Grazia Attili – La Psicoterapia basata sull’Attaccamento

In una psicoterapia basata sull’attaccamento il terapeuta si pone come Base Sicura dalla quale il paziente possa partire per esplorare le proprie relazioni attuali e quelle del passato, e promuove un’adeguata regolazione delle emozioni attraverso il ripristino dei sistemi cognitivi resi deficitari dalle prime esperienze infantili e attraverso una revisione delle sue rappresentazioni mentali di sé e degli altri. Per approfondire si veda: Grazia Attili, Attaccamento e Costruzione Evoluzionistica della Mente- Normalità, Patologia, Terapia, Raffaello Cortina Editore, 2007
Grazia Attili – Sistema dell’Attaccamento e Disturbi Mentali

Date le condizioni di pericolo in cui vivevano i primi uomini, si seleziona nell’evoluzione un’ organizzazione psicologica, detta Sistema Motivazionale dell’Attaccamento, al fine di garantire ai piccoli la sicurezza attraverso la protezione della madre. Cure distorte in età precoce portano a strategie, per ricevere conforto, funzione del tipo di caregiving di cui si fa esperienza. I disturbi mentali dell’età adulta sono l’ equivalente disfunzionale di quelle strategie. Per approfondire si veda: Grazia Attili, Attaccamento e Costruzione Evoluzionistica della Mente- Normalità, Patologia, Terapia, Raffaello Cortina Editore, 2007 Editore, 2007
Grazia Attili – Teoria dell’Attaccamento e Approccio Evoluzionistico

La teoria di Bowlby si inscrive in un grande affresco evoluzionistico che vede la mente caratterizzata da un’intelligenza che la selezione naturale ha reso funzionale alla gestione delle relazioni. Un utilizzo adeguato delle facoltà mentali è tuttavia possibile solo se l’individuo ha usufruito, fin da piccolo, del soddisfacimento del bisogno di essere protetto. Per approfondire si veda: Grazia Attili, Attaccamento e Costruzione Evoluzionistica della Mente- Normalità, Patologia, Terapia, Raffaello Cortina Editore, 2007
Presentazione libro Alessandra Bernasconi

Dr.ssa Alessandra Bernasconi, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico di adulti, adolescenti e coppie; terapeuta emdr; referente di un’equipe accreditata dall’Ats di Varese per la certificazione dei Dsa, dal 2004 collabora anche con scuole di diverso ordine e grado per la conduzione di sportelli d’ascolto, interventi nelle classi e screening per i Dsa. Nel 2018, ha pubblicato il suo primo libro sugli sportelli d’ascolto alla scuola secondaria di primo grado: “Una finestra sul mondo dei preadolescenti”.
Il ruolo dell’insegnante

Giada Mazzanti spiega il ruolo dell’insegnante e i vari aspetti che l’insegnate deve sempre tenere presente nel suo fare. Il ruolo dell’insegnante è molto gravoso anche dal punto di vista emotivo, e purtroppo spesso viene screditato. L’insegnante si fa carico dell’altro e deve tenere sotto controllo diversi aspetti contemporaneamente. Infatti oltre al compito pedagogico e disciplinare, deve riuscire a gestire la relazione con il singolo allievo che ha delle specifiche esigenze e caratteristiche, ma allo stesso tempo gestire la relazione con il gruppo classe. Il vissuto emotivo dell’insegnante è fondamentale, perché l’allievo per apprendere ha bisogno di sentire la relazione, quindi l’insegnate deve essere consapevole dei suoi vissuti. Questo permette di sviluppare la capacità di ascoltare e accogliere i bisogni dell’altro. Ci sono però dei fattori che intervengono in questa capacità come i fattori intrinseci alla relazione oggettiva, i fattori esterni all’allievo e i fattori interni dell’insegnante. I fattori estrinseci si rifanno alla cultura e all’ambiente in cui è inserita l’organizzazione, infatti lo stile organizzativo specifico e la cultura in cui è inserita la scuola moderano la gestione dell’insegnante. I fattori esterni relativi agli alunni, si nota l’aspettativa degli alunni stessi rispetto all’insegnante. Le aspettative degli alunni modifica il fare dell’insegnante, però il fare dell’insegnante dipende anche dal livello di collaborazione del gruppo classe, che dipende a sua volta dalla frustrazione degli studenti. I fattori interni dell’insegnate, ovvero il sistema valoriale dell’individuo. Tutti questi fattori contribuiscono a modulare le modalità del fare l’insegnante.
L’apprendimento è un’esperienza emotiva

Giada Mazzanti affronta il tema dell’apprendimento, di come esso sia mediato dal mondo interno di chi apprende, di come esso si sviluppi all’interno della relazione insegnante – allievo, e della prima forma di apprendimento ovvero la relazione madre – bambino. Il modo di interpretare la realtà esterna dipende dal mondo interno, in quanto questo riversa delle proiezioni sulla realtà che permettono di immagazzinare le informazioni esterne. Questo succede pure nella realtà scolastica durante il momento di apprendimento degli allievi, infatti l’allievo deve riuscire ad intermediare e mediare le proprie proiezioni di angoscia, nell’atto di apprendere. Questo lo dovrebbero fare da soli, ma è molto difficile, infatti nella dinamica madre – bambino, serve una figura mediatrice che mentalizzi i vissuti di angoscia, in modo che possano essere riusati in maniera funzionale. Nella scuola però questi aspetti negativi angoscianti vengono non considerati oppure trattati in ottica moralista. Quindi si può notare l’unione tra fattore emotivo legato al mondo interno e la relazione nel processo di apprendimento. Infatti l’apprendimento è possibile solo quando l’insegnante riesce a cogliere, capire e restituire, adeguatamente alle esigenze dell’allievo, il modo in cui egli stesso vive i rapporti e i fattori concomitanti al momento dell’apprendimento. Quindi si riesce ad apprendere nel momento in cui si ha la possibilità di elaborare la fatica emotiva concomitante al momento del processo di apprendimento, e l’elaborazione emotiva avviene grazie alla relazione insegnante – allievo.
L’apprendimento Scolastico

Giada Mazzanti psicologa dello sviluppo e della educazione, spiega l’obiettivo della scuola e l’importanza dell’apprendimento scolastico. L’apprendimento scolastico non è solo sviluppo cognitivo, cioè la scuola non deve puntare solo sulla performance accademica, ma deve considerare il processo di apprendimento nella sua totalità, ovvero comprendere quegli aspetti emotivi, affettivi e relazionali, che permettono l’avvenimento dell’apprendimento. Se si continua a considerare l’apprendimento solo come l’assimilazione di concetti astratti, si creerà una scissione tra aspetti emotivi e cognitivi provocando un allontanamento dal piacere accademico. Nei bambini della scuola elementare questo aspetto si evidenzia enormemente, in quanto manifestano una maggiore facilità nel leggere un libro di loro gradimento piuttosto che una pagina di un libro scolastico. Per questo non è possibile scindere l’aspetto emotivo da quello cognitivo, infatti molti studi hanno dimostrato come l’aspetto emotivo e affettivo influisce nell’apprendimento. Questo è un aspetto fondamentale perché durante lo studio vengono immagazzinate anche le emozioni e se queste sono negative si scatena un meccanismo, per cui ogni volta che si studia si manifesteranno quelle emozioni negative. La conseguenza di ciò può portare all’abbandono scolastico o anche il rifiuto di studiare una determinata materia. La scuola è un’istituzione con delle regole da rispettare, e rappresenta un luogo fisico in cui si cresce a contatto con gli altri. L’obiettivo della scuola è quello di far crescere i bambini per poterli farli inserire nel mondo degli adulti. Questo però deve avvenire sempre in relazione allo sviluppo emotivo affettivo, legato alla relazione che si ha con le insegnanti, con gli studenti e i genitori.
Lo psicologo ricercatore

Grazia Pia Palmiotti illustra la figura professionale dello psicologo ricercatore che opera all’interno dell’ambito universitario. Lo psicologo ricercatore è un ricercatore che organizza studi e indagini di tipo psicosociale che hanno delle ricadute in vari ambiti come quello economico, politico e sociale. Per poter far questo vengono raccolti dei dati, che saranno poi analizzati ed interpretati, per poter fornire un contributo alla comunità scientifica. I contributi possono essere divulgati attraverso la stesura di articoli scientifici, attraverso interventi di tipo editoriale o anche con la partecipazione a conferenze di tipo nazionale e internazionale. Lo psicologo ricercatore dopo aver acquisito la sua formazione in ambito psicologico, svolge soprattutto attività di ricerca applicando le sue conoscenze che spesso vanno ad intersecarsi in altri ambiti, ritrovandosi in un continuo flusso di apprendimento e di scoperta. Lo psicologo ricercatore, principalmente lavora in università, e capita spesso che ricercatori che operano in diverse università si trovino a collaborare a progetti di ricerca comuni. Le competenze richieste per poter svolgere questo lavoro sono: conoscenze di tipo metodologico, tecniche di indagine, conoscenza della lingua inglese e la conoscenza di programmi statistici computerizzati. Per poter diventare psicologo ricercatore bisogna avere una formazione di tipo psicologico, svolgere l’anno di tirocinio post- laurea e conseguire un dottorato di ricerca. .
Psicologi Europei in Formazione

Un interessante iniziativa degli studenti di psicologia.
La Settimana del Benessere Psicologico

Raffaele Felaco descrive la storia dell’iniziativa della settimana del benessere psicologico. La prima edizione fu ideata nel 2009 con lo scopo di promuovere la psicologia professionale, grazie all’aiuto dei vari istituti di psicoterapia. Nel 2010 Felaco diventò presidente dell’ordine degli psicologi della Campania, e creò l’iniziativa “Città amiche del benessere psicologico” con lo scopo di far conoscere tutti i colleghi nel proprio territorio, in ogni comune e città venivano quindi presentati i vari colleghi, grandi e numerosi manifesti allestivano le città e tutti i sindaci accolsero questa iniziativa, Fino ad allora infatti l’ordine degli psicologi aveva un’amministrazione burocratica centralizzata nella città capoluogo ed era quindi sconosciuto nei vari territori. Da allora Felaco creò un’altra iniziativa, ovvero le assemblee pubbliche in cui potevano partecipare tutti i colleghi e portare il loro contributo. Questo è continuato per 10 anni fino ad oggi, il successo lo si vede già nella prima edizione in cui parteciparono 182 comuni, diventando un evento culturale per la regione. Infatti un manifesto dell’iniziativa è apparso addirittura in una scena di un film. Oggi questo non è più possibile a causa di vari cambiamenti, infatti quest’anno la settimana del benessere psicologico si svolge in rete sul web, in cui grazie all’aiuto e al contributo dei colleghi si è creata una piattaforma online. In questa piattaforma sono stati raccolti più di 100 video e cartoline con le bellezze del nostro paese inviate da colleghi in molte parti d’Italia, e potranno essere sempre disponibili per la visione.