Giornata della Colleganza 2021 – Quarta sessione

Direttori di istituti di psicoterapia, referenti associazioni di psicologia, professionisti psicologi, si confrontano in quattro sessioni sul tema del momento: “Come ci ha cambiato la pandemia”. In questaquarta sessione abbiamo: Anna Maria Alfé – Referente SGAI, Antonietta Bozzaotra – Referente IIPR, Rino Ventriglia – Direttore centro Logos, Rosario Esposito – Didatta SPC, Raffaele Felaco – Direttore Psicologinews.it.
Giornata della Colleganza 2021 – Prima sessione

Direttori di istituti di psicoterapia, referenti associazioni di psicologia, professionisti psicologi, si confrontano in quattro sessioni sul tema del momento: “Come ci ha cambiato la pandemia”. In questa prima sessione abbiamo: Rossella Aurilio – Direttrice ITer; Raffaele Sperandeo – Direttore SiPGI; Ester Livia Di Caprio – Direttrice ECOPSYS; Antonio Ferrara – Direttore IGAT; Raffaele Felaco – Direttore Psicologinews.it.
Gioacchino Di Meglio – L’associazione Giunone e i progetti di prevenzione tra scuole e famiglie

Gioacchino Di Meglio, Psicologo Psicoterapeuta e Presidente di un’associazione di promozione sociale denominata Giunone, espone le varie iniziative proposte. Allo stato attuale l’associazione opera in tre province della Regione Campania, nel napoletano, nel casertano e nel salernitano, in scuole di vario ordine, e opera promuovendo progetti di prevenzione attraverso sportelli di ascolto psico pedagogici, sui fenomeni del bullismo e del cyberbullismo. Lorena Mandracchia Psicologa e Psicoterapeuta, è una delle socie dell’associazione Giunone, ed approfondisce le varie attività da loro svolte. Uno dei obiettivi dell’associazione è promuovere il benessere psicologico e creare delle condizioni per uno sviluppo positivo degli individui in un’ottica sistemica, questo implica la costruzione di un clima emotivo relazionale che supporti ambienti di apprendimento nuovo in cui potersi sperimentare. Il principale servizio che Giunone offre all’interno delle scuole è quello dello sportello di ascolto psicologico rivolto ad insegnanti e personale scolastico, a famiglie e genitori. Alle famiglie e ai giovani lo spazio dello sportello di ascolto permette di riflettere sul proprio ruolo genitoriale con i figli e nel rapporto con i figli, permette di ricevere sostegno rispetto ai momenti di confusione, di cambiamento e di incertezza che caratterizzano l’adolescenza per problematiche scolastiche o relazionali con i pari. Tra le attività che Giunone ha presentato, si può ricordare quella nelle scuole di Caserta, ovvero un progetto di prevenzione del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. Ha fornito a gruppi di insegnanti e genitori uno spazio informativo di supporto e di confronto in cui poter acquisire nuove competenze nel riconoscimento e nella gestione di tali fenomeni, attraverso la sollecitazione di risorse personali ed emotive. Dunque se da un lato lo sportello di ascolto psicologico fornisce uno spazio per il singolo che può riflettere su più aspetti che lo attraversano, i progetti di prevenzione permettono di trattare una tematica specifica emergente come quella del bullismo e cyber bullismo in relazione ad un dialogo aperto in cui il confronto diventa la base per il cambiamento e per l’apprendimento, quello che è importante per i giovani è che scuola e famiglia comunichino e collaborino in maniera proficua.
Ghosting: quando l’altro sparisce senza spiegazioni

Oggi, ai tempi della modernità liquida e dei social, il ghosting è un fenomeno sempre più diffuso nelle relazioni interpersonali. Fare ghosting vuol dire sparire nel nulla, per l’appunto, come un fantasma, interrompendo la relazione bruscamente ed eliminando ogni forma di contatto. Senza fornire spiegazioni o anche senza alcun tipo di avvertimento, la persona non risponde più a chiamate e messaggi, blocca l’altro sui social. Nella moderna società liquida, in cui mancano punti di riferimento e basi affettive solide, tutto tende a dissolversi in fretta. Le relazioni evaporano facilmente. I nostri sono i tempi dell’assenza di impegno e responsabilità. I tempi dei social, in cui è semplice dileguarsi: basta un click e la finestra sulla relazione si chiude. Siamo immersi in una cultura narcisistica che, nel tentativo di negare la dipendenza, intesa come bisogno naturale dell’altro, ha sostituito il calore e la pienezza dell’incontro di sguardi e corpi con la fredda e vuota comunicazione virtuale, di tastiere e display. Dipendere da un device appare più gestibile ed economico del costruire e preservare rapporti umani. Il ghosting è innanzitutto una forma di evitamento Chi fa ghosting si sottrae alla relazione e al confronto. Evade la responsabilità della chiusura del rapporto e, ancor prima, di ciò che sente e vuole. Nella maggior parte dei casi, ha una scarsa se non assente consapevolezza dei propri stati emotivi e dei propri comportamenti. Invece di entrare in contatto con il mondo interno ed esterno, ricorre ad un acting-out. Agisce le proprie emozioni e i propri conflitti. Alla base vi è una svalutazione della capacità dell’altro di sostenere la comunicazione della fine del rapporto – resa tanto più forte dal credersi indispensabili – e una svalutazione degli effetti del ghosting in termini di impatto emotivo su chi lo riceve. Ghosting e funzionamento narcisistico Il ghosting è un meccanismo narcisistico, ma non per questo adottato esclusivamente dalle personalità narcisiste. Un essere incentrati esclusivamente su se stessi, avendo come scopo quello di tutelare la propria immagine, di persona indipendente e buona, ad esempio, ed evitare tutto ciò che potrebbe metterla in discussione. Si decide, così, di annullare la relazione in un solo colpo magico, come se non fosse mai esistita. Nel narcisismo patologico, questi aspetti assumono una forma estrema nell’esclusione dell’altro e nella negazione dei propri bisogni affettivi. L’altro non può essere visto, poiché vederlo porterebbe allo scoperto la propria dipendenza e farebbe crollare le difese onnipotenti. Il ghosting come comportamento passivo-aggressivo Il ghosting può nascondere un atto aggressivo o vendicativo e rappresentare un modo per agire la rabbia repressa. Non di rado, si fa portavoce di un trauma vissuto, di un abbandono antico: “faccio a te ciò che è stato fatto a me”. Gli effetti del ghosting Se sparire di fatto interrompe il rapporto tra due persone, è anche vero che, al tempo stesso, intensifica il legame. La persona che lo riceve non è immediatamente consapevole di ciò che sta accadendo, per cui resta un tempo in attesa di spiegazioni, rimuginando. Cercando di interpretare il silenzio. Man mano che passano i giorni, tendono ad insorgere sentimenti di colpa e rabbia, con risvolti anche importanti sul piano della salute, cui si alterna la speranza del ritorno, che a volte può durare anche a lungo. La rabbia, non potendosi rivolgere verso chi la si prova, tende ad accumularsi e a retroflettersi mediante pensieri e atti autodistruttivi. Chi subisce la sparizione avverte una profonda ferita caratterizzata da abbandono, svalutazione, esclusione. Il ghosting è un vero e proprio abuso emotivo, capace di produrre conseguenze molto dolorose. Varianti del ghosting Talvolta può accadere che la persona scelga una posizione meno drastica del ghosting. Ad esempio, quella dello zombieing, ritornando all’improvviso, anche dopo molti mesi di assenza, magari con un messaggio gentile. Oppure, può scegliere una manipolazione più sottile, detta orbiting, basata sul girare intorno all’altro per tenerlo agganciato a sé. Scomparendo e riapparendo nella comunicazione online. Mettendo like ai post, visualizzando le storie, nonostante la relazione si sia interrotta. Queste forme manipolative, più articolate del ghosting, alimentano in misura anche maggiore confusione e dipendenza in chi le riceve. Poiché, quest’ultimo, nel tentativo vano di decifrare l’ambivalenza dei comportamenti dell’altro, resta bloccato nella inconciliabilità tra evidenze contrarie. E’ rifiutato ma al tempo stesso riceve attenzioni, prova dolore e rabbia ma al tempo stesso speranza. Cerca di capire di quale realtà fidarsi, come leggere gli eventi senza commettere errori di giudizio. In questo modo, si assume una responsabilità che non gli appartiene, quella del conflitto dell’altro, sottraendosi alla propria. Alla responsabilità di riconoscere che, con le proprie parti dipendenti, sta partecipando ad un gioco psicologico e che l’unica via per uscirne è abbandonarlo. Elaborare il dolore dell’esperienza vissuta e della perdita.
Gestione del personale in contesti organizzativi

di Daniela Di Martino La gestione del personale comprende processi di organizzazione delle mansioni, ma presuppone modalità di coinvolgimento del personale che possono favorire il miglioramento del clima aziendale. Idealmente l’organizzazione del lavoro dovrebbe tener conto delle persone. Gli studi dimostrano che quanto più l’assegnazione di compiti è commisurata alle competenze, agli studi, alle condizioni psico-fisiche del lavoratore e al livello di carriera raggiunto, tanto più aumentano i livelli di benessere sul lavoro in termini individuali e collettivi. Un altro aspetto poco considerato nella gestione del personale è la definizione delle modalità di svolgimento dei compiti (tempi, modi, strumenti) e del le responsabilità. Spesso è la carente o assente definizione dei carichi di lavoro a determinare forme di sovraccarico lavorativo; aspetto che crea anche problemi all’interno dell’organigramma dei contesti produttivi. Un contesto che punta all’adeguamento delle competenze interne nel tempo dovrebbe investire sulla formazione permanente, un fattore questo che consente quella adattabilità ad un mondo del lavoro in costante evoluzione, che rende necessario attrezzarsi avendo la capacità di inglobare nuove funzioni, allargare o arricchire i compiti in maniera flessibile. Sono molte oramai le aziende che prevedono già sul nascere un piano formativo per la crescita professionale dei lavoratori, coerente con il fabbisogno organizzativo. Ciò accade soprattutto in quelle realtà lavorative in cui le funzioni dirigenziali sono competenti rispetto ad una corretta gestione delle risorse umane. Accanto agli aspetti più puramente gestionali, sono di fondamentale importanza anche quegli elementi più squisitamente relazionali e sociali, che alla stregua degli aspetti organizzativi diventano fondamentali nel rendere un’azienda allo stesso tempo produttiva e accogliente. In tal senso la letteratura nazionale e internazionale concorda nel definire quali elementi essenziali: la partecipazione; la comunicazione; la qualità dei rapporti interpersonali; la presenza di feedback. Il ruolo manageriale assume in quest’ambito una parte privilegiata. Il D.L. ha, infatti, il potere di indirizzare, promuovere e coordinare le attività, curando gli aspetti relazionali sul lavoro. Per partecipazione s ’intende i l mantenimento di spazi di decisionalità dei dipendenti, che possono essere sostenuti da momenti di coinvolgimento nelle scelte del gruppo di lavoro/settore. Incontrare periodicamente il personale o definire modalità di ascolto in team, sono attività che migliorano i livelli di inclusione e la condivisione delle scelte; tali modalità mostrano in generale la loro efficacia nel consolidamento del gruppo di lavoro, ma risultano ancor più efficaci ogni qual volta subentri la necessità di modifiche strutturali, organizzative o gestionali. L’esclusione del lavoratore rispetto ai cambiamenti che possono riguardare ambienti e/o funzioni (cambiamenti gerarchici, riadeguamenti strutturali, ecc), è spesso un elemento che mina il senso di appartenenza all’azienda inducendo disaffezione. In alcune realtà organizzative, a carattere maggiormente gerarchico, non è sempre possibile il coinvolgimento del personale nelle decisioni aziendali, in alternativa potrebbe essere utile potenziare la partecipazione sostenendo quantomeno i momenti d’ informazione rispetto alle scelte organizzative. L’informazione dei dipendenti è un altro punto cardine degli interventi organizzativi che migliorano la qualità di vita sul lavoro: ai lavoratori dev’essere garantito un adeguato accesso a tutte le informazioni che riguardano lo svolgimento del lavoro che interessano l’azienda (nuove assunzione; trasferimenti; segnalazione di pericoli; integrazioni o spostamenti di persone, locali, funzioni, e altro). È utile ricordare che maggiore è il coinvolgimento di un singolo in un gruppo, maggiore diventa la condivisione del le regole che lo disciplinano; viceversa, più l’individuo si sente escluso, più tenderà a mettere in atto dinamiche di contrasto o di rottura. Altro elemento proprio di una buona gestione del personale è la cura della qualità dei rapporti interpersonali, che è una condizione di rilievo nell’arginare conflittualità o violenze sul luogo lavoro. Al fine di garantire una tutela del lavoratore dal rischio che deriva da quest’ambito è necessario stabilire a monte una netta definizione dei ruoli, in grado di creare dei referenti precisi a cui rivolgersi in caso di incertezze o contenziosi. Altri elementi in grado di arginare i contrasti sono: la presenza di una buona comunicazione aziendale e la gestione immediata di comportamenti prevaricatori o illeciti. Al verificarsi di questi ultimi sarebbe opportuno prevedere spazi di confronto tra le parti in conflitto, che siano gestiti da un responsabile neutrale, in grado di acquisire per conto della dirigenza i motivi del contrasto per l’attuazione di strategie risolutive. Molte aziende hanno optato per la creazione di un ufficio per recepimento di casi di disagio lavorativo, al fine di intervenire e contenere il contenzioso interno. Infine, è importante la valorizzazione del lavoro svolto, che ha una funzione di conferma del lavoratore rispetto a prestazioni/competenze. Le conferme, verbali, scritte o sottoforma d’ incentivi o riconoscimenti, svolgono un importante ruolo catalizzante per il lavoratore, motivandone l’attività e il senso di efficacia (ovvero la sensazione di essere “bravo” nel proprio lavoro). Uno strumento efficace per prevenire comportamenti irresponsabili o illeciti da parte di chi opera in nome e per conto dell’azienda/ente pubblico è anche il Codice Etico, una sorta di “Carta costituzionale” del l’azienda che introduce una definizione chiara ed esplicita delle responsabilità etiche e sociali di tutti i soggetti coinvolti direttamente o indirettamente nell’attività dell’azienda/ente pubblico. La strutturazione di un Codice Etico permette inoltre di arginare fenomeni di disequità organizzativa, che possono essere dovuti all’ utilizzo improprio del potere derivante dalla posizione lavorativa occupata per benefici personali. La rispondenza di un’azienda ad un modello organizzativo per la strutturazione del lavoro permette un contenimento di situazioni di disagio individuale o collettivo nei lavoratori, ma ne migliora anche la produttività e i livelli di performance. Pertanto, aver cura dei lavoratori non è solo un costo, ma diventa un investimento per la crescita delle realtà organizzative. Bibliografia Psicologia manageriale. La gestione psicologica delle risorse umane di Maurizio Agnesa Ed. LibreriaUniversitaria. Autonomia e salute sul lavoro di Robert Karasek. Ed. FS
Gestalt play therapy: il lavoro di terapia con i bambini

Sempre più spesso arrivano in terapia bambini che portano disagi di origine psicologica. La pediatria di base è diventata nel tempo più sensibile rispetto alla salute psicologica dei bambini, questo lo dico perché sempre più spesso ad inviare il bambino ad un consulto è proprio il pediatra di libera scelta.Nel tempo la professione e l’opera dello psicologo con gli adulti è stata sdoganata probabilmente anche dalla necessità di sostegno che le persone hanno potuto riconoscere di avere a causa del Covid-19 e dell’isolamento ad esso conseguente. Le conseguenze dell’isolamento sociale hanno richiesto una massiccia opera da parte degli psicologi.Trovo tuttavia ancora delle resistenze e delle perplessità quando si parla della psicoterapia per i bambini.Le perplessità dei genitori rispetto alla psicoterapia rivolta al bambino riguardano il fatto che il bambino non possa essere in grado di trarre benefici dalla psicoterapia perché piccolo o che essa sia semplicemente un momento di gioco fine a se stesso. I sintomi che il bambino porta con sé hanno un significato e quando esso viene ‘letto’ e svelato essi svaniscono. Il bambino che viene in terapia non parla o gioca semplicemente come farebbe in un contesto della sua vita. In terapia il bambino disegna, gioca o parla con le sue ‘paure’ con i suoi ‘mostri’ con i suoi ‘sintomi’ e questa conoscenza ‘accompagnata’ diventa la terapia stessa. Dietro la pratica clinica ci sono le teorie psicoevolutive e le ricerche scientifiche ben chiare e che fanno da guida nella mente del terapeuta. Il terapeuta che lavora con i bambini ha da imparare a volte molto dai suoi piccoli pazienti e deve essere disposto a ‘scendere’ dalle scarpe e abbassarsi fino al pavimento e a giocare. A diventare un po’ bambino con il bambino. In questo modo si stabilisce un ponte tra il corpo, le emozioni e la volontà, come per esempio nel caso dei bambini iperattivi quando lavorando con l’esperienza tattile ci si concentra nel ‘qui ed ora’ dell’esperienza e il bambino diventa più consapevole dell’esperienza interna, nominandola ed esplorandola. Nel mio approccio il sintomo non serve a ‘diagnosticare’ il disturbo, esso diventa un atto creativo per mezzo del quale il bambino sta affrontando un disagio. Il terapeuta diventa come un alchimista alle prese di pozioni ed incantesimi immerso nel mondo un po’ magico del bambino.
Gestalt play therapy: il lavoro con i bambini attraverso la vaschetta di sabbia

Il lavoro dello psicologo con i bambini in un periodo di pandemia e chiusure e riaperture è stato necessariamente molto ridotto a causa del lavoro ad alto contatto con i soggetti della terapia. Tuttavia nel post che non sembra mai un post covid le richieste di aiuto da parte dei genitori sono aumentate. I bambini hanno sofferto e continuano a soffrire le altalene e le incertezze dovute alla situazione generale. I bambini necessitano di basi sicure e di sicuro in questo periodo sembra esserci davvero poco. I disturbi d’ansia e le somatizzazioni così come le paure sono le maggiori cause di disagio. Il lavoro di gestalt play therapy si avvale di vari strumenti tra questi troviamo il lavoro con la vaschetta di sabbia. La sabbia è un mezzo meraviglioso per i bambini di tutte le età dai più piccoli ai più grandi. Il suo utilizzo come mezzo terapeutico non è nuovo. Margaret Lowenfeld descrive il valore del gioco con la sabbia dicendo che sabbia e acqua si prestano per la rappresentazione di un gran numero di fantasie: scavare un tunnel, seppellire o affogare, creare terre e paesaggi marini. La sabbia bagnata è plasmabile, mentre quella asciutta è piacevole da toccare, la sabbia è meravigliosa tra le dita e offre un’esperienza tattile e cinestetica ideale. L’autrice utilizzava la sabbia chiedendo ai bambini di rappresentare oggetti della vita reale. La scena rappresentata attraverso la vaschetta di sabbia e con l’utilizzo di materiali che possano ricoprire significati simbolici sembra essere come la sequenza di un sogno che si dipana davanti agli occhi del terapeuta. I vantaggi che presenta questo tipo di attività sono numerosi, la vaschetta è facile da tenere, puo essere utilizzata molte volte, è uno strumento poco usuale nella quotidianità dei bambini e desta molta curiosità nei bambini. Quando un bambino ‘costruisce’ una scena sta rappresentando parti di se stesso e del suo mondo interiore e lo sta mostrando al terapeuta che può osservare e intervenire sui temi che di volta in volta vengono rappresentati.
Gennaro Galdo – I saperi della psicologia e l’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Relazionale

Gennaro Galdo presidente e socio fondatore dell’ISPPREF, Istituto di Psicologia e Psicoterapia Relazionale e Familiare, approfondisce i saperi della psicologia. Le conoscenze psicologiche, non si trovano soltanto all’interno delle varie branche della psicologia ma nel corso dei secoli nella nostra cultura occidentale e in altre, si sono stratificate incommensurabili bacini conoscenze sul funzionamento psicologico individuale in settori che tradizionalmente ricadono al di fuori dell’area scientifica, pensiamo per esempio ai saperi psicologici contenuti nella letteratura. Ci sono poi dei saperi confinanti con la psicologia e tra queste discipline c’è appunto la psicologia sistemica, che può essere riassunta in due settori importanti innanzitutto nei parametri della comunicazione. Tra i parametri della comunicazione ci sono: il parametro linguistico, il parametro non linguistico cioè tutto ciò che può essere rappresentato per esempio da un simbolo o da comportamenti e la comunicazione para linguistica quella che si accompagna inevitabilmente alla comunicazione linguistica e che può essere distinta appunto nel tono, nella velocità e nello stile del discorso quindi sono fattori che sono legati al parametro linguistico ma che sono diversi. Se da un lato abbiamo i parametri della comunicazione umana, dall’altro abbiamo sei proprietà dei sistemi viventi che caratterizzano l’approccio sistemico relazionale: la retroazione, la neghentropia, la non sommatività, l’olismo e il timing. la retroazione ci insegna che non è importante quello che si comunica all’altro ma è importante quello che l’altro comprende. Per neghentropia, ovvero entropia negativa, tutti gli esseri viventi tendono ad autoripararsi. Per non sommatività si intende, che l’insieme non è la semplice somma delle parti che lo costituiscono, Olismo è invece la proprietà per la quale la parte può rappresentare il tutto. Infine il timing cioè l’utilizzo del fattore temporale, esempio cambiare il proprio modo di interloquire in base al paziente, qu rappresenta l’aspetto fondamentale dell’operare terapeutico sistemico relazionale. Esiste inoltre una variante dell’approccio sistemico relazionale, ovvero quello meridionale o napoletano, che valorizza 4 aspetti dell’agire del terapeuta: l’ironia, l’interdisciplinarità, l’interculturalità e l’intimità. L’ironia è una caratteristica molto importante per riuscire sdrammatizzare situazioni pesanti, infatti i napoletani in questo non sono secondi a nessuno. Per interdisciplinarità si intende appunto la capacità della psicologia sistemica a legarsi a un numero considerevole di discipline, Per Interculturalità si intende la capacità di interagire con culture micro o macrosociali che siano, modificando il contesto. Per quanto riguarda l’intimità, c’è da dire che l’approccio sistemico lavora sulla base dei genogrammi, che loro volta vengono utilizzati per attivare delle risonanze tra il terapeuta e la famiglia o la coppia.
GENNAIO: IL FRESH START EFFECT

Chi non ha mai fatto una lista di buoni propositi a Capodanno? Dimagrire, fare più sport, leggere di più… La voglia di un nuovo inizio sembra contagiare tutti all’inizio dell’anno. Ma perché proprio Gennaio ci fa sentire così motivati a cambiare? L’inizio di un nuovo anno e in particolare il mese di Gennaio rappresenta un punto di svolta simbolico. È come una sorta di “tabula rasa” su cui possiamo scrivere una nuova storia. Questa sensazione di rinascita ci spinge a guardare al futuro con ottimismo e a credere che tutto sia possibile. È un po’ come premere il tasto “reset” e ripartire da zero. Ma cosa ci fa sentire così motivati proprio in questo periodo? Tutto questo può essere riassunto nel fresh start effect. Dietro a questo fenomeno si celano una serie di meccanismi psicologici, che vediamo riassunti di seguito. Identità: Gennaio è l’occasione perfetta per reinventarsi. Possiamo decidere di diventare la versione migliore di noi stessi, lasciandoci alle spalle le abitudini negative e abbracciando nuove sfide. Ottimismo: L’inizio di un nuovo anno è carico di speranza. Crediamo che le difficoltà del passato siano finite e che il futuro ci riservi solo cose positive. Rituale: Creare nuovi rituali, come stilare una lista di buoni propositi o pianificare le nostre attività, ci aiuta a consolidare il senso di cambiamento e a renderlo più tangibile. Nonostante le buone intenzioni, molti dei nostri propositi rimangono sulla carta. Perché? Spesso ci poniamo obiettivi troppo elevati, che sono difficili da raggiungere nel breve termine. Non sempre teniamo conto delle nostre risorse e delle nostre limitazioni. L’entusiasmo iniziale tende a svanire nel tempo, e senza una buona dose di disciplina è difficile mantenere le nuove abitudini. Per aumentare le nostre possibilità di successo, possiamo seguire questi consigli: Poniamoci obiettivi SMART: Specifici, Misurabili, Attribuibili, Realistici e Temporizzati. Scomponiamo i grandi obiettivi in piccoli passi: In questo modo, il percorso verso il traguardo sarà meno faticoso. Cerchiamo il sostegno di amici e familiari: Condividere i nostri obiettivi con le persone care può essere di grande aiuto. Sii paziente e gentile con te stesso: Cambiare richiede tempo e impegno. Non scoraggiarti se incontri delle difficoltà. Il “fresh start effect” è un fenomeno affascinante che ci ricorda quanto il nostro comportamento sia influenzato da fattori psicologici e culturali. Se da un lato può essere una potente fonte di motivazione, dall’altro è importante essere consapevoli dei suoi limiti. Per trasformare i nostri buoni propositi in azioni concrete, è necessario affiancare all’entusiasmo iniziale una buona dose di pianificazione, costanza e flessibilità. E tu, hai già fatto la tua lista di buoni propositi per il nuovo anno?
GENITORI ELICOTTERO

Il significato di genitore elicottero deriva da un modo di dire inglese utilizzato per la prima volta nel libro Parenting with Love and Logic: Teaching Children Responsibility, che contiene suggerimenti di vario genere perché i genitori siano in grado di responsabilizzare i propri figli senza esercitare l’helicopter parenting, ovvero non comportarsi come genitori opprimenti e possessivi, controllandoli appunto dall’alto proprio come un elicottero. Lo stile genitoriale iperprotettivo può essere riconosciuto per la presenza di una costante richiesta di informazioni sulla vita quotidiana e scolastica, unita a continue intromissioni che consistono in interventi diretti per risolvere i problemi dei figli, limitandone l’autonomia personale. In maniera simile allo stile autoritario, quello iperprotettivo può portare i figli a sentire di dover rispettare delle regole molto rigide, sotto lo stretto controllo dei genitori. Un livello ancora più intenso di iperprotettività dei genitori si riscontra poi nel “genitore spazzaneve” che, come uno spazzaneve appunto, elimina qualsiasi difficoltà o ostacolo che si presenta nel percorso di vita del bambino. Come principali figure di attaccamento, i genitori possono influenzare la crescita emotiva del proprio figlio che imparerà così a interpretare il mondo circostante e instaurare relazioni. Uno stile iperprotettivo potrebbe avere importanti ripercussioni sull’immagine di sé, portando il bambino a rappresentarsi come individuo bisognoso dell’Altro, incompetente e incapace di cavarsela da solo. Bassa autostima, disturbi d’ansia e depressione, dipendenza affettiva sono solo alcune delle conseguenze che questo stile genitoriale può comportare. Le espressioni di paura dei genitori verso uno stimolo, facilitano l’emergere di una risposta di paura verso il medesimo oggetto da parte dei propri figli . Quindi il figlio, vedendo il genitore spaventato da un certo oggetto, tenderà a sperimentare lo stesso stato emotivo e a replicare lo stesso comportamento, infatti genitori e figli esibiscono livelli di paura molto simili . Nel momento in cui le preoccupazioni per i propri figli diventano difficili da gestire, può essere importante chiedere l’aiuto di un professionista della salute mentale per capire in che modo poter elaborare queste paure. Affidarsi a un terapeuta esperto, permetterà di ricevere il sostegno di cui il genitore iperprotettivo, ma anche i figli di genitori elicottero, possono avere più bisogno, individuando l’approccio più efficace per intervenire sul caso specifico.