I LIBRI GIALLI E IL LORO FASCINO

Nel vasto panorama della letteratura, l’interesse per i libri gialli è sempre stato presente. E se c’è un’autrice che ha saputo catturare l’immaginazione dei lettori è senza dubbio Agatha Christie. Questo genere letterario non solo intrattiene, ma sollecita anche aspetti fondamentali della psiche umana.  In questo articolo verranno approfonditi alcuni dei temi psicologici che spiegano il grande interesse dei lettori nei confronti di questo genere letterario.  1. ELEMENTO DEL CONTROLLO La vita quotidiana è spesso caratterizzata da incertezza e imprevedibilità. Il lettore, però, immergendosi in un romanzo di Agatha Christie, sperimenta un senso di controllo sulla narrazione. La possibilità di raccogliere indizi, formulare ipotesi e tentare di risolvere il mistero prima che venga svelato rappresenta una forma di controllo su un ambiente altrimenti incerto. Questo senso di controllo può essere particolarmente gratificante dal punto di vista psicologico poiché offre una fuga temporanea dalla realtà. Inoltre, è un’opportunità di esercitare le nostre capacità di problem-solving in un contesto sicuro e controllato. 2. GRATIFICAZIONE DELLA RISOLUZIONE La soddisfazione derivante dall’affrontare e superare una sfida è un potente motivatore per il comportamento umano.  Nei libri gialli, questa gratificazione è rinforzata dall’accumulo graduale di indizi, che culmina nella rivelazione del colpevole.  La sensazione di soddisfazione che segue la risoluzione del mistero non solo compensa i nostri sforzi, ma rafforza anche il legame emotivo con il romanzo e l’autore stesso. Esiste anche una forma di soddisfazione che deriva dalla comprensione delle dinamiche che hanno portato alla sua soluzione. Nelle sue storie Agatha Christie rivela il colpevole dando una spiegazione dettagliata dei suoi motivi e del modus operandi. 3. FASCINO PER L’ANOMARLITA’ I personaggi di Agatha Christie sono spesso complessi e sfaccettati, con motivazioni oscure e segreti nascosti che li rendono affascinanti da un punto di vista psicologico. Per i lettori, esaminare le sfumature dei personaggi dell’autrice offre un’opportunità unica per esplorare la mente umana e comprendere le diverse motivazioni che ne guidano il comportamento.  5. ESPLORAZIONE DELLA DUALITA’ UMANA I libri gialli mostrano come anche le persone apparentemente normali possono nascondere lati oscuri e compiere azioni sorprendenti.  Agatha Christie crea personaggi multidimensionali, i cui comportamenti apparentemente innocui nascondono spesso segreti inquietanti.  Questo gioca con le aspettative del lettore e contribuisce ad accrescere la suspence. In conclusione, i libri gialli di Agatha Christie offrono molto più di semplici enigmi da risolvere. Consentono di immergersi nella psiche umana, esplorando le sue molteplici sfaccettature e offrendo una finestra sulla complessità del comportamento umano.

I giovani boicottano i social media per riappropriarsi della socialità

social media giovani

La pandemia sembra aver scosso profondamente le nostre vite, ricalibrando le priorità e gli stili di vita delle persone sulla base di un nuovo equilibrio. In particolare i giovani stanno totalmente rivoluzionando abitudini, trend e convinzioni della loro vita privata e professionale. Abbiamo visto come sta cambiando il paradigma del lavoro e la concezione dell’individuo in riferimento all’identità professionale nelle nuove generazioni. Oggi c’è una nuova tendenza che denota un’inversione di marcia rispetto agli anni passati: sempre più giovani stanno eliminando il proprio account social. Molti Millennials e Gen Z hanno deciso di allontanarsi dai media per ristabilire il proprio benessere psico-fisico e riprendere il controllo del loro tempo. Il dato emerge dall’ultimo sondaggio della Digital Society Index – condotta a livello globale da Dentsu Aegis Network. La causa principale di questa tendenza è la difficoltà di gestione dei social media. Nel corso degli anni i social media sono diventati indispensabili nella vita quotidiana. Si sono sostituiti ai motori di ricerca, sono diventati strumenti di aggregazione sociale e intrattenimento, nonché potenti mezzi di diffusione per l’attività professionale. Ma perchè sono così difficili da padroneggiare? Ladri di tempo e concentrazione Il tempo speso sui social, talvolta in modo quasi inconsapevole, è disarmante. Consultare continuamente lo smartphone rallenta le attività che stiamo svolgendo, incidendo in maniera significativa sulla concentrazione.Lo “scrolling selvaggio” genera un notevole dispendio di tempo ed energie, focalizzando la nostra attenzione su contenuti che spesso nemmeno ci interessano. Generatori di stress e ansia Abbiamo ampiamente parlato di “social addiction” e di ansia da prestazione dovuta ai modelli di perfezione irraggiungibile proposti dai media. Le nuove psicopatologie connesse all’utilizzo di internet e in particolare dei social network, minacciano la salute mentale dei nostri giovani. Incoraggiano legami superficiali Al giorno d’oggi la popolarità si misura a colpi di followers, eppure i ragazzi non sono mai stati così soli. La corsa all’approvazione e lo stress del consenso a tutti i costi influenzano l’autostima e la percezione del proprio IO. I giovani di oggi vogliono essere se stessi, mostrarsi senza filtri e ad essere apprezzati in maniera più profonda e genuina. E se per ritornare autentici è necessario abbandonare per un pò la tecnologia, che differenza fa?Come in tutte le cose, è auspicabile trovare un equilibrio con se stessi e con gli altri, imparando a vivere gli strumenti tecnologici con misura e consapevolezza, a proprio piacimento.

I genitori alle prese con il bambino e la famiglia di origine

genitori

Il passaggio dalla coppia alla triade padre-madre-figlio è un momento di crisi nel ciclo vitale della famiglia che comporta una ridefinizione della relazione che include gli aspetti legati all’essere diventati genitori. Sul piano concreto, l’organizzazione della vita familiare cambia ritmi, orari e ruoli, in base alle esigenze del bambino. Di conseguenza, i neo genitori si troveranno di fronte a problemi che possono portare da un lato alla solidità della coppia, ma dall’altro, alla dissolvenza di essa. Una coppia ben individuata ha basato il proprio legame sull’empatia, la fiducia e la stima reciproca. In questo modo, entrambi i coniugi potranno contare sulla reciproca comprensione e collaborazione. I genitori stabiliranno, insieme, lo stile educativo da adottare nei confronti del loro bambino. L’acquisizione del nuovo ruolo, centrata su confini chiari tra quello coniugale e quello genitoriale, offrirà un valido modello di attaccamento affettivo ed emotivo. L’arrivo di un figlio, inoltre, arricchisce la percezione di sé di una dimensione storica, in cui si rivive la propria infanzia, con i propri valori e scopi. Determina però anche la necessità di rielaborare le relazioni con la famiglia d’origine. La giovane coppia, non si allontanerà dalla famiglia, ma si troverà maggiormente coinvolta ad un livello differente. La generazione più anziana, infatti, deve sostenere, a debita distanza, i propri figli nel nuovo compito di genitori e assumere per loro il ruolo di nonni. Alcune famiglie creano legami invischiati in cui tutti oltrepassano i confini. I nonni non riconoscono maturità ai loro figli e non riescono a connotarli come genitori. Per la loro maggiore esperienza, si sostituiscono a loro nella gestione e nell’educazione dei nipoti. Allo stesso tempo, la coppia, permette l’interferenza di madri, suocere e parenti vari. Questo avviene sia per alleggerirsi del carico di responsabilità e sia perché non hanno raggiunto la maturità necessaria per ridefinire i ruoli.

I disturbi della comunicazione. Alcune riflessioni per gli psicologi.

di Francesca Dicè I Disturbi della Comunicazione sono disturbi del Neurosviluppo molto frequenti in età prescolare e sono caratterizzati da quadri sindromici differenti che riguardano le capacità di comprensione, produzione e uso del linguaggio (Centro TICE). Secondo il DSM-5, essi riguardano la presenza di deficit nel linguaggio (l’uso di un sistema convenzionale di simboli), nell’eloquio (la produzione espressiva di suoni) e nella comunicazione, (il comportamento verbale o non verbale) senza alcuna compromissione delle altre aree di funzionamento (Centro TICE). Fra questi, il Disturbo del Linguaggio si configura come molto complesso perché riguarda sia la produzione che la capacità di comprendere la parola parlata; si distingue per la presenza di un lessico ridotto , la limitata strutturazione delle frasi e la compromissione delle capacità discorsive (Centro TICE). Invece, il Disturbo Fonetico F o n o l o g i c o r i g u a r d a esclusivamente la produzione d e l linguaggio ed è caratterizzato da dislalie e ritardo linguistico (Centro TICE). Il Disturbo della Fluenza, comunemente detto Balbuzie, si distingue per la p r e s e n z a d i f r e q u e n t i ripetizioni o prolungamenti di suoni o sillabe e spesso è più grave in condizioni di tensione emozionale (Centro TICE). Il Disturbo della Comunicazione Sociale, infine, è caratterizzato da un deficit nell’utilizzo delle regole sociali relative alla comunicazione e presenta importanti limitazioni nell’efficacia, nella partecipazione sociale, nelle relazioni e nelle capacità scolastiche e lavorative (Centro TICE). È opportuno specificare che fra i Disturbi della Comunicazione non si annovera il Mutismo Selettivo, che invece, secondo il DSM-5, è un disturbo d’ansia che si manifesta in età evolutiva ed è caratterizzato dall’assenza di comunicazione verbale in alcune situazioni sociali (Falcone, 2021). Il trattamento riabilitativo per i Disturbi della Comunicazione è di tipo multidisciplinare e richiede la presenza di logoterapia, psicomotricità e psicoterapia (Associazione PSY). È necessaria, tuttavia, anche una presa in carico in psicoterapia familiare, affinché l’intera famiglia possa avvalersi di uno specifico spazio di elaborazione e riflessione, per comprendere i vari sintomi del Disturbo, elaborare le ansie ad esso connesse e sostenere il bambino nelle difficoltà (Associazione PSY). In questo contesto, anche il lavoro dei logopedisti si configura come un contributo fondamentale per prevenire, curare e riabilitare gli aspetti deficitari ma anche per la valutazione del linguaggio e della comunicazione (Associazione PSY). In conclusione, i Disturbi della Comunicazione sono condizioni estremamente complesse da non sottovalutare, la cui diagnosi e presa in carico precoce possono rivelarsi determinanti per garantire il buon esito dei trattamenti riabilitativi ed una remissione quanto più possibile completa dei sintomi (Associazione PSY, Centro TICE). Bibliografia. American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Arlington, VA ISBN 9789746522687 Associazione PSY. Disturbi d e l l a c o m u n i c a z i o n e . Retrieved from https://bit.ly/ 3LjXIXb Centro TICE, Disturbi nella comunicazione. Retrieved from https://bit.ly/39jSvRT Falcone C. (2021). Mutismo Selettivo. Retrieved from https://bit.ly/3NisQrk

I Disturbi della Comunicazione. Alcune riflessioni per gli psicologi.

di Francesca Dicè I Disturbi della Comunicazione sono Disturbi del Neurosviluppo molto frequenti in età prescolare e sono caratterizzati da quadri sindromici differenti che riguardano le capacità di comprensione, produzione e uso del linguaggio (Centro TICE). Secondo il DSM-5, essi riguardano la presenza di deficit nel linguaggio (l’uso di un sistema convenzionale di simboli), nell’eloquio (la produzione espressiva di suoni) e nella comunicazione, (il comportamento verbale o non verbale) senza alcuna compromissione delle altre aree di funzionamento (Centro TICE). Fra questi, il Disturbo del Linguaggio si configura come molto complesso perché riguarda sia la produzione che la capacità di comprendere la parola parlata; si distingue per la presenza di un lessico ridotto, la limitatastrutturazione delle frasi e la compromissione delle capacità discorsive (Centro TICE). Invece, il Disturbo Fonetico- Fonologico riguarda esclusivamente la produzione del linguaggio ed è caratterizzato da dislalie e ritardo linguistico (Centro TICE). Il Disturbo della Fluenza, comunemente detto Balbuzie, si distingue per la presenza di frequenti ripetizioni o prolungamenti di suoni o sillabe e spesso è più grave in condizioni di tensione emozionale (Centro TICE). Il Disturbo della Comunicazione Sociale, infine, è caratterizzato da un deficit nell’utilizzo delle regole sociali relative alla comunicazione e presenta importanti limitazioni nell’efficacia, nella partecipazione sociale, nelle relazioni e nelle capacità scolastiche e lavorative (Centro TICE). È opportuno specificare che fra i Disturbi della Comunicazione non si annovera il Mutismo Selettivo, che invece, secondo il DSM-5, è un disturbo d’ansia che si manifesta in età evolutiva ed è caratterizzato dall’assenza di comunicazione verbale in alcune situazioni sociali (Falcone, 2021).Il trattamento riabilitativo per i Disturbi della Comunicazione è di tipo multidisciplinare e richiede la presenza di logoterapia, psicomotricità e psicoterapia (Associazione PSY). È necessaria, tuttavia, anche una presa in carico in psicoterapia familiare, affinché l’intera famiglia possa avvalersi di uno specifico spazio di elaborazione e riflessione, per comprendere i vari sintomi del Disturbo, elaborare le ansie ad esso connesse e sostenere il bambino nelle difficoltà (Associazione PSY). In questo contesto, anche il lavoro dei logopedisti si configura come un contributo fondamentale per prevenire, curare e riabilitare gli aspetti deficitari ma anche per la valutazione del linguaggio e della comunicazione (Associazione PSY).In conclusione, i Disturbi della Comunicazione sono condizioni estremamente complesse da non sottovalutare, la cui diagnosi e presa in carico precoce possono rivelarsi determinanti per garantire il buon esito dei trattamenti riabilitativi ed una remissione quanto più possibile completa dei sintomi (Associazione PSY, Centro TICE). Bibliografia. American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Arlington, VA ISBN 978974652268Associazione PSY. Disturbi della comunicazione. Retrieved from https://bit.ly/ 3LjXIXbCentro TICE, Disturbi nella comunicazione. Retrieved from https://bit.ly/39jSvRTFalcone C. (2021). Mutismo Selettivo. Retrieved from https://bit.ly/3NisQrkPsicologinews.it

I Disturbi della Comunicazione. Alcune riflessioni per gli psicologi

di Francesca Dicè I Disturbi della Comunicazione s o n o D i s t u r b i d e l Neurosviluppo molto frequenti in età prescolare e sono caratterizzati da quadri sindromici differenti che riguardano le capacità di comprensione, produzione e uso del linguaggio (Centro TICE). Secondo il DSM-5, essi riguardano la presenza di deficit nel linguaggio (l’uso di un sistema convenzionale di simboli), nell’eloquio (la produzione espressiva di suoni) e nella comunicazione, (il comportamento verbale o non verbale) senza alcuna compromissione delle altre aree di funzionamento (Centro TICE). Fra questi, il Disturbo del Linguaggio si configura come molto complesso perché riguarda sia la produzione che la capacità di comprendere la parola parlata; si distingue per la presenza di un lessico r i d o t t o , l a l i m i t a t a strutturazione delle frasi e la compromissione delle capacità discorsive (Centro TICE). Invece, il Disturbo Fonetico- F o n o l o g i c o r i g u a r d a esclusivamente la produzione d e l l i n g u a g g i o e d è caratterizzato da dislalie e ritardo linguistico (Centro TICE). I l Disturbo della Fluenza, comunemente detto Balbuzie, si distingue per la p r e s e n z a d i f r e q u e n t i ripetizioni o prolungamenti di suoni o sillabe e spesso è più grave in condizioni di tensione emozionale (Centro TICE). Il Disturbo della Comunicazione Sociale, infine, è caratterizzato da un deficit nell’utilizzo delle regole sociali relative alla comunicazione e presenta i m p o r t a n t i l i m i t a z i o n i n e l l ’ e f fi c a c i a , n e l l a partecipazione sociale, nelle relazioni e nelle capacità scolastiche e lavorative (Centro TICE). È opportuno specificare che f r a i D i s t u r b i d e l l a C o m u n i c a z i o n e non s i annovera il Mutismo Selettivo, che invece, secondo il DSM-5, è un disturbo d’ansia che si manifesta in età evolutiva ed è caratterizzato dall’assenza di comunicazione verbale in alcune situazioni sociali (Falcone, 2021). Il trattamento riabilitativo per i Disturbi della Comunicazione è di tipo multidisciplinare e richiede la presenza di logoterapia, psicomotricità e psicoterapia (Associazione PSY). È necessaria, tuttavia, anche una presa in carico in psicoterapia familiare, affinché l ’ i n t e r a f a m i g l i a possa avvalersi di uno specifico spazio di elaborazione e riflessione, per comprendere i vari sintomi del Disturbo, elaborare le ansie ad esso connesse e sostenere i l bambino nelle difficoltà (Associazione PSY). In questo contesto, anche il lavoro dei logopedisti si configura come un contributo fondamentale per prevenire, curare e riabilitare gli aspetti deficitari ma anche per la valutazione d e l l i n g u a g g i o e d e l l a comunicazione (Associazione PSY). In conclusione, i Disturbi della C o m u n i c a z i o n e s o n o condizioni est remamente c o m p l e s s e d a n o n sottovalutare, la cui diagnosi e presa in carico precoce possono rivelarsi determinanti per garantire il buon esito dei trattamenti riabilitativi ed una r e m i s s i o n e q u a n t o p i ù possibile completa dei sintomi (Associazione PSY, Centro TICE). Bibliografia.A m e r i c a n P s y c h i a t r i c Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Arlington, VA ISBN 9789746522687Associazione PSY. Disturbi d e l l a c o m u n i c a z i o n e . Retrieved from https://bit.ly/3LjXIXbCentro TICE, Disturbi nella comunicazione. Retrieved from https://bit.ly/39jSvRTFalcone C. (2021). Mutismo Selettivo. Retrieved from https://bit.ly/3NisQrk

I disegni in età evolutiva sono davvero solo scarabocchi?

di Giada Mazzanti A chi non è mai capitato, ad esempio durante una telefonata, di prendere una penna e scarabocchiare qualcosa o andare in una galleria d’arte per emozionarci davanti alle opere. Ecco, questo è un piccolo esempio del grande potere del disegno. Ha un potere concreto (richiamo della realtà, attivazione corporea e intellettiva) ma anche evocativo (l’opera evoca in chi guarda e chi dipinge emozioni). Pensiamo però a quando eravamo bambini e a tutti i fogli, i colori e al vario materiale usato per esprimerci mediante il disegno. Perché lo facevamo e perché continuano a farlo i bambini di qualsiasi generazione? Partiamo con il dire che il disegno e la pittura siano attività spontanee innate, esattamente come lo sono, per esempio, il parlare e il camminare. Le capacità di rappresentazione, per intenderci la bravura nel disegnare, dipendono non solo dalla maturazione motoria e intellettiva ma anche dall’affinamento dovuto dall’esercizio. Non bisogna però dimenticarsi del fatto che l’atto di imprimere un segno grafico o un’impronta colorata su un foglio bianco rendono il bambino appagato. Essendo un’abilità spontanea spesso non si considera che sia in realtà un’azione estremamente complessa; affinché si attui servono la coordinazione di diverse competenze: motorie (muovere la mano e il polso in modo funzionale), percettive (cogliere le linee e i tratti di un dato oggetto) e cognitive (adattare le linee in modo che siano in relazione tra loro e con le giuste dimensioni) che raggiungono la maturazione attorno ai cinque o sei anni. Servono anche l’immaginazione e la capacità di collegarsi al proprio mondo emotivo. Pertanto, quando un bambino disegna esprime se stesso, le sue paure, comunica con gli altri e permette di comprendere e controllare i propri stati interni in quanto vengono spostati al di fuori di sé mettendo una distanza tale da poterli vedere e non subirli. Anche l’abilità immaginativa e di fantasia devono essere stimolate in modo adeguato: non si assimilano passivamente ma è necessaria una posizione attiva. Ma cosa si intende con l’essere attivi nello sviluppo dell’immaginazione? lo studio di Meringoff (Meringoff et al., 1981) mostra come l’ascoltare una storia radiofonica stimolasse maggiormente la creazione di disegni fantasiosi rispetto alla visione di un film o un libro illustrato. Questo avviene perché vedendo le immagini i bambini riportavano quello che avevano visto senza interpretare; non interpretando non avviene la propria elaborazione della narrazione, quindi adottare una posizione attiva indica il riuscire a interpretare gli stimoli esterni senza subire influenze. Per riassumere possiamo dire che il disegno sia funzionale per la costruzione identitaria in quanto permette di sviluppare la capacità immaginativa, permette di rappresentare e gestire il mondo esterno (vedo il contesto e disegnandolo lo rielaboro facendolo mio), ha una funzione sociale che permette la comunicazione ma anche la gestione e la comprensione dei suoi affetti e/o problemi ma è anche la narrazione di se stessi. Possiamo definirlo come una forma di espressione innata ma anche come strumento che permette di capire, dare forma e rappresentare il proprio mondo. Esistono due tipi di disegni, quello libero e su richiesta; presentano delle differenze, infatti quello libero è caratterizzato dalla spontaneità e permette l’emersione di aspetti nascosti paragonabili al materiale onirico e alle libere associazioni degli adulti. Parlando dell’evoluzione della capacità grafica nel bambino si riscontra che avvenga tramite due meccanismi contraddittori: la ripetizione dello stesso tema e la variazione del tema; il primo è funzionale per il consolidamento del tema appreso e il secondo per esplorare e apprendere nuovi schemi. Inizialmente questa attività è un piacere dato sia dal movimento cinetico del corpo, sia dalla percezione visiva del tratto che si lascia. È verso l’anno che il bambino prende in mano il pennarello o la matita ma più che tracciare forme tenta di colpire il foglio mentre intorno ai 18/20 mesi iniziano i veri scarabocchi/tratti. Verso i 3 anni i bambini sono affascinati dalla scrittura e la imitano tracciando linee per tutta la lunghetta del foglio mentre dai 4 anni iniziano a copiare qualche lettera ma senza fine cominciativo; verso i 5 anni si raggiunge la maturazione di alcune abilità motorie e si percepiscono le parole come insieme unitario quindi le lettere assumono il significato di intere parole. Dai 6 anni la capacità di attenzione e di lessico aumenta ma lo scopo della rappresentazione grafica rimane quella di mostrare ciò che si sa delle cose e non quello che si vede quindi il disegno diventa una definizione dei suoi significati interni. Dicevamo prima che il disegno infantile abbia delle relazioni con l’indagine sulla vita emotiva di chi disegna, infatti nel disegno, come nel gioco, il bambino riversa la sua realtà nel foglio, ciò gli permette di esternare gli elementi per lui più importanti potendo rielaborarli e consolidando i ricordi e le esperienze vissute. Per poter ricavare suggerimenti emotivi dai disegni si deve prestare attenzione a diversi aspetti del disegno come ad esempio, la posizione del foglio, la sequenza, la pressione, le dimensioni, i colori, i tratti le dimensioni, la sequenza di rappresentazione dei soggetti e altri aspetti. Bibliografia Anna Olivero Ferraris (2012). Il significato del disegno infantile; Bollati Boringhieri. Guido Crocetti (2009). I disegni dei bambini; Armando editore Meringoff L. et al. (1981). How shall you take your story whit or whitout pictures? Biennial meeting of the society for research on child development.

I CONCERTI E LA VALENZA PSICOLOGICA

I concerti sono molto più di semplici eventi sociali o di intrattenimento. Sono esperienze multisensoriali che possono attivare una serie di componenti psicologiche, influenzando emozioni, percezioni e connessioni sociali. In questo articolo, esploreremo le molteplici dimensioni psicologiche coinvolte in queste esperienze uniche. 1. ANTICIPO DELL’ECCITAZIONE Prima ancora di entrare nello spazio del concerto, l’anticipazione dell’evento può innescare una serie di reazioni psicologiche. La prospettiva di vedere un artista o una band preferita può portare a un aumento dell’entusiasmo e dell’eccitazione. Questa anticipazione può influenzare il nostro umore e prepararci emotivamente per l’esperienza che ci aspetta. 2. IL COINVOLGIMENTO SENSORIALE Una volta all’interno del luogo del concerto, siamo immersi in un ambiente ricco di stimoli sensoriali. La musica, in particolare, attiva una vasta gamma di sensazioni uditive, dalle note melodiche al ritmo pulsante. Questo coinvolgimento sensoriale può avere un impatto immediato sul nostro stato emotivo, inducendo sentimenti diversi a seconda del tipo di musica e delle nostre esperienze personali che le associamo. 3. LA CONNESSIONE SOCIALE I concerti offrono anche un’opportunità unica per connettersi con gli altri. Condividere un’esperienza musicale in tempo reale con un pubblico di persone che condividono interessi simili, infatti, può favorire un senso di appartenenza e comunione. Dunque, i legami sociali che si formano durante un concerto possono essere potenti. La musica agisce come un collante emotivo che unisce le persone attraverso esperienze condivise. 4. L’ESPERIENZA TRASCENDENTALE Alcuni concerti possono portare gli spettatori in uno stato di trance o estasi, noto anche come “esperienza trascendentale”. Durante queste performance, infatti, le persone possono perdere la percezione del tempo e dello spazio, sentendosi totalmente immersi nella musica e nell’atmosfera del concerto. Questo stato di flusso può portare a una sensazione di unità sia con la musica stessa sia con il pubblico circostante, creando un senso di completa armonia e felicità. 5. L’EFFETTO CATARTICO La musica ha il potere di suscitare emozioni profonde e spesso può fungere da catalizzatore per il rilascio di tensioni emotive accumulate. Attraverso l’esperienza condivisa di un concerto, le persone possono trovare un’uscita per le proprie emozioni, sia esse gioiose o dolorose. Questo effetto catartico può avere benefici terapeutici, offrendo un modo per elaborare e affrontare sentimenti difficili. 6. LA MEMORIA E IL SIGNIFICATO PERSONALE Le esperienze vissute durante un concerto possono diventare parte integrante della nostra narrazione personale, creando ricordi indelebili e associandoci a momenti significativi della nostra vita. La musica ha il potere di evocare ricordi e emozioni in modi unici e i concerti possono essere catalizzatori potenti per questo processo. In conclusione, andare a un concerto è un’esperienza che va oltre il semplice ascolto di musica dal vivo. Questa esperienza coinvolge una serie complessa di componenti psicologiche, dalle emozioni suscitate dall’anticipazione e dall’ascolto della musica, alla connessione sociale e alla formazione di significati personali duraturi.

I cartoni animati: valori ed emozioni da esplorare

I cartoni animati permettono al bambino di entrare in contatto con le proprie emozioni: cosa può fare l’adulto? Provate a rispondere con me a queste semplici domande: -durante la mia infanzia c’è stato un cartone animato a cui ero particolarmente legato? -perchè? -cosa ricordo di quel cartone animato? Penso che nella maggior parte dei casi la risposta alla prima domanda sia “si, c’è un cartone a cui sono legato”; sul perché c’è un legame, probabilmente è qualcosa che riguarda il tema del cartone animato (attinente agli interessi della persona); alla terza domanda (cosa ricordo di quel cartone animato?) allora si potrebbe iniziare a parlare di emozioni che si attivano con i ricordi. In molti film d’animazione si nascondono tematiche importanti sulla vita, su se stessi e sul mondo che ci circonda. Pensiamo ad esempio a “Soul”, l’ultimo cartone animato della Disney Pixar uscito nel 2020. Lì si affrontano temi come: la ricerca di uno scopo nella vita, gli obiettivi che vengono prefissati, la collaborazione, la consapevolezza di sé, la gioia (nel cartone animato viene chiamata “scintilla”) che si nasconde nelle piccole cose. E così, guardare un cartone animato con il proprio bambino, non è soltanto un’occasione piacevole per trascorrere del tempo con lui, ma diventa anche un momento di condivisione e di riflessione importante sia per lo sviluppo del bambino che per la relazione tra adulti e piccini. Uno studio portato avanti dall’Università UPV/EHU dei Paesi Baschi (Spagna) ha analizzato l’osservazione dei cartoni animati da parte dei bambini in relazione allo sviluppo di abilità narrative e alla formazione di valori importanti. Per questo è essenziale che la visione di questi cartoni animati avvenga in compagnia di una persona adulta che possa ascoltare e discutere i turbamenti o i dubbi che possono crearsi nel bambino, mentre gli si dà l’occasione di entrare in contatto con il suo mondo interiore per scrutarlo. Ed ecco allora che, ritornando alla terza domanda posta all’inizio dell’articolo, si finisce a parlare di emozioni. “Cosa ricordo di quel cartone animato?” Quando io ripenso ai cartoni che hanno accompagnato la mia infanzia, mi viene in mente la paura, che ho conosciuto guardando “Biancaneve”, il coraggio e la grinta di “Pocahontas”, la tristezza espressa con il pianto quando Mufasa muore ne “Il re leone”. Gli studi condotti sui processi di memoria hanno permesso di individuare le aree e le strutture responsabili dei processi mnestici e di osservare la stretta relazione tra memoria ed emozione. E a proposito di emozioni, non può non essere nominato Inside Out! Inside Out (2015) racconta in modo semplice, ma profondo la vasta gamma di emozioni che continuamente accompagnano le nostre esperienze. Si riflette sull’importanza che tutte le emozioni hanno e su quanto, per questo, sia importante riconoscerle ed accoglierle, anche quelle definite “negative”. I bambini hanno bisogno di trovare risposte alle domande che inevitabilmente si pongono nel corso della crescita. Anche la visione di un cartone animato, come abbiamo visto, può contribuire a far conoscere il proprio mondo interiore. Quel mondo che poi, diventando adulti, diventa sempre più difficile scrutare ed esprimere!

I BIMBI DELLE CASE FAMIGLIA. Lenire i traumi attraverso la Terapia Assistita con gli Animali – Pet therapy

di Michela Romano L’allontanamento dei minori dalla famiglia è un’azione protettiva che permette all’intero nucleo – genitori e figli – di riflettere su ciò che ha causato un grande dolore emotivo, generalmente alla base di azioni poco consone al buon funzionamento familiare.Se i genitori devono trovare il nucleo interno e successivamente relazionale che li ha portati ad essere genitori manchevoli di adeguate cure genitoriali, i figli dovranno fare un grosso lavoro su di sé per potere aggiustare il più possibile la dimensione del legame di attaccamento affinchè questo possa diventare il più vicino possibile all’attaccamento sicuro. Questo è un lavoro che gli operatori devono avere in mente al fine di offrire a questi bambini/ragazzi la possibilità di riparare la grande ferita interna. Offrire loro una adeguata quotidianità fatta di certezze, di pasti adeguati, di presenza di figure adulte centrate, affidabili e autorevoli permettere loro di vivere in un luogo protetto e sicuro, di essere fruitori di progetti educativi al fine di far loro esplorare esperienze di vita e di capacità di sé utili a nutrire la loro autostima assai spesso minata, sono obiettivi fondamentali.  Ma l’esperienza terapeutica non può mancare proprio perché è fondamentale nutrire i loro nuclei interni assai spesso fragili.Tale fragilità, l’età giovane, la distanza dai genitori, spesso non permette ai bambini di potere lavorare adeguatamente in uno spazio terapeutico classico. Le ferite sono profonde, la difficoltà inconscia di fidarsi di adulti che per lungo tempo non li hanno “visti” e protetti non permette loro di affidarsi, hanno una paura inconscia di abbandonare i loro sintomi che in qualche modo li hanno fatti rimanere in vita e condurre in qualche modo la loro esistenza.  Da qui la possibilità di potere offrire a questi bambini uno spazio di psicoterapia a mediazione animale. Questa presenza – del cane, gatto, asino, cavallo – permette al bambino e all’adolescente di incontrare il proprio sé altrove, nell’animale che funge da specchio relativamente alle emozioni. Nello stesso tempo ha una funzione importante di maternage e presenza rassicurante. L’animale con il suo non giudicare, con il suo esserci, con la sua presenza solida, con la sua capacità di entrare in relazione, con la sua empatia è in grado di cogliere le emozioni dell’altro e di rispondere adeguatamente e in modo sintonico. Ed è quello che assai spesso è mancato ai bambini cresciuti in famiglie disfunzionali o poco funzionali. Il cane o il gatto, all’interno di un contesto psicoterapico e dunque con la presenza di uno psicoterapeuta possono avere proprio la funzione di sintonizzazione emotiva che favorisce nel minore la sensazione – fino a diventare consapevolezza – di essere riconosciuto e dunque di ESISTERE.  La possibilità di potere lavorare nel tempo con più animali permette di cogliere meglio i bisogni dell’utente e di fornire gli stimoli più adeguati affinchè l’esperienza possa essere incarnata e dunque essere più ripartiva possibile. Il cavallo potrebbe per esempio permettere loro di lavorare sulla capacità di reggere le frustrazioni, di affidarsi completamente all’altro o, al contrario, di essere assertivo con l’altro dovendo relazionarsi e farsi comprendere e rispettare da un essere molto più grande di noi e soprattutto molto ingombrante. L’asino ci permette di vivere una dimensione di vicinanza e di silenzio rispetto al non fare e ad accogliere anche questa opportunità:  la piacevolezza del non fare.  E’ possibile curare le ferite psichiche definitivamente? Questo dipende da tantissimi fattori: qualità dell’esposizione pregressa degli eventi familiari, ambiente di vita attuale, spostamento della famiglia relativamente ai nuclei affettivi manchevoli, aspetti cognitivi e di costrutti interni dell’utente, esperienze di vita attuali e future. Fra l’altro, gli operatori sanno, ciò che offriamo ai nostri utenti adesso, che sia educativo o terapeutico, non sempre si osserva come risultato emotivo, intrapsichico e relazionale attuale. Il nostro lavoro permette però a questa utenza di arricchirsi di esperienze positive, nutritive che comunque albergheranno dentro di loro. E quando saranno pronti, se le esperienze di vita successive glielo permetteranno, se decideranno di prendere un strada di vita migliore rispetto a quella di origine avremo arricchito le loro esperienze intrapsichiche e interpsichiche e offerto loro una grande chance. Ciò che deve essere nel nostro patrimonio di operatori (educatori, psicologi, psicoterapeuti, ecc) è la consapevolezza del nostro buon operato e la capacità di accettazione incondizionata dell’altro. Frustrazione, rabbia, senso di inefficacia, delusione e tutte quelle emozioni che i nostri utenti possono farci provare dobbiamo saperle gestire e non farle ricadere su di loro a rischio di ripetere le esperienze negative delle loro relazioni primarie.Gli animali in questo sono maestri, si nutrono delle relazioni presenti, non sono giudicanti, sono in grado di essere centrati e non identificarsi in termini negativi con le emozioni altrui. In questo modo restituiscono, all’interno di una relazione, la loro capacità di stare e di offrire una dualità pulita e rassicurante.