L’uragano dell’adolescenza si è abbattuto sulla famiglia

uragano

L’adolescenza è una fase di passaggio e di crescita, in cui si esplica la trasformazione dell’ essere bambino al diventare adulto. Questa transizione non è serena, ma rappresenta un vero e proprio uragano, con conseguenze sia devastanti che di ricostruzione. Lo sviluppo puberale e la comparsa dei caratteri sessuali secondari costituisce l’inizio dell’adolescenza. I notevoli cambiamenti fisici fanno da cornice alle turbolenze di natura affettiva. Con il corpo, cambia anche lo sviluppo emotivo e relazione del ragazzo. L’adolescente perde la propria condizione di bambino e crea dei nuovi ruoli e regole comportamentali in famiglia, a scuola e nel gruppo dei pari. E’ un processo che influenza sensibilmente l’equilibrio familiare per i suoi molteplici aspetti. E’ uno degli eventi critici del ciclo vitale della famiglia. Durante l’adolescenza la parola d’ ordine è contraddizione: da una parte si reclama l’indipendenza e l’autonomia dai genitori, mentre dall’altro si percepisce la necessità di una sicurezza familiare, dettata da una casa, lo studio, le relazioni stabili e storiche. Attualmente, con l’industrializzazione e il prolungamento della scolarizzazione obbligatoria, si assiste ad un allungamento del limite temporale adolescenziale. A tali fattori si aggiungono le difficoltà a trovare un lavoro stabile e ben remunerato. I genitori però non sono esenti da questa prolungata adolescenza. Spesso si rendono protagonisti e fautori di questo status quo. Essi mettono in atto strategie comportamentali di protezione nei confronti dei loro figli, compromettendo lo sviluppo e il consolidamento della loro autostima. Spesso, per evitare gli effetti logoranti dell’uragano, i genitori tendono ad essere estremamente permissivi e non prediligono il dialogo/confronto. Non si facilita il processo di separazione, ma li si rende ancora più dipendenti, aumentando la già fisiologica confusione, per mancanza di regole e di modelli di identificazione. Portami dove nascono gli uragani e poi arrivano gli arcobaleni più belli.(Fabrizio Caramagna)

La procrastinazione da strategia a modus operandi

procrastinazione

Il comportamento atto a rimandare volontariamente un’azione o una decisione è chiamato procrastinazione. Esso è un tipo di atteggiamento molto comune e tutti ne possono essere vittima. Le caratteristiche della situazione che portano il procrastinatore a posticipare l’azione sono lo stress e il disagio che ne derivano dal comportamento stesso. In effetti, ci troviamo di fronte ad un cane che si morde la coda, creando così un circolo vizioso. La sequenza, infatti, che ne scaturisce è: decisione da prendere; ansia e stress da prestazione; procrastinazione; ansia e stress da fallimento. La “decisione “ di procrastinare comincia a manifestarsi già da piccoli e a volte si consolida in adolescenza. In questo periodo della vita, inoltre, già foriero di contrasti ormonali ed emozionali, un atteggiamento del genere non è affatto positivo. Un esempio lampante è rimandare un’interrogazione all’infinito, non solo perché l’evento in sé crea disagio, ma perché si ha l’illusione che posticipando l’esame, ci si possa impegnare di più e migliorare l’esito. L’esperienza, però, ci insegna l’esatto contrario. Effettivamente, nel momento in cui si è scampati all’interrogazione, il livello di stress diminuisce e ci porta ad accantonare il pensiero ansiogeno, fino a nuova manifestazione. D’altronde, se procrastinare significasse analizzare la situazione per poter avere una performance migliore, allora in alcuni casi essa potrebbe essere anche funzionale. Nell’esempio citato dell’interrogazione, se la si rimanda per prepararsi meglio, la probabilità di risultati positivi si alzano. Talvolta, però, ciò che resta maggiormente impresso, quando si sceglie la procrastinazione, è il “pericolo “ scampato con conseguente miglioramento del tono dell’umore. In questo modo, la si assume come strategia calmante per alleviare la tensione, ignorando le conseguenze di essa. In sintesi, sarebbe opportuno imparare ad affrontare le situazioni, con le emozioni e i pensieri che ne derivano, e di fronte ad eventuali fallimenti, capire l’errore invece di procrastinare.

Cambiamento climatico ed Eco-ansia: quale impatto su bambini e giovani?

A breve distanza dall’ultimo sciopero per il clima dei ragazzi di Fridays for Future, è chiaro che affrontare la questione climatica è sempre più urgente, non solo a livello politico, economico, sociale ed ambientale, ma anche dal punto di vista psicologico e della salute mentale. L’Intergovernmental Panel for Climate Change (IPCC) ha pubblicato un report che presenta diversi scenari per il futuro, delineando le inevitabili conseguenze che gli esseri umani dovranno affrontare nei prossimi anni. In tutti questi scenari, è inevitabile che le temperature raggiungano un aumento di 1,5 gradi Celsius entro il 2040. Questo fenomeno non riguarda solo la biodiversità in generale, ma ha anche un significativo impatto sull’uomo. Negli ultimi tempi, le persone in tutto il mondo stanno acquisendo maggiore consapevolezza climatica e quindi sono preoccupate per il futuro del pianeta e per gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti. Vi è un chiaro consenso sugli effetti fisici del cambiamento climatico, che riguardano l’uomo, la biodiversità e la Terra, ma le persone iniziano a comprendere anche l’impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale. Cambiamento climatico e salute mentale Berry et al. (2010) propongono tre modalità in cui il cambiamento climatico ha impatto sulla salute mentale: diretto, indiretto e vicario. L’impatto diretto si verifica dopo aver sperimentato un evento meteorologico estremo come un’alluvione, un terremoto o un uragano. Questi eventi possono portare a un disturbo da stress post-traumatico (PTSD), disturbi depressivi, disturbi d’ansia, disturbi da uso di sostanze e pensieri suicidi. Gli impatti indiretti dei cambiamenti climatici possono anche incidere sulla salute mentale attraverso conseguenze sull’economia, migrazione, danni alle infrastrutture fisiche e sociali, carenza di cibo e acqua e conflitti, che sono stati tutti collegati a stress, dolore, ansia e depressione (Hayes et al., 2018). Le reazioni vicarie, invece, riguardano l’impatto emotivo e affettivo della consapevolezza del cambiamento climatico vissuta attraverso la conoscenza del problema. In altre parole, assistere agli effetti del cambiamento climatico attraverso i media e altre fonti di informazione, senza sperimentarlo in prima persona, può anche avere un impatto sulla salute mentale. Conoscere il cambiamento climatico e le sue conseguenze può provocare molte emozioni come senso di colpa, tristezza e rabbia, che possono essere racchiuse sotto la denominazione di “eco-ansia” (Pihkala, 2020). L’American Psychological Association (APA) riconosce l’eco-ansia come una “paura cronica del destino ambientale”. Giovani, cambiamento climatico e salute mentale I giovani sono sempre più consapevoli degli effetti negativi dei cambiamenti climatici sul pianeta e sulla salute umana, ma questa conoscenza può spesso portare a risposte affettive significative, come disagio psicologico, rabbia o disperazione. La comprensione del cambiamento climatico senza l’acquisizione degli strumenti per far fronte alle emozioni che accompagnano questa conoscenza può portare alla disperazione e alla negazione. L’esperienza delle principali emozioni “negative”, come preoccupazione, senso di colpa e disperazione in previsione del cambiamento climatico è stata identificata con il termine eco-ansia; tuttavia, si sa poco sui modi in cui bambini e giovani sperimentano l’eco-ansia (Léger-Goodes et al., 2022). Review di Léger-Goodes et al. (2022) Léger-Goodes et al. (2022) nella loro review confermano che i bambini e i giovani sperimentano risposte affettive ed eco-ansia in reazione alla presa di coscienza del cambiamento climatico. Essi provano paura, rabbia, disperazione e tristezza quando diventano consapevoli del cambiamento climatico e delle sue conseguenze. Preoccupazione e speranza sono le due emozioni più riportate. Tutte queste emozioni potrebbero potenzialmente costituire diverse espressioni di eco-ansia nei bambini e nei giovani. I giovani provenienti da comunità vulnerabili, come le comunità indigene, o coloro che hanno forti legami con la terra sono spesso identificati come colpiti emotivamente dal cambiamento climatico. I bambini e i giovani affrontano l’eco-ansia in vari modi, attraverso sia risposte disadattive (ad esempio la negazione) sia adattive (come la speranza costruttiva, utilizzata come meccanismo di coping positivo). Le reazioni all’eco-ansia possono essere comprese all’interno di uno spettro: da un lato, i bambini che provano forti emozioni e che le affrontano in modo positivo possono essere più fiduciosi e agire; dall’altra parte, alcuni bambini possono essere sopraffatti da questi sentimenti e non avere gli strumenti per affrontarli adeguatamente, portando a una potenziale paralisi, disperazione appresa e negazione. Conclusione Quello del cambiamento climatico e delle sue conseguenze a livello psicologico e di salute mentale è un tema tanto attuale quanto necessario. Esistono varie lacune negli studi sull’eco-ansia, soprattutto riguardo bambini e giovani, essendo anche un tema emergente. Sono imprescindibili ulteriori ricerche e studi, al fine di comprenderne la natura sfaccettata e gli interventi, sia sociali che individuali, da implementare.  Fonti https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg2/ Berry, H. L., Bowen, K., and Kjellstrom, T. (2010). Climate change and mental health: a causal pathways framework. Int. J. Public Health 55, 123–132. doi: 10.1007/s00038-009-0112-0 Hayes, K., Blashki, G., Wiseman, J., Burke, S., and Reifels, L. (2018). Climate change and mental health: risks, impacts and priority actions. Int. J. Ment. Health Syst. 12, 28. doi: 10.1186/s13033-018-0210-6 Pihkala, P. (2020). Anxiety and the ecological crisis: an analysis of eco-anxiety and climate anxiety. Sustainability 12, 7836. doi: 10.3390/su12197836 Léger-Goodes T, Malboeuf-Hurtubise C, Mastine T, Généreux M, Paradis P-O and Camden C (2022) Eco-anxiety in children: A scoping review of the mental health impacts of the awareness of climate change. Front. Psychol. 13:872544. doi: 10.3389/fpsyg.2022.872544

Cambiamenti del clima familiare durante l’adolescenza

cambiamenti

L’arrivo dell’adolescenza in una famiglia provoca molteplici cambiamenti che si riflettono su tutti i componenti. La maggior attenzione è posta prevalentemente sui mutamenti fisiologici che la pubertà manifesta sul corpo dell’adolescente. Il compito di sviluppo della famiglia, durante questo turbolento periodo, è favorire il processo di separazione ed individuazione del proprio figlio. I repentini cambiamenti fisiologici e psicologici dell’adolescente mettono continuamente in discussione la figura genitoriale. Questi ultimi sono impegnati, in una crisi anche sul piano personale e coniugale. I cambiamenti non interessano esclusivamente i ragazzi. Infatti, anche i genitori cominciano ad avvertire fasi primordiali dell’invecchiamento che, volente o nolente, scombussolano anche loro. Questa è una fase in cui il ciclo vitale della famiglia è costellato da un lato, dalla crisi adolescenziale e, dall’altro, da quella di mezza età. Capita spesso che i genitori sentono il desiderio di rivivere l’adolescenza comportandosi in maniera inadeguata all’età. Essi spingono, in modo consapevole o inconsapevole, a realizzare le loro aspettative e non quelle dei figli. Alcuni genitori entrano in competizione con i loro figli e cominciano a vestirsi in modo estremamente giovanile, usare un linguaggio tipico dell’adolescenza e si intromettono nelle discussioni, pensando di mettersi alla loro pari. Questi atteggiamenti, però, imbarazzano non solo i figli stessi, ma anche i loro amici. Altri genitori, invece, provano invidia verso gli adolescenti: i figli hanno vigore e vitalità, mentre in loro queste qualità stanno scemando, aumentando l’aspetto negativo della crisi. Tali atteggiamenti sono disfunzionali e non aiutano lo svincolo dell’adolescente, che viene visto come un prolungamento di se stessi. La buona riuscita del processo di individuazione dei figli dipende anche da come i genitori hanno elaborato la loro uscita dalla famiglia d’origine.

Hikikomori : adolescenti in un vortice di solitudine

hikikomori e pasti

Il fenomeno degli Hikikomori sta diffondendosi rapidamente in tutto il mondo, soprattutto nei paesi economicamente sviluppati. Il termine deriva dal giapponese col significato letterale di “stare in disparte”. E’ utilizzato per coloro che decidono di isolarsi nella propria abitazione, evitando qualsiasi contatto con gli altri. Molti adolescenti, oggigiorno, a partire dai 14 anni cominciano a vivere questa forma di realtà, cronicizzando poi nella vita adulta l’isolamento sociale e affettivo. Gli Hikikomori mettono in atto un completo ritiro sociale, in cui il contatto umano è scandito non dalla fisicità, ma dall’utilizzo di internet. Ci si confina nella propria camera e si comunica col mondo mediante i social. La sindrome ha una sintomatologia traversale. I ragazzi, spesso di sesso maschile, sono molto intelligenti, ma anche sensibili e introversi, rendendogli difficile l’instaurarsi delle relazioni amichevoli. Spesso non riescono ad affrontare le difficoltà e le delusioni, sviluppando una visione negativa del mondo e in particolar modo dei rapporti umani. Dal punto di vista familiare, la ricerca ha evidenziato un livello culturale molto alto. Spesso ci sono assenza affettiva del padre e un immaturo attaccamento alla madre. Il ragazzo sviluppa un rapporto simbiotico con la madre, considerandola necessaria per soddisfare i suoi bisogni di dipendenza. Le relazioni all’interno delle mura domestiche sono inesistenti, compresi il pranzo e la cena non sono più momenti di convivialità familiare ma vengono consumati, distrattamente, all’interno della propria camera. L’isolamento si concretizza, in prima battuta, come forma di rifiuto della scuola, dettato da un forte disagio psicologico di relazionarsi con gli altri e di soddisfare le pressioni scolastiche. Le conseguenze ovvie sono l’umore depresso, la letargia, alterazioni del ritmo circadiano, comportamenti regressivi e aggressivi, soprattutto rivolti alla madre. E’ necessario porre l’attenzione sul vissuto emotivo del ragazzo, costruendo insieme aspettative di crescita realistiche e non idealizzate, che creano pressioni disfunzionali.

La crisi nel ciclo vitale della famiglia

Il termine crisi deriva dal greco e significa separazione, scelta, valutazione; essa rappresenta un momento di riflessione sulla condizione attuale per poi effettuare un cambiamento. Gli sviluppi politici ed economici degli ultimi cinquant’anni hanno rafforzato purtroppo la connotazione negativa e nefasta del termine: in questo modo si è consolidata in noi l’idea che l’arrivo di una crisi comporti un peggioramento della situazione. Nello specifico, l’arrivo di una crisi rompe l’equilibrio raggiunto e spinge verso una ristrutturazione della situazione fino al raggiungimento di una nuova stabilità. La stessa famiglia, che è un sistema dinamico in continua trasformazione, subisce e affronta spesso momenti di crisi, durante il suo percorso. Da tali crisi, infatti, sono emerse anche nuove tipologie di famiglia, basate su legami affettivi in aggiunta a quella tradizionale (qui). A tal proposito, gli psicologi sostengono l’esistenza di un ciclo vitale della famiglia. Esso parte dalla sua formazione e attraversa degli stadi evolutivi, ognuno dei quali ha un vero e proprio evento cruciale. Gli studi psicologici sulla famiglia hanno così suddiviso il ciclo di vita familiare in 6 stadi, che implicano un evento cruciale e specifici compiti di sviluppo personali. Si studia, quindi, lo sviluppo della famiglia, osservando la sua evoluzione nel tempo, e col progredire dell’età dei membri. Di conseguenza, gli stadi prevedono la classificazione della famiglia in: Formazione della coppia Nascita del primo figlio Con bambini Di adolescenti Con figli adulti Di anziani Gli eventi critici sono quindi dei periodi di transizione, più o meno lunghi, in cui ogni familiare ha un ruolo attivo e ne subisce le conseguenze. Ogni famiglia, partendo dall’evento stressante, attiva le proprie risorse e strategie personali per ristrutturarsi e far fronte al cambiamento. La parola crisi, scritta in cinese, è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità.(John Fitzgerald Kennedy)