LA MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA

La manipolazione psicologica è una forma subdola di influenza sociale, che si manifesta in molteplici modi. Il libro “Manipolatori – Le catene invisibili della dipendenza psicologica” ci getta nel cuore oscuro della manipolazione psicologica attraverso le storie intricanti e spesso inquietanti di Elisa nel true crime. Ma cosa c’è dietro questa capacità di controllare le menti altrui? Cosa spinge alcuni individui a manipolare gli altri con tale maestria? In questo articolo esploreremo da vicino alcuni aspetti psicologici coinvolti nelle dinamiche della manipolazione. 1. LA COMPLESSITA’ DEL CARATTERE DEL MANIPOLATORE Nel libro, l’autrice descrive i personaggi manipolatori con una gamma di sfumature psicologiche, che li rendono più realistici e complessi. Ad esempio, un manipolatore può agire a causa di un profondo senso di inferiorità e insicurezza. In questo caso cerca di compensare questi sentimenti attraverso il controllo sugli altri. Al contrario, un manipolatore potrebbe agire da una posizione di narcisismo patologico. In questo secondo caso, egli va cercando costantemente l’ammirazione e il potere sulla vita degli altri per alimentare il proprio ego fragile. 2. LE TECNICHE DI MANIPOLAZIONE E DI CONTROLLO Le tecniche di manipolazione e controllo descritte nel libro possono includere una serie di strategie psicologiche sottili e subdole. Ad esempio, la manipolazione emotiva induce la vittima a fare ciò che il manipolatore desidera, facendo leva sui sentimenti di colpa o di compassione della stessa. Oppure attraverso tecniche di isolamento sociale, il manipolatore cerca di separare vittima dal suo supporto sociale in modo da esercitare un maggiore controllo sulla stessa. 3. LE DINAMICHE DI POTERE Nel contesto delle storie raccontate, le vittime spesso si trovano in una posizione di vulnerabilità psicologica che li rende suscettibili alla manipolazione. Si tratta di vittime recentemente colpite da un evento traumatico e quindi più inclini a cercare conforto e guida da parte del manipolatore. Questo squilibrio di potere può portare a una dinamica relazionale tossica, in cui il manipolatore esercita un controllo coercitivo sulla vittima, spingendola a fare scelte contro il proprio interesse. 4. LE CONSEGUENZE PSICOLOGICHE DELLA MANIPOLAZIONE Infine, la lettura del libro ci offre un’opportunità per esplorare le conseguenze psicologiche devastanti della manipolazione sulle vittime coinvolte. Le vittime possono sviluppare disturbi legati allo stress post-traumatico a seguito di un’esperienza manipolativa intensa (con sintomi com flashback, ansia e ipervigilanza). Oppure una vittima può sperimentare la perdita di fiducia in se stessa e negli altri, trovandosi a ripensare costantemente agli eventi passati e a chiedersi se potrebbe essere stata ingannata di nuovo. In conclusione, il libro “Manipolatori” ci offre un’opportunità unica per esplorare gli aspetti psicologici della manipolazione attraverso le storie avvincenti di Elisa nel true crime. Si tratta di un’opera che non solo intrattiene, ma anche ci invita a riflettere sulle profonde sfumature della mente umana e sulla necessità di essere consapevoli delle tattiche manipolative che possono insinuarsi nelle nostre vite.

GENITORI ELICOTTERO

Il significato di genitore elicottero deriva da un modo di dire inglese utilizzato per la prima volta nel libro Parenting with Love and Logic: Teaching Children Responsibility, che contiene suggerimenti di vario genere perché i genitori siano in grado di responsabilizzare i propri figli senza esercitare l’helicopter parenting, ovvero non comportarsi come genitori opprimenti e possessivi, controllandoli appunto dall’alto proprio come un elicottero. Lo stile genitoriale iperprotettivo può essere riconosciuto per la presenza di una costante richiesta di informazioni sulla vita quotidiana e scolastica, unita a continue intromissioni che consistono in interventi diretti per risolvere i problemi dei figli, limitandone l’autonomia personale.  In maniera simile allo stile autoritario, quello iperprotettivo può portare i figli a sentire di dover rispettare delle regole molto rigide, sotto lo stretto controllo dei genitori. Un livello ancora più intenso di iperprotettività dei genitori si riscontra poi nel “genitore spazzaneve” che, come uno spazzaneve appunto, elimina qualsiasi difficoltà o ostacolo che si presenta nel percorso di vita del bambino. Come principali figure di attaccamento, i genitori possono influenzare la crescita emotiva del proprio figlio che imparerà così a interpretare il mondo circostante e instaurare relazioni. Uno stile iperprotettivo potrebbe avere importanti ripercussioni sull’immagine di sé, portando il bambino a rappresentarsi come individuo bisognoso dell’Altro, incompetente e incapace di cavarsela da solo.  Bassa autostima,  disturbi d’ansia e depressione, dipendenza affettiva sono solo alcune delle conseguenze che questo stile genitoriale può comportare. Le espressioni di paura dei genitori verso uno stimolo, facilitano l’emergere di una risposta di paura verso il medesimo oggetto da parte dei propri figli . Quindi il figlio, vedendo il genitore spaventato da un certo oggetto, tenderà a sperimentare lo stesso stato emotivo e a replicare lo stesso comportamento, infatti genitori e figli esibiscono livelli di paura molto simili . Nel momento in cui le preoccupazioni per i propri figli diventano difficili da gestire, può essere importante chiedere l’aiuto di un professionista della salute mentale per capire in che modo poter elaborare queste paure.  Affidarsi a un terapeuta esperto, permetterà di ricevere il sostegno di cui il genitore iperprotettivo, ma anche i figli di genitori elicottero, possono avere più bisogno, individuando l’approccio più efficace per intervenire sul caso specifico.

Sfide sociali nei contesti educativi

L’istruzione è un elemento fondamentale e necessario nella nostra società, inoltre, è molto importante per lo sviluppo della persona. Tuttavia nel mondo dell’istruzione si inseriscono varie sfide sociali, che si presentano ogni giorno con una “scena” diversa. Queste sfide sociali hanno un impatto significativo sul processo educativo, in alcuni casi, limitano il benessere psicofisico e la riuscita negli apprendimenti.

L’Attaccamento Affettivo agli Oggetti: Quando Cose e Cuori si Legano

È comune osservare nei bambini un forte attaccamento a oggetti come coperte o peluche, ma anche gli adulti possono sviluppare legami significativi con oggetti materiali. Questo fenomeno, esaminato dalla psicologia, rivela molto sul nostro comportamento e sui nostri bisogni emotivi. Da Dove Nasce Questo Legame Psicologicamente, l’attaccamento affettivo agli oggetti può essere visto come una manifestazione del nostro bisogno di sicurezza e comfort. Gli oggetti diventano simboli di tranquillità e possono fungere da “oggetti di transizione”, come teorizzato dal pediatra e psicoanalista Donald Winnicott. Gli oggetti di transizione aiutano i bambini a passare dall’essere totalmente dipendenti dai genitori all’autonomia, fornendo un senso di sicurezza durante periodi di stress o cambiamento. Non Solo i Bambini Sebbene sia più evidente nei bambini, l’attaccamento agli oggetti non scompare con l’età. Gli adulti spesso attribuiscono significato sentimentale a oggetti come libri, gioielli o anche automobili, che possono rappresentare ricordi, persone care, o momenti felici della vita. Questi oggetti possono evocare comfort e offrire stabilità emotiva in momenti di cambiamento o solitudine. Il Valore Psicologico degli Oggetti Dal punto di vista psicologico, mantenere certi oggetti può aiutare a preservare l’identità personale e la continuità di sé nel tempo. In condizioni di lutto o perdita, oggetti che appartenevano a una persona amata possono servire come connessione tangibile a quella persona, aiutando nel processo di elaborazione del lutto. Quando l’Attaccamento Diventa un Problema Tuttavia, un eccessivo attaccamento agli oggetti può anche segnalare problemi psicologici, come nel caso dell’accumulo patologico, dove la difficoltà a separarsi dagli oggetti può portare a gravi condizioni di disordine domestico. Questo può essere il sintomo di problemi più profondi, come l’ansia, la depressione o disturbi ossessivo-compulsivi. Conclusione L’attaccamento affettivo agli oggetti è un fenomeno complesso che svolge molteplici funzioni nella nostra vita. Fornisce comfort e sicurezza, aiuta nella gestione del cambiamento e della perdita, e può anche essere un indicatore di salute mentale. Comprendere il significato psicologico dietro questo attaccamento può offrire intuizioni importanti sul comportamento umano e sulle strategie di adattamento. Nel contesto della psicologia, esplorare questi legami può aprire la strada a interventi più efficaci per coloro che soffrono di problemi legati all’accumulo o altri disturbi correlati.

L’autismo: una proposta di sensibilizzazione per studenti

L’autismo come Neurodiversità: una breve proposta di sensibilizzazione interattiva per studenti. Neurodiversità Per fortuna, al mondo siamo tutti diversi. Non esistono due persone uguali al mondo. La diversità ha un fondamento e una funzione bio-psico-sociale tanto semplice quanto importante. Se non fossimo diversi nei tratti somatici, ad esempio, non potremmo distinguerci e riconoscerci tra noi. Se non fossimo diversi nei gusti, ciò che ci piacerebbe si estinguerebbe! Se venissimo tutti dallo stesso luogo, staremmo stretti. Se non avessimo specializzazioni differenti, il mondo non si evolverebbe. In cos’altro siamo differenti? Non esistono due persone al mondo con lo stesso cervello. Conosciamo oggi tante forme di intelligenza differente, persone con un’intelligenza più emotiva, ragazzi con intelligenza analitica, chi con una intelligenza sociale. Si sta abbandonando l’idea di una sola struttura cerebrale “normale”, da cui una persona può più o meno distanziarsi, a favore di una idea inclusiva di neuro-diversità. Autismo Nella tradizione folkloristica europea, si attribuiva l’autismo alle fate, che si credeva sostituissero di nascosto i propri neonati, denominati Changeling o Servan, con quelli umani. Questi bambini, infatti, erano riconosciuti come molto più intelligenti della norma, ma con dei comportamenti un po’… bizzarri! Il cervello di una persona con autismo, nonostante la diversità propria di ogni essere umano, ha delle caratteristiche semplicemente diverse. Ad esempio, hanno una memoria superiore alla media, fino ad arrivare ad una vera e propria memoria fotografica. È il caso di famosissimi artisti come Stephen Wilshire, l’uomo che disegnò Manhattan a memoria. Inoltre, hanno la caratteristica di avere interessi circoscritti, questo gli permette di diventare molto più bravi degli altri nelle attività di loro interesse! È il caso di Lionel Messi, il famosissimo calciatore. Eppure talvolta, per loro è difficile mantenere l’attenzione sul mondo circostante. Come mai? Curiosi di vedere il mondo dal loro punto di vista? Una caratteristica dell’autismo è infatti l’iperstimolazione sensoriale. Fa un po’ paura, vero? Le persone con autismo sono per questo facilmente in ansia e sotto stress. Per gestire questa condizione mettono in ansia dei comportamenti per noi un po’ bizzarri. Ad esempio, quelle che vengono chiamate “stereotipie”, come il dondolarsi sulla sedia, oppure l’isolamento autistico, da cui prendono il nome. Cosa possiamo fare per rendere la classe accogliente e inclusiva? Per quanto appena detto, possiamo quindi impegnarci a rendere l’ambiente semplicemente inclusivo, per persone che hanno un cervello con diverse caratteristiche. Ad esempio, possiamo impegnarci ad evitare di fare rumori fastidiosi, di parlare a voce troppo alta, di ridere troppo forte. Evitiamo di fare troppi cambiamenti all’ambiente in classe, o di utilizzare luci troppo forti. Una cosa molto importante è quella di evitare il contatto fisico improvviso o continuo. Semplicemente approcciarsi con curiosità e diversità!. Come un extraterrestre che si è perso senza un manuale per sapere come orientarsi. Non desidero essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero. Riconoscere che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi (Jim Sinclair).

L’ importanza della gradualità nei percorsi trasformativi

L’essere umano è una creatura in costante evoluzione, non solo biologicamente ma anche psicologicamente e socialmente. Questa evoluzione è guidata da un processo di trasformazione continua, che avviene non solo a livello individuale ma all’interno delle dinamiche complesse delle comunità umane. La comprensione di questo processo è fondamentale nel campo dell’arteterapia, specialmente quando adottiamo il modello Poliscreativa, che valorizza la temporalità e la reciproca influenza tra individuo e comunità come aspetti chiave del percorso terapeutico. Il terapeuta così come anche l’arteterapeuta porta il tempo nell’incontro, rappresenta il pausarium in quell’incontro, dà il tempo, la punteggiatura. In un periodo storico in cui la punteggiatura ,dai temi dei nostri ragazzi, è quasi sparita e quando c’è è messa a caso. Ritornando alla gradualità, la percezione popolare sul cambiamento psicologico, spesso influenzata dalla rappresentazione nei media di terapie dal carattere quasi “esplosivo”, distorce la realtà dei processi trasformativi. Nell’arteterapia secondo il modello Poliscreativa, si dà maggior peso agli aspetti estensivi della trasformazione, che avvengono gradualmente e richiedono tempo. Questo approccio si basa su una comprensione antropologica e transculturale dei processi di cambiamento, come dimostrato dallo studio dei rituali esorcistici e delle pratiche sciamaniche. La nostra ricerca e osservazione dei rituali esorcistici, in particolare quelli condotti da padre Gabriele Amorth, hanno rivelato che la trasformazione autentica spesso si svolge in modo meno teatrale e più graduale di quanto la cultura popolare possa suggerire. La nostra esperienza sottolinea l’importanza di un approccio che valorizzi l’autenticità e il progresso graduale. In contrasto con le rappresentazioni spettacolarizzate di trasformazione nei media, crediamo che un cambiamento profondo e significativo richieda tempo e pazienza, riflettendo la natura circolare e reciproca della nostra interazione con le comunità di appartenenza. Questo processo di co-costruzione, dove individui e comunità si plasmano e rielaborano a vicenda, è essenziale per comprendere l’autentica natura della trasformazione umana.

Dispersione scolastica: adolescenti in fuga

L’età adolescenziale rappresenta una fase fondamentale per ciascun individuo, caratterizzata da significativi mutamenti a livello fisico, emotivo e sociale. Durante questo periodo, gli adolescenti affrontano sfide uniche, tra cui la pressione accademica e le aspettative sociali. Purtroppo, per alcuni giovani, questo periodo può portare alla dispersione scolastica, un fenomeno che comporta l’abbandono prematuro degli studi.  Possibili cause della dispersione scolastica La dispersione scolastica può essere il risultato di una combinazione di fattori individuali, familiari, scolastici e socio-economici. Tra le cause più diffuse si possono citare: Difficoltà familiari: Un ambiente familiare instabile, una conflittualità significativa o trascuratezza da parte dei caregiver possono influenzare negativamente il rendimento scolastico di un adolescente e portare all’abbandono degli studi;  Difficoltà di apprendimento: Gli adolescenti con disabilità o difficoltà di apprendimento possono sentirsi frustrati o scoraggiati dal sistema scolastico tradizionale, portandoli ad abbandonare gli studi; Pressione sociale: Le influenze negative dei coetanei, come la peer pressure (pressione tra pari) e l’adesione a comportamenti a rischio, possono distrarre gli adolescenti dall’impegno accademico e portarli alla dispersione scolastica;  Problemi economici: Le famiglie a basso reddito possono lottare per soddisfare le esigenze finanziarie di base, come il cibo e l’alloggio, spingendo gli adolescenti a cercare lavoro anziché continuare gli studi;  Mancanza di supporto: Gli adolescenti che non hanno un adeguato sostegno emotivo o accademico da parte degli insegnanti, dei genitori o delle istituzioni scolastiche possono sentirsi isolati e abbandonare gli studi. Strategie di intervento Affrontare la dispersione scolastica richiede un approccio olistico che coinvolga sia gli individui che il loro ambiente. Alcune strategie di intervento efficaci includono: Supporto familiare: Coinvolgere attivamente le famiglie nel percorso educativo dei loro figli, offrendo sostegno emotivo, consulenza e risorse per affrontare eventuali difficoltà;  Individuazione precoce: Identificare tempestivamente gli studenti a rischio di dispersione scolastica attraverso il monitoraggio del rendimento accademico, l’analisi del comportamento e il coinvolgimento degli insegnanti; Programmi di tutoraggio: Offrire programmi di tutoraggio personalizzati per gli studenti che necessitano di supporto aggiuntivo nell’apprendimento o nel consolidamento delle abilità di studio; Interventi psicologici: Fornire consulenza psicologica e supporto emotivo agli studenti per affrontare le sfide personali e sviluppare strategie di coping efficaci; Alternative educative: Creare alternative educative flessibili e accessibili per gli studenti che hanno difficoltà a integrarsi nel sistema scolastico tradizionale. Conclusione In conclusione, la dispersione scolastica nell’adolescenza è un problema complesso che richiede un impegno collettivo per essere affrontato con successo. Attraverso una combinazione di supporto familiare, interventi scolastici mirati e risorse comunitarie, possiamo aiutare gli adolescenti a superare le sfide e a raggiungere il loro pieno potenziale educativo.

Disturbo ossessivo compulsivo: pensieri intrusivi ed azioni compulsive

Il disturbo ossessivo compulsivo fa parte della macro categoria di disturbi nella quale sono inclusi i disturbi da dismorfismo corporeo, disturbo da accumulo, tricotillomania (strappamento di peli), disturbo da escoriazione. Esiste una stretta correlazione tra questi disturbi ed i disturbi d’ansia. Nel DOC la persona perde il controllo sui propri pensieri che diventano fastidiosi ed intrusivi e generano molta ansia ed agitazione, la persona si sente afflitta da dubbi ‘cronici’ e per placare l’ansia che ne scaturisce si sente ‘costretta’ (come se ci fosse un’altra persona che lo comanda) a mettere in atto una serie ‘azioni’, chiamate tecnicamente ‘compulsioni’ che dovrebbero avere lo scopo di placare l’ansia. La persona si sente meglio per un tempo, ma dopo poco ricomincia il loop. Le sensazioni che la persona prova sono molto dolorose e vanno dal sentirsi come intrappolati e costretti a fare ciò che non si vuole, alla paura di impazzire, all’agitazione e allo sconforto. Se state provando tutto questo sappiate che il supporto di uno specialista è fondamentale. Le linee guida internazionali raccomandano l’utilizzo di psicoterapia e di terapeuti formati in maniera adeguata. Il primo passaggio è quello di rendere edotto il paziente su ciò che gli sta accadendo, quasi a spiegare il suo ‘disturbo’, successivamente sempre seguendo le linee guida sarebbe soffermarsi per un tempo sui pensieri intrusivi al fine di poterli esplorare e affinché la persona possa ‘familiarizzare’ con questi Metodo ERP: esposizione e prevenzione della risposta). L’ERP ha l’obiettivo di rompere questo ciclo di sintomi eliminando i rituali e l’evitamento, insegnando al paziente a tollerare i livelli di stress messi in atto dall’astensione alla compulsione anche attraverso la mindfullness. L’ERP può essere condotta a vari livelli di intensità e in setting diversi, tra cui l’ambulatorio privato, l’ospedale o il domicilio a seconda della gravità dei sintomi del paziente. Resta fondamentale l’alleanza tra il paziente e il terapeuta, essi lavorano assieme per identificare e lavorare sugli stimoli interni ed esterni, sui contenuti specifici, sulle azioni ripetitive ed invalidanti. Sono previsti compiti a casa per continuare il lavoro sulle paure.

IL VOLONTARIATO E LA PSICOLOGIA

Il volontariato ha le sue radici profonde nell’essenza stessa della natura umana e ha molteplici componenti psicologiche profonde. I comportamenti di volontariato vengono anche messi in occasione di momenti significativi, come possono essere il Natale e la Pasqua. Essendo passata da pochi giorni la Pasqua, in questo articolo vedremo trattate le diverse componenti psicologiche legate al volontariato. 1. L’ALTRUISMO Il volontariato è alimentato dall’impulso innato dell’uomo verso l’altruismo, inteso come la propensione innata a compiere azioni a vantaggio degli altri senza aspettarsi nulla in cambio Durante la Pasqua, questo sentimento altruistico può essere particolarmente accentuato poiché la stagione è spesso associata alla generosità e alla condivisione. 2. EMPATIA E COMPASSIONE L’empatia ci consente di comprendere e condividere le emozioni degli altri, mentre la compassione ci spinge ad agire per alleviare le sofferenze altrui. Durante la Pasqua, questi sentimenti sono particolarmente vivi, poiché ci ricordano l’importanza di condividere gioie e dolori con coloro che ci circondano. Le persone, infatti, possono sentirsi particolarmente motivate a aiutare coloro che sono in difficoltà o che si trovano in situazioni di bisogno, dimostrando così la loro empatia e compassione. 3. IDENTITA’ E SENSO DI APPARTENENZA Partecipare al volontariato in generale e durante la Pasqua può offrire un senso di appartenenza e di identità più profondo. Questo senso di appartenenza alla comunità ci riempie di gratitudine e di gioia, rafforzando il legame tra gli individui. 4. AUTOREALIZZAZIONE E GRATIFICAZIONE PERSONALE Il volontariato offre anche un’opportunità unica di autorealizzazione e gratificazione personale. L’atto di dare senza aspettarsi nulla in cambio porta una sensazione di realizzazione interiore e di soddisfazione che va al di là delle ricompense materiali. Durante la Pasqua, questo sentimento è amplificato dal contesto spirituale e dalla riflessione sul significato più profondo della vita e della solidarietà umana. In conclusione, queste componenti psicologiche del volontariato ci mostrano come l’essere umano sia intrinsecamente motivato verso l’altruismo, l’empatia e la solidarietà. Questi valori, espressi attraverso azioni volontarie durante la Pasqua, possono arricchire sia chi dona sia chi riceve, contribuendo a creare una comunità più coesa.

Ortoressia: cos’è?

Il termine ortoressia, dal greco orthos che significa “corretto”, “sano” e orexis che vuol dire “appetito”, è stato coniato negli anni ’90 dal medico statunitense Steven Bratman, e si riferisce all’ossessione per un’alimentazione ritenuta salutare, che si traduce in un rigido complesso di regole e restrizioni alimentari.  L’ortoressia è caratterizzata dal fatto che la ricerca di una salute ottimale attraverso una dieta estremamente controllata e “pura” si trasforma in un’ossessione che può compromettere significativamente la salute mentale e il benessere psicofisico. L’ortoressia ha molte caratteristiche dei disturbi alimentari (DCA) e dei punti in comune con il disturbo ossessivo compulsivo (DOC): possiamo dire infatti che rappresenta un incrocio tra queste condizioni patologiche.  I disturbi del comportamento alimentare comprendono varie condizioni psicologiche legate all’alimentazione, tra cui anoressia e bulimia e il bingo eating demorder, e altre non inserite nei manuali ufficiali come la pregoressia e la dipendenza da cibo,  che si caratterizzano per un’ossessione riguardo il peso, l’immagine corporea e il controllo del cibo.  Sebbene, come abbiamo visto, l’ortoressia non sia classificata ufficialmente come DCA nei manuali diagnostici, nel panorama scientifico ci sono diverse ricerche che indagano se l’ortoressia debba essere annoverata o meno tra questi disturbi (l’ortoressia può anche configurarsi come disturbo ossessivo e desiderio di controllo ancorato al cibo e alla purezza degli alimenti) Le persone che soffrono di anoressia nervosa o bulimia nervosa condividono la preoccupazione per il peso e l’immagine corporea, e manifestano comportamenti di controllo del peso (come la progressiva riduzione del cibo o le condotte di eliminazione) che possono avere gravi conseguenze sulla salute.  L’ortoressia, d’altra parte, si concentra sulla qualità del cibo con l’intento di raggiungere o mantenere la salute ottimale, ma può ugualmente portare a effetti negativi sulla salute fisica e mentale a causa di restrizioni alimentari eccessive. ‍Sebbene l’ortoressia nasca dall’intenzione di migliorare la salute attraverso un’alimentazione estremamente controllata e salutare, può avere conseguenze sia fisiche che psicologiche significative. Tra le conseguenze fisiche dell’ortoressia possono esserci: carenze nutrizionali, problemi gastrointestinali, amenorrea, perdita di peso, squilibri elettrolitici che possono provocare problemi al cuore e al sistema nervoso, astenia. Tra le conseguenze psicologiche, invece si riscontrano: disturbi d’ansia, disturbi depressivi, vergogna, isolamento sociale e problemi nelle relazioni. I rapporti interpersonali e di coppia vengono spesso incrinati se la persona è convinta che non sono più adatti al proprio stile alimentare.  Il supporto psicologico per il trattamento dell’ortoressia mira a individuare le radici psicologiche del disturbo e ad aiutare l’individuo a sviluppare un rapporto più sano con il cibo e con il proprio corpo.