Orfani di femminicidio e sfide psicoeducative

I bambini che perdono la madre a causa del femminicidio possono sentirsi molto tristi e arrabbiati. Possono anche sentirsi colpevoli e confusi. A volte, potrebbero avere paura del futuro e non fidarsi degli altri. È importante aiutarli con un approccio psicoeducativo che li aiuti a capire i loro sentimenti e ad affrontare i problemi.
Adolescenti tra le onde del cambiamento

Il viaggio degli adolescenti comincia navigando le onde del cambiamento. Si tratta di un viaggio caratterizzato da modifiche fisiche, emotive, cognitive e sociali. Inoltre, la capacità di navigare con successo le onde del cambiamento diventa fondamentale per la crescita e lo sviluppo sano degli adolescenti. Per l’adolescente diventa importante conoscere i propri punti forti e i propri punti di debolezza, passi necessari per il benessere psicologico e la crescita personale.
Aspetti psicologici del Teaching Brain

Il “Teaching Brain” è un concetto molto interessante che esplora il modo in cui il nostro cervello influenza il processo di apprendimento. Quando impariamo qualcosa, il cervello guida i nostri pensieri, i nostri sentimenti e i nostri comportamenti. Il “Teaching Brain” è un metodo di insegnamento efficace per garantire il successo formativo degli allievi. Lo studioso Eric Jensen traduce le ultime scoperte scientifiche in strategie didattiche efficaci, che possono migliorare il modo di insegnare. Gli aspetti psicologici del Teaching brain si ritrovano in vari step, di seguito riportati. a) Usare strategie che possano aiutare a mantenere alta l’attenzione degli studenti. b) Favorire la partecipazione degli studenti con domande coinvolgenti e discussioni stimolanti. c) Celebrare i momenti di successo degli studenti anche con riconoscimenti verbali. Nel vasto universo del Teaching Brain si intrecciano varie connessioni psicologiche, che danno vita a un processo educativo ricco di meraviglie e scoperte. La pratica del Teaching brain si rivela molto utile, soprattutto perché considera la partecipazione attiva degli studenti, i quali come “artisti in erba” provano ad aprire una finestra sul mondo”. Ed è così che inizia un viaggio affascinante verso la conoscenza, caratterizzata da una quotidiana interconnessione tra emozioni, pensieri e comportamenti. Grazie al teaching brain, gli studenti possono trasformare la conoscenza in un capolavoro personale, ricco sia di pensieri chiari sia di pensieri sfumati,ma comunque personali. L’immaginazione, le sfide e il teaching brain Durante il teaching brain si affrontano sfide di natura intellettuale che possono essere implementate anche attraverso l’immaginazione. Ecco come il “teaching brain” può utilizzare l’immaginazione. E’ necessario: favorire il pensiero immaginativo attraverso l’incorporazione di vari elementi uditivi, visivi; utilizzare le metafore per facilitare la comprensione dei vari concetti; incentivare gli studenti a esprimere le proprie idee attraverso progetti artistici, scritture creative o altre attività che incoraggiano la creatività; coinvolgere gli studenti in discussioni, attività di gruppo e progetti che richiedono un contributo attivo; valorizzare l’errore, interpretandolo non come ostacolo, ma come guida per la conoscenza. Ricordiamo sempre che la vita è un processo di conoscenza. “Vivere è imparare” (Konrad Lorenz).
Il labirinto delle scelte e il disimpegno morale

Quante volte facciamo pensieri non proprio giusti anche nei confronti degli altri, ma poi abbiamo il senso di colpa. E allora per giustificarci mettiamo in atto il disimpegno morale. Il disimpegno morale emerge come un’ombra sottile ma molto potente, che incide in maniera significativa sulla nostra mente. Entrare nel labirinto delle scelte e del disimpegno morale è molto difficile e cercheremo di farlo con le parole di Albert Bandura. Secondo lo psicologo, il disimpegno morale implica meccanismi attraverso i quali le persone cercano di ridurre il senso di colpa legato alle proprie azioni. Il disimpegno morale sembra quasi una strategia collegata alla situazione che l’individuo mette in atto. Come agisce il disimpegno morale Spesso la mente oscilla tra senso e non senso. Per questo motivo nel labirinto delle scelte sottovalutiamo la responsabilità personale e attribuiamo la scelta di alcune azioni a circostanze al di fuori del nostro controllo. Inoltre cerchiamo di giustificare le azioni sbagliate sostenendo che erano necessarie per risolvere una situazione difficile: ecco il disimpegno morale. E’ come un vicolo buio che può presentarsi quando ci troviamo di fronte a scelte difficili. Si tratta di una sensazione che ci spinge a prendere decisioni che, nel nostro cuore, sappiamo essere sbagliate. Cosa fa la persona che mette in atto il disimpegno morale? La persona cerca di deumanizzare le scelte, minimizzando le conseguenze. Nel labirinto delle scelte e del disimpegno morale, un ragazzo che prende parte ad azioni crudeli anzichè assumersi la responsabilità, potrebbe impegnarsi in un disimpegno morale e dire a se stesso: “Non è colpa mia. Sono stato solo coinvolto”. Ricordiamo che la vera forza non sta nel nascondersi dietro il labirinto del disimpegno morale, ma nell’andare avanti con decoro anche quando il percorso è difficile. Il labirinto del disimpegno morale richiede impegno, pensiero e consapevolezza delle nostre azioni. Essere consapevoli e coerenti con i nostri principi significa mantenere la bussola morale nella giusta direzione.
Quali sono i vantaggi del social dreaming?

Con il termine “social dreaming” si indica il “sogno sociale”. Cosa vuol dire “sogno sociale”? Un sogno che è condiviso con gli altri e che forse può aiutare anche gli altri. Il social dreaming può favorire l’interazione tra le persone, facendo emergere alcuni lati della nostra personalità. Il sogno è un processo mentale che avviene quando dormiamo. Nel sogno noi viviamo storie, percepiamo immagini, avvertiamo sensazioni, incontriamo persone, animali, visitiamo luoghi e ambienti vari. Tutto vissuto con un’esperienza diretta. L’esperienza diretta è vita anche se fatta durante il sogno. Proprio perché esperienza, siamo costretti a subirla. Il grande pittore post-impressionista Van Gogh affermava: “Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni.” Perché questo? La risposta è semplice: nel sogno noi apprendiamo conoscenze, rituali, parole che incidono in maniera significativa sul nostro modo di agire. Social dreaming come modo di pensare Il “social dreaming” è una tecnica di lavoro con il gruppo. Rappresenta un modo di pensare ed è stato “scoperto” da Gordon Lawrence intorno agli anni ’80. Il “social dreaming”, in sintesi, è una pratica di condivisione dei sogni all’interno di uno spazio sociale. Durante il social dreaming la persona tracciare verbalmente il sogno; evidenziare i tratti salienti del sogni; dare risalto al ruolo di se stesso nel sogno. Qualora si decidesse di potenziare l’attività immaginativa, è necessario avere sia una visione condivisa del sogno, sia degli obiettivi di crescita personale. Durante il social dreaming la mente elabora pensieri e vive emozioni, intravede nuove strade e nuovi sentieri. Si sforza anche di compiere nuove azioni e di vivere nuove situazioni, che svolgono un ruolo di ricostruzione cognitiva ed emotiva del sogno stesso. Il sogno sociale è utile per pianificare, organizzare, coordinare e controllare anche le proprie azioni. Il sogno sociale ci rassicura anche perchè ci permette di fare previsioni. Grazie all’immaginazione si può diventare capace di assumere il controllo del proprio pensiero. Qualora si decidesse di potenziare l’attività immaginativa è necessario avere sia una visione condivisa del sogno, sia degli obiettivi di crescita personale. In generale, il “sogno sociale” spesso riflette le aspirazioni e le visioni di un benessere collettivo. Cominciare a sognare significa che la nostra mente non avrà frontiere.
Adolescenti e conflitti interni:una possibile resistenza

A chi non è mai capitato di vivere dei conflitti? Molte volte, però, quando parliamo di conflitti pensiamo a contrasti tra due o più persone. I conflitti, però, riguardano anche la persona e la sua sfera personale. Si tratta di conflitti interni. Fermo restando che a tutte le età può accadere di vivere dimensioni interne conflittuali e contrastanti tra loro, ma sicuramente durante l’adolescenza questo fenomeno emerge con magggiore evidenza. L’adolescente vive in una ” terra di mezzo”, dove ci sono spesso pensieri, credenze e atteggiamenti contrastanti e incoerenti tra loro. Generalmente i conflitti interni si verificano quando l’adolescente ha pensieri e idee che contrastano tra loro, oppure qualche idea contrasta con un comportamento. Un discorso a parte meritano gli adolescenti con conflitti interni e con una possibile resistenza. Una possibile resistenza per adolescenti con conflitti interni Quante volte abbiamo visto adolescenti pensare in un modo e poi comportarsi in un altro. Quindi quel ragazzo o quella ragazza sta mentendo o sta resistendo ad un conflitto interiore? Per sapere se c’è un conflitto interno, bisogna sapere se quell’ adolescente è consapevole di se stesso. Cosa possiamo fare quando identifichiamo un conflitto interno in un adolescente? Come possiamo aiutarlo a gestire due forze contrapposte? Agiamo a livello mentale e proviamo a scomporre il conflitto in vari microconflitti. Nella speranza che semplici domande aiutino l’adolescente a non disperdersi e a non perdere la sua integritò psichica,proviamo a rispondere: a)perchè l’adolescente si sente così? b) quando gli accade questo contrasto interiore? c) sorge sempre in alcuni contesti? d)si verifica sempre con alcune persone? Si tratta di una gerarchia di domande che riguardano motivazioni da carenza e corrispondono a veri e propri momenti di crescita. Alla base di queste domande c’è il principio di autorealizzazione, che coincide con una efficace percezione della realtà e con la capacità di discriminare ciò che è concreto da ciò che è astratto. Sul piano delle ricadute il soggetto potrebbe cominciare a pensare al cambiamento, all’autocritica e alla modificazione del sè. Avere conflitti interni non è certamente un problema, il problema è gestirli. Lo scopo è favorire l’economia dello sviluppo psichico. Ricordando sempre che,per quanto riguarda il conflitto, la capacità di resistere è una meta affascinante per ogni adolescente. Una possibile resistenza richiede grande attenzione e grande apertura mentale se si vuole ottenere qualcosa del semplice conflitto interiore. L’evitamento non serve,importante è la resistenza.
Le trame psicologiche dell’apprendimento

La persona è nata per apprendere, ma deve preparsi a farlo. Maria Anna Formisano Sin dalla nascita siamo immersi in un mondo fatto suoni, odori, sapori, figure, oggetti e volti. I nostri sensi ci aprono al mondo e a varie esperienze che, passo dopo passo, lasciano una traccia nella nostra mente. Non c’è dubbio che, nel corso dello sviluppo, il cervello ha bisogno di fare diverse esperienze, affinchè si sviluppino connessioni anche in altre aree. Pensare, ragionare, ricordare, parlare e percepire sono alcuni dei processi coinvolti che si intrecciano con le trame dell’apprendimento. Poichè la nostra mente assorbe milioni di informazioni, è molto importante conoscere le trame psicologiche dell’apprendimento, che stimolano la curiosità, il dubbio e a volte anche l’incertezza,ma vale comunque la pena di conoscerle. Le trame psicologiche dell’apprendimento Se l’ intelligenza e le altre attitudini incidono sull’apprendimento è anche vero che le trame psicologiche hanno la stessa influenza. L’apprendimento si distingue per le sue trame psicologiche. Esistono alcune “trame” che possono essere qui sintetizzate: a) l’autopercezione b) la consapevblezza emotiva c) la motivazione L’autopercezione è un processo di interpretazione che la persona fa di sè stesso, delle proprie azioni e delle proprie emozioni. L’autopercezione varia da soggetto a soggetto. Avere una buona percezione di se stessi è fondamentale per riuscire nell’apprendimento. Ricordiamo sempre le parole di Edward de Bono quando afferma che: non dobbiamo fidarci troppo della percezione immediata. Possono esserci anche cose di grandissimo valore positivo, ma che non risultano affatto evidenti a prima vista. La consapevolezza emotiva fa riferimento al giusto equilibrio delle emozioni e soprattutto alla capacità dell’individuo di gestire anche le emozioni negative. L’uso più attento che si possa fare dell nostra vita è prendere consapevolezza delle nostre emozioni. Dovremmo gestire le nostre emozioni, evitando come diceva Gandhi: il potere di autosuggestione che, spesso è così forte, che un uomo finisce per diventare quello che crede di essere. La motivazione è la vera spinta ad agire, senza esitazioni, evitando di preocciparsi non tanto del risultato, ma di ciò che si conosce, man mano che si apprende. Ogni apprendimento nasce da una motivazione. La motivazione nasce sempre da un perchè. E ricordiamoci sempre che, si puo cercare di fare cose, che non si è capaci di fare, per imparare come farle (Pablo Picasso). Conclusioni Quando apprendiamo realizziamo noi stessi. Evitiamo, quindi, di concentrarci sulle aspettative e cominciamo ad esplorare le vere trame psicologiche, che senza dubbio ci fanno sentire il nostro mondo interiore. L’effetto delle trame psicologiche è la loro influenza sull’apprendimento. Dopo aver analizzato una trama psicologica si rimane stupiti dei poteri della nostra mente. Le trame psicologiche nell’apprendimento rappresentano la vera confessione della nostra mente, modulata da variabili culturali, sociali e biologiche, che incidono profondamente sull’individuo. Lo scopo dell’apprendimento è la crescita, e la nostra mente, a differenza del nostro corpo, può continuare a crescere fintanto che continuiamo a vivere (Mortimer J. Adler).
Comunità educante e aspetti psicologici

Senza tener conto degli aspetti psicologici di una comunità educante non consideriamo la sua esistenzaMaria Anna Formisano La scuola è una comunità educante con specifici scopi e obiettivi mirati, ma spesso è influenzata da vari aspetti psicologici. E sono proprio gli aspetti psicologici che incidono in maniera positiva o negativa sull’intera comunità educante. Ad esempio, pensiamo al modo in cui un membro della comunità educante (docente, alunno, dirigente, personale Ata,famiglia) reagisce alle varie richieste e ci rendiamo subito conto delle ricadute sull’intera comunità educante. Non dimentichiamo poi che ciascuna persona ,membro della comunità educante, agisce in base alle sue emozioni, alle sue conoscenze, alla sua affettività e alla sua personalità. Purtroppo, però, questo agire individuale si ripercuote sull’agire collettivo. Ed ecco una vera e propria reazione a catena. La comunità educante e i suoi aspetti psicologici richiedono una valutazione accurata. In questo articolo vorrei lanciare alcuni spunti. 1. Le dinamiche interpersonali Le abilità interpersonali possono avere profondi effetti sulle persone. Ricordiamo che le persone instaurano certi tipi di relazioni interpersonali in base al loro funzionamento ed eventualmente al loro stato di malessere o benessere. Se le persone stanno bene sono disposte alla cooperazione e alla collaborazione. Se le persone stanno male sono più propense al litigio e alle polemiche. 2. Lo spazio decisionale Vi è capacità organizzativa quando vi è l’ottimizzazione dello spazio decisionale, ossia l’abilità di prendere decisioni in tempi brevi, utilizzando anche un pensiero flessibile e originale. In altre parole, va bene pianificare la decisione, ma è importante anche scegliere rapidamente per il benessere della comunità educante. Se è vero che la decisione è sempre in qualche modo legata allo scopo e al tempo a disposizione è anche vero che un uomo che osa sprecare un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita (Charles Darwin). 3. Il benessere psicofisico Vi è impegno lavorativo quando vi è un benessere psicofisico, una vera opportunità di crescita e di miglioramento lavorativo, un ambiente di lavoro accogliente e piacevole (Pelizzoni, 2005). Studi recenti hanno dimostrato come un maggior grado di esaurimento emotivo si associ ad una mancanza di benessere psicofisico. Per dirla con le parole di Erich Fromm una società sana (aggiungerei una comunità educante sana) favorisce la capacità di amare i suoi simili, di lavorare e creare, di sviluppare la sua ragione e la sua obiettività, di avere un senso di sé che sia basato sull’esperienza delle sue energie produttive. 4. Le novità e i cambiamenti Vi è sensibilità ai problemi se si riesce a fronteggiare le novità. Sono proprio le novità che chiedono il cambiamento. Il cambiamento avviene però solo attraverso una gestione strategica dotata di senso e significato. Lo scopo è dare fiducia e accettazione,senso di appartenenza e autonomia. Da dove partiamo? Quando possiamo e vogliamo proviamo a considerare e a riflettere su uno di questi fattori. Chissà forse potremmo cominciare a trovare un perchè di alcune azioni.
Come promuovere l’intelligenza situazionale

Al fine di promuovere l’intelligenza situazionale è fondamentale favorire la partecipazione del bambino alla gestione della conoscenza. Cosa vuol dire? Ricordiamo sempre che lo sviluppo è l’interazione tra i fattori genetici e i fattori ambientali, che “amalgamandosi” generano un individuo unico e irripetibile.
Quando gli studenti non tollerano le bocciature

Quando gli studenti non tollerano le bocciature.
Perchè se dopo aver compiuto una certa azione, non si raggiunge l’ obiettivo desiderato, si crea uno stato di non tolleranza?