Il versante positivo dell’adolescenza

Gli adolescenti si battono per i diritti, la giustizia di genere e la diversità in tutte le sue forme, portando avanti un costante impegno, per una società più equa e inclusiva. Gli adolescenti sono una risorsa preziosa e potente nella nostra società. La loro creatività, passione, impegno e prospettiva unica stanno plasmando il nostro mondo in modi significativi.
Le ragazze stanno davvero bene? Adolescenza e violenza di genere

Con l’avvicinarsi dell’8 Marzo Giornata Internazionale della Donna, è necessario mantenere il focus, ora più che mai, su tematiche relative all’attuale situazione e al benessere globale delle donne, delle adolescenti e delle bambine. A tal fine, diventa fondamentale ascoltare e confrontarsi con le nuove generazioni, vedere come percepiscono le questioni di genere, come vivono nei ruoli a loro assegnati, come si interrogano su tali tematiche e come le trasformano e le adattano alla loro realtà. Questo tema, insieme a molti altri, è stato affrontato nel report “Le ragazze stanno bene?” pubblicato da Save The Children, che raccoglie i risultati di un’indagine svolta sulla violenza di genere in adolescenza. Stereotipi di genere: a che punto siamo? Per indagare le radici dei comportamenti violenti è necessario interrogarsi sulla pervasività degli stereotipi di genere tra le giovani generazioni.Secondo l’indagine ISTAT 2023 sugli stereotipi di genere, se da un lato iniziano a vedersi alcuni cambiamenticulturali, validi soprattutto per le donne, dall’altro lato è confermata la loro persistenza. Emerge una crescente consapevolezza delle donne sull’esistenza di stereotipi di genere riguardo alla cura della casa (chi è più predisposto a curare la casa tra uomo e donna) e nella valutazione delle capacità accademiche (come chi è più portato per materie scientifiche). Allo stesso tempo, però, i risultati evidenziano alcuni stereotipi ancora molto presenti, legati soprattutto alla cura dei figli e al successo nel lavoro. Se dai dati emerge una maggiore consapevolezza delle donne, tra il 2018 e il 2023 si allarga la distanza con le opinioni degli uomini. Le donne hanno dunque meno stereotipi, ma questo cambiamento non si registra per gli uomini, soprattutto per quanto riguarda le responsabilità genitoriali e il lavoro. Le ragazze stanno bene? Il report di Save The Children Il 13 Febbraio 2024 Save The Children ha pubblicato un report intitolato “Le ragazze stanno bene? Indagine sulla Violenza di Genere Onlife in Adolescenza“, un lavoro di ricerca “volto ad esplorare il tema degli stereotipi e della violenza di genere interpellando direttamente gli adolescenti, un’indagine inedita sulla violenza di genere in adolescenza realizzata in collaborazione con IPSOS“. L’indagine analizza il tema degli stereotipi e del divario di genere nella vita affettiva e relazionale di un campione di adolescenti, nello specifico 800 tra ragazze e ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Inoltre, il report ha avuto anche l’obiettivo di “approfondire il tema della violenza di genere nella dimensione propria di vita degli adolescenti che intreccia la dimensione digitale con l’ambiente di vita quotidiano, in una dimensione che viene oggi definita “onlife””. Quello che emerge dal report è un quadro ancora critico: i risultati mostrano “una sensibilità e un interesse marcato rispetto ai temi affrontati – stereotipi di genere, emotività ed espressione emotiva, ruoli nelle relazioni intime e sessuali, violenza onlife, dinamiche di controllo e possesso nelle relazioni – nella maggioranza delle ragazze e dei ragazzi interpellati e una apertura al confronto sui temi della violenza tra pari, allo stesso tempo mettono in luce l’esistenza di una considerevole percentuale di adolescenti che tende a “normalizzare” stereotipi di genere e comportamenti abusivi nelle relazioni tra pari”. Dati e risultati del report Emergono diversi risultati molto interessanti. Ad esempio, quasi il 70% degli adolescenti interpellati ritiene che le ragazze siano più predisposte a piangere dei maschi, maggiormente in grado di esprimere le proprie emozioni (64%), così come a prendersi cura delle persone in modo più attento (50%). Tra gli adolescenti prevale dunque una immagine della ragazza, e forse della donna, più competente da un punto di vista affettivo e relazionale. Interessanti sono i risultati rispetto all’avvicinamento dei ragazzi e delle ragazze alle questioni di genere: l’82% degli adolescenti, infatti, riporta di essere molto o abbastanza interessato alle tematiche di genere (ossia a quegli argomenti che trattano di stereotipi, comportamenti -compresa la violenza- e aspettative sociali associati a ragazzi e ragazze). Tra questi la maggior parte sono le ragazze (85%). L’attenzione quindi per le questioni di genere e la sensibilizzazione su questi temi è cresciuta, anche grazie agli strumenti digitali e ai nuovi canali di comunicazione e media. Per quanto riguarda comportamenti e atteggiamenti nelle relazioni intime e sentimentali, come controllo, possesso e consenso, la situazione sembra ancora abbastanza critica. Il 30% degli adolescenti (sia maschi che femmine) intervistati considera ancora la gelosia una prova d’amore; il 65% dichiara di essersi sentito controllato dal o dalla partner almeno una volta; il 52% degli adolescenti in una relazione di coppia dice di aver subito comportamenti violenti. Dai risultati dell’indagine emerge come i comportamenti di controllo nelle relazioni di coppia siano considerati accettabili e praticati da una rilevante percentuale di adolescenti, senza grandi distinzioni tra ragazzi e ragazze. Per quanto riguarda, invece, la percezione del consenso e gli atteggiamenti di violenza, il 43% degli adolescenti ritiene che una persona possa sottrarsi a un rapporto sessuale se veramente non lo desidera. Sulla stessa linea si muovono le opinioni rispetto ad altre forme di attribuzione di responsabilità della vittima nella violenza sessuale: ben il 29% degli adolescenti è molto o abbastanza d’accordo con l’opinione che le ragazze possono contribuire a provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire e/o di comportarsi, mentre il 24% pensa che se una ragazza non dice chiaramente “no” vuol dire che è disponibile al rapporto sessuale. “La persistenza di tali opinioni tra un numero significativo di adolescenti rimanda alla persistenza di profondi pregiudizi e stereotipi che vedono nella vittima una partecipazione alla responsabilità di condotte violente alla quale è assoggettata”. Interrogati sulle forme di violenza messe in atto o subite all’interno di una relazione intima, colpisce il dato d’insieme sulla frequenza della violenza di genere agita e subita: il 41% delle e degli adolescenti ha subìto un comportamento violento (il 52% tra chi ha o ha avuto una relazione) e il 30% (il 47% tra chi ha o ha avuto una relazione) lo ha attivato. Conclusioni I dati del report di Save The Children rimandano una fotografia della percezione della violenza, della sua diffusione e della resistenza a determinati stereotipi critica: è grandemente
ATREO E TIESTE: PROLOGO.

di Raffaele Ioannoni Ti ricordi il mito di Tantalo? Non temere, se ti sei perso l’articolo precedente, lo puoi recuperare qui. Dopo il tremendo banchetto, gli dèi, mossi da pietà, riportarono in vita il povero Pelope. Il figlio di Tantalo ebbe due figli: Atreo e Tieste. Un giorno il sovrano di Micene, loro parente, morì senza eredi. Il popolo della città, non sapendo chi eleggere come nuovo re, decise di rivolgersi ad un oracolo che diede il suo responso: “Uno dei figli di Pelope sarà il nuovo re di Micene. Che i due siano lasciti liberi di decidere a chi spetta il trono, gli dèi saranno testimoni.” ATREO E TIESTE: LA LOTTA PER MICENE. Il tempo passò e i due fratelli non si erano ancora messi d’accordo su chi dei due sarebbe diventato il re di Micene: entrambi volevano quella carica prestigiosa e nessuno voleva cedere il passo all’altro. Ma come uscire dall’impasse? Atreo aveva un gregge numeroso, pieno di splendidi animali. Il suo fiore all’occhiello? Un agnello dal vello d’oro. Era molto fiero della sua bestia e aveva paura che qualcuno potesse rubargliela. Così decise di nasconderla. “Nessuno sa dove sia il mio amato animale, nessuno! Eccetto me e mia moglie Erope!” E già, sua moglie Erope… Piccolo imprevisto. Erope era segretamente innamorata di Tieste. Lo amava alla follia. Il cognato l’aveva sempre rifiutata ma Erope non si diede mai per vinta. Un giorno i due si incontrarono nei corridoi del palazzo di Micene. “Tieste, mio amato, se giacerai con me, ti darò una cosa che tutti vogliono ma che nessuno sa dove sia. Il prezioso vello d’oro che tuo fratello tanto ama.” A Tieste scintillarono gli occhi. E i due giacquero quella stessa notte. L’indomani, Tieste si recò dal fratello Atreo con una proposta: chiunque fosse riuscito entro il pomeriggio a procurarsi un vello d’oro, sarebbe diventato il re di Micene. Ignorando il tradimento di Erope ed il furto di Tieste, Atreo accettò, sicuro della sua vittoria. Povero ingenuo. Grazie al suo inganno, Tieste fu nominato re di Micene. Tuttavia, Zeus aveva a cuore Atreo e decise di aiutarlo. Il re dell’Olimpo, elaborò un piano ed inviò Hermes con un messaggio: “Atreo, figlio di Pelope, proponi a tuo fratello questo patto: se domani il sole tramonterà ad est, lui dovrà cederti il trono perché dimostrerai di avere il favore degli dèi.” Così Atreo fece questa proposta al fratello, il quale accettò. Del resto, era una cosa talmente assurda! Quando mai il sole non è tramontato ad ovest! Ebbene, il prodigio accadde: quello fu l’unico giorno nella storia del mondo in cui il sole tramontò ad est. Tieste fu costretto a cedere il trono al fratello perché aveva mostrato di avere il favore degli dèi. Ed Atreo divenne il nuovo re di Micene. il primo ordine che impartì? Bandire Tieste dalla città. Fine della storia? Assolutamente no. Questo è solo l’inizio dei terribili intrighi che i due fratelli ordirono l’uno nei confronti dell’altro. Edgar Allan Poe alla fine de “la lettera rubata”, scrive: “Un dessein si funeste, s’il n’est digne d’Atrée, est digne de Thyeste.” E non ha tutti i torti. E presto scoprirai perché. ATREO E TIESTE: L’INGANNO DI ATREO. Non passò molto tempo che Atreo scoprì l’intrigo di Tieste e l’adulterio di Erope. Così decise di vendicarsi. Organizzò un banchetto. Indovinate chi era l’invitato speciale? Proprio il suo amato fratello. Atreo fece chiamare a corte Tieste. “Caro fratello, voglio seppellire l’ascia di guerra e lasciare le nostre divergenze alle spalle, sii ospite nel mio palazzo e godi del sontuoso pasto che ti ho preparato!” E Tieste accettò l’invito. La tavola era imbandita con ogni ben di dio e le portate principali erano tutte a base di carne: spezzatini, costate, salsicce… chi più ne ha più ne metta! Tieste bevve e mangiò a sazietà. “Aspetta caro fratello”, disse Atreo con occhi di fuoco, “manca ancora la portata principale!” Nella sala del banchetto entrarono tre servi e ognuno di loro portava un vassoio coperto da un drappo. Il re di Micene disse, con un ghigno malvagio: “Ecco Tieste, goditi pure la portata principale…” I servi tolsero il drappo dai loro vassoi rivelando ciò che tenevano nascosto: le teste mozzate dei suoi tre ragazzi. La consapevolezza di ciò che era accaduto attraversò gli occhi di Tieste come un freddo lampo: Atreo aveva fatto a pezzi i suoi figli per poi darglieli in pasto con l’inganno. ATREO E TIESTE: L’INTRIGO DIVINO Ebbene sì, Tieste si era nutrito del sangue del suo sangue. Era atterrito. Era sgomento. Si alzò di scatto da quell’orrido banchetto e scappò da Micene. Si rifugiò a Sicione dove viveva un’altra figlia chiamata Pelopia. Il fratello di Atreo era incapace di darsi pace e presto il desiderio di vendetta si impossessò di tutto il suo essere. Ma come compierla? Ormai era impossibile per lui entrare a Micene: lo avrebbero sicuramente ucciso. Ma allora che fare? Tieste decise di rivolgersi all’ oracolo il quale gli rivelò l’unico piano in grado di poter uccidere il proprio fratello. Mentre ascoltava il vaticinio della pizia, mentre ascoltava cosa avrebbe dovuto fare per vendicarsi di Atreo, Tieste si sentì svenire: non poteva credere alle sue orecchie. Ma lasciamo per un momento Tieste alle prese con il suo desiderio di vendetta. Una notte di luna piena, Pelopia decise di recarsi al lago appena fuori città ma la sventurata non si accorse di un uomo mascherato nascosto tra i cespugli. Pelopia si sentì presa per il collo e fu stuprata da quest’uomo che, nella fretta di fuggire, non si accorse che la sua preziosa spada, intarsiata di oro ed argento, era caduta dal fodero. La povera ragazza passò molti giorni a piangere chiusa nella sua stanza giurando che non avrebbe mai raccontato l’accaduto ad anima via. E nel mentre, fissando con occhi carichi d’odio la spada che era appartenuta al suo stupratore, meditava vendetta. Nel frattempo, nel freddo palazzo di Micene, Atreo non dormiva sonni tranquilli. Temeva di aver perso il favore degli dèi
Regole e adolescenza: insofferenza o bisogno?

Le regole e l’adolescenza: insofferenza o bisogno? Entro in una classe, una prima di una scuola secondaria con circa 16 alunni di 14 anni. È febbraio, l’anno è cominciato da 6 mesi. Tuttavia, ognuno di loro sembra già essere stato profilato dalla maggior parte degli insegnanti, e il loro destino accademico sembra già esser stato scritto. Entro in classe come psicologa all’interno di un progetto di mentoring e orientamento. È una bella classe di ragazzi vivaci, piccoli e pieni di vita, anche se non passa molto tempo prima di rendermi conto della presenza di due alunni internalizzanti. Se ne stanno in silenzio in ultimo banco, il loro sguardo è assente, la voce flebile dal tono basso. È difficile coinvolgerli nelle attività. Non sembrano incuriositi dalla nuova presenza, o dalle proposte di giochi interattivi di presentazione. Sembrano sfiduciati, diffidenti. La mia attenzione ricade su di loro con non poca angoscia. Quella dei professori con cui mi confronto, invece, ricade su un’altra alunna. B. è descritta come l’unico elemento “difficile” della classe. Non ci sono altri problemi. B mette in difficoltà i professori, con i suoi modi spavaldi e la sua reticenza al rispetto delle regole. È l’unica che si rifiuta di depositare il cellulare, minacciando reazioni di sfida e appellativi dispregiativi agli insegnanti. <<Avanti alla classe, diventa umiliante!>>, afferma un professore in difficoltà. Il prof decide di ridare il telefono a tutti, invece di richiamare B. al rispetto della regola. Durante le mie ore di osservazione in classe, B. decide di addormentarsi al primo banco, il cappotto a coprire la testa dalla luce del sole. I professori decidono di sorvolare, <<almeno non da fastidio>>, mi dicono. I ragazzi comunicano con il comportamento ciò che non sono in grado di articolare in parole. Possiamo provare a chiederci: cosa sta provando a dirci? Accettando che B. si comporti diversamente dai compagni, inviamo il doppio messaggio di inadeguatezza, incapacità, diversità rispetto al resto della classe. Partecipiamo, da figure educative adulte, alla costruzione di un già fragile senso dell’io. <<è solo una ragazza prepotente!>>, mi viene risposto. Sta di fatto che, all’ultima ora, entra la professoressa di inglese. Serena, sicura. Si appoggia sulla cattedra svelta chiedendo ai ragazzi di ripetere per l’interrogazione. Chiama ogni alunno per qualche domanda. Anche B. B. non ha fatto i compiti, ma quello di inglese è l’unico quaderno che le ho visto cacciare dallo zaino in tutto il giorno. L’insegnante le chiede dolcemente di recuperare la traduzione in classe <<tanto non dovresti avere difficoltà a farlo>>. Lo ripete più volte, ma nessun segno di impazienza è rilevabile nella sua voce. La interroga tra un alunno e l’altro. La prof non si scompone quando B. sbaglia, aspetta, rispiega. Qualche domanda che non viene risposta da altri alunni viene rivolta a B., con la fiducia che B. possa conoscere ciò che sfugge ad altri. Non senza fatica, B. riesce a seguire per l’intera ora. Infine si avvicina a far correggere la traduzione all’insegnante. B. ha rispettato le regole per tutto il tempo. Il bisogno delle regole è un bisogno fondamentale in adolescenza, nella misura in cui, oltre ad un limite frustrante, comunica la presenza di un adulto attento, interessato e tutelante. Non esistono ragazzi asetticamente prepotenti, esistono ragazzi che non sanno parlare ad adulti che non sanno ascoltare.
La tricotillomania in età evolutiva

Definizione e trattamento della tricotillomania nei bambini. Con il termine tricotillomania si definisce un disturbo che consiste nel rimuovere dal proprio corpo capelli, peli, ciglia o sopracciglia senza finalità estetiche. All’interno del Manuale Diagnostico dei Disturbi mentali (DSM 5) rientra nella sezione del Disturbo Ossessivo Compulsivo. I criteri diagnostici per la diagnosi di tricotillomania proposti dal DSM5 sono i seguenti: A. Strapparsi ricorrentemente i propri capelli, con conseguente perdita degli stessi; B. Ripetuti tentativi di ridurre o interrompere tale comportamento; C. Tirarsi i capelli causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento; D. Strapparsi i capelli o la perdita dei capelli non è attribuibile ad un’altra condizione medica; E. Strapparsi i capelli non è meglio spiegato da i sintomi di un altro disturbo mentale (APA 2013). Secondo diversi ricercatori, esistono numerosi fattori di rischio che potrebbero portare all’insorgenza di tale disturbo. Tra questi, pensieri disfunzionali o emozioni spiacevoli (noia, ansia, senso di solitudine); cambiamenti, situazioni di stress e di tensione emotiva; conflittualità familiare. In concomitanza dello strappo, le emozioni “negative” aumenterebbero d’intensità fungendo a loro volta da fattori predisponenti per lo strappo e instaurando un circolo vizioso difficile da interrompere. Il trattamento della tricotillomania Le linee guida proposte dal Trichotillomania Learning Center riportano che la terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento più utilizzato con i bambini, adolescenti e adulti. In particolare, il trattamento comportamentale include tre elementi fondamentali: training di consapevolezza che include tecniche per comprendere quando insorge l’urgenza di strappare il capello; stimulus control che include metodi per ridurre la probabilità che inizi il comportamento di strappare; training di risposta incompatibile dove si insegna un’azione che sia incompatibile con lo strappare il capello. E’ buono che queste tecniche vengano integrate con un training di rilassamento e tecniche cognitive per cogliere i pensieri disfunzionali che si associano al comportamento di strappamento dei capelli.
Snoezelen: benessere e ambienti multisensoriali

Cos’è un ambiente Snoezelen? Uno spazio Snoezelen è un ambiente creato artificialmente dove è possibile gestire suoni, luci, temperature, aromi e altro ancora. Le attrezzature multisensoriali stimolano i sensi, promuovendo sensazioni di benessere e facilitando l’azione cognitiva. In queste stanze, è possibile osservare i livelli di eccitazione neurofisiologica delle persone, influenzando positivamente l’ambiente neurochimico. L’ambiente sensoriale può anche contribuire ad alleviare lo stress, l’ansia e il dolore, mirando a massimizzare la concentrazione individuale e a promuovere reazioni significative e produttive a situazioni, oggetti e persone nell’ambiente circostante. La risposta adattativa è un processo dinamico in continua evoluzione, facilitato dall’ambiente Snoezelen. Da dove nasce Snoezelen? Negli anni ’80, i terapisti olandesi Jan Hulsegge e Al Verheuli hanno introdotto il concetto di Snoezelen. Per dimostrare gli effetti positivi della loro terapia, hanno creato una tenda sensoriale sperimentale usando semplici divisori di plastica e una varietà di stimoli. All’interno di questa tenda, hanno incluso un ventilatore che muoveva stringhe di carta e proiettato inchiostro mescolato con acqua su uno schermo. Sono stati riprodotti i suoni di strumenti musicali a percussione. Infine, sono stati aggiunti oggetti tattili, bottigliette di profumo, saponi, creme profumate e cibi aromatizzati. Questi elementi hanno fornito una vasta gamma di sensazioni e stimolazioni sensoriali, contribuendo al benessere e al rilassamento delle persone coinvolte nella terapia Snoezelen. Come è arredato l’ambiente multisensoriale? Per creare un ambiente Snoezelen ottimale per la stimolazione cognitiva e sensoriale, viene consigliato di arredare la stanza con una serie di attrezzature appositamente progettate. Tra queste, una poltrona confortevole, avvolgente e girevole offre comfort e sostegno. Una struttura orizzontale morbida e rotonda, adatta sia al riposo che alla stimolazione del movimento. Un’attrezzatura di questo tipo consentirebbe, infatti, di favorire attività di propriocezione grazie al movimento oscillante. Elementi morbidi come tappeti e cuscini con diverse finiture tattili possono essere posizionati sia a terra che su strutture per offrire varietà sensoriale. Tende leggere tattili, materiali per esperienze tattili e odorose e effetti luminosi come proiettori, lampade a bolle e luci UV possono arricchire ulteriormente l’ambiente. Elementi per attività sensoriali insieme a giocattoli che offrono effetti visivi, sonori e tattili, possono essere integrati per favorire esperienze interattive. Infine, effetti sonori come la musica rilassante, i suoni della natura e gli effetti ritmici possono essere utilizzati per calmare e rilassare i partecipanti. Esperienze di degustazione di diverse bevande aromatizzate e cibi completano l’esperienza sensoriale. Chi può trarre beneficio da un ambiente Snoezelen? Gli ambienti Snoezelen facilitano la terapia di soggetti affetti da una vasta gamma di disturbi. Tra essi i disturbi post-traumatici, stress, ansia associata all’abuso di sostanze, demenza, disabilità dello sviluppo, disabilità cognitive, autismo e disturbi da deficit di attenzione e/o iperattività (ADHD). Questi ultimi soggetti spesso manifestano un’ipersensibilità eccessiva o una scarsa sensibilità alla normale esperienza sensoriale della vita. Ciò può portare a sentirsi a disagio con il proprio corpo e a mostrare comportamenti impegnativi o esprimere insoddisfazione. Sono comunemente etichettati come individui incapaci di rilassarsi e mantenere un stato di equilibrio. In questo contesto, gli ambienti Snoezelen offrono un rifugio sensoriale in cui esplorare i propri vissuti in modo sicuro e confortevole, aiutando a regolare le esperienze sensoriali e a trovare momenti di calma e soddisfazione. Inoltre, l’ambiente Snoezelen offre alle persone con disabilità cognitive e a coloro che vivono in condizioni particolari di fragilità l’opportunità di godere e controllare una vasta gamma di esperienze sensoriali. Queste persone spesso non sperimentano il mondo come la maggioranza di noi e possono affrontare limitazioni nei movimenti, nella vista, nell’udito, nelle abilità cognitive, nei comportamenti, nella percezione, nel dolore e in altri contesti. Queste sfide possono creare ostacoli al loro godimento della vita. Tuttavia, la stimolazione multisensoriale offre loro l’opportunità di superare queste barriere, consentendo loro di esplorare e vivere esperienze sensoriali che altrimenti potrebbero essere difficili da raggiungere. Ancora, negli ultimi anni la metodologia Snoezelen ha dimostrato di produrre risultati significativi anche nel trattamento dei disturbi comportamentali nella demenza, noti come BPSD (Behavioral and Psychological Symptoms of Dementia). Studi condotti in RSA e nuclei Alzheimer hanno evidenziato miglioramenti nella gestione di momenti critici nelle attività quotidiane, come il fare il bagno ai pazienti affetti da Alzheimer.
Dipendenza dagli short video

Cosa sono gli “shorts”? Gli “short” video sono filmati caratterizzati da effetti speciali e colonne sonore, hanno solitamente contenuti d’intrattenimento o educativi che si contraddistinguono per la durata, che oscilla tra i 15 e 30 secondi massimo. Li possiamo trovare su diverse piattaforme, come YouTube, Facebook, Instagram e in modo particolare su Tik Tok,ed hanno un’alta capacità di attrazione. MA PERCHE’ POSSONO CREARE DIPENDENZA? Oggigiorno abbiamo una tecnologia basata sull’interazione e rapidità.I social consentono infatti l’accesso immediato alle informazioni in qualunque momento e sono progettati per mantenere il coinvolgimento degli utenti. I messaggi e le comunicazioni vengono visualizzate in modo imprevedibile su un programma di rinforzo variabile estremamente potente. E come sappiamo, un eccessivo uso della tecnologia ha un impatto sulle funzioni cognitive del nostro cervello. Secondo uno studio condotto da We Are Social, Data Reportal e Meltwater, in seguito riportato su Digital 2023 Global Overview Report in cui si approfondisce il rapporto tra gli utenti e internet, l’utente medio passa più di due ore e mezza al giorno su piattaforme social.Contenuti come video, in particolar modo, hanno un impatto significativo.Come afferma Ester Corvi, autrice di “Streaming Revolution” edito da Flaccovio : “I deficit di attenzione di cui risentiamo in un mondo iperconnesso ci portano a preferire i video come forma privilegiata di contenuto perché sono in grado di innescare un impatto emotivo immediato, che suscita a sua volta una reazione che può essere facilmente condivisa sui social utilizzando gli smartphone, come e quando vogliamo. E visto che la capacità di restare concentrati online diminuisce drasticamente, la maggioranza degli utenti preferisce i video di minore lunghezza, a cui reagire con commenti o altri video brevi, in una forma digitale di socialità partecipata”. E’ IN ATTO UN CAMBIAMENTO E’ un problema che può coinvolgere tutte le fasce d’età, ma in numero maggiore i ragazzi, specialmente in età adolescenziale. Questo lo possiamo intuire dal ruolo crescente dei media nell’ambiente quotidiano dei giovani.La lettura di libri stampati è la forma mediatica a cui i giovani si rivolgono sempre meno spesso nel loro tempo libero. Ci troviamo nel mezzo di un cambiamento generazionale negli stili cognitivi. E’ in atto un passaggio dall’attenzione sostenuta all’iperattenzione. L’attenzione sostenuta, è caratterizzata dalla concentrazione su un flusso di stimoli per un lungo periodo di tempo, dall’ignorare gli stimoli esterni mentre si è impegnati, e dall’avere un’alta tolleranza per i lunghi tempi di concentrazione.L’iperattenzione è caratterizzata da un rapido passaggio da un compito all’altro, dalla preferenza per più flussi di informazioni, dalla ricerca di un alto livello di stimolazione e da una bassa tolleranza alla noia. Siamo in un era di attenzione istantanea e parcellizzata, segnata dallo scroll (movimento del dito per passare al contenuto successivo) continuo.Ogni scroll potrebbe portare a qualcosa di meglio, ma gli utenti non sanno quando lo otterranno, quindi continuano a scorrere in attesa di un contenuto che potrebbe non arrivare mai.Questo perché, Il nostro cervello, ogni qual volta sperimentiamo momenti di piacere, libera alcune sostanze, come la dopamina che funzionano da rinforzo a quello stesso stimolo, rimarcandolo. Questo sistema di gratificazione è la spina dorsale degli “short video” che trasformano l’intrattenimento in un gioco senza fine.Sta a noi comprendere il momento giusto in cui porre fine al gioco.
L’AUTO-EFFICACIA E I SUOI AMBITI DI INTERVENTO

L’auto-efficacia percepita si riferisce alle credenze e aspettative relative alla propria capacità di azione in compiti e situazioni futuri. In relazione al costrutto psicologico di auto-efficacia, esistono diversi ambiti di intervento che spaziano dalla promozione della salute, al contesto professionale e lavorativo fino all’ambito sportivo. Di seguito si parlerà di alcune applicazioni di tale costrutto. 1. Numerosi studi hanno evidenziato che le persone con convinzioni positive di auto-efficacia tendono a mettere in atto comportamenti che favoriscono la promozione della salute. In particolare, i ricercatori si sono interessati al legame tra questo costrutto e la modifica di abitudini e comportamenti di rischio per la salute individuale. Ad esempio l’uso del preservativo come prevenzione dall’HIV, la regolazione dell’esercizio fisico dopo un attacco cardiaco, la cura dell’igiene dentale… Da questi studi emerge che le campagne di salute più efficaci sono quelle che integrano la trasmissione delle informazioni con il rafforzamento della percezione di auto-efficacia personale. Le persone che hanno sviluppato un alto livello di auto-efficacia sono coloro che riescono a modificare le loro abitudini e a mantenere nel tempo le nuove. 2. Ulteriori filoni di ricerca hanno dimostrato come le prestazioni di un atleta non dipendano solamente dalle sue abilità fisiche. Entrano in gioco anche l’auto-efficacia percepita e la motivazione personale. Gli atleti che hanno un alto livello di auto-efficacia sono bravi nella gestione dello stress e dell’ansia prima e durante la competizione. Inoltre, sono in grado di stabilire per se stessi obiettivi ambiziosi, ma realistici. Molti studi suggeriscono che il ruolo dell’allenatore sia determinante sullo sviluppo e sul mantenimento della stessa e della motivazione dell’atleta. 3. Esiste anche l’auto-efficacia collettiva intesa come la convinzione condivisa all’interno di un gruppo di essere in grado di raggiungere insieme gli obiettivi prestabiliti. L’auto-efficacia collettiva può anche essere considerata un fattore protettivo nei confronti del burnout in quanto contribuisce al benessere del gruppo. BIBLIOGRAFIA Carver, C.S., Scheier, M.F., Giampietro, M., & Iannello, P. (2019). Psicologia della personalità: prospettive teoriche, strumenti e contesti applicativi. Milano-Torino: Pearson Italia
Mai sentito parlare di Anuptafobia?

L’anuptafobia è la paura irrazionale e incontrollabile di non poter avere una relazione sentimentale con un’altra persona e di non trovare qualcuno con cui condividere la propria esistenza. Il timore di restare per sempre single può essere così forte da portare una persona a sperimentare varie condizioni di malessere psicologico che influenzano ogni aspetto della sua vita. È considerata una fobia perché questa paura è del tutto sproporzionata: non è un semplice desiderio di avere una relazione, ma per chi ne soffre, essere single è sinonimo di fallimento, vuoto e infelicità. Anuptafobia etimologicamente deriva dal latino e significa “paura di restare single”, da “a-nupta”, ovvero “senza moglie”. I soggetti più a rischio sono gli over 35, i quali tendono a sentirsi più vulnerabili sotto il profilo della solitudine quando i rapporti con i loro amici si riducono perché in questa fascia d’età la maggior parte di essi ha un partner o dei figli. In particolare, sono più colpite le donne rispetto agli uomini, soprattutto per un retaggio culturale: la società si aspetta che a quell’età una donna trovi un compagno e dia vita a una famiglia. Questo può portare a nutrire forti aspettative in questo senso e, di conseguenza, a mettere in atto una spasmodica ricerca del partner, che può divenire una vera e propria ossessione. Le persone affette da Anuptafobia hanno una bassa autostima, tendono a indirizzare decisioni e comportamenti della propria vita sempre e solo in funzione del partner di turno. Chi soffre di questo disagio, quando è in coppia tende ad annullare la propria personalità per paura di non piacere all’altro e arriva a far propri gli interessi, le passioni e gli ideali del partner. Si tratta di persone fragili e instabili. In molti casi sono reduci da relazioni talvolta anche assai tempestose. Quando queste finiscono tendono a ricercare al più presto un altro partner sostitutivo col quale costruire prima possibile un nuovo legame, pur di non sperimentare una condizione di isolamento. Il più grande campanello d’allarme che ci segnala che la ricerca dell’amore è dovuta all’Anuptafobia è quando la paura della solitudine affettiva e l’ ansia che ne è connessa rappresentano il motore fondamentale della ricerca. Assai più che il naturale desiderio di una relazione sentimentale. Ne consegue che, una volta trovato un partner, questo traguardo produce un senso di sollievo dovuto più al fatto che si placano quei sentimenti angosciosi che al piacere di una nuova relazione in quanto tale. Comprendere i sintomi dell’Anuptafobia e trovare il modo migliore per trattarli è essenziale se una persona vuole superare il disturbo ed avere una migliore qualità di vita. Spesso è necessario ricorrere a un trattamento psicoterapeutico per affrontare i problemi di fondo e aumentare l’autostima.
Orfani di femminicidio e sfide psicoeducative

I bambini che perdono la madre a causa del femminicidio possono sentirsi molto tristi e arrabbiati. Possono anche sentirsi colpevoli e confusi. A volte, potrebbero avere paura del futuro e non fidarsi degli altri. È importante aiutarli con un approccio psicoeducativo che li aiuti a capire i loro sentimenti e ad affrontare i problemi.