I MEME E IL LEGAME CON LA PSICOLOGIA

I meme

Con le nuove tecnologie, le persone sono sempre più solite comunicare attraverso i meme. Dietro l’utilizzo di queste forme di comunicazione si trovano numerose teorie psicologiche.  Ma cosa sono i meme? Essi sono immagini prese da contesti culturali specifici, a cui si mette un testo aggiuntivo che arricchisce la lettura di quell’immagine. Solitamente questa descrizione tende a ironizzare sulla quotidianità.  Questo termine viene coniato dal biologo Dawkins nel 1976. Egli lo definisce come un artefatto che, come i geni, si trasmette di generazione in generazione tramite l’imitazione. Tuttavia, non tutte le informazioni vengono diffuse, ma solamente quelle reputate più valide ed efficaci. Nel concetto originario di meme c’è sempre la concezione che alcune idee possano essere scartate, mentre altre possono diventare virali e riscontrare un grande successo. Dunque, anche in questo caso si può parlare di viralità. Questa prima concezione si è sviluppata enormemente fino ad arrivare al concetto di “Internet meme”. Esso è un’informazione che si replica via Internet sotto forma di immagini, video o frasi che può mutare ed evolversi. Un meme deve contenere elementi di novità per attirare l’attenzione, deve essere in grado di contrapporsi a una cultura dominante, deve essere conciso, facile da imitare e con un alto potere espressivo. Ma tra tutto, un meme è tale perché virale. Quali sono le funzione dei meme? Nella maggior parte dei casi, un meme nasce per far divertire gli utenti. In realtà, possono anche essere usati per garantire un impatto emotivo maggiore a un determinato concetto. Infine, sono molto usati anche all’interno della sfera politica e sociale in quanto riescono a far riflettere e a conquistare l’opinione pubblica.  La psicologia dove si colloca in tutto questo?  Secondo Wagner, un meme è in grado di far emergere un significato per gli individui appartenenti a determinate generazioni. Dunque, ha delle conseguenze importanti a livello di processi psicologici. Una persona, infatti, userà i meme dei gruppi ai quali appartiene. La comunicazione dei meme avviene in fasi sequenziali. Prima deve essere identificato e interpretato dai membri di un gruppo, poi viene condiviso in quanto ne rafforza il senso di appartenenza e infine diventa virale. Dunque, gli elementi psicologici che emergono dall’uso dei meme sono quelli di identità sociale e senso di appartenenza. Tajfel e Turner definiscono l’identità sociale come quella parte della propria identità che deriva dalla consapevolezza di appartenere a un gruppo sociale. Ciò che ci spinge a condividere un meme è il bisogno di approvazione da parte degli altri.  Nonostante i meme siano popolari nel mondo dei consumatori, sono anche potenti per le aziende. Le aziende possono usarli per: condividere informazioni in un formato divertente e memorabile dare connotati umani al proprio brand  semplificare concetti complessi come la cultura organizzativa aziendale ottenere un maggior coinvolgimento del proprio pubblico I brand dovrebbero imparare a tradurre la loro pubblicità in questo nuovo modo.  Grazie alle nuove tecnologie e ai social media, i meme sono diventate una delle forme comunicative più utilizzate al giorno d’oggi. Essi permettono di esprimere il proprio sé e il gruppo al quale si appartiene. La loro viralità e immediatezza li rende sempre una modalità comunicativa sempre più affermata. BIBLIOGRAFIA www.focus.it www.stateofmind.it

I MECCANISMI DI DISIMPEGNO MORALE

i meccanismi di disimpegno morale

Oggi esploriamo quali sono i meccanismi di disimpegno morale, che portano le persone a mettere in atto comportamenti che violano i loro standard etici interni. Secondo Bandura, questi meccanismi cognitivi portano le persone a discostarsi dai loro standard morali senza sperimentare disprezzo nei propri confronti. Facciamo ora un passo indietro… La maggior parte dei criteri che una persona usa per valutare il proprio comportamento è costituito da standard etici e morali. Questi si sviluppano attraverso esperienze personali dirette e vicarie, soprattutto attraverso l’apprendimento per osservazione. Una volta interiorizzati, i principi morali definiscono il confine tra una condotta eticamente accettabile e una non accettabile. Secondo Bandura, le persone in relazione alle questioni etiche e morali agiscono, esercitando la loro capacità di autoregolazione. ALLORA COME MAI CAPITA CHE LE PERSONE VIOLINO I LORO STANDARD ETICI, ANDANDO INCONTRO AL DISIMPEGNO MORALE? Bandura cerca di spiegare questo fenomeno, individuando una serie di meccanismi di disimpegno morale. 1. GIUSTIFICAZIONE MORALE Il comportamento immorale viene trasformato e reso personalmente accettabile in quanto serve per raggiungere obiettivi validi. Ad esempio: “Ho rubato perché devo dare da mangiare ai miei figli“. 2. ETICHETTAMENTO EUFEMISTICO Le persone usano dei termini lessicali eufemistici per definire le proprie azioni, così da renderle da un punto di vista linguistico moralmente accettabili. Ad esempio: i boia non uccidono i condannati a morte, ma “eseguono la sentenza del giudice“. 3. CONFRONTO VANTAGGIOSO La gravità di un’azione è relativa e dipende dall’azione con la quale si mette a confronto. Ad esempio: “Non è grave insultare un compagno dato che picchiarlo è peggio“. 4. SPOSTAMENTO DI RESPONSABILITA’ La persona che mette in atto un’azione immorale se ne lava le mani, scaricando la responsabilità su altri (solitamente su una persona che a suo dire le ha ordinato di agire in quel modo). Ad esempio: “Mi sono comportato così perché me l’ha detto lui“. 5. DIFFUSIONE DI RESPONSABILITA’ Esso è un meccanismo che permette di distribuire la responsabilità di un’azione immorale fra tutti i membri di un gruppo alleggerendo il peso di una responsabilità personale. Ad esempio “La colpa non è solo mia ma anche degli altri!“. 6. DISTORSIONE DELLE CONSEGUENZE Le persone distorcono e/o ignorano le conseguenze delle loro azioni immorali per farle sembrare meno gravi. 7. DEUMANIZZAZIONE Questo meccanismo porta le persone a non riconoscere delle qualità di essere umano a coloro che subiscono le azioni immorali. In questo modo le vittime non hanno più sentimenti, preoccupazioni e risultano insensibili a qualsiasi maltrattamento. 8. ATTRIBUZIONE DI COLPA Il comportamento riprovevole è presentato come una conseguenza necessaria rispetto a quanto detto o fatto dalla vittima. Ad esempio: spesso gli stupratori sostengono che la violenza sessuale sia dovuta al look della vittima. Eventi di cronaca recente in cui si assiste ad espressioni sempre maggiori di violenza fisica e verbale dimostrano come la teoria elaborata da Bandura sia ancora molto attuale. BIBLIOGRAFIA Carver, C.S., Scheier, M.F., Giampietro, M., & Iannello, P. (2019). Psicologia della personalità: prospettive teoriche, strumenti e contesti applicativi. Milano-Torino: Pearson Italia

I LIBRI GIALLI E IL LORO FASCINO

Nel vasto panorama della letteratura, l’interesse per i libri gialli è sempre stato presente. E se c’è un’autrice che ha saputo catturare l’immaginazione dei lettori è senza dubbio Agatha Christie. Questo genere letterario non solo intrattiene, ma sollecita anche aspetti fondamentali della psiche umana.  In questo articolo verranno approfonditi alcuni dei temi psicologici che spiegano il grande interesse dei lettori nei confronti di questo genere letterario.  1. ELEMENTO DEL CONTROLLO La vita quotidiana è spesso caratterizzata da incertezza e imprevedibilità. Il lettore, però, immergendosi in un romanzo di Agatha Christie, sperimenta un senso di controllo sulla narrazione. La possibilità di raccogliere indizi, formulare ipotesi e tentare di risolvere il mistero prima che venga svelato rappresenta una forma di controllo su un ambiente altrimenti incerto. Questo senso di controllo può essere particolarmente gratificante dal punto di vista psicologico poiché offre una fuga temporanea dalla realtà. Inoltre, è un’opportunità di esercitare le nostre capacità di problem-solving in un contesto sicuro e controllato. 2. GRATIFICAZIONE DELLA RISOLUZIONE La soddisfazione derivante dall’affrontare e superare una sfida è un potente motivatore per il comportamento umano.  Nei libri gialli, questa gratificazione è rinforzata dall’accumulo graduale di indizi, che culmina nella rivelazione del colpevole.  La sensazione di soddisfazione che segue la risoluzione del mistero non solo compensa i nostri sforzi, ma rafforza anche il legame emotivo con il romanzo e l’autore stesso. Esiste anche una forma di soddisfazione che deriva dalla comprensione delle dinamiche che hanno portato alla sua soluzione. Nelle sue storie Agatha Christie rivela il colpevole dando una spiegazione dettagliata dei suoi motivi e del modus operandi. 3. FASCINO PER L’ANOMARLITA’ I personaggi di Agatha Christie sono spesso complessi e sfaccettati, con motivazioni oscure e segreti nascosti che li rendono affascinanti da un punto di vista psicologico. Per i lettori, esaminare le sfumature dei personaggi dell’autrice offre un’opportunità unica per esplorare la mente umana e comprendere le diverse motivazioni che ne guidano il comportamento.  5. ESPLORAZIONE DELLA DUALITA’ UMANA I libri gialli mostrano come anche le persone apparentemente normali possono nascondere lati oscuri e compiere azioni sorprendenti.  Agatha Christie crea personaggi multidimensionali, i cui comportamenti apparentemente innocui nascondono spesso segreti inquietanti.  Questo gioca con le aspettative del lettore e contribuisce ad accrescere la suspence. In conclusione, i libri gialli di Agatha Christie offrono molto più di semplici enigmi da risolvere. Consentono di immergersi nella psiche umana, esplorando le sue molteplici sfaccettature e offrendo una finestra sulla complessità del comportamento umano.

I giovani boicottano i social media per riappropriarsi della socialità

social media giovani

La pandemia sembra aver scosso profondamente le nostre vite, ricalibrando le priorità e gli stili di vita delle persone sulla base di un nuovo equilibrio. In particolare i giovani stanno totalmente rivoluzionando abitudini, trend e convinzioni della loro vita privata e professionale. Abbiamo visto come sta cambiando il paradigma del lavoro e la concezione dell’individuo in riferimento all’identità professionale nelle nuove generazioni. Oggi c’è una nuova tendenza che denota un’inversione di marcia rispetto agli anni passati: sempre più giovani stanno eliminando il proprio account social. Molti Millennials e Gen Z hanno deciso di allontanarsi dai media per ristabilire il proprio benessere psico-fisico e riprendere il controllo del loro tempo. Il dato emerge dall’ultimo sondaggio della Digital Society Index – condotta a livello globale da Dentsu Aegis Network. La causa principale di questa tendenza è la difficoltà di gestione dei social media. Nel corso degli anni i social media sono diventati indispensabili nella vita quotidiana. Si sono sostituiti ai motori di ricerca, sono diventati strumenti di aggregazione sociale e intrattenimento, nonché potenti mezzi di diffusione per l’attività professionale. Ma perchè sono così difficili da padroneggiare? Ladri di tempo e concentrazione Il tempo speso sui social, talvolta in modo quasi inconsapevole, è disarmante. Consultare continuamente lo smartphone rallenta le attività che stiamo svolgendo, incidendo in maniera significativa sulla concentrazione.Lo “scrolling selvaggio” genera un notevole dispendio di tempo ed energie, focalizzando la nostra attenzione su contenuti che spesso nemmeno ci interessano. Generatori di stress e ansia Abbiamo ampiamente parlato di “social addiction” e di ansia da prestazione dovuta ai modelli di perfezione irraggiungibile proposti dai media. Le nuove psicopatologie connesse all’utilizzo di internet e in particolare dei social network, minacciano la salute mentale dei nostri giovani. Incoraggiano legami superficiali Al giorno d’oggi la popolarità si misura a colpi di followers, eppure i ragazzi non sono mai stati così soli. La corsa all’approvazione e lo stress del consenso a tutti i costi influenzano l’autostima e la percezione del proprio IO. I giovani di oggi vogliono essere se stessi, mostrarsi senza filtri e ad essere apprezzati in maniera più profonda e genuina. E se per ritornare autentici è necessario abbandonare per un pò la tecnologia, che differenza fa?Come in tutte le cose, è auspicabile trovare un equilibrio con se stessi e con gli altri, imparando a vivere gli strumenti tecnologici con misura e consapevolezza, a proprio piacimento.

I genitori alle prese con il bambino e la famiglia di origine

genitori

Il passaggio dalla coppia alla triade padre-madre-figlio è un momento di crisi nel ciclo vitale della famiglia che comporta una ridefinizione della relazione che include gli aspetti legati all’essere diventati genitori. Sul piano concreto, l’organizzazione della vita familiare cambia ritmi, orari e ruoli, in base alle esigenze del bambino. Di conseguenza, i neo genitori si troveranno di fronte a problemi che possono portare da un lato alla solidità della coppia, ma dall’altro, alla dissolvenza di essa. Una coppia ben individuata ha basato il proprio legame sull’empatia, la fiducia e la stima reciproca. In questo modo, entrambi i coniugi potranno contare sulla reciproca comprensione e collaborazione. I genitori stabiliranno, insieme, lo stile educativo da adottare nei confronti del loro bambino. L’acquisizione del nuovo ruolo, centrata su confini chiari tra quello coniugale e quello genitoriale, offrirà un valido modello di attaccamento affettivo ed emotivo. L’arrivo di un figlio, inoltre, arricchisce la percezione di sé di una dimensione storica, in cui si rivive la propria infanzia, con i propri valori e scopi. Determina però anche la necessità di rielaborare le relazioni con la famiglia d’origine. La giovane coppia, non si allontanerà dalla famiglia, ma si troverà maggiormente coinvolta ad un livello differente. La generazione più anziana, infatti, deve sostenere, a debita distanza, i propri figli nel nuovo compito di genitori e assumere per loro il ruolo di nonni. Alcune famiglie creano legami invischiati in cui tutti oltrepassano i confini. I nonni non riconoscono maturità ai loro figli e non riescono a connotarli come genitori. Per la loro maggiore esperienza, si sostituiscono a loro nella gestione e nell’educazione dei nipoti. Allo stesso tempo, la coppia, permette l’interferenza di madri, suocere e parenti vari. Questo avviene sia per alleggerirsi del carico di responsabilità e sia perché non hanno raggiunto la maturità necessaria per ridefinire i ruoli.

I fantasmi in rete: il fenomeno del ghosting

fantasmi

Negli ultimi tempi, si sta diffondendo il fenomeno dei fantasmi del web: il ghosting. Esso consiste in un atteggiamento di sparizione completa e improvvisa in cui si interrompono i rapporti in modo brusco; comportamento utilizzato sempre più frequentemente soprattutto nelle relazioni on line. Insieme all’orbiting e al breadcrumbing, con il ghosting si attuano comportamenti in cui si è poco rispettosi nei confronti della vittima. Inoltre, chi si affida a tali modalità comportamentali non si assume la responsabilità delle proprie azioni e della fine della relazione. L’atteggiamento più diffuso è quello di non rispondere alle telefonate e ai messaggi, arrivando talvolta a bloccare l’utente coinvolto. Alcuni, inoltre, cancellano il proprio profilo o eliminano il contatto tra le amicizie e i followers. Gli aspetti caratteristici del ghoster sono prevalentemente legati all’insicurezza e alla scarsa stima di sé. Questi fantasmi digitali cominciano a prediligere questo tipo di relazioni perchè più facilmente gestibili, sia dal punto di vista pratico e soprattutto dal punto di vista emotivo. Non hanno responsabilità, nè vogliono assumerla e, inoltre, non sviluppano un senso di colpa per il loro comportamento. In talune occasioni, poi, spiano attraverso altri profili o mediante contatti in comune la propria vittima. La sensazione creata in quest’ultima è proprio una presenza/assenza non giustificata e non giustificabile. Ciò che ne deriva, sempre in chi lo riceve è un senso di smarrimento e sfiducia nelle relazioni interpersonali future. Si determina poi un circolo vizioso in cui c’è rabbia e confusione per l’improvvisa assenza, per poi passare ad una spasmodica ricerca del fantasma per ricevere spiegazioni, che ovviamente non arrivano. Il tutto poi ricomincia da capo, minando comunque la propria autostima e la propria sicurezza. Bisognerebbe quindi essere onesti con se stessi, accettando ed elaborando la perdita, pur senza le adeguate spiegazioni, evitando così rimuginii e sensi colpa.

I Disturbi della Comunicazione. Alcune riflessioni per gli psicologi.

di Francesca Dicè I Disturbi della Comunicazione sono Disturbi del Neurosviluppo molto frequenti in età prescolare e sono caratterizzati da quadri sindromici differenti che riguardano le capacità di comprensione, produzione e uso del linguaggio (Centro TICE). Secondo il DSM-5, essi riguardano la presenza di deficit nel linguaggio (l’uso di un sistema convenzionale di simboli), nell’eloquio (la produzione espressiva di suoni) e nella comunicazione, (il comportamento verbale o non verbale) senza alcuna compromissione delle altre aree di funzionamento (Centro TICE). Fra questi, il Disturbo del Linguaggio si configura come molto complesso perché riguarda sia la produzione che la capacità di comprendere la parola parlata; si distingue per la presenza di un lessico ridotto, la limitatastrutturazione delle frasi e la compromissione delle capacità discorsive (Centro TICE). Invece, il Disturbo Fonetico- Fonologico riguarda esclusivamente la produzione del linguaggio ed è caratterizzato da dislalie e ritardo linguistico (Centro TICE). Il Disturbo della Fluenza, comunemente detto Balbuzie, si distingue per la presenza di frequenti ripetizioni o prolungamenti di suoni o sillabe e spesso è più grave in condizioni di tensione emozionale (Centro TICE). Il Disturbo della Comunicazione Sociale, infine, è caratterizzato da un deficit nell’utilizzo delle regole sociali relative alla comunicazione e presenta importanti limitazioni nell’efficacia, nella partecipazione sociale, nelle relazioni e nelle capacità scolastiche e lavorative (Centro TICE). È opportuno specificare che fra i Disturbi della Comunicazione non si annovera il Mutismo Selettivo, che invece, secondo il DSM-5, è un disturbo d’ansia che si manifesta in età evolutiva ed è caratterizzato dall’assenza di comunicazione verbale in alcune situazioni sociali (Falcone, 2021).Il trattamento riabilitativo per i Disturbi della Comunicazione è di tipo multidisciplinare e richiede la presenza di logoterapia, psicomotricità e psicoterapia (Associazione PSY). È necessaria, tuttavia, anche una presa in carico in psicoterapia familiare, affinché l’intera famiglia possa avvalersi di uno specifico spazio di elaborazione e riflessione, per comprendere i vari sintomi del Disturbo, elaborare le ansie ad esso connesse e sostenere il bambino nelle difficoltà (Associazione PSY). In questo contesto, anche il lavoro dei logopedisti si configura come un contributo fondamentale per prevenire, curare e riabilitare gli aspetti deficitari ma anche per la valutazione del linguaggio e della comunicazione (Associazione PSY).In conclusione, i Disturbi della Comunicazione sono condizioni estremamente complesse da non sottovalutare, la cui diagnosi e presa in carico precoce possono rivelarsi determinanti per garantire il buon esito dei trattamenti riabilitativi ed una remissione quanto più possibile completa dei sintomi (Associazione PSY, Centro TICE). Bibliografia. American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Arlington, VA ISBN 978974652268Associazione PSY. Disturbi della comunicazione. Retrieved from https://bit.ly/ 3LjXIXbCentro TICE, Disturbi nella comunicazione. Retrieved from https://bit.ly/39jSvRTFalcone C. (2021). Mutismo Selettivo. Retrieved from https://bit.ly/3NisQrkPsicologinews.it

I disturbi della comunicazione. Alcune riflessioni per gli psicologi.

di Francesca Dicè I Disturbi della Comunicazione sono disturbi del Neurosviluppo molto frequenti in età prescolare e sono caratterizzati da quadri sindromici differenti che riguardano le capacità di comprensione, produzione e uso del linguaggio (Centro TICE). Secondo il DSM-5, essi riguardano la presenza di deficit nel linguaggio (l’uso di un sistema convenzionale di simboli), nell’eloquio (la produzione espressiva di suoni) e nella comunicazione, (il comportamento verbale o non verbale) senza alcuna compromissione delle altre aree di funzionamento (Centro TICE). Fra questi, il Disturbo del Linguaggio si configura come molto complesso perché riguarda sia la produzione che la capacità di comprendere la parola parlata; si distingue per la presenza di un lessico ridotto , la limitata strutturazione delle frasi e la compromissione delle capacità discorsive (Centro TICE). Invece, il Disturbo Fonetico F o n o l o g i c o r i g u a r d a esclusivamente la produzione d e l linguaggio ed è caratterizzato da dislalie e ritardo linguistico (Centro TICE). Il Disturbo della Fluenza, comunemente detto Balbuzie, si distingue per la p r e s e n z a d i f r e q u e n t i ripetizioni o prolungamenti di suoni o sillabe e spesso è più grave in condizioni di tensione emozionale (Centro TICE). Il Disturbo della Comunicazione Sociale, infine, è caratterizzato da un deficit nell’utilizzo delle regole sociali relative alla comunicazione e presenta importanti limitazioni nell’efficacia, nella partecipazione sociale, nelle relazioni e nelle capacità scolastiche e lavorative (Centro TICE). È opportuno specificare che fra i Disturbi della Comunicazione non si annovera il Mutismo Selettivo, che invece, secondo il DSM-5, è un disturbo d’ansia che si manifesta in età evolutiva ed è caratterizzato dall’assenza di comunicazione verbale in alcune situazioni sociali (Falcone, 2021). Il trattamento riabilitativo per i Disturbi della Comunicazione è di tipo multidisciplinare e richiede la presenza di logoterapia, psicomotricità e psicoterapia (Associazione PSY). È necessaria, tuttavia, anche una presa in carico in psicoterapia familiare, affinché l’intera famiglia possa avvalersi di uno specifico spazio di elaborazione e riflessione, per comprendere i vari sintomi del Disturbo, elaborare le ansie ad esso connesse e sostenere il bambino nelle difficoltà (Associazione PSY). In questo contesto, anche il lavoro dei logopedisti si configura come un contributo fondamentale per prevenire, curare e riabilitare gli aspetti deficitari ma anche per la valutazione del linguaggio e della comunicazione (Associazione PSY). In conclusione, i Disturbi della Comunicazione sono condizioni estremamente complesse da non sottovalutare, la cui diagnosi e presa in carico precoce possono rivelarsi determinanti per garantire il buon esito dei trattamenti riabilitativi ed una remissione quanto più possibile completa dei sintomi (Associazione PSY, Centro TICE). Bibliografia. American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Arlington, VA ISBN 9789746522687 Associazione PSY. Disturbi d e l l a c o m u n i c a z i o n e . Retrieved from https://bit.ly/ 3LjXIXb Centro TICE, Disturbi nella comunicazione. Retrieved from https://bit.ly/39jSvRT Falcone C. (2021). Mutismo Selettivo. Retrieved from https://bit.ly/3NisQrk

I Disturbi della Comunicazione. Alcune riflessioni per gli psicologi

di Francesca Dicè I Disturbi della Comunicazione s o n o D i s t u r b i d e l Neurosviluppo molto frequenti in età prescolare e sono caratterizzati da quadri sindromici differenti che riguardano le capacità di comprensione, produzione e uso del linguaggio (Centro TICE). Secondo il DSM-5, essi riguardano la presenza di deficit nel linguaggio (l’uso di un sistema convenzionale di simboli), nell’eloquio (la produzione espressiva di suoni) e nella comunicazione, (il comportamento verbale o non verbale) senza alcuna compromissione delle altre aree di funzionamento (Centro TICE). Fra questi, il Disturbo del Linguaggio si configura come molto complesso perché riguarda sia la produzione che la capacità di comprendere la parola parlata; si distingue per la presenza di un lessico r i d o t t o , l a l i m i t a t a strutturazione delle frasi e la compromissione delle capacità discorsive (Centro TICE). Invece, il Disturbo Fonetico- F o n o l o g i c o r i g u a r d a esclusivamente la produzione d e l l i n g u a g g i o e d è caratterizzato da dislalie e ritardo linguistico (Centro TICE). I l Disturbo della Fluenza, comunemente detto Balbuzie, si distingue per la p r e s e n z a d i f r e q u e n t i ripetizioni o prolungamenti di suoni o sillabe e spesso è più grave in condizioni di tensione emozionale (Centro TICE). Il Disturbo della Comunicazione Sociale, infine, è caratterizzato da un deficit nell’utilizzo delle regole sociali relative alla comunicazione e presenta i m p o r t a n t i l i m i t a z i o n i n e l l ’ e f fi c a c i a , n e l l a partecipazione sociale, nelle relazioni e nelle capacità scolastiche e lavorative (Centro TICE). È opportuno specificare che f r a i D i s t u r b i d e l l a C o m u n i c a z i o n e non s i annovera il Mutismo Selettivo, che invece, secondo il DSM-5, è un disturbo d’ansia che si manifesta in età evolutiva ed è caratterizzato dall’assenza di comunicazione verbale in alcune situazioni sociali (Falcone, 2021). Il trattamento riabilitativo per i Disturbi della Comunicazione è di tipo multidisciplinare e richiede la presenza di logoterapia, psicomotricità e psicoterapia (Associazione PSY). È necessaria, tuttavia, anche una presa in carico in psicoterapia familiare, affinché l ’ i n t e r a f a m i g l i a possa avvalersi di uno specifico spazio di elaborazione e riflessione, per comprendere i vari sintomi del Disturbo, elaborare le ansie ad esso connesse e sostenere i l bambino nelle difficoltà (Associazione PSY). In questo contesto, anche il lavoro dei logopedisti si configura come un contributo fondamentale per prevenire, curare e riabilitare gli aspetti deficitari ma anche per la valutazione d e l l i n g u a g g i o e d e l l a comunicazione (Associazione PSY). In conclusione, i Disturbi della C o m u n i c a z i o n e s o n o condizioni est remamente c o m p l e s s e d a n o n sottovalutare, la cui diagnosi e presa in carico precoce possono rivelarsi determinanti per garantire il buon esito dei trattamenti riabilitativi ed una r e m i s s i o n e q u a n t o p i ù possibile completa dei sintomi (Associazione PSY, Centro TICE). Bibliografia.A m e r i c a n P s y c h i a t r i c Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Arlington, VA ISBN 9789746522687Associazione PSY. Disturbi d e l l a c o m u n i c a z i o n e . Retrieved from https://bit.ly/3LjXIXbCentro TICE, Disturbi nella comunicazione. Retrieved from https://bit.ly/39jSvRTFalcone C. (2021). Mutismo Selettivo. Retrieved from https://bit.ly/3NisQrk

I DISTURBI DEL SONNO NEL BAMBINO

Un bambino su quattro soffre di disturbi del sonno. Il sonno matura e cambia con la crescita, per cui molti comportamenti che possono sembrare disturbi del sonno, nel neonato o nel bambino, sono in realtà espressione dell’età che cambia.  Quali sono i disturbi del sonno del bambino? difficoltà a iniziare o mantenere il sonno (comunemente nota come insonnia); eccessiva sonnolenza diurna; disturbi della respirazione e del movimento nel sonno. Disturbi del sonno nei bambini di un anno Nel sonno del bambino nel primo anno di vita si verificano importanti cambiamenti, che in parte si riflettono nelle grandi acquisizioni che possiamo osservare dalla nascita ai 12 mesi. Spesso si tratta di passaggi fisiologici. Un neonato passa gran parte delle 24 ore dormendo, senza fare differenza fra il giorno e la notte, svegliandosi per ottenere il nutrimento.Anche se comportano una disregolazione del sonno dei genitori, è raro che i risvegli notturni frequenti possono essere la spia di un disturbo del sonno del neonato, se il piccolo cresce regolarmente. Nei primi 6 mesi di vita del bambino, durante il sonno, si possono osservare comportamenti che possono allarmare i genitori, come un respiro irregolare o rumoroso, movimenti anomali o altri fenomeni che non sono presenti in età successive. Dopo i 6 mesi di vita è possibile che il bambino manifesti nuovamente una fase di “regressione”. Talvolta questo si verifica quando uno dei genitori rientra al lavoro o il piccolo viene inserito al nido. Disturbi del sonno nei bambini tra i 2 e i 4 anni Intorno ai 2 anni, può comparire un fenomeno che per le sue caratteristiche viene chiamato “pavor nocturnus”, terrore notturno. Nella prima metà della notte, il bambino può svegliarsi come in preda a uno spavento, urlando e muovendosi come se fosse in grave difficoltà. Si tratta tuttavia di un comportamento para-fisiologico nell’ambito delle parasonnie. Il piccolo sembra sveglio nelle parole e nei gesti, ma il suo cervello dorme ancora: ne è un segno l’impossibilità di entrarci in contatto e l’assenza di ricordi al risveglio. Nella seconda parte della notte, invece, possono comparire incubi, sogni dal contenuto spaventoso che svegliano il bambino. Tra i 2 e i 4 anni può essere anche presente l’insonnia, con difficoltà a iniziare o mantenere il sonno, e può comparire un respiro rumoroso con russamento. La causa più frequente di questo disturbo in età pediatrica è l’ingrossamento di adenoidi e tonsille: è importante riconoscere questa situazione, poiché il bambino, dormendo male, può manifestare disturbi durante il giorno, come ad esempio difficoltà nell’attenzione e nella concentrazione. Disturbi del sonno nei bambini dai 4 anni in poi In questa fascia di età possono essere presenti tutti i disturbi del sonno già elencati. Fra le parasonnie più frequenti ricordiamo il sonnambulismo, in cui il bambino si alza durante la notte e riproduce comportamenti simili a quelli della veglia. Perché si verificano i disturbi del sonno nel bambino? Da questa breve sintesi si evince che le difficoltà del sonno nei bambini sono tante e diverse tra loro. Le cause dei disturbi del sonno possono essere molte e riconducibili in certi casi a patologie vere e proprie, in altri invece a errate abitudini o convinzioni sul sonno. Quando preoccuparsi se il bambino dorme poco? Innanzitutto occorre ricostruire la giornata tipo del nostro bambino, così da descriverla al pediatra che valuterà se la quantità di sonno è adeguata all’età. I segni di sonno di scarsa quantità o qualità non si manifestano nella tendenza ad addormentarsi durante il giorno, bensì con irrequietezza, difficoltà a concentrarsi o a giocare con gli altri, fino ai disturbi nella crescita nei casi più gravi. Sin dai primissimi giorni di vita è utile cercare di instaurare una routine per il sonno dei bambini. Non c’è però un’unica routine possibile, perché le abitudini variano di famiglia in famiglia, ma esistono strategie comuni che si possono mettere in atto: sin dal pomeriggio sarebbero da evitare attività eccessivamente stimolanti o al contrario sonnellini troppo prolungati; proporre un bagno, prima o dopo cena, a seconda delle abitudini della famiglia e dalle conseguenze sul piccolo: infatti c’è chi si rilassa nell’acqua e chi invece diventa ancora più irritabile; terminato il pasto serale è meglio evitare di proporre latte o altre bevande al bambino, altrimenti il piccolo assocerà l’addormentamento al liquido e lo richiederà ad ogni risveglio; per addormentarlo è consigliato spostarsi nella zona predisposta per il sonno, il piccolo può essere accompagnato nell’addormentamento proponendo la lettura di un libro o una canzone che gli permetta di rilassarsi; evitate schermi, musiche ad alto volume e luci notturne. Conclusioni E’ bene quindi monitorare la qualità e la quantità di sonno del proprio bambino. Qualora la causa del disturbo abbia delle basi psicologiche è preferibile rivolgersi ad uno psicologo esperto.