Adolescenti oggi tra guerra e pandemia.

L’ adolescenza è l’età del cambiamento. Come l’etimologia della parola indica ‘ adolescere’ significa in latino crescere. Essa segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta, è l’età di mezzo dominata dalla trasformazione fisica, psicologica, sociale. L’adolescente non è più un bambino, non lo è nel corpo, ma lo è ancora un po’ e non è ancora un adulto. Questo duplice movimento tra l’abbandono dello stato di bambino e la ricerca di una propria identità costituisce l’essenza stessa dell’adolescenza. Ma quali strumenti abbiamo per capire l’adolescenza? I genitori degli adolescenti spesso sono chiamati ad affrontare una ‘ristrutturazione? del proprio ruolo genitoriale. Essi devono avere la capacità di pensare i figli non come un prolungamento, ma come individui in cerca della propria identità. Avere il coraggio di lasciare sperimentare ai figli l’autonomia che essi chiedono. Avere comunque ancora quella tensione protettiva in quanto adulti e più consapevoli delle ‘trappole’ dell’adultità. L’adolescente che chiede aiuto di solito lo fa perché si sente perso rispetto ai compiti evolutivi che l’età richiede. Spesso c’è un blocco o un ritardo o un conflitto. Il ruolo della terapia è quello di ‘svelare’ la natura della crisi che spesso si palesa con un sintomo fisico e di lavorare per accompagnare il giovane o la giovane a riprendere il cammino di costruzione del nucleo identitario.

Adolescenti isolati

di Giulia Tarabbo da Psicologinews Scientific Gli adolescenti mostrano un profondo disagio emotivo conseguente l’isolamento e le restrizioni alla loro libertà. Essere adolescenti oggi significa vivere confinati nelle proprie camere e isolati dai coetanei. Tutto ciò ha ripercussioni sulle loro vite emotive e si manifestano in profondi disagi psicologici. Spesso ci troviamo difronte ragazzi che cercano un contenimento alle loro angosce. Il nostro intervento si articola intorno alle storie psichiche che di volta in volta sfilano difronte a noi. Osserviamo la vita con i loro occhi e proviamo ad assumere un atteggiamento empatico e distaccato, cercando di stimolare quel processo di crescita ed autodeterminazione, di separazione ed individuazione che dovrebbe appartenere agli adolescenti. La pandemia e le conseguenti misure per il contenimento hanno costretto noi tutti ad uno stile di vita molto lontano da quello a cui eravamo abituati. Il vivere privati di qualsiasi forma di svago e socializzazione ha portato alla luce ombre di cui avevamo il sentore. Gli adolescenti, a causa anche del periodo di vita che si trovano a vivere, rappresentano la lente d’ingrandimento dei disagi che pian piano emergono. Per limitare i contagi è stato chiesto, soprattutto in Campania, a tutti gli studenti di rinunciare alla scuola, a favore di una didattica definita “a distanza”. In conseguenza di tale decisione i bambini ed i ragazzi si sono adeguati ad uno stile di vita che li vuole arenati sui letti e sui divani davanti ad un piccolo schermo alla ricerca di un contatto con coetanei, e di un sapere scolastico che dovrebbe essere loro tramesso attraverso il web. Lontano dall’idea di dare un pensiero sull’appropriatezza di tali provvedimenti, appare opportuno però osservare le loro conseguenze e provare a prevenire o quantomeno lenire il dolore psichico che emerge dalla storia che i ragazzi ci raccontano. Chiudere la scuola ha significato una forte forma di isolamento dai pari. Le loro relazioni sociali si sono ridotte a quelle veicolate dal web: chat, giochi online, social e gruppi whattapp hanno rappresentato, nell’ultimo anno, l’unica modalità comunicativa e di relazione. Sembra pertanto opportuno domandarsi cosa significa per gli adolescenti perdere il contatto con i coetanei, a cosa hanno dovuto rinunciare durante quest’anno. Le conseguenze legate alla necessità di tenere lontani i ragazzi gli uni dagli altri sono osservabili nella pratica clinica, dove con sempre crescente preoccupazione si osserva il manifestarsi di quadri psicopatologici complessi e diversificati. Forme di autolesionismo, anoressia e più in generale disturbi del comportamento alimentare, disturbi ossessivo compulsivo, depressione, ansia sociale sono solo alcuni tra le sintomatologie osservate ed in forte crescita tra gli adolescenti. Già prima che fossero adottate le misure di prevenzione al Covid si osservava un malessere che si esplicava in atteggiamenti di distanziamento sociale e che aveva come conseguenza l’utilizzo di Internet come unico ponte di socializzazione. Il mondo per molti adolescenti era pericoloso, ed oggi questa pericolosità è ancor più marcata poiché li abbiamo privati dei contatti con i coetanei rendendo così la rete amicale fragile. “I legami d’amicizia sono definiti come relazioni interpersonali stabili nel tempo, di natura intima e privata, frutto di scelte volontarie, i quali si riconoscono nella relazione, con reciproco sostegno e piacere nello stare insieme e nel condividere esperienza. Tali relazioni rivestono nello sviluppo un ruolo maggiormente rilevate rispetto ai rapporti con i coetanei più in generale.” (Rischi in adolescenza. Comportamenti problematici e disturbi emotivi, Acura di Elena Cattaneo. Carocci Ed. pag.91). È stata osservata l’esistenza di una correlazione tra legami amicali e adattamento. Da ciò si desume che privare gli adolescenti della possibilità di istaurare legami d’amicizia aumenta notevolmente la possibilità che si manifesti malessere psicologico. In oltre il gruppo dei pari svolge un ruolo fondamentale nel promuovere lo sviluppo verso l’età adulta e soprattutto promuove l’acquisizione dell’autonomia e della ridefinizione della loro identità. Costringendoli in un ambiente domestico per tanto tempo, il processo di separazione ed individuazione che in questa fase evolutiva rappresenta un’importantissima tappa, ha subito un arresto importate. I ragazzi si sono ritrovati ad essere nuovamente figli piccoli e dipendenti di genitori controllanti e accudenti. Ciò il ha ricollocati ad una fase dello sviluppo evolutivo precedente costringendoli ad una profonda frustrazione dei loro bisogni evolutivi ed emotivi. La loro identità, che nel gruppo dei pari trova possibilità di sperimentarsi e sostegno per le angosce e le paure legate al vivere esperienza di vita nuove, ha perso la possibilità di strutturarsi e fortificarsi nel rispecchiamento con i coetanei. Va fatta in oltre un’ulteriore osservazione, questi adolescenti sono gli stessi a cui da sempre viene rimproverato l’uso eccessivo dei dispositivi elettronici. A causa di utilizzo privo di buon senso e di una mancata educazione in tal direzione, i ragazzi si trovano sprovvisti anche delle più rudimentali capacità di socializzare di persona. L’uso delle chat ha preso il posto, ormai quasi completamente, degli incontri e delle relazioni vis a vis. Supportati e sostenuti dalle norme ora in vigore sembra che non abbiano motivazioni per uscire dalle loro tane casalinghe. Si viene a creare così un circolo vizioso perverso in cui ai ragazzi viene vietato di fare ciò che li consentirebbe di adempiere ai loro compiti evoluti e loro, frustrati da queste privazioni, si ancorano sempre di più a quei comportamenti che li mettono al riparo dal rischio di una relazione autentica e concreta. Ed in questo continuo oscillare tra proibizioni e paure che si instaura il malessere psicologico. Dove il sintomo, nelle sue varie declinazioni diventa il simbolo di una mancata capacità da parte di noi adulti di assolvere al ruolo di “base sicura”, di “madre sufficientemente buona”. Tale mancanza appartiene al periodo precedente la pandemia, l’isolamento sociale e le angosce legate alle paure fisiologiche conseguenti il periodo contestuale. Oggi, purtroppo, raccogliamo i frutti di una mancata capacità di supporto emotivo nei confronti di bambini ed adolescenti, che precede il Covid, le cui cause vanno ricercate nelle modalità relazionali adottate. Bibliografia Rischi in adolescenza. Comportamenti problematici e disturbi emotivi, Acura di Elena Cattaneo. Carocci Ed. Il gioco che guarisce. La psicoterapia della Gestalt con bambini ed adolescenti.

Adolescenti e social networks: l’esposizione prolungata modifica il cervello

Nella società odierna i social networks si sono progressivamente sostituiti ai tradizionali canali di comunicazione, dando vita a nuovi modelli relazionali. Per la prima volta un semplice strumento riesce a modificare abitudini e schemi comportamentali già consolidati. Abbiamo analizzato nei precedenti articoli gli effetti di internet e dei social networks sul comportamento umano; le ripercussioni sulla salute mentale e infine i nuovi disturbi che ne derivano. Gli adolescenti sono i più suggestionabili: l’esposizione continua e prolungata ai social networks incide significativamente sul loro sviluppo cognitivo, modificando il loro cervello. Una recentissima ricerca pubblicata su JAMA Pediatrics, condotta su ragazzi di differenti etnie ed età compresa tra i 12 ed i 15 anni, dimostra come l’utilizzo assiduo dei social networks riesca a manipolare il cervello degli adolescenti, alterandone il funzionamento.Lo studio si focalizza soprattutto sulla componente relazionale dei giovani, indagando la correlazione tra frequenza di utilizzo dei social e bisogno di approvazione sociale. Dai risultati emerge che gli assidui frequentatori dei social networks presentano una maggiore sensibilità al giudizio del gruppo dei pari, fino a sviluppare una dipendenza dalla loro approvazione. Il feedback ricevuto dai propri coetanei innesca un’attenzione sempre maggiore alla ricerca di consensi, all’approvazione sociale, al desiderio di essere non solo accettati, ma ammirati. Da una prospettiva clinica sono stati osservati dei cambiamenti in tre aree cerebrali: la corteccia prefrontale, responsabile del controllo delle proprie azioni; le aree che analizzano gli stimoli più rilevanti provenienti dall’ambiente; e infine i circuiti di ricompensa. Tuttavia non è ancora chiaro se questa estrema reattività sia frutto di un processo adattativo che andrà consolidandosi nel corso degli anni, oppure se rappresenta una minaccia: una fonte di stress che può degenerare in ansia sociale e depressione.

ADOLESCENTI E PROCRASTINAZIONE

Strategie per aiutare gli adolescenti nell’avvio di attività o nell’eseguire un’istruzione. Alcune volte, vi sono bambini o adolescenti che mostrano difficoltà ad iniziare delle attività o a eseguire delle istruzioni. Ciò che dovrebbe avvenire, in questi casi, è: pensare all’attività; immaginare che la si sta svolgendo; immaginare i sentimenti che si provano quando si inizia e si completa; automotivarsi a compiere quell’attività; prevedere cosa potrebbe succedere se non la si svolgesse; pianificare a mente i passaggi necessari; pensare al momento migliore per svolgerla; interrompere ciò che si sta facendo; preparare ciò che occorre e iniziare l’attività. I genitori, dunque, potrebbero chiedersi come mai il proprio figlio sembra non riuscire proprio a pianificare, organizzare ed eseguire dei compiti. A volte potrebbe essere importante far eseguire una valutazione per osservare se esistono difficoltà nelle funzioni esecutive (approfondiremo questo tema nel prossimo articolo). ALCUNE INDICAZIONI PER I GENITORI: Stabilire una routine: aiutare il ragazzo a creare una sequenza di azioni utili per il raggiungimento di propri obiettivi, anche in forma scritta. Far notare all’adolescente il circolo vizioso che crea la procrastinazione. Infatti, se rimando qualcosa ed ottengo un buon risultato, sarò portato ancora a rimandare quel compito. Ma anche in caso contrario potrebbe avvenire la stessa cosa perchè sarò portato a dire che la “colpa” è del fatto che non ho studiato. In ogni caso, proteggerei il mio ego. Potrebbe dunque essere utile interrogarsi sul motivo della mia procrastinazione. Suddividere compiti complessi in step più piccoli può amplificare la motivazione. Collaborare con l’adolescente per stabilire regole sull’utilizzo dei social network. Ad esempio, si potrebbe concordare un orario specifico oppure svolgere i compiti in un ambiente comune della casa, permettendo di avere il dispositivo elettronico acceso. Oppure, al contrario, si potrebbe stabilire una zona no tech (niente telefoni, computer, internet). La cosa importante con l’adolescente è il decidere insieme, trovando compromessi. Ricordiamoci che l’adolescente vuole e cerca indipendenza ed imporre su di lui delle regole potrebbe amplificare solo lo scontro.

Adolescenti e lutto: attraversare la perdita

L’adolescenza è una fase estremamente delicata della vita di ogni individuo, caratterizzata da significativi cambiamenti riguardanti differenti aree, tra cui quella fisica, emotiva e sociale. Durante questa fase cruciale dello sviluppo, gli adolescenti cercano di comprendere chi sono e quale sia il loro posto nel mondo. L’esperienza del lutto può rendere questo periodo ancora più complesso e difficile da gestire. Appare evidente che, ancor più per un adolescente, affrontare la perdita di una persona cara può avere un impatto significativo sul benessere emotivo e psicologico. Possibili difficoltà di adolescenti in lutto Gli adolescenti si trovano a metà via tra l’infanzia e l’età adulta, e questa posizione intermedia può complicare il processo di elaborazione del lutto. Le difficoltà che gli adolescenti potrebbero trovarsi ad affrontare in seguito all’esperienza di un lutto possono essere molteplici ed eterogenee. Ne citiamo alcune: Senso di isolamento: Gli adolescenti possono sentirsi isolati nei loro sentimenti di perdita, soprattutto se i loro coetanei non hanno vissuto esperienze simili. Questo isolamento può essere amplificato dalla tendenza degli adolescenti a ritirarsi emotivamente e a non voler condividere i propri sentimenti con gli altri. Spesso, possono sentire che nessuno comprenda veramente il loro dolore, il che potrebbe condurli a chiudersi maggiormente; Conflitto di identità: L’adolescenza è un periodo di esplorazione dell’identità. La perdita di una persona cara potrebbe influire in un’interruzione di questo processo, causando confusione ed incertezza sul “chi sono e su chi vogliono diventare“. La morte di un genitore o di una persona percepita come mentore potrebbe privare i ragazzi di una figura di riferimento fondamentale, rendendo difficile navigare tra le sfide quotidiane e prendere decisioni importanti per il futuro; Cambiamenti nelle dinamiche familiari: Nel caso in cui la perdita sia di un membro della famiglia, ciò potrebbe alterare significativamente le dinamiche familiari. Gli adolescenti potrebbero sentirsi sopraffatti da nuove responsabilità o dal cambiamento di ruolo all’interno della famiglia. Ad esempio, potrebbero dover assumere compiti domestici aggiuntivi o prendersi cura dei fratelli minori, il che potrebbe contribuire ad ulteriore stress e pressione percepiti; Emozioni intense e mutevoli: Gli adolescenti potrebbero sperimentare una gamma di emozioni intense e mutevoli durante il lutto, come tristezza, rabbia, senso di colpa e paura. Queste emozioni potrebbero essere difficili da gestire e comprendere e, di conseguenza, da esprimere. Strategie per supportare gli adolescenti nel lutto È fondamentale fornire agli adolescenti il supporto e le risorse necessarie per aiutarli a elaborare il lutto in modo sano. Alcune strategie utili posso essere: Ascolto empatico: Offrire un ascolto empatico è essenziale. Gli adolescenti devono sapere che i loro sentimenti sono validi e che possono esprimere le loro emozioni senza giudizio. Mostrare comprensione e accettazione potrebbe aiutare a ridurre il senso di isolamento; Comunicazione aperta: Incoraggiare una comunicazione basata su apertura ed onestà all’interno del nucleo familiare. Gli adolescenti devono sentirsi liberi di parlare della loro perdita e delle loro emozioni all’interno di uno spazio sicuro. Inoltre, è importante condividere i propri sentimenti come genitori o caregiver, mostrando che il dolore è una reazione naturale alla perdita; Sostegno psicologico: Considerare l’opzione di un supporto psicologico professionale. Un terapeuta specializzato in lutto potrebbe fornire agli adolescenti gli strumenti necessari per affrontare la perdita e per elaborare le loro emozioni in modo costruttivo. Le terapie di gruppo, in particolare, potrebbero offrire un senso di comunità e comprensione reciproca; Rituali di commemorazione: Partecipare a rituali di commemorazione può essere di notevole aiuto. Che si tratti di una cerimonia formale o di un gesto personale, questi rituali possono aiutare gli adolescenti a onorare la memoria della persona amata e a trovare un senso di chiusura; Attività creative: Le attività creative, come scrivere, disegnare o suonare uno strumento, possono essere un modo efficace per esprimere e elaborare le emozioni. Queste attività possono fornire una valvola di sfogo per i sentimenti intensi e aiutare a trovare un senso di pace; Mantenere una routine: Stabilire e mantenere una routine quotidiana può offrire un senso di normalità e stabilità durante un periodo di caos emotivo. Continuare a partecipare ad attività scolastiche e sociali può aiutare gli adolescenti a sentirsi connessi e sostenuti. L’importanza della pazienza e della comprensione È importante ricordare che il lutto è un processo individuale e che non esiste un modo “giusto” o “sbagliato” di affrontarlo. Gli adolescenti possono aver bisogno di tempo per elaborare la loro perdita e di supporto continuo durante questo periodo. La pazienza e la comprensione da parte dei genitori, degli insegnanti e degli amici sono fondamentali per aiutare gli adolescenti a navigare attraverso il loro dolore. I segnali di allarme, come cambiamenti drastici nel comportamento, nel rendimento scolastico o nel sonno, non devono essere ignorati. È fondamentale intervenire tempestivamente e offrire un supporto adeguato. Conclusione Affrontare il lutto durante l’adolescenza è una sfida significativa, ma con il giusto supporto e le strategie adeguate, gli adolescenti possono trovare modi sani per elaborare la perdita e continuare a crescere. Offrire un ascolto empatico, incoraggiare la comunicazione aperta e fornire risorse adeguate può fare una grande differenza nel loro processo di guarigione. Ricordiamo che ogni adolescente è unico e che il percorso di elaborazione del lutto è individuale. Gli adolescenti che riescono ad affrontare il lutto in modo sano possono emergere da questa esperienza con una maggiore consapevolezza di sé, una comprensione più profonda delle proprie emozioni e una capacità rafforzata di affrontare le sfide future. Il supporto emotivo e psicologico adeguato può trasformare un periodo di grande dolore in un’opportunità di crescita e di sviluppo personale.

Adolescenti e Identità: Capirsi o etichettarsi?

«Forse sono ADHD.» «Credo di avere l’ansia sociale.» «Ho visto un video e mi sono riconosciuto in tutto.» Sempre più adolescenti utilizzano social e contenuti online per cercare spiegazioni a ciò che provano. A volte incontrano parole che sembrano descrivere perfettamente esperienze rimaste fino a quel momento confuse. E questa ricerca non va necessariamente demonizzata. Trovare una spiegazione può essere utile. Può aiutare un ragazzo a sentirsi meno solo, a dare un nome a qualcosa che prima non riusciva a comprendere e, soprattutto, a sentirsi finalmente riconosciuto. Il problema può nascere quando una spiegazione smette di essere un punto di partenza e diventa una conclusione definitiva. Quando finalmente qualcosa sembra avere senso L’adolescenza è un periodo in cui molte domande sull’identità restano ancora aperte. Non è sempre facile capire chi si è, perché si reagisce in un certo modo o perché alcune esperienze sembrano più difficili che per gli altri. In questo contesto, un’etichetta può offrire qualcosa di molto prezioso: una risposta. A volte persino una risposta negativa può sembrare preferibile all’incertezza. Sentirsi dire, o convincersi, di essere «fatti così» può essere doloroso, ma può anche dare una forma a qualcosa che prima appariva confuso. Il rischio è che, nel tentativo di capire una parte di sé, si finisca per ridurre tutta la propria identità a quella sola spiegazione. La ricerca di conferme Quando un ragazzo formula un’ipotesi su di sé, difficilmente inizia una ricerca completamente neutrale. Se pensa di avere un determinato problema, tenderà naturalmente a cercare contenuti che parlano proprio di quello. L’algoritmo, a sua volta, inizierà a proporre sempre più contenuti simili. Si incontrano testimonianze nelle quali ci si riconosce, descrizioni che sembrano familiari e persone che raccontano esperienze molto vicine alle proprie. Poco alla volta, l’ipotesi iniziale può trasformarsi in una certezza. Non necessariamente perché sia falsa, ma perché la ricerca rischia di diventare sempre più selettiva. La ricerca di una risposta può trasformarsi, senza che ce ne accorgiamo, nella ricerca di conferme. È come guardare la propria esperienza attraverso un collo di bottiglia: tutto ciò che conferma la nostra ipotesi passa, mentre ciò che potrebbe complicarla o suggerire altre spiegazioni resta fuori. Capire non significa etichettarsi Le parole psicologiche possono essere strumenti preziosi. Possono aiutare a riconoscere un disagio e, quando necessario, a chiedere aiuto. Ma una parola non dovrebbe esaurire la complessità di una persona. Dire «provo ansia» non è la stessa cosa che pensare «sono un ansioso». Avere difficoltà di concentrazione non significa che ogni aspetto della propria esperienza possa essere spiegato da una sola ipotesi. Capire sé stessi richiede anche la possibilità di rimanere aperti. Di cambiare idea. Di scoprire che due esperienze apparentemente simili possono avere origini diverse. Il ruolo degli adulti: riaprire le domande Di fronte a un adolescente che arriva con un’autodiagnosi, la reazione più semplice potrebbe essere quella di negarla immediatamente. «Hai letto troppo su Internet.» «Non credere a tutto quello che vedi.» Ma liquidare la sua ricerca rischia di far perdere una domanda molto più importante: Che cosa hai trovato in quella spiegazione che ti ha fatto sentire finalmente compreso? Dietro un’etichetta può esserci il bisogno di sentirsi riconosciuti, di smettere di sentirsi sbagliati o semplicemente di trovare un significato a ciò che si sta vivendo. Il compito degli adulti non è togliere ai ragazzi le parole con cui cercano di capirsi. È aiutarli a usarle come ipotesi e non come sentenze. Perché comprendere sé stessi è importante. Ma crescere significa anche scoprire che siamo sempre qualcosa di più della prima spiegazione che abbiamo trovato per definirci. Bibliografia Foster, A., & Ellis, N. (2024). TikTok-inspired self-diagnosis and its implications for educational psychology practice. Educational Psychology in Practice, 40(4), 491–508. https://doi.org/10.1080/02667363.2024.2409451 Corzine, A., & Roy, A. (2024). Inside the black mirror: Current perspectives on the role of social media in mental illness self-diagnosis. Discover Psychology, 4, 40. https://doi.org/10.1007/s44202-024-00152-3  Armstrong, S., Osuch, E., Wammes, M., Chevalier, O., Kieffer, S., Meddaoui, M., & Rice, L. (2025). Self-diagnosis in the age of social media: A pilot study of youth entering mental health treatment for mood and anxiety disorders. Acta Psychologica, 256, 105015. https://doi.org/10.1016/j.actpsy.2025.105015

Adolescenti e Genitori: Istruzioni per l’uso

di Veronica Lombardi Un viaggio burrascoso, l’adolescenza! Quante volte abbiamo sbattuto la porta della nostra cameretta e pensato che il mondo ci cadesse addosso? Certo oggi magari, ripensandoci arrossiamo dall’imbarazzo, oppure ricordando taluni episodi con un fratello o un genitore ci ridiamo teneramente sopra. Eppure quei momenti, apparentemente disperati, delineano il periodo in cui molte certezze sono messe in discussione, è il periodo in cui si immagina il proprio futuro e ci si prepara anche ad affrontarlo, è sicuramente un periodo importante della vita di tutti noi, un periodo che può essere particolarmente difficile, in una parola, l’adolescenza. Entrare nel periodo adolescenziale, come detto, costituisce un momento di forti cambiamenti, è in questo periodo che risulta importante il raggiungimento di una nuova stabilità e continuità personale, necessaria per poter prendere decisioni consapevoli sulla propria vita futura. Tale stabilità corrisponde al sentimento di identità personale. Ma guardando più a fondo, possiamo dire che la dotazione biologica, l’organizzazione e l’esperienza personale e l’ambiente culturale contribuiscono a dare significato, forma e continuità all’esistenza unica di ciascuno di noi. La visione di Erikson è quella di concepire a vita dell’individuo come una successione di fasi, a ognuna delle quali è assegnata un a funzione evolutiva di natura psicologica. Nell’adolescenza uno degli aspetti fondamentali è l’acquisizione dell’identità sessuale e di ruolo, che è anche la ricapitolazione delle acquisizioni raggiunte nelle tappe precedenti dello sviluppo. L’acquisizione di tale identità comporta: Il raggiungimento della percezione matura del tempo; La certezza stabile nella percezione di se; L’assunzione e la sperimentazione dei ruoli; L’acquisizione di un’identità sessuale; La capacità di avere un confronto con l’autorità o l’assunzione di autorità; La definizione di un orientamento consapevole nei propri ideali personali e sociali. L’età adolescenziale conosce diversi momenti di esplorazione e crisi che possono risolversi oppure no a seconda dell’orientamento assunto nell’insieme delle forze in gioco, nella costruzione di una componente rilevante dell’identità del soggetto. È tuttavia importante che gli adolescenti affrontino anche problemi più gravi, magari pochi per volta, in successione. Quest’età cosi piena e frenetica, piena di pulsioni e falsi miti, di sentimenti radiosi ed esplosioni ormonali in cui, poco per volta il bambino lascia il posto all’adulto, dura quasi per l’intera seconda decade della vita e molti cambiamenti hanno luogo in questo periodo dando la possibilità al soggetto che li vive di recuperare la propria forza psicologica dopo ogni episodio di coinvolgimento emotivo più intenso e di affrontare la difficoltà successiva. Fondamentale è il rapporto dell’adolescente con la famiglia d’origine, la famiglia caratterizzata da una storia passata e da una prospettiva di vita futura, in cui centrale è il concetto di ciclo di vita familiare, ed il susseguirsi delle varie fasi. Il criterio più adeguato per dividere in fasi il ciclo di vita familiare è quello di identificare alcuni eventi critici che la famiglia incontra durante il suo percorso e l’ingresso nell’età adolescenziale dei figli rappresenta proprio uno di tali eventi critici. In particolare la famiglia si trova a dover affrontare due movimenti antagonisti che si presentano con un forte impatto: La tendenza all’unità, al mantenimento dei legami affettivi e al sentimento di appartenenza da un lato e dall’altro la spinta verso l’autonomia del singolo individuo e la differenziazione. Certo queste “crisi” sono da intendersi fisiologiche, in relazione ai cambiamenti dei rapporti in atto e non come contrapposizione, ostilità o conflitto permanente. Ciò che più spesso accade in questa fase è che i genitori non sono più l’unico punto di riferimento e inevitabilmente si sviluppino dei conflitti che riguardano ambiti di indipendenza quali per es. il modo di vestire, le amicizie, i tempo libero e le dolenti note….l’orario! (tutti abbiamo sentito frasi del tipo “questa casa non è un’ albergo!”). Nonostante tutto, numerose ricerche dimostrano un sostanziale accordo tra gli adolescenti e i genitori sui valori più importanti come ad es. la famiglia viene rivalutata per l’importante funzione affettiva che svolge. Sarebbe errato parlare di “conflitti” tra genitori e figli come solo una guerra tra generazioni   invece di  concentrarsi sui  punti principali del cambiamento nella relazione: Lo sviluppo dell’autonomia e il distacco emotivo; Rivalutazione del rapporto tra dipendenza ed autonomia Affermare la propria identità ed il rispetto della privacy; Va sottolineato il grande cambiamento della funzione genitoriale. È questo un periodo caratterizzato da ansie e ambivalenza per i genitori e le ragioni possono riscontrarsi nel senso di inutilità nel momento in cui i figli sembrano non aver più bisogno di loro rispetto alla lunga abitudine di dominio e di controllo quasi assoluto. Un ruolo fondamentale lo gioca la modalità comunicativa che assume una funzione costruttiva. La comunicazione ideale tra genitore e figlio adolescente richiede: La capacità di esprimere con chiarezza i punti di vista propri; La capacità di esprimere la differenza tra se e gli altri; La capacità di essere aperti ad idee ed ideali diversi, degli altri; La capacità di essere sensibili e rispettosi nelle relazioni con gli altri; La presenza di questi fattori nelle relazioni familiari contribuisce sia alla formazione dell’identità e dell’autostima dell’adolescente sia all’elaborazione di capacità interpersonali, come per esempio l’abilità di negoziazione con gli altri. Fondamentale nell’adolescenza è il confronto con il gruppo dei pari. I coetanei, rappresentano un riferimento importante per esplorare nuovi spazi e valutare in modo autonomo le proprie scelte a prescindere dal controllo degli adulti. La condivisione degli stessi problemi porta alla ricerca di soluzioni condivise, in condizioni di parità ed empatia. Dal gruppo dei coetanei provengono varie forme di aiuto come ad es. a livello emotivo, di comportamento, psicologico e cognitivo. Se il gruppo rappresenta un buon oggetto di identificazione, può offrire un valido aiuto nelle difficoltà. È di estrema importanza che l’adolescente trovi un equilibrio nel processo di identificazione con i diversi soggetti sociali senza dipendere eccessivamente da nessuno, in modo da non compromettere lo sviluppo della sua individualità. Ovviamente in questo gioco di equilibri ed equilibristi, un ruolo fondamentale lo gioca la realtà sociale più prossima al soggetto adolescente, cioè la scuola. L’esperienza scolastica può profondamente incidere sullo sviluppo dell’adolescente sia nel processo di costruzione

Adolescenti e conflitti interni:una possibile resistenza

A chi non è mai capitato di vivere dei conflitti? Molte volte, però, quando parliamo di conflitti pensiamo a contrasti tra due o più persone. I conflitti, però, riguardano anche la persona e la sua sfera personale. Si tratta di conflitti interni. Fermo restando che a tutte le età può accadere di vivere dimensioni interne conflittuali e contrastanti tra loro, ma sicuramente durante l’adolescenza questo fenomeno emerge con magggiore evidenza. L’adolescente vive in una ” terra di mezzo”, dove ci sono spesso pensieri, credenze e atteggiamenti contrastanti e incoerenti tra loro. Generalmente i conflitti interni si verificano quando l’adolescente ha pensieri e idee che contrastano tra loro, oppure qualche idea contrasta con un comportamento. Un discorso a parte meritano gli adolescenti con conflitti interni e con una possibile resistenza. Una possibile resistenza per adolescenti con conflitti interni Quante volte abbiamo visto adolescenti pensare in un modo e poi comportarsi in un altro. Quindi quel ragazzo o quella ragazza sta mentendo o sta resistendo ad un conflitto interiore? Per sapere se c’è un conflitto interno, bisogna sapere se quell’ adolescente è consapevole di se stesso. Cosa possiamo fare quando identifichiamo un conflitto interno in un adolescente? Come possiamo aiutarlo a gestire due forze contrapposte? Agiamo a livello mentale e proviamo a scomporre il conflitto in vari microconflitti. Nella speranza che semplici domande aiutino l’adolescente a non disperdersi e a non perdere la sua integritò psichica,proviamo a rispondere: a)perchè l’adolescente si sente così? b) quando gli accade questo contrasto interiore? c) sorge sempre in alcuni contesti? d)si verifica sempre con alcune persone? Si tratta di una gerarchia di domande che riguardano motivazioni da carenza e corrispondono a veri e propri momenti di crescita. Alla base di queste domande c’è il principio di autorealizzazione, che coincide con una efficace percezione della realtà e con la capacità di discriminare ciò che è concreto da ciò che è astratto. Sul piano delle ricadute il soggetto potrebbe cominciare a pensare al cambiamento, all’autocritica e alla modificazione del sè. Avere conflitti interni non è certamente un problema, il problema è gestirli. Lo scopo è favorire l’economia dello sviluppo psichico. Ricordando sempre che,per quanto riguarda il conflitto, la capacità di resistere è una meta affascinante per ogni adolescente. Una possibile resistenza richiede grande attenzione e grande apertura mentale se si vuole ottenere qualcosa del semplice conflitto interiore. L’evitamento non serve,importante è la resistenza.

Adolescenti e “Mare Fuori”

La serie Tv “Mare Fuori” narra le vicende di un gruppo di giovani detenuti nell’Istituto di Pena Minorile (IPM) di Napoli, liberamente ambientato nel carcere minorile di Nisida.   Giovani che hanno sbagliato spinti da necessità e ancora adolescenti innocenti che estinguono la loro colpa per un reato non realmente commesso.  La conclusione è quella di una realtà più vicina di quanto si pensa, con la presenza di una naturale finezza psicologica in grado di sconvolgere i nostri animi, smontando qualunque nostro stereotipo. In psicologia si parla spesso dell’effetto “mirror neurons”, ovvero la capacità del cervello di imitare le emozioni e le azioni degli altri, generando un senso di empatia e connessione con il prossimo.  Ecco che Mare Fuori, con la sua narrazione intensa e realistica, è riuscita a creare un legame empatico con lo spettatore, portandolo a immedesimarsi nelle storie dei personaggi e a riflettere sulla propria vita e le proprie esperienze. La vera ragione della popolarità di questa serie si ispira al tema della libertà: particolare attenzione viene posta alla figura del mare che diventa, inevitabilmente, metafora di libertà per gente come quella che risiede in un penitenziario senza avere più l’occasione di respirare.  Il titolo stesso, Mare Fuori, assume quindi un significato di vera e propria speranza: con l’intenzione di suscitare in noi spettatori, un maggiore senso di responsabilità. Libertà in relazione alla netta contrapposizione tra la vita in carcere, spesso dimenticata dal mondo esterno, e la realtà, alle volte inconsapevole, che risiede fuori. Il principio di libertà rappresenta, d’altronde, quella boccata d’aria raggiungibile da tutte le persone che impongono a loro stesse le restrizioni più esasperanti. Infine, non bisogna dimenticare il potere dei social media e del passaparola. Grazie alla diffusione sui social e ai commenti positivi dei fan, Mare Fuori è riuscita a creare un vero e proprio “boom”, attirando sempre più spettatori curiosi e interessati.

Adolescenti del 21° secolo: nuove sfide e risorse

L’adolescenza è stata a lungo concettualizzata come un periodo di “storm and stress”, letteralmente “tempesta e stress”. La caratterizzazione è entrata nella psicologia dalla ricerca sullo sviluppo adolescenziale condotta da Hall. Tuttavia con il tempo le esperienze che vivono gli adolescenti e il contesto di sviluppo sono andati sempre più modificandosi, di conseguenza è necessario comprendere tali cambiamenti e implementare sempre più una nuova visione degli adolescenti nel 21° secolo che consideri adeguatamente la diversità dell’esperienza evolutiva attualmente esistente. Un aspetto primario della caratterizzazione della tempesta e dello stress nell’adolescenza è che gli adolescenti mostrano caratteristiche più negative, o indesiderabili, negli ambiti dell’esternalizzazione (ad esempio, comportamenti pericolosi a rischio), dell’interiorizzazione (ad esempio, disturbi dell’umore, ansia, tristezza) e delle relazioni genitore-figlio (ad esempio, conflitto) rispetto agli individui più giovani e più anziani; tali comportamenti, infatti, sono elevati durante questo periodo di sviluppo (Buchanan et al., 2023).L’aumento dei comportamenti a rischio malsani o pericolosi durante l’adolescenza è preoccupante e, allo stesso modo, il declino del benessere potrebbe essere avvertito in modo acuto per alcuni adolescenti.Numerose notizie recenti riportano che gli adolescenti di oggi stanno vivendo una crisi di salute mentale, che potrebbe essere stata esacerbata, ma preceduta, dalla pandemia di COVID-19. È fondamentale comprendere i fattori sociali ed ecologici che portano a queste tendenze storiche. È anche importante riconoscere che una parte significativa di adolescenti riferisce stati d’animo positivi, come indicato da bassi (e spesso decrescenti) livelli di interiorizzazione e alti livelli di benessere. Correggere le caratterizzazioni unilaterali dei giovani potrebbe essere importante per promuovere comportamenti ancora più positivi e meno negativi tra gli adolescenti (Buchanan et al., 2023). Secondo la teorizzazione della tempesta e dello stress, le difficoltà dell’adolescenza sono causate in gran parte da sviluppi biologici universali (ad esempio, cambiamenti tipici dello sviluppo negli ormoni o nel cervello). Tuttavia le forze ambientali svolgono un ruolo centrale. Diversi articoli parlano del ruolo del contesto e delle esperienze specifiche nel modellare il comportamento degli adolescenti. Ad esempio, le differenze tra paesi e le diverse influenze culturali sembravo avere un ruolo significativo nell’influenzare sviluppi positivi o negativi nella vita degli adolescenti. Gli studi parlano anche dell’importanza di comprendere l’impatto delle esperienze vissute dagli adolescenti, in quanto documentano le interazioni tra fattori demografici, individuali e contestuali. Molteplici meccanismi (culturali, familiari, individuali) lavorano insieme nel sostenere o ostacolare la personalità sana e lo sviluppo socio-emotivo durante l’adolescenza. Un contesto teorico accurato per lo sviluppo adolescenziale dovrebbe assumere tale complessità. Come notato anche da Ballard et al. (2022), sarebbe fruttuoso che ulteriori ricerche esaminassero l’impatto delle identità e dei contesti intersezionali, inclusa l’oppressione legata all’etnia, al genere, alla classe sociale, alla disabilità e all’orientamento sessuale, sulle differenti esperienze durante l’adolescenza. Una comprensione accurata dei predittori biologici e contestuali del comportamento adolescenziale è fondamentale a causa delle implicazioni per la prevenzione e l’intervento. L’ipotesi che il comportamento degli adolescenti sia determinato in buona parte dal contesto, potrebbe portare a maggiori sforzi – da parte dei genitori e delle istituzioni – per influenzare positivamente il comportamento degli adolescenti. Una nuova concettualizzazione dell’adolescenza contemporanea richiede quindi attenzione ai contesti e ai fattori individuali che possono, insieme, supportare lo sviluppo ottimale degli adolescenti. Fonti Buchanan CM, Romer D, Wray-Lake L and Butler-Barnes ST (2023) Editorial: Adolescent storm and stress: a 21st century evaluation. Front. Psychol. 14:1257641. doi: 10.3389/fpsyg.2023.1257641 Ballard PJ, Hoyt LT and Johnson J (2022) Opportunities, challenges, and contextual supports to promote enacting maturing during adolescence. Front. Psychol. 13:954860. doi: 10.3389/fpsyg.2022.954860