Presentazione libro Alessandra Bernasconi

Dr.ssa Alessandra Bernasconi, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico di adulti, adolescenti e coppie; terapeuta emdr; referente di un’equipe accreditata dall’Ats di Varese per la certificazione dei Dsa, dal 2004 collabora anche con scuole di diverso ordine e grado per la conduzione di sportelli d’ascolto, interventi nelle classi e screening per i Dsa. Nel 2018, ha pubblicato il suo primo libro sugli sportelli d’ascolto alla scuola secondaria di primo grado: “Una finestra sul mondo dei preadolescenti”.
Il ruolo dell’insegnante

Giada Mazzanti spiega il ruolo dell’insegnante e i vari aspetti che l’insegnate deve sempre tenere presente nel suo fare. Il ruolo dell’insegnante è molto gravoso anche dal punto di vista emotivo, e purtroppo spesso viene screditato. L’insegnante si fa carico dell’altro e deve tenere sotto controllo diversi aspetti contemporaneamente. Infatti oltre al compito pedagogico e disciplinare, deve riuscire a gestire la relazione con il singolo allievo che ha delle specifiche esigenze e caratteristiche, ma allo stesso tempo gestire la relazione con il gruppo classe. Il vissuto emotivo dell’insegnante è fondamentale, perché l’allievo per apprendere ha bisogno di sentire la relazione, quindi l’insegnate deve essere consapevole dei suoi vissuti. Questo permette di sviluppare la capacità di ascoltare e accogliere i bisogni dell’altro. Ci sono però dei fattori che intervengono in questa capacità come i fattori intrinseci alla relazione oggettiva, i fattori esterni all’allievo e i fattori interni dell’insegnante. I fattori estrinseci si rifanno alla cultura e all’ambiente in cui è inserita l’organizzazione, infatti lo stile organizzativo specifico e la cultura in cui è inserita la scuola moderano la gestione dell’insegnante. I fattori esterni relativi agli alunni, si nota l’aspettativa degli alunni stessi rispetto all’insegnante. Le aspettative degli alunni modifica il fare dell’insegnante, però il fare dell’insegnante dipende anche dal livello di collaborazione del gruppo classe, che dipende a sua volta dalla frustrazione degli studenti. I fattori interni dell’insegnate, ovvero il sistema valoriale dell’individuo. Tutti questi fattori contribuiscono a modulare le modalità del fare l’insegnante.
L’apprendimento è un’esperienza emotiva

Giada Mazzanti affronta il tema dell’apprendimento, di come esso sia mediato dal mondo interno di chi apprende, di come esso si sviluppi all’interno della relazione insegnante – allievo, e della prima forma di apprendimento ovvero la relazione madre – bambino. Il modo di interpretare la realtà esterna dipende dal mondo interno, in quanto questo riversa delle proiezioni sulla realtà che permettono di immagazzinare le informazioni esterne. Questo succede pure nella realtà scolastica durante il momento di apprendimento degli allievi, infatti l’allievo deve riuscire ad intermediare e mediare le proprie proiezioni di angoscia, nell’atto di apprendere. Questo lo dovrebbero fare da soli, ma è molto difficile, infatti nella dinamica madre – bambino, serve una figura mediatrice che mentalizzi i vissuti di angoscia, in modo che possano essere riusati in maniera funzionale. Nella scuola però questi aspetti negativi angoscianti vengono non considerati oppure trattati in ottica moralista. Quindi si può notare l’unione tra fattore emotivo legato al mondo interno e la relazione nel processo di apprendimento. Infatti l’apprendimento è possibile solo quando l’insegnante riesce a cogliere, capire e restituire, adeguatamente alle esigenze dell’allievo, il modo in cui egli stesso vive i rapporti e i fattori concomitanti al momento dell’apprendimento. Quindi si riesce ad apprendere nel momento in cui si ha la possibilità di elaborare la fatica emotiva concomitante al momento del processo di apprendimento, e l’elaborazione emotiva avviene grazie alla relazione insegnante – allievo.
L’apprendimento Scolastico

Giada Mazzanti psicologa dello sviluppo e della educazione, spiega l’obiettivo della scuola e l’importanza dell’apprendimento scolastico. L’apprendimento scolastico non è solo sviluppo cognitivo, cioè la scuola non deve puntare solo sulla performance accademica, ma deve considerare il processo di apprendimento nella sua totalità, ovvero comprendere quegli aspetti emotivi, affettivi e relazionali, che permettono l’avvenimento dell’apprendimento. Se si continua a considerare l’apprendimento solo come l’assimilazione di concetti astratti, si creerà una scissione tra aspetti emotivi e cognitivi provocando un allontanamento dal piacere accademico. Nei bambini della scuola elementare questo aspetto si evidenzia enormemente, in quanto manifestano una maggiore facilità nel leggere un libro di loro gradimento piuttosto che una pagina di un libro scolastico. Per questo non è possibile scindere l’aspetto emotivo da quello cognitivo, infatti molti studi hanno dimostrato come l’aspetto emotivo e affettivo influisce nell’apprendimento. Questo è un aspetto fondamentale perché durante lo studio vengono immagazzinate anche le emozioni e se queste sono negative si scatena un meccanismo, per cui ogni volta che si studia si manifesteranno quelle emozioni negative. La conseguenza di ciò può portare all’abbandono scolastico o anche il rifiuto di studiare una determinata materia. La scuola è un’istituzione con delle regole da rispettare, e rappresenta un luogo fisico in cui si cresce a contatto con gli altri. L’obiettivo della scuola è quello di far crescere i bambini per poterli farli inserire nel mondo degli adulti. Questo però deve avvenire sempre in relazione allo sviluppo emotivo affettivo, legato alla relazione che si ha con le insegnanti, con gli studenti e i genitori.
Lo psicologo ricercatore

Grazia Pia Palmiotti illustra la figura professionale dello psicologo ricercatore che opera all’interno dell’ambito universitario. Lo psicologo ricercatore è un ricercatore che organizza studi e indagini di tipo psicosociale che hanno delle ricadute in vari ambiti come quello economico, politico e sociale. Per poter far questo vengono raccolti dei dati, che saranno poi analizzati ed interpretati, per poter fornire un contributo alla comunità scientifica. I contributi possono essere divulgati attraverso la stesura di articoli scientifici, attraverso interventi di tipo editoriale o anche con la partecipazione a conferenze di tipo nazionale e internazionale. Lo psicologo ricercatore dopo aver acquisito la sua formazione in ambito psicologico, svolge soprattutto attività di ricerca applicando le sue conoscenze che spesso vanno ad intersecarsi in altri ambiti, ritrovandosi in un continuo flusso di apprendimento e di scoperta. Lo psicologo ricercatore, principalmente lavora in università, e capita spesso che ricercatori che operano in diverse università si trovino a collaborare a progetti di ricerca comuni. Le competenze richieste per poter svolgere questo lavoro sono: conoscenze di tipo metodologico, tecniche di indagine, conoscenza della lingua inglese e la conoscenza di programmi statistici computerizzati. Per poter diventare psicologo ricercatore bisogna avere una formazione di tipo psicologico, svolgere l’anno di tirocinio post- laurea e conseguire un dottorato di ricerca. .
Psicologi Europei in Formazione

Un interessante iniziativa degli studenti di psicologia.
La Settimana del Benessere Psicologico

Raffaele Felaco descrive la storia dell’iniziativa della settimana del benessere psicologico. La prima edizione fu ideata nel 2009 con lo scopo di promuovere la psicologia professionale, grazie all’aiuto dei vari istituti di psicoterapia. Nel 2010 Felaco diventò presidente dell’ordine degli psicologi della Campania, e creò l’iniziativa “Città amiche del benessere psicologico” con lo scopo di far conoscere tutti i colleghi nel proprio territorio, in ogni comune e città venivano quindi presentati i vari colleghi, grandi e numerosi manifesti allestivano le città e tutti i sindaci accolsero questa iniziativa, Fino ad allora infatti l’ordine degli psicologi aveva un’amministrazione burocratica centralizzata nella città capoluogo ed era quindi sconosciuto nei vari territori. Da allora Felaco creò un’altra iniziativa, ovvero le assemblee pubbliche in cui potevano partecipare tutti i colleghi e portare il loro contributo. Questo è continuato per 10 anni fino ad oggi, il successo lo si vede già nella prima edizione in cui parteciparono 182 comuni, diventando un evento culturale per la regione. Infatti un manifesto dell’iniziativa è apparso addirittura in una scena di un film. Oggi questo non è più possibile a causa di vari cambiamenti, infatti quest’anno la settimana del benessere psicologico si svolge in rete sul web, in cui grazie all’aiuto e al contributo dei colleghi si è creata una piattaforma online. In questa piattaforma sono stati raccolti più di 100 video e cartoline con le bellezze del nostro paese inviate da colleghi in molte parti d’Italia, e potranno essere sempre disponibili per la visione.
Associazione APE endometriosi

Rosa Linda Ricci e Chiara Ceccarelli parlano dell’associazione APE endometriosi, nata nel 2005 da un gruppo di donne affette da endometriosi e ad oggi sono 15 anni di attività. In questi 15 anni sono riuscite ad organizzare molte attività grazie alle donazioni. Uno degli obiettivi dell’APE è quello di informare per creare consapevolezza. L’endometriosi è una malattia della quale non ci conosce la causa, non c’è una cura definitiva ed inoltre c’è un grande ritardo diagnostico. L’unica arma da utilizzare è quella quindi di informare non solo le donne affette da endometriosi ma anche i familiari ed anche formare i professionisti per cercare di ridurre i tempi di diagnosi.
Gennaro Galdo – I saperi della psicologia e l’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Relazionale

Gennaro Galdo presidente e socio fondatore dell’ISPPREF, Istituto di Psicologia e Psicoterapia Relazionale e Familiare, approfondisce i saperi della psicologia. Le conoscenze psicologiche, non si trovano soltanto all’interno delle varie branche della psicologia ma nel corso dei secoli nella nostra cultura occidentale e in altre, si sono stratificate incommensurabili bacini conoscenze sul funzionamento psicologico individuale in settori che tradizionalmente ricadono al di fuori dell’area scientifica, pensiamo per esempio ai saperi psicologici contenuti nella letteratura. Ci sono poi dei saperi confinanti con la psicologia e tra queste discipline c’è appunto la psicologia sistemica, che può essere riassunta in due settori importanti innanzitutto nei parametri della comunicazione. Tra i parametri della comunicazione ci sono: il parametro linguistico, il parametro non linguistico cioè tutto ciò che può essere rappresentato per esempio da un simbolo o da comportamenti e la comunicazione para linguistica quella che si accompagna inevitabilmente alla comunicazione linguistica e che può essere distinta appunto nel tono, nella velocità e nello stile del discorso quindi sono fattori che sono legati al parametro linguistico ma che sono diversi. Se da un lato abbiamo i parametri della comunicazione umana, dall’altro abbiamo sei proprietà dei sistemi viventi che caratterizzano l’approccio sistemico relazionale: la retroazione, la neghentropia, la non sommatività, l’olismo e il timing. la retroazione ci insegna che non è importante quello che si comunica all’altro ma è importante quello che l’altro comprende. Per neghentropia, ovvero entropia negativa, tutti gli esseri viventi tendono ad autoripararsi. Per non sommatività si intende, che l’insieme non è la semplice somma delle parti che lo costituiscono, Olismo è invece la proprietà per la quale la parte può rappresentare il tutto. Infine il timing cioè l’utilizzo del fattore temporale, esempio cambiare il proprio modo di interloquire in base al paziente, qu rappresenta l’aspetto fondamentale dell’operare terapeutico sistemico relazionale. Esiste inoltre una variante dell’approccio sistemico relazionale, ovvero quello meridionale o napoletano, che valorizza 4 aspetti dell’agire del terapeuta: l’ironia, l’interdisciplinarità, l’interculturalità e l’intimità. L’ironia è una caratteristica molto importante per riuscire sdrammatizzare situazioni pesanti, infatti i napoletani in questo non sono secondi a nessuno. Per interdisciplinarità si intende appunto la capacità della psicologia sistemica a legarsi a un numero considerevole di discipline, Per Interculturalità si intende la capacità di interagire con culture micro o macrosociali che siano, modificando il contesto. Per quanto riguarda l’intimità, c’è da dire che l’approccio sistemico lavora sulla base dei genogrammi, che loro volta vengono utilizzati per attivare delle risonanze tra il terapeuta e la famiglia o la coppia.
La Psicoterapia della Gestalt

Valter Mastropaolo direttore della scuola di Psicoterapia della Gestalt, spiega su cosa si incentra la psicoterapia della Gestalt. La Gestalt rispetto ad altre teorie psicoterapeutiche ha la soggettività come focus centrale, il termine Gestalt significa forma, ma anche configurazione, quindi è la configurazione soggettiva della propria vita. Ovvero la possibilità e la capacità di dare significato e senso alla vita. Per la Gestalt nel disagio psicologico quindi esiste una dimensione soggettiva, un significato che l’individuo è chiamato a dare. Questo lo si fa attraverso l’espressione, quindi il percorso di psicoterapia consiste nell’autorealizzazione, che avviene non attraverso l’apprendimento ma si manifesta in modo naturale nel corso dell’esistenza. I termini fondamentali della psicoterapia della Gestalt sono la consapevolezza e la responsabilità. Nella ricerca del senso della vita è necessario che l’individuo diventi pienamente consapevole di sé stesso e quindi accettare tutto ciò che egli è, evitando il più possibile le scissioni di ciò che non gli piace. Quindi l’individuo diventa consapevole di tutto, e da questo momento la sua vita diventa una scelta, perché è chiamato a dare una direzione, diventando responsabile in prima persona di questo viaggio ovvero la propria esistenza.