)

Il narcisismo sano

La salute psichica è un sano equilibrio tra l’affermazione di sè e il riconoscimento dell’altro. Stiamo bene quando abbiamo consapevolezza del nostro valore, una fiducia affettuosa in ciò che siamo ed in ciò che siamo capaci di realizzare. Si tratta di sano narcisismo. Di un amor proprio senza presunzione che non svaluta né idealizza e che si costruisce ed esprime nell’incontro Io-Tu, a partire dalla relazione con le figure genitoriali. E’ attraverso le cure che riceviamo da bambini che sviluppiamo la percezione di noi stessi. Il nutrimento affettivo, il calore, le carezze e lo sguardo dell’altro sono fondamentali perché possiamo sentirci meritevoli d’amore, provare gratitudine e donare amore. Quando queste prime esperienze risultano carenti, l’equilibrio narcisistico non si realizza e al suo posto subentrano soluzioni di sopravvivenza, con una alterazione della capacità di riconoscersi e affermarsi.

Il narcisismo patologico

Il tema del narcisismo è sempre più al centro dell’attenzione di clinici e social media, in una società liquida, la nostra, improntata sull’immagine, sulla mistificazione del corpo e delle relazioni.

Il narcisismo ha modi molto diversi di manifestarsi e non può essere ridotto ad una definizione. Poichè oltre ad essere una patologia è un aspetto sano dello sviluppo e della personalità, ci appartiene tutti. Ma se nella sua forma sana coincide con una buona autostima e la capacità di amare, nella sua forma disarmonica e patologica corrisponde ad uno squilibrio di questi aspetti. La considerazione di sè può essere vissuta con sentimenti di superiorità o inferiorità. Ai due estremi: il polo del narcisismo grandioso da una parte e il polo del narcisismo fragile dall’altra.

Il disturbo narcisistico di personalità

Il disturbo narcisistico di personalità, secondo il DSM-5, è caratterizzato da grandiosità (in fantasia e/o nel comportamento), bisogno di ammirazione e mancanza di empatia. Ma ciò che può rendere difficile la diagnosi è che tali caratteristiche possono non essere esplicite. Oltre al narcisista dell’immaginario collettivo, il vanaglorioso e pieno di sé, overt, esiste un narcisista più mascherato, covert, con una grandiosità segreta. Questo tipo, più che ammirazione, cerca approvazione, può apparire insicuro e mostrare disagio nelle relazioni.

Il narcisismo può associarsi ad altri disturbi di personalità e assumere una forma ancor più articolata. Può avere tratti istrionici con maggiore richiesta di attenzione ed emotività eccessiva. Tratti evitanti con inibizione sociale, tratti ossessivi, con esigenze di controllo, tratti dipendenti con comportamenti adesivi. L’incapacità narcisistica di vedere l’altro, immedesimarsi nelle sue emozioni e nel suo dolore, può sfociare nel comportamento antisociale, con atti di violenza e assenza di rimorso.

La ferita narcisistica

Al di là delle definizioni cliniche, parlare di narcisismo vuol dire parlare di persone con ferite antiche, ovvero bambini che hanno imparato a negoziare con il proprio dolore a loro scapito e rinunciando all’amore.

Quando l’ambiente non è in grado di soddisfare adeguatamente il bisogno di riconoscimento del bambino, quest’ultimo può difendersi dalla sofferenza ritirandosi in sé e nella propria onnipotenza. Negando così il suo bisogno d’affetto e la dipendenza. La protezione narcisistica, cui ricorre rifugiandosi in una originaria perfezione infantile che offre illusione di sicurezza, nasconde al fondo un vuoto esistenziale dovuto al fatto di non essere stato visto dai propri genitori per ciò che era. Non avendo fatto esperienza di amore, a sua volta non sarà in grado di amare. E, carente di riconoscimento, lo ricercherà nella vita manipolando gli altri.

Manipolazione e coppia

Il narcisista grandioso adotta strategie di compensazione del vuoto interiore che vanno verso una estrema autoesaltazione e/o svalutazione degli altri. L’altro non viene visto ma manipolato nella sua funzione di rimandare l’immagine idealizzata di sé.

In coppia si concede senza darsi. Mostra attenzioni e comportamenti di conquista tesi a far sentire l’altro speciale, per assicurarsi il desiderio soggiogato del partner, la sua dipendenza sottomessa e idolatrante. In questa ambivalenza seduce, restituendo a sua volta all’altro un’immagine idealizzata, e al tempo stesso rifiuta, negando l’amore. Si creano così nella relazione dinamiche reciproche di svalutazione e idealizzazione, in cui ciascuno dei due partner trae il proprio vantaggio narcisistico e alimenta la propria aspettativa onnipotente. Del trionfo, in un caso, e di riuscire finalmente ad ottenere, con il proprio amore speciale e dandosi sempre di più, l’amore negato nell’altro caso.

La fuga dalla relazione

Nella storia di coppia è tipico l’alternarsi di momenti di vicinanza simbiotica, allontanamenti improvvisi e inaspettati ritorni. Il narcisista si sente minacciato dalla stabilità della relazione in cui può sentirsi solo o depresso. E’ a questa sua vulnerabilità che si sottrae, fino a spostare l’interesse verso un nuovo oggetto con cui riavviare il gioco della fascinazione e tornare a nutrire la sua grandiosità.

A scegliersi, spesso, sono i poli estremi della dimensione narcisistica che, come Eco e Narciso nel mito di Ovidio, invece di evolversi vanno incontro al destino di non toccarsi mai.

Il mito

Narciso era bellissimo e adulato da tutti. Un giorno, spec­chiandosi in una sorgente, rimane così incantato e rapito dalla propria bellezza da gettarsi nelle acque per impossessarsi della sua immagine riflessa e finendo col morire del suo stesso amore. Mentre Eco, la ninfa che lo aveva amato e che aveva subìto il suo rifiuto, muore consumata dal dolore.

In una variazione proposta da Oscar Wilde emerge il gioco di specchi a due in cui ciascun partner vede nell’altro se stesso. Dopo la morte di Narciso, la sorgente, trasformatasi in una pozza di lacrime salate, rivela alle ninfe il segreto del suo amore per Narciso. E così racconta che, quando lui si inchinava alla sua riva, lei poteva ammirare la propria bellezza nello specchio dei suoi occhi.

Narcisismo e dipendenza

Parlare di narcisismo vuol dire parlare implicitamente anche di dipendenza. Il narcisismo patologico è una negazione della dipendenza. Ma mentre nella dipendenza (patologica) si resta attaccati all’oggetto d’amore a scapito della propria autonomia, nel narcisismo il bisogno d’affetto è negato. In termini di sviluppo e di ciclo di contatto ci si blocca prima, costruendo nella controdipendenza una immagine di falsa autonomia. Si tratta in entrambi i casi di difese infantili, di un guscio protettivo che deve rompersi. Nel primo, bisogna poter rinunciare all’oggetto. Nel secondo, bisogna poterlo riconoscere e, in primis, poter riconoscere la dipendenza.

Narcisismo e psicoterapia

I narcisisti overt difficilmente arrivano in psicoterapia. Chiedere aiuto significherebbe già di per sé sentirsi mancanti. Uno smacco insostenibile alla loro onnipotenza. Può accadere qualche volta in una fase avanzata della vita, in cui si trovano inevitabilmente a fare i conti con la propria vulnerabilità. Diverso è per il tipo covert che, più fragile, può riconoscersi bisognoso. In questo caso una fase importante della terapia è quella di rendere consapevole il narcisismo nascosto.

Il lavoro profondo riguarda la ferita antica, perché la persona possa guardare dentro il proprio dolore e riappropriarsi delle proprie carenze. Rinunciare alla grandiosità per accogliere il vuoto e la depressione. Sospendere le svalutazioni e riconoscere la realtà per quella che è. I poli della superiorità da un lato e dell’inferiorità dall’altro, che in assenza di cura sono destinati a morire senza potersi toccare mai, arrivano a vedersi l’un l’altro. Ad integrarsi, in un centro di equilibrio.

Verso l’Io-Tu

La presenza e lo sguardo con cui il terapeuta sostiene e guida il processo, accompagnano la persona lungo un percorso di riconoscimento del suo autentico sé in cui tutte le proprie parti possono essere viste, accolte, tenute insieme. In cui poter diventare se stesso, quel che ancora non ha potuto essere. Con le proprie emozioni ed i propri bisogni, le proprie risorse e i propri limiti. Imparare a riconoscere l’altro, nella sua esistenza, con i suoi sentimenti e la sua individualità. A costruire un Io-Tu in cui vi possa essere uno scambio reale, una relazione paritaria, una dimensione intima di nutrimento affettivo. E liberare la capacità di amare.